Salerno dei principi: passato e futuro di una città senza miti

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Non un punto d’arrivo, ma la tappa importante di un percorso. Così il professor Gerardo Sangermano, ordinario di Storia Medievale all’Università di Salerno saluta il volume nuovo di zecca, presentato l’8 novembre scorso a Salerno, al Salone dei Marmi del Palazzo di Città, curato da Paolo Peduto, Rosa Fiorillo e Angela Corolla, ed edito dal Centro Italiano per gli Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, dal titolo eloquente: Salerno. Una sede ducale della Langobardia meridionale.

Veduta della cappella superiore di S. Pietro a Corte - Salerno.

Veduta della cappella superiore di S. Pietro a Corte – Salerno.

Finalmente viene data la giusta importanza ad un argomento, la cosiddetta “storia locale”, fino agli anni ’70 del XX secolo non giudicato all’altezza della dignità scientifica e lasciato agli eruditi, più o meno rigorosi; un’importanza ancora maggiore, poi, nel caso di Salerno, che nell’Alto Medioevo era l’unica città dei Longobardi del Sud in cui risiedevano i principi, nel grandioso palazzo fatto costruire nella seconda metà dell’VIII secolo dal principe Arechi II (la cui cappella palatina costituisce oggi il complesso monumentale di San Pietro a Corte), indicato già nelle fonti altomedievali come il sacratissimum palatium. Una città in espansione d’importanza mediterranea, che sapeva ben destreggiarsi nel panorama politico “internazionale”, e che non aveva bisogno di dotarsi di un mito di fondazione come Napoli o Amalfi, avendo proprio nel principe Arechi il suo padre della patria.
Entra più nel dettaglio il professor Fabio Redi dell’Università dell’Aquila, esaminando uno per uno i saggi che ricostruiscono questa storia partendo dalle testimonianze materiali che ci ha lasciato, a partire dalla stessa San Pietro a Corte che testimonia la vitalità quasi ininterrotta della città: all’interno delle sue mura si sono succedute nel corso dei secoli le terme romane e il cimitero altomedievale, passando per la cappella del palazzo del principe, fino a divenire testimonianza della Scuola Medica Salernitana con la cappella dedicata a Santa Caterina in cui si svolgevano le lezioni più importanti, le pubbliche dispute e dove venivano laureati i nuovi medici. E poi le iscrizioni incise nel marmo, i frammenti di ceramica e vetro, osso e metallo che costituiscono come le tessere di un mosaico; o capolavori dimenticati, come le due colonne lignee, oggi al Victoria & Albert Museum di Londra, provenienti forse da un convento francescano dei primi anni del Trecento, le cui decorazioni sottolineano anch’esse la conoscenza del mondo vegetale che la Scuola Medica Salernitana aveva capillarmente diffuso a Salerno.
Presente, oltre gli autori, anche l’assessore alla cultura Ermanno Guerra, il cui auspicio maggiore è che questo libro possa finalmente porre al livello nazionale e non solo locale l’inserimento di San Pietro a Corte nel circuito Italia Langobardorum, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
«Le ragioni per cui rifiutarono di inserirlo nel circuito mi sembrano abbastanza pretestuose,» sottolinea. « Non c’è più motivo perché questo non accada, ora che i lavori di restauro di Palazzo Fruscione sono finiti: le impalcature sono state tolte, l’intera area è pienamente accessibile ed è stata in qualche modo bonificata. Certo, esiste ancora il problema dei sacchetti d’immondizia che qualcuno lascia dove non dovrebbe e dell’ingombro delle automobili parcheggiate, ma sono convinto che, con l’apertura dell’area, le cose miglioreranno rapidamente».
Le cose non sembrano migliorare, però, per altri punti importanti del Centro Storico, come la chiesa di Santa Maria de Lama costruita nell’XI secolo all’interno dell’antico quartiere amalfitano, la cui entrata è letteralmente sbarrata dai rifiuti, o come il complesso di Palazzo San Massimo, monastero altomedievale che il Comune ha messo in vendita e che sta cadendo letteralmente a pezzi. «Il guaio è che Santa Maria de Lama è circondata da strutture sanitarie che vanno a sversare lì i loro rifiuti,» puntualizza il dott. Guerra. «Il Comune ha tentato più volte di richiamarle, ma non c’è stato verso. Per quanto riguarda Palazzo San Massimo, ormai è in vendita e non possiamo più farci niente.»
Dal canto suo il prof. Paolo Peduto, ordinario di Archeologia Medievale all’Università di Salerno e tra i curatori del volume, mette l’accento su uno dei problemi più grossi: «Le associazioni che dovrebbero garantire la fruizione dei luoghi più importanti del Centro Storico salernitano ci sono anche, ma sono tante e in conflitto tra loro: c’è una totale mancanza di coordinamento, perfino tra Università e Soprintendenza. L’ideale sarebbe creare dei comitati di gestione locali che garantiscano un minimo di collaborazione.» Anche lui auspica l’inserimento di San Pietro a Corte nel circuito Italia Langobardorum: «Questo riconoscimento potrebbe portare un ritorno economico e potrebbe permetterci di apportare proprio quei miglioramenti che l’UNESCO ci chiede: come rendere il complesso fruibile anche ai disabili attraverso una sedia mobile, o restaurare gli affreschi dell’ipogeo che, dopo il restauro di vent’anni fa, ora sono minacciati dall’umidità».

Per saperne di più:
Salerno. Una sede ducale della Langobardia meridionale / a cura di Paolo Peduto, Rosa Fiorillo e Angela Corolla. – Spoleto, Fondazione Centro Italiano per gli Studi sull’Alto Medioevo, 2013. – 258 pp : ill ; € 100.

Articolo pubblicato su: Citizen Salerno.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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