Riapre Sant’Andrea de Lavina: da “corte” degli Amalfitani a “Cortile dei Gentili”

Esterno di S. Andrea de Lavina

Esterno di S. Andrea de Lavina

La prima cosa che salta agli occhi e si nota quasi con sollievo, affacciandosi al di là della fontana barocca di Largo Campo, verso la chiesa di Sant’Andrea de Lavina, è il non vedere più i cumuli d’immondizia che fino a poco tempo fa ostruivano il passaggio. Anzi, le scale d’ingresso della chiesa sono perfino ornate da vasi di fiori. E non si tratta di una ripulitura momentanea: il 30 novembre, infatti, dopo oltre quarant’anni, la chiesa è stata definitivamente riaperta al culto, con una messa solenne officiata da mons. Biagio Napoletano, vicario episcopale, delegato dell’arcivescovo mons. Luigi Moretti.

S. Andrea de Lavina - Ipogeo.

S. Andrea de Lavina – Ipogeo.

Non a caso il 30 novembre, giorno della festività di Sant’Andrea Apostolo, da sempre patrono di Amalfi e degli Amalfitani: la chiesa, infatti, affonda le sue radici molto indietro nel tempo, nell’Alto Medioevo. Nella prima metà del IX secolo, quando il principe longobardo di Salerno, Sicardo, conquista Amalfi e deporta a Salerno parte della sua popolazione. Si costituisce dunque un intero quartiere, detto appunto nei documenti Vico degli Amalfitani (corrispondente più o meno alla zona detta oggi “le Fornelle”), che diviene il quartiere commerciale per eccellenza della Salerno altomedievale; un quartiere arricchito da ben tre chiese, due delle quali dedicate a due santi tipicamente amalfitani, Santa Trofimena e, naturalmente, Sant’Andrea. La Chiesa di Sant’Andrea, come oggi possiamo ammirarla, è il risultato di una complessa stratificazione, formata da tre diverse chiese che, nel corso dei secoli, si sono sovrapposte. La prima originaria costruzione di Sant’Andrea de Lama, quella del IX secolo, può essere ancora visitata, se ne scorgono ancora le tracce scendendo i gradini che portano all’ipogeo portato alla luce dagli scavi: un’abside, brandelli di affreschi datati tra il IX e il X secolo, un’epigrafe in Greco che lascia immaginare una comunità di rito greco-bizantino, tanto comune ad Amalfi.

S. Andrea de Lavina - interno della chiesa superiore.

S. Andrea de Lavina – interno della chiesa superiore.

La vita di questa prima chiesa, però, s’interrompe bruscamente, non più di un secolo dopo: non si sa esattamente il perché, alcuni ritrovamenti lascerebbero pensare ad un evento catastrofico come un’alluvione. Fatto sta che vi viene costruita sopra una nuova chiesa. Anche di questa rimane ben poco, ma i resti sembrerebbero suggerire un ambiente con due absidi e due navate, forma abbastanza curiosa, eppure non rara nell’Alto Medioevo, soprattutto nel Sud Italia: si tratta di chiese “dal doppio culto”, con una navata riservata al rito occidentale, l’altra a quello orientale.

S. Andrea de Lavina - palinsesto di affreschi, XIV-XVI sec., chiesa superiore.

S. Andrea de Lavina – palinsesto di affreschi, XIV-XVI sec., chiesa superiore.

E anche questa seconda chiesa finisce sotto terra: un’altra alluvione? Non lo sappiamo. Comunque, nella seconda metà dell’XI secolo vediamo comparire nei documenti una terza chiesa, detta Sant’Andrea “de Lama”, dal nome del torrente che le scorre sotto e che probabilmente aveva causato le due precedenti alluvioni: è una delle tante chiese fondate da famiglie nobili e su cui esse esercitano il loro patronato, ma che verrà ben presto ceduta alla potentissima abbazia di Cava dei Tirreni. Questa nuova chiesa di Sant’Andrea de Lama, più tardi detta de Lavina, è sostanzialmente quella che possiamo vedere ancora oggi, nonostante abbia subito molte modifiche in particolare in età barocca: barlumi di Medioevo, però, emergono ancora, nel campanile romanico del XII secolo e nel palinsesto di affreschi il cui strato più antico risale al XIV secolo e raffigura San Nicola di Bari.
Quegli affreschi, in un certo senso, sono tutto quel che resta delle opere d’arte che ornavano la chiesa, e di cui con rimpianto leggiamo nei documenti: tutto il resto (quadri, arredi, ecc) è stato depredato negli ultimi quarant’anni durante i quali, poco a poco, Sant’Andrea de Lavina è caduta nell’abbandono e nel degrado.

Un angolo di Piazza Sedile del Campo in una foto degli anni '70 del XX sec.

Un angolo di Piazza Sedile del Campo in una foto degli anni ’70 del XX sec.

Non nell’oblio però: quello, mai. Anzi, Sant’Andrea ha sempre occupato un posto particolare nel cuore degli abitanti del quartiere, soprattutto di quelli più anziani (non più molti ormai), nati e cresciuti lì, magari anche da generazioni: se si chiede in giro, la prima cosa che ci si sente dire è che di questa chiesa fa parte dei ricordi d’infanzia, e se ne sentiva la mancanza. È un pezzo di storia della Salerno più popolare, di quei “quartieri spagnoli salernitani” che erano fino a mezzo secolo fa le Fornelle, vicoli di artigiani e pescatori, vicoli di miseria e meretricio; si dice che, proprio dal campanile di Sant’Andrea, nel 1648, Ippolito di Pastena avesse esteso a Salerno la rivolta contro il governo vicereale spagnolo scatenata a Napoli da Masaniello. E, per questi “Salernitani i.g.p.”, strenuamente attaccati alle proprie radici, era una ferita lacerante vedere questo frammento della loro storia lasciato a se stesso, o aperto solo un paio di volte all’anno e per il resto ridotto a discarica. La loro speranza è che l’apertura definitiva della chiesa possa non solo portare un po’ di vita in più all’interno del quartiere, non solo legata alla “movida” del sabato sera, ma faccia da battistrada per bonificare anche i vicoli interni, ancora preda di rifiuti e di degrado.
Noi chiediamo conto di questa speranza all’assessore alla cultura, presente all’inaugurazione, il dott. Ermanno Guerra. «La brutale chiusura di Sant’Andrea de Lavina ha significato l’oblio per una parte intera della città, – risponde lui. – Ma ora che la chiesa è tornata a vivere, non una volta ogni tanto ma in maniera continua, siamo sicuri che tutto il quartiere, pian piano, tornerà a vivere, comprese le parti ancora oggi degradate.»
Precisiamo però che Sant’Andrea non è una parrocchia: Largo Campo e dintorni fanno capo alle parrocchie dell’Annnunziata, ora chiusa per lavori e momentaneamente trasferita nella chiesa di Sant’Anna al Porto, e a quelle di Santa Maria delle Grazie e di san Matteo e san Gregorio. Sant’Andrea de Lavina è una rettoria, una chiesa non legata al territorio, si celebra la messa nei giorni prefestivi (sabato) alle 18:30 (alle 19:30 nell’ora legale) e la domenica e i giorni festivi alle 11:00, negli altri giorni secondo le necessità.

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Nuovo rettore in carica della chiesa è don Nicola di Bianco, sacerdote e teologo cinquantacinquenne, che, nemmeno a farlo apposta, è originario di Erchie, vicino Maiori, sulla Costiera Amalfitana.
«Per me, che sono in un certo senso Amalfitano, vedermi affidata questa chiesa, destinata in origine ad un quartiere di Amalfitani, è stato un po’ come tornare a casa, – confessa. – Tanto più che ho trascorso a Salerno gli anni dell’adolescenza e della scuola, e l’accoglienza che ho ricevuto è stata molto positiva.» Don Nicola è consapevole del fatto che non è una semplice chiesa quella che gli è capitata tra le mani: infatti la prima cosa che ha fatto come suo rettore è stato scrivere e mettere a disposizione dei fedeli e dei visitatori un libricino, presentato il 23 novembre scorso, che racconta “Sant’Andrea de Lavina dall’Altomedioevo a oggi”. E tiene a precisare che la fruizione della chiesa sarà assicurata non solo come luogo sacro ma come bene culturale: l’ultima domenica di ogni mese (eccetto agosto), alle 12, si potrà visitare la chiesa con la sua guida.
Ma non solo: don Nicola ha intenzione di fare di Sant’Andrea un vero e proprio centro di evangelizzazione e di dialogo con la cultura. Cultura sacra, certamente, con incontri di approfondimento sulla Bibbia, ma, in più, un luogo dove anche i non credenti possano cercare Dio attraverso la bellezza. Un “Cortile del Gentili”, insomma, idea lanciata da Benedetto XVI per rivolgersi anche a quanti sono alla ricerca del “Dio Ignoto”. «Concretamente questa idea si attuerà attraverso veri e propri eventi culturali, – spiega don Nicola, – cioè incontri sul rapporto tra arte e fede, tra letteratura e fede, tra musica e fede,… tavole rotonde; eventi che saranno aperti a tutti, credenti e non credenti. E quale luogo è più adatto di uno scrigno di bellezza come questo?»

Articolo pubblicato su – Citizen Salerno.

Bibliografia:
Nicola di Bianco, Sant’Andrea de Lavina. Dall’Altomedioevo a oggi, Arcidiocesi di Salerno, 2013;
Generoso Crisci, Salerno Sacra. Ricerche storiche, a cura di Vincenzo de Simone, Giuseppe Rescigno, et al., Lancusi, Edizioni Gutenberg, 2001, vol. I, pp. 75-79;
Antonio Braca, Chiesa di Sant’Andrea de Lama, in “Il centro storico di Salerno”, a cura di Maria Pasca, Viterbo, Betagamma Editrice, 2000;
Rosa Fiorillo, Il complesso altomedievale di S.Andrea de Lavina a Salerno, in “Archeologia Medievale”, n. XXXIV (2007), pp. 141-146;
Maria Antonietta Iannelli, Sant’Andrea de Lama, in “Dopo lo Tsunami. Salerno antica”, a cura di Adele Campanelli, Napoli, Arte’m, 2011, pp. 248-290.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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3 risposte a Riapre Sant’Andrea de Lavina: da “corte” degli Amalfitani a “Cortile dei Gentili”

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  2. Nicola Vernieri ha detto:

    Siamo contenti della riapertura al culto, meno della forte limitazione al’uso culturale dei tempio. Un’ora al mese, di domenica mattina, ci sembra un pò pochino per organizzare visite e far conoscere uno dei luoghi più interessanti del centro storico dal punto di vista storico, artistico e culturale. Sarebbe augurabile una più sistematica ed organizzata apertura dei siti, e sono tanti, di interesse storico di Salerno, spesso luoghi recuperati con risorse di tutti i cittadini ma di fatto “privatizzati” ed esclusi ad un pubblico utilizzo. C’è precisare un’ulteriore aspetto non riportato nell’ottimo articolo di Federica Garofalo . L’attuale ingresso non rispetta l’originale, che era situato sulla parete opposta, dal lato proprio del quartiere Fornelle, in era medievale era posto nell’orientamento canonico Est – Ovest, con l’abside in direzione della città santa Gerusalemme e l’ingresso ad ovest. Infine vorremmo sapere che fine ha fatto il lacerto di un volto di pittura longobarda – beneventana che venne trafugato tempo fa dagli scavi nella cripta della chiesa e che riuscii a fotografare.

    • mercuriade ha detto:

      Per quanto riguarda la fruizione di Sant’Andrea, c’è da dire che, a quanto mi ha detto don Nicola, visite guidate extra per gruppi organizzati sono possibili, su prenotazione (ma comunque gratis). Il reverendo in questione mi è sembrato molto attento a questo aspetto, e, secondo me, sarebbe disponibile a collaborare con associazioni culturali per far conoscere meglio il complesso.
      L’aspetto del cambiamento dell’orientamento dell’edificio fa parte di quelle molte modifiche apportate in età barocca che cito nell’articolo.
      Sul lacerto di affresco, so ben poco. Avete provato a chiedere alla Soprintendenza?

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