Ai Ludi Romani con il Vicus Italicus ovvero una longobarda a Roma.

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Che ci fa una longobarda a Roma?
Non sto parlando della Roma papale di VIII-IX secolo, la Roma dominata dalle basiliche costantiniane, lontana dagli antichi splendori di capitale del mondo, eppure (troppo spesso lo si dimentica) viva e vitale, che commercia con le altre città d’Italia e del Mediterraneo e già accoglie pellegrini da ogni parte del mondo, Longobardi compresi.
Sto parlando proprio della Roma dei Cesari, quella del I secolo d.C., e di uno dei suoi luoghi simbolo, il Circo Massimo, dove, il 14 e il 15 settembre, si è concluso il festival Ludi Romani. Il titolo si ispira a una delle feste più importanti del calendario romano: gli aristocratici Ludi Romani istituiti secondo la tradizione nientedimeno che dal re Tarquinio Prisco, in cui si celebrava Giove con una grande processione che dal suo tempio al Campidoglio arrivava fino appunto al Circo Massimo; e lì gli si sacrificavano animali e in suo onore si svolgevano corse di cavalli e gare di pugilato per 15 giorni, dal 5 al 19 settembre.
E allora, cosa ci fa una longobarda a Roma? A dire il vero non ho avuto nemmeno il tempo di chiedermelo: una telefonata di domina Cinzia, fondatrice e anima del gruppo veronese Vicus Italicus, temporaneamente a corto di uno dei personaggi, e mi sono ritrovata tirata quasi per i capelli in questa avventura.

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Primo pensiero che mi è venuto in mente nel vederli all’opera: ma perché nella mia Campania Felix, che può disporre di locations come Pompei, Ercolano, Oplontis, Paestum e i suoi templi, ecc. una cosa del genere sarebbe come minimo fantascienza?
A parte la cura quasi maniacale della ricostruzione dei dettagli, dall’abbigliamento agli allestimenti, agli oggetti di vita quotidiana, tutto questo non era fatto semplicemente per “dare spettacolo”: il Living History per il Vicus Italicus è soprattutto didattica, e questo vuol dire che il centro non è il rievocatore, ma ogni singola persona del pubblico.
Questo è vero in particolare per i bambini, che hanno così l’occasione di appassionarsi agli argomenti cui non sempre la scuola riesce a farli interessare: sono loro che, guidati da un centurione dalla pazienza infinita come Daniele, imparano l’ABC delle tecniche militari romane, con scudi in miniatura e spade di legno; sono loro a lavorare un semplice vasetto al tornio che poi porteranno a casa; sono loro a venire truccate e pettinate dall’esperta ornatrix Rocio, spagnola tutta pepe; sono loro a scrivere, in corsiva antica o nuova, il loro nome sulla tavoletta cerata o su un segnalibro di carta pergamena, o a compilare schede con le loro prime parole di latino.
Quest’ultimo laboratorio era appunto affidato alla mia sostituzione, e testimonio che non è uno scherzo, e non solo per le macchie d’inchiostro che alla fine mi ricoprivano letteralmente le dita: per lavorare con i bambini bisogna semplificare al massimo per trasmettere loro poche cose alla loro portata che poi possano ricordare; ma per fare questo occorre una padronanza perfetta dell’argomento, cosa per la quale è bastato a stento rispolverare tutto il programma di paleografia, diplomatica e codicologia latina. Inoltre ho potuto toccare con mano quel che scrive la grande medievista francese Régine Pernoud: è inutile propinare date, analisi e ragionamenti ai bambini fino più o meno a 10 anni, i bambini di questa età assimilano la Storia soprattutto se fatta di storie, meglio se raccontate in modo simpatico e avvincente, come se si trattasse di una fiaba o di una barzelletta. E allora, ecco la storia di Augusto che per dire che aveva cancellato la sua tragedia su Aiace dice “si è gettato sulla spugna”, la storia dei due innamorati che per non farsi scoprire si scrivono lettere d’amore sulle tavolette cerate facili da cancellare o su fogli di papiro scritti con inchiostro invisibile di latte fresco. E, se riesci a entrare in sintonia con loro, sono i bambini stessi a darti degli spunti con le loro domande: e ne capitano veramente di tutti i colori, gialle, rosse, verdi, azzurre… Come gli occhi di quel dolce pargoletto di prima elementare che mi guardano mentre lui mi chiede: «Ma se ero un antico romano imparavo pure a sbudellare?». «Sì,» rispondo io, «se eri un nobile avevi un “personal trainer” o ti mandavano in collegio in Grecia, e lì imparavi anche la ginnastica, la lotta…» Il frugoletto batte entusiasta i pugni sul banco: secondo me in questo preciso momento sta preparando una petizione al Ministero della Pubblica Istruzione perché nelle materie scolastiche sia ufficialmente incluso lo “sbudellamento”!

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A proposito di sbudellamento, non è mancato nemmeno quello ai Ludi: d’altronde la parte del leone in queste occasioni la facevano i ludi gladiatorii, e così i Ludi hanno ospitato un vero e proprio torneo di gladiatori, curato dagli atleti dell’associazione Ars Dimicandi di Bergamo. E non si trattava affatto di coreografie, ma di veri e propri duelli, minuziosamente ricostruiti negli armamenti, nelle armi d’offesa e difesa, nelle tecniche schermistiche… e nella durezza, tanto che non mi meravigliava affatto se tutti o quasi gli atleti somigliassero per stazza ai giocatori di rugby.
Si è potuto assistere anche a simulazioni di manovre dell’esercito romano con i Romani D.O.C della Legio XXX Ulpia, i Romani altrettanto d.o.c. della Decima Legio, perfino i tedeschi della Legio XXI Rapax, che, detto tra parentesi, più che di barbari hanno fatto strage di cuori tra le mediterranee.

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Per fortuna, i Ludi hanno ospitato anche momenti più tranquilli, spettacoli di danza e musica con tanto di strumenti antichi riprodotti al millimetro dall’associazione tedesca Musica Birciana: per la prima volta ho potuto ascoltare il suono di un hydraulis, l’organo ad acqua inventato da Ctesibio di Alessandria che sarebbe poi stato perfezionato nell’Alto Medioevo.

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Cosa mi porto a casa di questa avventura? Anzitutto un po’ di esperienza in più che sicuramente mi servirà nel lavoro con la Gens Langobardorum, in termini di didattica ma anche di fatica, perché living history vuol dire anche montare e smontare un campo, caricare e scaricare un furgone, perfino sotto la pioggia.
Porto a casa il piacere di aver rivisto finalmente vìs-à-vìs la mia amica Madonna Eloisa (in questa veste la schiava Saphyria), cosa che capita davvero di rado abitando noi praticamente agli antipodi dello stivale. E poi nuovi sguardi, nuove voci, nuove mani: quelle tuttofare di Cinzia, quelle meticolose e pazienti di suo marito Daniele, quelle robuste e ospitali di Remo e Nicoletta (da bravi Romani d.o.c.), e quelle di fata di Rocio da cui sono uscite tra l’altro una collana e un paio di orecchini, copie esatte di ritrovamenti di Pompei e Oplontis, che hanno costituito il sogno proibito della mia adolescenza. Peccato che poi uno dei due orecchini sia andato perduto nel diluvio universale che ha chiuso la manifestazione. Ma, si sa, tutto dalla vita non si può avere…

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Per saperne di più:
Ludi Romani: Festival Internazionale della civiltà e cultura romana;
Associazione Vicus Italicus.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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