Attorno ad un tavolo: Salerno longobarda patrimonio dell’umanità?

Complesso di San Pietro a Corte - Salerno.

Complesso di San Pietro a Corte – Salerno.

È un vero peccato che il tutto si sia svolto nella stessa mattinata in cui, in pompa magna, da tutt’altra parte della città, s’inaugurava la Cittadella Giudiziaria, venerdì 7 marzo; così la “notizia del giorno” è diventata l’inaugurazione, e non quest’altro avvenimento, che potrebbe avere ripercussioni ben più importanti, non solo al livello cittadino, e nemmeno soltanto provinciale, ma addirittura nazionale.
Si tratta della conferenza stampa Valorizzazione dei siti longobardi a Salerno e Provincia, tenutasi nella Sala Riunioni dell’Ente Provinciale del Turismo. Coinvolte nell’organizzazione dell’evento, oltre al Gruppo Archeologico Salernitano (il cui presidente Felice Pastore modera l’incontro), ben tre realtà di carattere nazionale: l’ufficio di presidenza dei Gruppi Archeologici d’Italia, rappresentato dal presidente nazionale Nunziante De Maio, l’associazione Italia Langobardorum, con il suo presidente nazionale Giovanni Granatiero, e l’associazione Longobardìa.
Il titolo può sembrare generico, ma in realtà l’obiettivo è molto chiaro: rilanciare la candidatura di Salerno come parte del circuito Italia Langobardorum, che riunisce tutte le testimonianze dei “luoghi del potere e di culto” dell’Italia longobarda da nord a sud, da Cividale del Friuli a Monte Sant’Angelo, e dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Candidatura che era stata respinta nel 2011. Ingiustamente, secondo molti, esperti e non, soprattutto per il fatto che Salerno ospita l’unico esempio di architettura civile longobarda in Europa, l’antico palazzo di Arechi II, ovvero quello che oggi è il Complesso di San Pietro a Corte.
L’idea è stata dunque riunire attorno a un tavolo tutti i proprietari del complesso in questione, e cioè lo Stato, rappresentato dall’assessore alla cultura Ermanno Guerra, la Diocesi, con la presenza del responsabile per i Beni Culturali don Antonio Pisani, e le Soprintendenze B.S.A.E. e B.A.P. di Salerno e Avellino, rappresentate rispettivamente da Antonio Braca e Giovanni Villani; questo perché, in attesa che la commissione dell’UNESCO pronunci la sua sentenza, la reggia di Arechi sia conosciuta e valorizzata.

Manifesto dell'evento.

Manifesto dell’evento.

Questo è un punto su cui insiste molto Giovanni Granatiero, originario proprio di Monte Sant’Angelo, ma il cui sguardo spazia ben oltre il Sud:
«Anche i siti che ufficialmente non fanno parte del circuito UNESCO Italia Langobardorum possono avere un ruolo,» precisa. «Il caso più macroscopico è Pavia, che anch’essa non è stata ammessa nel percorso, pur essendo stata capitale del Regno Longobardo del Nord fino alla conquista di Carlo Magno nel 774. Il tentativo che le associazioni Italia Langobardorum e Longobardìa stanno facendo non è riconoscere una serie di siti italiani sic et simpliciter, ma prima di tutto di legarli al territorio cui appartengono, rendendoli fruibili e facendoli conoscere principalmente ai cittadini, in modo che possano costituire una risorsa per quel territorio.»
C’è, però, anche un aspetto più importante che Granatiero tiene a sottolineare: «Abbiamo proposto al Consiglio d’Europa la creazione di un percorso culturale europeo tutto dedicato ai Longobardi, che abbracci tutte le regioni d’Europa che i Longobardi hanno attraversato nella loro migrazione, e che comprenda un minimo di tre nazioni: Scandinavia, Pannonia, Germania, ecc. Questo perché i Longobardi, così come i Franchi, appartengono al periodo che ha creato l’Europa così come noi la conosciamo, e dunque non dovrebbero essere considerati un fenomeno soltanto italico, ma europeo. E il filo conduttore potrebbe essere proprio il culto di San Michele Arcangelo, che conta molti luoghi ad esso dedicati sparsi per l’Europa. Finora il Consiglio Europeo non ci ha dato ascolto, forse perché questo discorso è legato a doppio filo con il concetto delle radici giudaico-cristiane dell’Europa, che quello stesso Consiglio rifiutò di inserire nel preambolo della Costituzione Europea. Intanto, però, è essenziale creare una rete, tra amministrazioni, università e diocesi legate a questi luoghi, dentro o fuori il circuito Italia Langobardorum; e avere ben chiaro che il turismo non è solo marketing, ma cultura, coscienza di un’identità, quella della Langobardìa in Italia, e, in questo, il ruolo delle scuole è essenziale. Forse, questa nostra “tavola rotonda” per rilanciare la candidatura del sito di San Pietro a Corte a Salerno potrebbe essere un inizio.»
È questa anche la speranza di Felice Pastore, presidente del Gruppo Archeologico Salernitano, che annuncia anche quale sarà il prossimo passo: un convegno internazionale a Monte Sant’Angelo, previsto per il 9, 10 e 11 ottobre 2014, dal titolo Insediamenti montani e rurali nell’Italia Longobarda.
Resta però un interrogativo: va bene ricandidare il sito di San Pietro a Corte come Patrimonio dell’Umanità, ma in quali condizioni?
A porre questa domanda con forza è Antonio Braca, accreditato storico dell’arte oltre che funzionario della Soprintendenza B.S.A.E. di Salerno e Avellino.
«Non c’è solo San Pietro a Corte, ad essere piena di impronte longobarde è l’intera provincia di Salerno,» insiste. «Per fermarci alla città, i siti del monastero di San Benedetto, e le chiese di Sant’Andrea de Lavina e Santa Maria de Lama danno chiara testimonianza di questo periodo particolarmente importante della nostra storia; ma esistono tanti altri luoghi sparsi per la provincia, e ai più sconosciuti, come la grotta-santuario di San Michele a Olevano sul Tusciano, o la chiesa di San Marco a Rota, presso Mercato San Severino. Sono luoghi dalle potenzialità immense, ma spesso preda dell’incuria e del degrado: gli stessi affreschi di San Pietro a Corte, datati al XII-XIII secolo, stanno rapidamente sbiadendo, per colpa dell’umidità del sito; lo stesso dicasi per quelli altomedievali di Santa Maria de Lama, ricoperti di muffa; non parliamo poi di quelli di San Marco a Rota, che, per mancanza di manutenzione, si sono distaccati, e hanno bisogno di un intervento urgentissimo o scompariranno per sempre. Servirebbero restauri regolari, sistemi di controllo del clima; la Soprintendenza fa quel che può, ma senza risorse abbiamo le mani legate.»
Per il dott. Braca, non è una questione puramente economica, ma soprattutto culturale:
«Ci si accontenta di inaugurare un sito culturale senza porsi a priori il problema del suo mantenimento; e se non c’è mantenimento non c’è fruizione. Ed è questa la chiave di tutto: rendersi conto che i beni culturali sono una risorsa, e che prendersi cura di loro è un investimento. Per fare questo, però, è necessario fare sistema tra proprietari, gestori, e associazioni varie: soltanto così si potrà avere la consistenza e l’autorevolezza necessaria per esigere fondi veri, e non noccioline, da Confindustria, banche e Ministero. Salerno è una città d’arte a tutti gli effetti, e deve avere la consapevolezza e l’audacia di porsi allo stesso livello di quelle umbre o toscane.»
Tutto questo, però, deve avere alla base, secondo Antonio Braca, una conoscenza storica condivisa del luogo in oggetto:
«Il mio auspicio è che si formi, come nel periodo successivo all’Unità d’Italia, un “tavolo istituzionale” che comprenda storici, archeologi, attraverso un protocollo d’intesa con Comune, Soprintendenza e Curia, per l’elaborazione di un “dossier-San Pietro a Corte” da presentare poi all’ICOMOS, l’ente che si occupa di vagliare le candidature a patrimonio dell’Umanità. Questo aiuterebbe non solo ad avere un’idea chiara della storia del sito, ma consentirebbe anche di pilotare meglio le risorse.»

Un momento della conferenza stampa.

Un momento della conferenza stampa.

Questo parere è condiviso da molti “addetti ai lavori”, compreso il Prof. Paolo Peduto, ordinario di Archeologia Medievale all’Università di Salerno, e tra i pionieri della disciplina:
«Il Sud longobardo ha una cronologia diversa rispetto al Nord» sottolinea, «e non si può pensare di stabilire come limite invalicabile, come ha fatto l’UNESCO, il 774, anno della conquista del Regno longobardo del Nord ad opera di Carlo Magno: Salerno costituisce un nuovo inizio per i Longobardi, proprio grazie al principe Arechi II, e la sua eredità sopravvivrà fino al 1076, con la conquista normanna. Questo è qualcosa di cui Salerno dev’essere consapevole, perché la valorizzazione del patrimonio storico dev’essere un fatto collettivo, non politico. Non basta fare qualcosa ogni tanto qua e là, bisogna allargare il discorso a una comunità più ampia.»
La sua proposta è creare degli itinerari, che vadano da Montecorvino fino al Cilento, gestiti da un unico “cervello” che abbia sede magari proprio nell’appena restaurato Palazzo Fruscione, e che abbia dei punti di appoggio all’interno del territorio nelle associazioni culturali.
«All’inizio ero contrario agli archeoclub e ai gruppi archeologici» confessa il Prof. Peduto, «ma, con il tempo, mi sono dovuto ricredere, perché sono proprio loro a rendere fruibili i beni.»
Sulla necessità di creare una commissione di esperti per San Pietro a Corte è d’accordo anche Pasquale Natella, storico che conosce la Salerno medievale come pochi.
«Bisogna solo essere ciechi per non vedere quanta storia di sommo livello sia passata per Salerno alla fine dell’VIII secolo» insiste. «Tanto per cominciare, nella persona del principe Arechi II, considerato, sia dalle fonti longobarde sia dalle fonti franche, il più importante tra i regnanti longobardi, soprattutto dal punto di vista militare; per giunta, Arechi sposa Adelperga, la figlia di Desiderio, il re sconfitto da Carlo Magno, la quale porta con sé nientedimeno che Paolo Diacono, il più importante intellettuale della sua epoca. E proprio a Salerno fu mandato dall’imperatore d’Oriente, nel 763, l’ultimo vero re dei Longobardi del Nord esule a Costantinopoli, Teodato (che noi conosciamo come Adelchi), con l’intento di cercare un’alleanza con Arechi contro Carlo Magno e il papa. Queste cose hanno un valore o no?»
Le “istituzioni”, rappresentate dal dott. Ermanno Guerra e don Antonio Pisani, hanno assicurato piena collaborazione. Se questa collaborazione sarà effettiva, saranno i fatti a dirlo.

Articolo pubblicato su Citizen Salerno – Si rilancia la candidatura UNESCO: Salerno longobarda patrimonio dell’umanità?

Per saperne di più:
Sito del Gruppo Archeologico Salernitano;
Sito dei Gruppi Archeologici d’Italia;
Sito dell’associazione Italia Langobardorum;
Sito dell’associazione Longobardìa.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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