La recherche di Le Goff

di Franco Cardini

Ha un titolo proustiano il nuovo libro del grande studioso francese, che rilegge la “Legenda Aurea” di Giacomo da Varazze, bestseller tardomedievale.

Vite di santi - miniatura iniziale dalla "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze, Francia 1382 - Londra, BL.

Vite di santi – miniatura iniziale dalla “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze, Francia 1382 – Londra, BL.

È ormai molto tempo che Jacques le Goff, ottantasettenne, si è ritirato dall’insegnamento attivo e, specie dopo la scomparsa della sua amatissima compagna, si è quasi trincerato nella sua casa parigina, al quinto piano di un grande immobile dell’Undicesimo arrondissement, vicino al Canale. Gli anni si fanno sentire e non gli consentono di muoversi agevolmente: ma la mente – sì, ebbene sì, diciamolo, una volta tanto! – e il cuore sono ancora quelli d’una volta e di sempre, quelli di un grande studioso innamorato del suo “mestiere di storico” e della vita, rigorosamente laico ma attento ad ogni aspetto della vita dello spirito, europeista e socialista mai però fazioso né settario, rigoroso eppur aperto al dialogo con tutti e su tutto, fedele al “suo” medioevo e tuttavia tutt’altro che disattento rispetto alle novità e all’affascinante complessità del nostro tempo.
Mediamente adattatosi alle pur preziose risorse del computer e dell’informatica, Jacques Le Goff rivendica con divertito orgoglio il suo diritto di uomo “del XX secolo” a restar fedele alla carta stampata e magari perfino alla scrittura a penna. Sa bene comunque che ormai l’ordinatore elettronico e tutte le sue potenzialità sono indispensabili a chiunque voglia restar aggiornato anche a livello scientifico: e, dopo alcuni anni nei quali mai ci ha fatto mancare la sua voce in saggi di grande fascino e di finissima puntualità – come dimenticare Il Dio del medioevo (Laterza 2006)? – eccolo tornare adesso ai suoi “grandi” saggi, al livello delle monografie sull’invenzione del Purgatorio, su san Luigi, sul meraviglioso e il quotidiano e via discorrendo – che hanno fatto di lui uno dei grandi Maestri della Nouvelle Histoire e uno dei protagonisti della medievistica non solo del secolo scorso, bensì anche di questo.
La sua ultima novità, alla quale stava pensando e lavorando da tempo, torna su un tema al quale anni fa egli aveva dedicato un grande saggio per l’Enciclopedia Einaudi: il tempo e gli sforzi dell’uomo per imprigionarlo attraverso còmputi epocali e sistemi calendariali. E ci torna, come solo i grandi studiosi sanno e possono fare, non attraverso un testo arduo e introvabile, bensì rileggendo con generosità e intelligenze uno degli scritti più celebri di tutta l’età di mezzo, uno di quelli che hanno fatto colare più inchiostro e a proposito del quale, come a proposito della Chanson de Roland o della Divina Commedia, si potrebbe pensare che “ormai non c’è più nulla di nuovo da dire”. Si tratta della Legenda Aurea, monumentale raccolta di vite dei santi che alla fine del XIII secolo il domenicano Giacomo da Varazze, arcivescovo di Genova (morto nel 1298), mise insieme ordinando i suoi racconti secondo l’architettura dell’anno liturgico.
A la recherche du temps sacré. Jacques de Voragine et la Légende dorée (Paris, Perrin, 2011, pp. 279, euri 21) non è forse per caso, al di là delle assonanze, un libro dal titolo «proustiano». Non che la sterminata bibliografia critica che ad esso è stata dedicata, soprattutto ovviamente dagli storici della santità – ma anche da quelli dell’arte: senza Giacomo da Varazze, molti episodi effigiati dagli artisti tre-quattrocenteschi non si riuscirebbero a capire – sia stata un “tempo perduto” (e Le Goff si guarda difatti bene dal dirlo): al contrario! Tuttavia, ci avverte Le Goff, è necessario uscire da un equivoco di fondo: e a tale scopo bisogna rileggere quell’oceanica, monumentale raccolta con uno spirito nuovo.
La Legenda Aurea fu dopo la Bibbia l’autentico bestseller tardomedievale: se ne contano migliaia di manoscritti, oltre a moltissime edizioni a stampa. Ma il buon domenicano genovese, con la sua raccolta agiografica, non aveva certo voluto né potuto far un lavoro di critica storica: egli si era limitato a raccogliere le leggende correnti, in qualche caso ad aggiungervi o a togliervi dei particolari, spesso a ricucirli in veri e propri “romanzi devoti”, come si vede il 6 gennaio a proposito dei magi e il 14 settembre riguardo alla leggenda del legno della vera Croce, temi che come si sa incontrarono uno straordinario successo nell’interpretazione degli artisti.
Tuttavia, la critica era stata e resta durissima a proposito della verosimiglianza storica di quelle leggende: e i dotti gesuiti bollandisti, impareggiabili studiosi critici delle biografie santorali, la condannarono senz’appello come “leggenda non d’oro, bensì di piombo”. Più indulgenti, studiosi di valore come Alain Boureau hanno definito l’opera una “compilazione”, cosa che del resto nel medioevo non era affatto indecorosa, al contrario.
Me è qui che il geniale studioso delle dimensioni temporali del medioevo ci regala, inaspettatamente, la sorpresa della sua zampata di leone. Le Goff rivoluziona totalmente la prospettiva nella quale la Legenda dev’esser letta. Non c’è dubbio che quella di frate Giacomo fu una Summa, esattamente come quelle teologica e Contra gentiles redatta qualche decennio prima dal suo confratello Tommaso d’Aquino. Ma Summa de tempore, immenso calendario attraverso il quale – seguendo giorno per giorno lo scorrere dell’anno liturgico con le sue feste – il vescovo domenicano incrocia le differenti dimensioni secondo le quali il tempo può essere inteso: senza dubbio quella storica, lineare, tesa dalla Creazione alla fine dei Tempi e oggetto di storia; ma anche quella propriamente “temporale”, vale a dire la dimensione ciclica dell’anno liturgico che di continuo si rinnova; il “santorale”, che ripercorre la storia attraverso le vicende biografiche dei singoli santi; l’“escatologico”, che conduce a quella fine dei tempi ch’è anche, per i cristiani, il Fine della Storia.
Scopo ultimo di Giacomo è – si potrebbe dire, rovesciando una nota definizione di Max Weber, ripresa da Marcel Gauchet – il “reincanto” del mondo attraverso la sacralizzazione del tempo. Un tempo – al pari dello spazio – teocentrico e cristocentrico, nucleo alto e profondo del quale è il Sacro.

da “Europa“, 31/01/2012

Per saperne di più:
Jacques Le Goff, Il tempo sacro dell’uomo, Bari, Laterza, 2012;
Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, a cura di Alessandro Vitale Brovarone e Lucetta Vitale Brovarone, Torino, Einaudi, 2007.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a La recherche di Le Goff

  1. marzia ha detto:

    Se riesco ad arrivare alla Feltrinelli, lo cerco. Grazie della segnalazione!

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