Rievocazione natalizia e lucciole d’artista.

La Gens Langobardorum in rievocazione per le "Luci d'Artista".

La Gens Langobardorum in rievocazione per le “Luci d’Artista”.

Con l’arrivo delle feste natalizie, arriva puntualissima, come ogni anno a Salerno, la questione “Luci d’Artista“: qualcuno vede in queste “luminarie” che tappezzano la città, da novembre fin quasi a febbraio, un trampolino di lancio per promuovere Salerno; per altri invece si tratta solo di un inutile spreco di denaro pubblico che per giunta rende soprattutto il centro storico impraticabile per gli stessi residenti.
Per me polemiche simili lasciano il tempo che trovano. Il problema secondo me è altrove.
È facile accusare il Comune di speculazione, di megalomania, di superficialità. Non dico che siano tutte rose e fiori: quello del traffico è un problema reale, così com’è vero che poche installazioni veramente d’artista siano soffocate da troppe luminarie un po’ troppo kitsch per i miei gusti.
L’idea di attirare più gente a Salerno con un’iniziativa ad hoc è in sé buona; ed esiste anche un calendario di eventi paralleli (concerti, manifestazioni, ecc.). Il problema, però, è che si tratta di iniziative spontanee sorte in vari ambiti e che sono state come “incollate” in questo calendario: manca una mente che coordini un unico progetto culturale, e che si dirami in queste iniziative. Come, d’altronde, manca un unico progetto da proporre ai turisti, soprattutto quelli provenienti da altre regioni; e la responsabilità, a questo punto, non è solo del Comune, ma anche di alberghi e ristoranti, che sembrano non aver pensato a consorziarsi per approfittare del flusso di escursionisti e turisti, come invece è accaduto a Torino.

La Badessa Agata con pastorale nuovo e l'arciere al suo debutto.

La Badessa Agata con pastorale nuovo e l’arciere Airolfo al suo debutto.

A giudicare da quanto si vede sulla mappa ufficiale, le luci in questione dovrebbero essere un pretesto per richiamare i visitatori verso i punti di maggiore interesse della città; a maggior ragione dunque questo discorso si dovrebbe intrecciare strettamente con quelle manifestazioni che quei monumenti appunto valorizzano: come la rievocazione natalizia della Gens Langobardorum che il 22 dicembre scorso ha animato l’ipogeo di San Pietro a Corte e la piazza antistante.

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L’ornatrix Ermetruda al suo debutto con il suo banco dedicato alla bellezza.

Un ottimo biglietto da visita per il palazzo di Arechi per i nuovi visitatori, una vetrina delle ultime novità per quelli che già ci conoscono. E le novità non erano poche: oltre alla già nota parte sulle armi, e pure arricchita da un nuovo arrivo, lo scilpor (comandante delle guardie del principe) Michele detto Dauferio, e al noto angolino dedicato alla Scuola Medica Salernitana, a dare il benvenuto ai visitatori all’ingresso della cripta c’era anche uno stand nuovo di zecca dedicato completamente alla bellezza, cioè alle acconciature e al trucco, curato dall’altrettanto nuova di zecca ornatrix Ermetruda detta Trudy (al secolo Serena), che con cura certosina ha ricostruito sulle nostre dominae (principessa compresa) le acconciature così come appaiono da affreschi, mosaici e statue con tecniche originali, fissate non con forcine ma con ago e filo.

Banco della vita quotidiana.

Banco della vita quotidiana.

All’interno del cancello, invece, uno spazio dedicato alla vita quotidiana, in cui abbiamo potuto esibire i nostri ultimi arrivi: una caraffa a bande rosse, riproduzione di un originale di VIII secolo, con cui far degustare ai visitatori il vino speziato; un mini-telaio per la tessitura a tavolette, e il gioco della tabula, forse proprio quello che videro in quelle stesse stanze gli ambasciatori franchi nel racconto del Chronicon Salernitanum.

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Lo scilpor Dauferio in armamento completo.

In più, la rievocazione del 22 dicembre è stato il primo passo per lanciare un nuovo progetto: un corpo di arcieri, comandati dall’esperto Nicola detto Airolfo, occasione per fare vera e propria archeologia sperimentale, traducendo in pratica quel che finora si è riusciti a sapere sull’uso di arco e frecce nell’Alto Medioevo.

L'angolo dell'archiatra.

L’angolo dell’archiatra.

Non dico che sia stato un fiasco, al contrario: la gente faceva capolino dalla sottostante Via dei Mercanti, faceva domande, incuriosita dagli abiti storici e dagli oggetti esposti, soprattutto i bambini chiedevano di farsi fotografare insieme a noi. È andata abbastanza bene, ma, vista la fiumana di gente che nello stesso momento affollava fino a bloccarla Via dei Mercanti e le zone vicine, poteva andare meglio.
Il guaio è che San Pietro a Corte è in una posizione un tantino “poco strategica”, un po’ defilata rispetto alle strade più frequentate: problema che avrebbe potuto essere risolto con una segnaletica adeguata e con un po’ di pubblicità in più, ma per ottenere questo risultato ci voleva l’organizzazione centrale di cui sopra, e il cerchio si chiude.
Con questo non voglio dire che siamo lasciati soli: chi di dovere sta cominciando ad accorgersi che la Gens Langobardorum rappresenta una risorsa per valorizzare Salerno e la sua storia, ascolta quel che abbiamo da dire, ed è anche disposto a venirci incontro, come per la prossima rievocazione del 25 gennaio, “I Longobardi vi raccontano”, una visita guidata in abito storico attraverso la Salerno longobarda.
Su siti e social network si citano continuamente le cifre di visitatori che l’iniziativa “Luci d’artista” porta in città, si litiga sui numeri; se, però, si fa soltanto attenzione alla quantità e non alla qualità, si rischia di attrarre semplicemente il cosiddetto “pubblico delle fiere di paese”, frettoloso e un po’ distratto, quello cioè cui basta una passeggiata per “vedere le luci”, e un po’ di shopping. Assolutamente niente contro questo approccio, anche perché credo che molti saranno stati parte di quel pubblico almeno una volta: ma se, come dicono dall’alto, si vuole davvero rendere Salerno una città culturale, questo significa un po’ prendere, come si dice, “lucciole per lanterne”.

Gens Langobardorum, ecco la storia di Arechi a Salerno – articolo di Maria Cristina Folino per Zerottonove.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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