Salerno dal sangue blu: il manoscritto Pinto.

Una delle tavole del Manoscritto Pinto, 1810-1840 ca. - Salerno, biblioteca Provinciale.

Una delle tavole del Manoscritto Pinto, 1810-1840 ca. – Salerno, biblioteca Provinciale.

Sono finalmente tornati a casa, nel palazzo che, nel 1920, il cavalier Gennaro Pinto, ultimo dei Baroni di San Martino, lasciò in eredità nel suo testamento alla provincia di Salerno; era lì che erano stati scritti, e da lì, proprio in seguito a quel testamento, furono trasferiti alla Biblioteca Provinciale di Salerno. E ora, dopo un paziente restauro da parte dei monaci dell’abbazia di Cava de’ Tirreni, sono tornati.
Stiamo parlando del Manoscritto Pinto, o meglio dei tre Manoscritti Pinto, il 18, il 19 e il 19bis, che il 28 giugno scorso sono stati finalmente riesposti al pubblico alla Pinacoteca Provinciale, all’interno dell’antico Palazzo Pinto nella storica Via dei Mercanti di Salerno, dopo un lungo restauro promosso dalla provincia di Salerno.
Soprattutto il manoscritto 19 attira l’attenzione, con i colori ad acquarello dei suoi stemmi araldici freschi di restauro. Sono in un certo senso i libri d’oro della nobiltà salernitana, composti dalla famiglia Pinto come forte affermazione dell’identità del patriziato cittadino di Salerno: il 18 risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, il 19 alla prima metà del secolo successivo, e il 19bis al periodo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Questo restauro è stata anche l’occasione, per gli studiosi delle Università di Napoli e di Salerno, di passare al setaccio i manoscritti da ogni punto di vista: storico, documentario, araldico. E i risultati sono raccolti nel volume Specchi di nobiltà, pubblicato dalla Provincia di Salerno, e presentato proprio il 28 giugno dagli autori stessi, coordinati da Maria Galante, docente di Paleografia all’Università di Salerno.
A sottolineare l’importanza di questi manoscritti per la storia non solo di Salerno, ma dell’intero Mezzogiorno, è il prof. Giuseppe Cirillo, docente di Storia Moderna alla Seconda Università di Napoli. Tanto per cominciare, i Pinto, baroni di San Martino, nominati perfino da Masuccio Salernitano, non sono una famiglia di secondo livello: tant’è vero che nel Cinquecento riescono addirittura ad imparentarsi con il potentissimo principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, la cui congiura contro il viceré don Pedro de Toledo scomoderà i regnanti di mezza Europa, e anche oltre. Per due secoli, praticamente per tutta l’Età Moderna, i Pinto sono stati le autorità per eccellenza del patriziato cittadino salernitano. I suoi membri hanno sempre occupato i posti che contano, sia nell’amministrazione cittadina, sia nella Chiesa (ad esempio, alla famiglia Pinto appartengono molte badesse del monastero benedettino di San Giorgio); si sono battuti strenuamente contro la grande nobiltà baronale del regno, e nella specie contro i principi Orsini, che volevano inglobare l’intera Salerno nei loro possedimenti; si sono risollevati a forza di matrimoni da una forte crisi che li aveva ingolfati di debiti. Ora, alla fine del Settecento, quando viene redatto il primo manoscritto, nel momento in cui la riforma “centralizzatrice” iniziata da Carlo di Borbone sta per mettere pesantemente in crisi i vecchi equilibri e il ruolo della nobiltà, i Pinto e tutto il patriziato cittadino di Salerno, sentono il bisogno di ricordare alla città e al regno chi sono, e cosa sono stati nel corso della storia.
Stemmi araldici, nel primo manoscritto solamente a penna, nel secondo dipinti ad acquerello con tinte brillanti, scandiscono la genealogia di 90 famiglie nobili salernitane appartenenti ai tre Sedili di Campo, Porta Nuova e Porta Rotese, disposte in ordine alfabetico, la cui storia è ricostruita con un lavoro certosino: si citano con cura nomi di uomini e donne, cariche politiche e religiose, personalità piccole e grandi. E ci sono famiglie che hanno fatto non solo la storia di Salerno, ma dell’intero Mezzogiorno, e le cui origini risalgono a molti, molti secoli prima: i d’Ajello, di nobiltà Normanna, il cui membro più illustre, Matteo, cancelliere degli ultimi re Normanni di Sicilia, nella seconda metà del XII secolo, ed ebbe un ruolo di primo piano durante la guerra civile che contrappose Tancredi d’Altavilla all’imperatrice Costanza; i Guarna, le cui origini risalgono addirittura ai Longobardi, e che arrivarono ad occupare nel XII secolo la cattedra episcopale di Salerno con l’arcivescovo Romualdo, personaggio di prima grandezza, medico, diplomatico, e autore di una Historia Universale; e i de Ruggero, normanni anch’essi, famiglia di cavalieri che pure diedero i natali a più di un medico, tra cui forse anche Trotta detta Trotula.
Il guaio, però, è che questa nobiltà cittadina capace nel Medioevo di un respiro “internazionale”, dopo il Cinquecento è finita per essere estremamente provinciale. Se la nobiltà cittadina napoletana, con i suoi seggi, ha almeno la possibilità di intervenire nella politica “nazionale”, fornendo giuristi agli ingranaggi della pubblica amministrazione, le manovre della nobiltà salernitana “di città” non hanno avuto quasi risonanza fuori dalle sue mura.
«Si fa presto ad accusare Napoli di essersi “mangiata tutto”,» commenta la professoressa Maria Napoli, docente di Storia Moderna all’Università di Salerno. «La politica miope degli Spagnoli di fare di Napoli una “testa” per l’intero corpo del Mezzogiorno ha finito per danneggiare la stessa Napoli, impedendo ad esempio lo sviluppo del commercio.»

Per saperne di più:
Giuliana Capriolo, Giuseppe Cirillo, et al., Specchi di nobiltà: il manoscritto Pinto della Biblioteca Provinciale di Salerno, Provincia di Salerno, 2013.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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