Un Gesù dai mille volti

di Carlo Carena

Cristo negli studi medievali

Pantokrator - icona, encausto su legno, VI secolo - Santa Caterina al Monte Sinai. Il tipo del Cristo Pantokrator ("l'Onnipotente") rimase dominante per tutto il primo millennio.

Pantokrator – icona, encausto su legno, VI secolo – Santa Caterina al Monte Sinai. Il tipo del Cristo Pantokrator (“l’Onnipotente”) rimase dominante per tutto il primo millennio.

Un quinto e ultimo volume, a cura di Claudio Leonardi come i due precedenti, completa una delle opere più imponenti e affascinanti della collezione dei classici della Fondazione Valla: quella dedicata al Cristo nella riflessione cristiana primitiva e  medievale. Un percorso sterminato, gli affaticamenti più tormentosi della mente umana intorno ad una figura su cui cade o si erge da due millenni lo spirito dell’Occidente. Tolstoj dichiarava di non sapere nulla dell’uomo-Dio o del Dio-uomo, anzi, neppure della propria fede in Lui, se gli credesse o meno; Unamuno invece vi vedeva l’unica via per giungere a Dio stesso, altrimenti la ragione non ci porterebbe che al nulla, al Dios nada.

Il cammino confuso attraverso questo mistero, insondabile già per San Paolo ma necessario, parte dalla ragione e termina nell’abbandono mistico; inizia con lo sforzo immane dei primi pensatori cristiani per rendersi conto del significato delle parole evangeliche, infine anela ad un rapporto che prescinde da tutto ciò per portare direttamente all’Uomo-Dio.
Tutto hanno pensato e supposto i primi Padri e i primi eretici, incapaci di concepire e di racchiudere nei termini del pensiero classico il Nuovo Testamento, la storia e le parole di Dio infinito, eterno, inintelleggibile, disceso a nascere nei limiti e nelle imperfezioni della carne, imbrattato, ucciso! I Valentiniani immaginarono che lo Spirito s’infuse nel Cristo solo col battesimo del Giordano e se ne ritraesse durante l’ignominiosa passione; che in lui nemmeno gli alimenti si corrompessero, grazie «alla sua forza e padronanza di se stesso». Gli Ebioniti ragionarono che essendo Dio una sola persona, Cristo non poteva essere Dio, essendo un’altra persona; gli adozionisti, che Gesù fu un semplice uomo adottato, non generato da Dio come figlio. Basilide, gnostico del II secolo, escogitò che Gesù, Intelletto divino, non poté morire sulla croce; al suo posto morì, «per ignoranza ed errore», il Cireneo, mentre il vero Gesù, assunto l’aspetto del Cireneo, lì vicino se la rideva dei suoi crocifissori.
Se queste ci appaiono stravaganze, non così il pensiero, per esempio, del contemporaneo Marcione. Gnostico anch’egli, Marcione sconvolge ogni canone, separa nettamente il Dio straniero e aspro del Vecchio Testamento e indica nel Cristo il Dio buono che, assunta l’apparenza dell’umanità, la libera dal terrore della Legge per redimerla tutta quanta e salvare le anime, l’uomo interiore, questa che è la sua dimensione essenziale: perché la carne è irredimibile. Persino gli spiriti di Caino e dei suoi simili furono tratti dall’inferno quando il Signore vi discese ed essi gli corsero incontro.
Mentre in Oriente queste dispute si protraggono all’infinito, in Occidente s’incanalano ben presto verso una sistemazione definitiva. Da Agostino e Bernardo attraverso Fulgenzio, Gregorio Magno, Venanzio Fortunato, Giovanni Scoto, Pier Damiani, Pietro Lombardo, si scopre via via il Cristo della mente e del cuore ricorrendo ad ogni analisi concettuale e linguistica.
Il trattato di Abelardo intitolato La teologia per le scuole inizia ogni capitolo con la frase: «Allorché si dice, quando diciamo… intendiamo dire, si deve intendere…» Preso in quella morsa, Abelardo deve pur spiegare alla sua dolce «sorella» Eloisa che oltre alla logica egli ha una fede, per cui «non temo i latrati di Scilla, mi rido del gorgo di Cariddi, non pavento i canti ferali delle sirene». E Anselmo d’Aosta, dopo aver dato fondo nel Cur Deus homo a tutti i nessi e le distinzioni fra l’uomo e Dio, cede nell’Oratio ad Christum all’umiltà più puerile e alla nostalgia poetica: «Misero me, o Signore, misera la mia anima! Te ne sei andato via, tu che sei il consolatore della mia vita, senza dirmi addio».
Anche Tommaso d’Aquino, erede della rapidità e del rigore dei processi mentali di tanti maestri, abbandona Cristo al mistero irraggiungibile e sottolinea nell’Incarnazione il valore dell’opera redentrice: un uomo, il Cristo, che «è tale per gli altri piuttosto che per sé», come scrive Leonardi: con Tommaso si stabilisce il legame, anzi l’assoluta identità fra la Chiesa e il Cristo, un’operazione fondamentale anche storicamente.

Crocifisso ligneo policromo - scuola borgognona, 2a metà del XII sec. - Pisa, Museo dell'Opera del Duomo - è solo a partire dall'XI secolo che si comincia a diffondere il tipo del "Christus Patiens" (Cristo sofferente), prima in Oriente poi in Occidente.

Crocifisso ligneo policromo – scuola borgognona, 2a metà del XII sec. – Pisa, Museo dell’Opera del Duomo – è solo a partire dall’XI secolo che si comincia a diffondere il tipo del “Christus Patiens” (Cristo sofferente), prima in Oriente poi in Occidente.

Come si vede, ci si avvicina rapidamente ai problemi e ai bisogni della sensibilità moderna, Il «gesucentrismo» di Francesco è lì, proteso ad un rapporto immediato fra le due persone, escludendo qualsiasi tramite, incurante di spiegazioni e motivazioni. Ogni uomo è in sé un «uomo cristico» poiché in lui è stampata l’immagine di Gesù.
Quindi verso tutti gli uomini, come verso il primo uomo nuovo, Francesco riversa non i suoi pensieri ma il suo amore; e il suo ammaestramento è raccolto non dai teologi ma dai mistici, soprattutto dalla mistica femminile, che divampa in tutta l’Europa. Matilde di Magdeburgo, Angela da Foligno, Giuliana di Norwich, Caterina da Siena, grandi visionarie e grandi scrittrici, spogliano all’estremo Gesù della sua divinità e lo sperimentano al livello dell’umanità, come qualsiasi uomo, anzi «il più amante di tutti gli amanti», che le innamora di sé con la propria bellezza e le proprie lusinghe, o con l’abisso delle sue piaghe e delle sue sofferenze, persino col negarsi allo spasimo dell’amore nel buio della notte, mentre non potrebbero più sentirlo né saperlo lontano «nemmeno per un batter d’occhio» (Gertrude di Helfta).
È questa l’esperienza più profonda e drammatica del rapporto dell’uomo con il mistero dell’Uomo-Dio, come già aveva intuito e sperimentato il genio paolino: tale soprattutto perché tenta di svincolarsi penosamente dai limiti umani e adeguarsi alle dimensioni necessarie per l’unione divina. Leonardi osserva che se l’antichità cristiana ebbe il problema di dimostrare che Gesù è anche il Figlio di Dio, la mistica medievale rovescia il discorso per affermare che il Dio incarnato è veramente uomo, da amare e da seguire. Questo processo rende oggi familiare e necessaria la seconda persona della Trinità cristiana, avvertendo la dignità e la grandezza più che la miseria dell’esser uomini. Un giorno Montale confidò all’amico Gianfranco Contini che Cristo non gli faceva difficoltà: gli faceva difficoltà Dio. Davanti al mistero del Cristo, quello di Dio sembra aspettare tempi migliori.

da “La Stampa”, 27/06/1992

Per saperne di più:
Il Cristo, Milano : Fondazione Lorenzo Valla : Arnoldo Mondadori, 5 voll.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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