Salerno diventi patrimonio dell’Unesco

di Giorgio Otranto

Ecco perché la città va inserita nel «sito seriale» dedicato ai Longobardi.

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nella Cappella di Sant'Anna di San Pietro a Corte - Giornata Longobarda - 1 giugno 2013

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nella Cappella di Sant’Anna di San Pietro a Corte – Giornata Longobarda – 1 giugno 2013

Sono trascorsi ormai due anni da quando il 25 giugno 2011 L’Unesco ha iscritto nella lista del patrimonio mondiale sette centri italiani (Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio-Torba, Campello sul Clitunno, Spoleto, Benevento, Monte Sant’Angelo) tutti legati, per motivi e con esiti diversi, alla presenza dei Longobardi in Italia tra il 568 e il 774. Si tratta di un sito seriale (Italia Langobardorum. I centri del potere. 568-774) che esprime il disegno complessivo della valorizzazione, tutela e fruizione di un interessante percorso storico-culturale, che ha coinvolto quasi l’intera penisola, lasciando nei sette centri sopra ricordati le tracce più significative tra il 568, anno della discesa dei Longobardi di Alboino in Italia, e il 774, anno della caduta del regno Longobardo di Pavia, ad opera di Carlo Magno. Si tratta di centri che conservano ancora oggi cospicue testimonianze del passato longobardo, tanto sul piano della cultura materiale (monumenti, epigrafi, iconografia) quanto su quello della storia civile, politica e religiosa. Basta scorrere la Historia Langobardorum, scritta da Paolo Diacono sul finire dell’VIII secolo, per rendersi conto dell’importanza di questi centri e monumenti nelle vicende che interessarono in Italia l’etnia longobarda, anche dopo che questa subì un processo di acculturazione in senso romano-cattolico, che, nel corso degli anni, ne ha trasformato profondamente la fisionomia (Azzara).

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nell'aula superiore di San Pietro a Corte - Giornata Longobarda - 1 giugno 2013

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nell’aula superiore di San Pietro a Corte – Giornata Longobarda – 1 giugno 2013

In questo gruppo di città sorprende anzitutto l’assenza di Pavia, la capitale del Regno, e di Salerno, sede di un fiorente principato longobardo, durato tre secoli dopo la caduta del Regno. E se per Pavia l’esclusione si può ascrivere al purtroppo non ottimale stato di conservazione e fruizione dei luoghi simbolo della presenza longobarda, Salerno ha mille buoni motivi per aspirare a rientrare nel novero del sito seriale, tanto più che il nostro ministero dei Beni Culturali e ambientali (ministro dell’epoca era Rutelli), ha sempre ribadito che nel piano di gestione elaborato per l’Unesco è comunque previsto l’allargamento del sito seriale ad altri centri anche oltre il limite cronologico del 774, un anno storiograficamente indicativo per la storia longobarda anche perché proprio in quell’anno svaniva l’ambiziosa aspirazione dei Longobardi a costituire un unico regno in Italia.
E credo che, come ho più volte sostenuto in questa pagina, l’opportunità dell’ampliamento del sito Unesco debba essere colta oltre che da altri centri dell’Italia meridionale – si veda il recente volume curato da Giuseppe Roma: I Longobardi del Sud – soprattutto da Salerno che custodisce lo splendido complesso monumentale di San Pietro a Corte, un significativo esempio di architettura civile longobarda, voluto dal principe Arechi II (758-788) probabilmente subito dopo il 774 o, secondo alcuni studiosi, anche prima. L’indagine avviata nel 1976 dalla Soprintendenza archeologica di Salerno e proseguita negli anni Ottanta dal collega Paolo Peduto dell’Università di Salerno, oltre ad avere realizzato lavori di consolidamento degli ambienti ipogei, resi necessari dal sisma del 1980, ha individuato un ambiente termale (frigidarium) del I-II secolo d.C., occupato a partire dal V secolo da un edificio di culto cristiano. Le numerose monete gote e bizantine, custodite nel Museo archeologico provinciale, dimostrano che Salerno era una città attiva e vitale già prima del 774, quando Arechi II, costretto a riorganizzare i suoi domini dopo il crollo di Desiderio, decise di farne uno dei punti cardine della ristrutturazione economica del Ducato e offrì ospitalità ai profughi longobardi in seguito alla sconfitta del 774. L’attività di structor può essere emblematicamente riassunta nel Palatium, simbolo del potere e della cultura dei Longobardi del Sud. Sicuri echi di questa situazione sono contenuti nel Chronicon Salernitanum (X secolo): e quando comparirà l’atteso volume di Paolo Peduto molte questioni saranno definitivamente chiarite.
Al di là dell’epoca di costruzione, va detto che il monumento di San Pietro a Corte è stato pienamente recuperato e immesso nel circuito del turismo culturale grazie all’impegno del Gruppo archeologico salernitano, diretto dal professor Felice Pastore, che negli ultimi quindici anni ha dato vita a numerose iniziative culturali volte a valorizzare la storia longobarda di Salerno e i suoi monumenti. Tra le ultime iniziative vanno segnalati le collaborazioni con Udine, Cividale, Monte Sant’Angelo e la XV Borsa del turismo mediterraneo (novembre 2012) che, tra l’altro, ha posto al centro dell’attenzione la storia del santuario longobardo di San Michele sul Gargano, facendo confluire a Salerno, oltre a studiosi della civiltà longobarda, i rappresentanti dell’Associazione Italia Langobardorum, costituita dai sette Comuni compresi nei sito Unesco. Si è trattato di una iniziativa di grande rilievo scientifico durante la quale da più parti è stato evidenziato che sono ormai maturi i tempi perché il Ministero riprenda la questione dell’ampliamento del sito seriale con l’aggiunta di Salerno. L’ultimo straordinario evento è stata la rievocazione storica, svolta il primo giugno scorso, dell’arrivo a Salerno, nel 787, del legato di Carlo Magno per chiedere l’atto di sottomissione di Arechi II, che, dopo la disfatta dei Longobardi, nel 774, ergendosi a padre del popolo longobardo aveva assunto il titolo di princeps gentis Langobardorum.
L’evento ha fatto registrare un grande successo e, oltre a riproporre l’inserimento della città salernitana tra i siti longobardi, ha anche evidenziato la funzione trainante del turismo culturale per l’economia di una intera regione. L’auspicio è che il neo ministro della cultura Massimo Bray e il neo vice ministro per le infrastrutture ed i trasporti Vincenzo De Luca, sindaco benemerito di Salerno, possano prendere atto che solo con iniziative di questo tipo si può cogliere appieno il significato della lezione dell’amico e maestro Giuseppe Galasso il quale, a più riprese, ha evidenziato l’importanza del recupero e della valorizzazione del nostro patrimonio storico e paesaggistico-ambientale anche come volano per il progresso economico, oltre che culturale e civile.
Nella società globalizzata il turismo culturale, paesaggistico e religioso può creare nel Mezzogiorno occasione di sviluppo in tutti i settori. Ad esso non sono interessati solo i grandi centri ricchi di monumenti e opere d’arte, ma anche i centri minori con le loro specificità e tradizioni locali, le piccole e medie imprese, persino i tanti piccoli artigiani che lavorano in proprio: quanti, per esempio. sulle montagne del Cilento e della Sila calabrese o della Murgia barese intrecciano le fiscelle per le ricotte; quanti conciano le pelli a Solofra; producono castagne e nocciole a Serino, Calvanico e Giffoni; lavorano la cartapesta a Napoli e Lecce, coltivano i fiori a Terlizzi, producono fischietti a Rutigliano o lavorano fichi nel Cilento o nel Cosentino.

da “Il Corriere del Mezzogiorno”, 26/6/2013

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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