Coro dei giovani pastori delle montagne per la ninfa Eco

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Per cortesia del gruppo Vicus Italicus

Nessuno si sorprenda se continuo la mia piccola incursione nel mondo classico in un blog dedicato al Medioevo: d’altronde anche il Medioevo ha sempre guardato alla classicità per ispirarsi, adattando le sue storie ai nuovi tempi.
Storie come quella di Eco, la ninfa condannata a ripetere le ultime sillabe di quel che dicono gli altri, e di cui oggi non resta che la voce. Si dice che sia stata Giunone a tapparle così la bocca una volta per tutte, per il suo maledetto vizio di spettegolare; ma c’è anche un’altra versione, che quasi nessuno conosce, ma che rende meglio giustizia alla povera Eco.
Eco è una bellissima ninfa delle montagne, una eterna bambina: gioca con tutto ciò che trova, palle di foglie d’edera, cerchi di rami, insieme ai pastori delle montagne, i suoi più grandi amici. Apollo, il dio del sole, l’arciere divino, andando a caccia una mattina la vede e se ne innamora: Eco però non ne vuole sapere, ha un bell’essere dio, non lo ama. Dopo l’ennesimo rifiuto, Apollo si arrabbia talmente da vendicarsi gettandole addosso una terribile maledizione: se non ha detto “ti amo” a lui, non lo dirà a nessun altro, anzi i suoi pensieri non usciranno mai più dalle sue labbra condannate a ripetere le parole degli altri. La ninfa si abitua presto alla sua nuova vita, anzi, riesce a trovare il lato giocoso anche in questo: si diverte un mondo a rimandare indietro le ultime parole dei viandanti che arrivano sulla montagna. Il destino, però, le sta preparando una gran brutta sorpresa. Un giorno, un altro giovane arriva a caccia con i suoi compagni: è Narciso, figlio di un fiume e di una ninfa, tanto bello quanto superbo e vanitoso. Ed ecco che Eco se ne innamora a prima vista; nascosta tra gli alberi lo segue, cerca di parlargli, di dirgli che lo ama, ma può solo ripetere quel che sente dalle sue labbra. Narciso sente però risuonare la voce, si guarda intorno, grida a chiunque sia di uscire allo scoperto. La ninfa non aspettava altro, esce correndo dal suo nascondiglio, fa per gettargli le braccia al collo; egli, però, la respinge con disprezzo, preferirebbe morire che amare lei, le grida perfino. Non ci vuole altro per gettare Eco nella disperazione più nera; corre via in lacrime, e vaga per le valli, mentre il suo amore la consuma lentamente come una candela, fino a quando di lei non resta che la voce.
A Eco, e a tutte le fanciulle del gruppo Vicus Italicus, dedico questo stasimo di una tragedia immaginaria. A cantarlo sono i suoi amici pastori, che hanno visto Eros nelle vicinanze, in combutta proprio con Apollo, pronto a scoccare la sua freccia e trafiggere Eco per la prima volta. A trafiggerla per un uomo che non la ama:

Dirò addio alla palla d’edera,
il cerchio di rami getterò nel fuoco.
Il mattino è passato,
tempo di giochi non è più.
Inoltrata è la primavera,
le gemme già volgono in fiori.
Non darò ascolto agli anziani;
tempo di vino è gioventù.
Saggezza non è la mia corona,
ornamento non mi è senno.

Tu, ninfa infelice, lévati,
prepara la mensa all’ospite.
Ecco, è già alla tua porta.
Con quale nome viene da te?
Ti dice il figlio di Cipride
“Luce di Sole è il mio nome”,
e sarà più nero per te della notte?
L’arciere fanciullo così ti parla:
“Mia madre mi chiama Miele”,
e di sangue saprà nella tua bocca?

Egli un tempo trafisse per te
Il cuore di Febo che tutto trafigge.
Te colpì la vendetta del dio:
mai la tua voce legata
potrà più parlare d’amore.
Ma il tuo cuore veglia e attende
L’ospite divino e i suoi doni.
Celato nel mantello bussa.
Sol quando il dardo ti colpirà,
misera, ti mostrerà il volto.

Poesia pubblicata anche su
http://www.aphorism.it/federica_garofalo/poesie/coro_dei_giovani_pastori_delle_montagne_per_la_nin/

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Coro dei giovani pastori delle montagne per la ninfa Eco

  1. mercuriade ha detto:

    Ed ecco un capolavoro scritto in onore di Eco dal grande musicista del Cinquecento Orlando di Lasso, la moresca “Olà, o che bon eccho!”

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