E il legato rimase molto… bagnato!

È inutile che i giornali dicano “il maggio più freddo da 25 anni”: un maggio così non l’avevano mai visto nemmeno i miei nonni, che pure di anni sulle spalle ne hanno molti di più di 25. Giorni e giorni di pioggia battente, con i vicoli del centro storico di Salerno che si trasformano in torrenti di acqua giallastra; giornate traditrici, che al mattino ti illudono con un cielo cristallino e alla sera ti costringono a serrare di colpo le persiane per evitare l’inondazione!
Eppure, non c’è stato acquazzone, temporale o inondazione in grado di fermare il primo evento in grande della Gens Langobardorum, il 1 giugno scorso, che l’ha vista per la prima volta affiancata ai marchigiani Fortebraccio Veregrense. Si tratta della Giornata Longobarda, basata sull’episodio narrato dal Chronicon Salernitanum dell’arrivo degli ambasciatori di Carlo Magno dal principe Arechi II, che ha già visto due passate edizioni. Questa volta, però, le cose sono state fatte veramente in grande, a cominciare dal titolo:

“…E il legato rimase molto ammirato”.

La mostra della mattina davanti San Pietro a Corte: la vita longobarda.

La mostra della mattina davanti San Pietro a Corte: la vita longobarda.

D’altronde, gli imprevisti metereologici sono pane quotidiano del Living History, come mi insegnano le mie amiche veterane, e anche per questo la Giornata Longobarda è stata un’utile palestra per la Gens: organizzare un evento non è uno scherzo, e richiede mesi e mesi di preparazione.
In questo senso è stato davvero prezioso il confronto con i Fortebraccio, che hanno già sulle spalle anni ed anni di esperienza con eventi in tutta Italia e anche fuori. Non solo hanno tenuto un intero capannello di gente con il fiato sospeso con la loro abilità nella scherma, ma hanno dato un significato agli scudi dipinti e alle armi luccicanti esposte sul loro banco, con puntuali e affascinanti spiegazioni sul loro uso e sulle tattiche militari longobarde. Quando si ha a che fare con gente come loro ci si rende conto di quanto si abbia da studiare, imparare, e soprattutto quante esperienze si debbano ancora superare per poter fare davvero Living History.

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nell'Aula Palatina di San Pietro a Corte.

La Gens Langobardorum e i Fortebraccio Veregrense nell’Aula Palatina di San Pietro a Corte.

Ma la Giornata Longobarda non è stato solo lavoro, per fortuna. Al di là del nostro presidente che ha letteralmente sequestrato il leader dei Fortebraccio per un “corso accelerato” di scherma, è stata l’occasione per due gruppi diversi, provenienti da regioni molto diverse, per conoscersi e condividere la comune passione per i Longobardi. E per noi è stata l’occasione per conoscere tre persone, Diego, Elettra e Leonardo, che si sono rivelate aperte, spiritosissime, e da cui non ci siamo mai sentiti guardati dall’alto in basso. E ne abbiamo avuto la prova la sera, alla Cena Longobarda che avevamo organizzato con la collaborazione del ristorante “L’Antica Pagliera”: a tavola ci si lascia sempre un po’ andare, e tra una grattata di rafano selvatico sui pappuli (gli antenati longobardi dei cavatielli) e un bicchiere di vino, ci siamo accorti che si era creata una bella complicità tra i nostri due gruppi.

I "Longobardi" a tavola.

I “Longobardi” a tavola.

In attesa di sentire, in commento a quest’articolo le voci degli altri, dico la mia: l’evento ha avuto meno risonanza di quanto meritasse, ma mi reputo pienamente soddisfatta, alla faccia della pioggia, sia per le energie che ci abbiamo speso (so che non dovrei parlare al plurale, io non c’ero a carteggiare e a dorare il trono di Arechi per quattro giorni consecutivi!!), sia per le nostre nuove amicizie. Non mi vergogno a chiamarle così perché sono sicura che diventeranno tali: dopotutto, i rievocatori Longobardi sono praticamente quattro gatti in confronto alla galassia dei Bassomedievali, e non sarà difficile unire le Genti Longobarde da Nord a Sud, magari a cominciare dal prossimo Luglio Longobardo a Nocera Umbra!

Per finire, ecco un reportage sul nostro evento per Zerottonove firmato da Maria Cristina Folino:
E oggi, il “legato” rimarrà molto ammirato!

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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3 risposte a E il legato rimase molto… bagnato!

  1. Valentina Oliva ha detto:

    Sono stati giorni di lavoro molto intenso, dove stuccare e carteggiare, forse, son state le cose meno pesanti, così come le poche ore di sonno concesse ogni notte per cercare di far quadrare tutto ed offrire a quanti avessero partecipato, la migliore immagine possibile. A parte la pioggia che è stata decisamente inclemente, rimane l’amarezza per i troppi imprevisti e le defezioni non giustificate dell’ultimo minuto.
    Abbiamo cercato di fare tutto al meglio e credo di poter affermare che che ci siamo riusciti, grazie soprattutto al gruppo affiatato che si è creato in “Gens” ed alla formidabile partecipazione dei Fortebraccio Veregrense.

  2. mcfolino ha detto:

    Bello tutto, dai costumi, alle armi, agli unguenti e alle persone stesse che li portavano: complimenti a chi sfida la contemporaneità manifestando un immortale amore per la storia, e bravissima Federica che, come sempre, con pochi e brillanti cenni riesce a tratteggiare splendide esperienze. Vi saluto, con l’augurio di vedervi tutti insieme altre innumerevoli volte, e di rivivere ancora la grandiosità delle gesta di dame e cavalieri che ancora vivono in voi. Ad maiora.

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