Il sacro potere che nasce dalla tiara

di Jacques Le Goff

Bonifacio VIII continuò l’opera del predecessore. Tra le immagini usate le chiavi, la fenice, le croci sul mantello, la rosa d’ oro. I sontuosi abiti, combinando il bianco e il rosso, sottolineavano che il papa rappresenta il Cristo tra gli uomini.

Arnolfo di Cambio - busto di Bonifacio VIII, 1300 ca. - Roma, Musei Vaticani.

Arnolfo di Cambio – busto di Bonifacio VIII, 1300 ca. – Roma, Musei Vaticani.

Il papato, che tra l’VIII e l’XI secolo ha potuto svincolarsi dalla tutela bizantina e imporsi alla Chiesa latina solo appoggiandosi prima sui Franchi e poi sugli imperatori germanici (che hanno tentato, spesso riuscendovi, di assoggettarlo), tra l’XI e il XIV secolo conquista indipendenza e supremazia, in tre fasi. Nell’XI secolo, la riforma gregoriana, così chiamata dal nome di papa Gregorio VII (1073 – 1085), sbarazza la Chiesa dal feudalesimo laico e dalla tutela imperiale; nel XII, le crociate fanno del papa il capo della Cristianità; nel XIII, un movimento e un’azione meno noti completano questo sviluppo del papato.

Cattedra di San Pietro - trono donato da Carlo il Calvo a papa  Giovanni VIII, 875 ca. - Roma, Basilica di San Pietro.

Cattedra di San Pietro – trono donato da Carlo il Calvo a papa Giovanni VIII, 875 ca. – Roma, Basilica di San Pietro.

La storia che Agostino Paravicini Bagliani racconta e spiega in un nuovo libro, Le chiavi e la tiara. Immagini e simboli del papato medievale, nella collana “La corte dei papi” da lui diretta per l’editore Viella. Dopo Il corpo del papa (Einaudi, 1994), La vita quotidiana alla corte dei papi del Duecento (Laterza, 1996) e Il trono di Pietro (La Nuova Italia scientifica, 1996), questo studio mostra come nel XIII secolo i papi, che devono difendersi contro le pretese dell’ imperatore Federico II e l’insubordinazione del popolo romano che li costringe a risiedere spesso fuori Roma, si rafforzino tuttavia in prestigio e potere imponendo immagini e simboli della loro funzione e della loro persona. Così, il Duecento è stato «un secolo di intensissima creatività di immagini e simboli, che è forse rimasta insuperata nella storia del papato».

Mitra e dalmatica  di Benedetto XI - XIII sec. - Perugia, Museo del Tesoro di San Domenico.

Mitra e dalmatica di Benedetto XI, damasco persiano e seta ricamata – XIII sec. – Perugia, Museo del Tesoro di San Domenico.

Agostino Paravicini lo dimostra con maestria nella sua opera, da lui stesso presentata come «un libro d’ immagini» (che effettivamente comprende un superbo fascicolo iconografico), ma anche nel testo che è un notevole studio del potere dell’immagine e attraverso l’immagine. I due estremi cronologici di questo secolo di promozione dell’immagine pontificale sono rappresentati da due papi molto diversi ma entrambi affascinati dal potere del papato attraverso, appunto, l’immagine del sovrano pontefice: Innocenzo III (1187 – 1216) e Bonifacio VIII (1294 – 1303). Quest’ultimo rafforza la sua politica di rivendicazione del duplice potere spirituale e temporale del papato, preoccupandosi di legittimare la propria elevazione al trono pontificio a spese dell’evangelico Celestino V, al quale impose “il gran rifiuto” (unico caso d’abdicazione di un papa nella storia), e che forse egli fece assassinare.

Scarpa di Benedetto XI, cuoio e broccato - 2a metà XIII sec. - Perugia, Museo del Tesoro di San Domenico.

Scarpa di Benedetto XI, cuoio e broccato – 2a metà XIII sec. – Perugia, Museo del Tesoro di San Domenico.

L’oggetto simbolico ereditato da questi pontefici è la “cattedra di San Pietro“, trono di legno, conservato all’inizio del XIII secolo nella basilica vaticana e considerato il trono “materiale” di San Pietro e il trono del primo vescovo di Roma. Sedendovisi, il giorno della sua consacrazione a vescovo di Roma, Innocenzo III manifestava la “pienezza del potere” del papa. Quello che secondo gli storici moderni era il trono imperiale di Carlo il Calvo, il quale probabilmente lo donò a papa Giovanni VIII in occasione della sua incoronazione a Roma nell’875, aiuta Innocenzo III a “proclamarsi non solo Vicario di Pietro, ma Vicario di Cristo”. Sul trono è rappresentato l’imperatore (della cui immagine il papa si appropria), seduto maestosamente e circondato da quattro angeli, mentre con la lancia trafigge un serpente – dragone. La “cattedra di Pietro”, tra cielo e terra, esposta talvolta alla venerazione dei fedeli, simboleggia la situazione del papa, definito da Innocenzo III come “intermedio tra Dio e l’uomo, al di sotto di Dio, ma sopra gli uomini”.

Particolare dal Piviale della Vergine, indossato da Innocenzo III e Bonifacio VIII, seta ricamata - Manifattura inglese. XIII sec.  - Anagni, Museo del Tesoro della Cattedrale.

Particolare dal Piviale della Vergine, indossato da Innocenzo III e Bonifacio VIII, seta ricamata – Manifattura inglese. XIII sec. – Anagni, Museo del Tesoro della Cattedrale.

La prima grande novità simbolica che nel XIII secolo trasferisce al papa un attributo tradizionale di San Pietro sono le chiavi che il Cristo gli ha consegnato per aprire il regno dei cieli. O, più precisamente, secondo il Vangelo di Matteo (16,19), le due chiavi sono quelle del cielo e della terra. La prima volta che le chiavi sono messe in relazione con il papato è verso il 1200, con la restaurazione, da parte di Innocenzo III, del mosaico absidale della basilica di San Pietro dove le chiavi sono rappresentate come simbolo dell’Ecclesia Romana. Il busto di Bonifacio VIII, che il papa fa scolpire per il Vaticano e che lo rappresenta con tratti realistici (data importante nella storia del ritratto), mostra per la prima volta un papa mentre benedice con la mano destra e tiene le chiavi con la sinistra. Questo gesto «rende visibile il ruolo intermedio del papa tra cielo e terra, sostenuto da una forte coscienza di immediatezza con Cristo».

Particolare dal Piviale di Bonifacio VIII, sciamito rosso ricamato in oro - manifattura cipriota, 2a metà XIII sec. - Anagni, Museo del Tesoro della Cattedrale.

Particolare dal Piviale di Bonifacio VIII, sciamito rosso ricamato in oro – manifattura cipriota, 2a metà XIII sec. – Anagni, Museo del Tesoro della Cattedrale.

Il secondo oggetto simbolico che nel XIII secolo acquisisce un’importanza essenziale per l’immagine del papa è la tiara. Il berretto frigio, che secondo i romani è stato ereditato dai troiani, all’inizio del XII secolo è chiamato tiara. Ai due piani di questa corona, definita da Innocenzo III superiore alla mitra dei semplici vescovi, Bonifacio VIII ne aggiunge un terzo. Nasce così il triregno, che significa la superiorità pontificia con la sovrapposizione della sovranità sacerdotale, reale e imperiale.
L’eminenza dei due simboli, le chiavi e la tiara, s’iscrive in un insieme d’altri simboli e immagini: la fenice, che rappresenta la risurrezione del Cristo, le mani alzate verso l’Ecclesia Romana che forse è un gesto di carattere feudale, le croci sul mantello (pallium) e sulle pantofole, gli agni di cera distribuiti dal papa il sabato in albis, il sabato dopo Pasqua, la rosa d’oro imbalsamata tenuta dal papa a Santa Croce in Gerusalemme la quarta domenica di Quaresima come «segno della passione e della Risurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo». Soprattutto dopo Innocenzo III, gli abiti del papa sottolineano che egli è il rappresentante in terra del Cristo contrapponendo e combinando il bianco e il rosso, che nel Duecento diventano i colori del vessillo della Chiesa romana. Il vestito di lino bianco del papa è simbolo d’innocenza e d’amore (caritas); il mantello rosso, simbolo della passione del Cristo – cerimoniale affermato da Gregorio X nel 1271 – 1273 – “rappresenta” la persona di Cristo. E ancora: il cavallo bianco, che rafforza l’immagine del papa come il primo fra i personaggi “puri e casti”, gli unici che possono seguire il Cristo; i grifi di natura “solare”.

Minucchio da Siena - Rosa d'oro, 1330 ca. - Parigi, Musée de Cluny.

Minucchio da Siena – Rosa d’oro, 1330 ca. – Parigi, Musée de Cluny.

C’è poi una serie d’immagini che simboleggiano la condizione d’uomo mortale del pontefice. Il papa è transitorio, solo la Chiesa, di cui è il capo, è immortale. Simbolo della caducità del pontefice è la nudità, come quella del cadavere d’Innocenzo III esposto così dopo la morte, simile a un nuovo Giobbe, secondo il rito dell’autoumiliazione: il papa, durante l’insediamento in Laterano, è fatto sedere sui cardinali sulla sedia stercorata, appoggiata sul letame (stercus). La sua transitorietà è espressa dai fascetti di stoppa che egli accende a Natale e a Pasqua a Santa Maria Maggiore e che si consumano immediatamente. Infine, la statua del papa giacente sulla tomba, rappresentato con tratti realistici, unisce la caducità del corpo pontificio segnato dalla vecchiaia e la sua gloria in attesa dell’ eternità.

Pietro Oderisi - Monumento funebre a Clemente IV, 1268 - Viterbo, chiesa di S. Francesco.

Pietro Oderisi – Monumento funebre a Clemente IV, 1268 – Viterbo, chiesa di S. Francesco.

In Italia, la prima statua giacente è quella del francese Clemente IV (1265 – 1268), inizialmente sepolto nella chiesa domenicana di Santa Maria di Gradi ed oggi conservato nella chiesa dei francescani di Viterbo. Il verismo del volto di Clemente IV esprime la realtà della morte: Clemente IV, facendosi rappresentare su quella tomba, opera di Arnolfo di Cambio, con i suoi lineamenti reali, ma da cui traspaiono la calma e la bellezza della maturità, rifiuta l’ immagine umiliata dai segni della vecchiaia. Il corpo del papa è mortale, ma conserva la dignità che durante il pontificato ne ha fatto l’immagine del Cristo in quanto suo vicario.

da “Il Corriere della Sera”, 04/05/1999

Per saperne di più:
Agostino Paravicini Bagliani, Il corpo del papa, Torino, Einaudi, 1994;
Id., La Vita quotidiana alla corte dei papi nel Duecento, Laterza, Bari, 1996;
Id., Il trono di Pietro: l’universalità del papato da Alessandro III a Bonifacio VIII, Roma, Carocci, 2001;
Id., Le Chiavi e la Tiara: immagini e simboli del papato medievale, Roma, Viella, 2005;
Id., Il potere del papa. Autorappresentazione e simboli, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2009.

Annunci

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
Questa voce è stata pubblicata in Economia & società, Fede & filosofia. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il sacro potere che nasce dalla tiara

  1. Molto interesssante. Per quanto riguarda la Cattedra di San Pietro vedi anche il mio articolo
    http://nicolettadematthaeis.wordpress.com/2013/01/29/dove-la-cattedra-di-san-pietro/#more-267

  2. beatrice ha detto:

    Molto bello!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...