Tutti a Bisanzio specchio del presente

di Maurizio Assalto

Perché tanti libri sull’Impero Romano d’Oriente?

L'incoronazione di Alessandro Magno - miniatura dal "Romanzo di Alessandro", Costantinopoli, XIV secolo - Venezia, Istituto Ellenico.

L’incoronazione di Alessandro Magno – miniatura dal “Romanzo di Alessandro”, Costantinopoli, XIV secolo – Venezia, Istituto Ellenico.

Arrivano i Bizantini. Forse è qualcosa di più di una coincidenza, è un (piccolo) fenomeno editoriale. Da alcuni mesi sui banconi delle nostre librerie si incalzano i volumi dedicati all’Impero Romano d’Oriente. L’ultimo è annunciato per settembre da Donzelli: opera dello storico serbo (oggi esule a Parigi) Ivan Djuric, si intitolerà Il crepuscolo di Bisanzio e si occuperà degli anni di Giovanni VIII Paleologo, il penultimo basileus prima della resa alle truppe ottomane di Maometto II, nel 1453, e alla conseguente caduta dell’impero dopo dieci secoli di levantini splendori.

Alessandro Magno e la sua corte - - miniatura dal "Romanzo di Alessandro", Costantinopoli, XIV secolo - Venezia, Istituto Ellenico.

Alessandro Magno e la sua corte- miniatura dal “Romanzo di Alessandro”, Costantinopoli, XIV secolo – Venezia, Istituto Ellenico.

Intanto Silvia Ronchey sta per pubblicare da Sellerio L’aristocrazia bizantina, scritto con Alexander Kazhdan, e prepara per la Fondazione Valla una nuova antologia della poesia bizantina, dopo quella classica di Raffaele Cantarella, uscita negli anni ’50 e da poco ripubblicata nella BUR con un sorprendente successo di vendite. In primavera è invece uscita la raccolta Il romanzo bizantino del XII secolo, con opere di Teodorico Prodromo, Niceta Eugeniano, Eustazio Macrembolita e Costantino Manasse, pubblicato da Fabrizio Conca per la Utet (che pubblicherà a breve un secondo volume dedicato al Romanzo bizantino cavalleresco). E poi, limitandoci al solo ’95, senza pretese di completezza; Dimensioni bizantine. Donne, angeli e demoni nel Medioevo greco di Enrico Valdo Maltese (Scriptorium), la riedizione di Bisanzio e la sua civiltà di Kazhdan (Laterza), Introduzione all’archeologia bizantina di Enrico Zanini (Nis); e ancora, presso la Fondazione Valla, le opere di tre grandi della storiografia, Psello, Niceta Coniata e Anna Comnena.
Quasi un’invasione. Tanto più stupefacente se si considera che i bizantinisti in Italia sono una specie relativamente rara, e perlopiù costretti a ritagliarsi spazi a partire da discipline più consolidate come la grecistica. Perché questa esplosione d’interesse? Forse nel destino di Bisanzio, nel suo irresistibile declino e nella repentina decomposizione dell’assetto statale, scorgiamo qualche analogia con il nostro presente? Magari proprio con la situazione italiana, parimenti pervasa da eccessi di statalismo, afflitta da un fisco vampiresco, caratterizzata da una politica che degenera nel politicismo, dal venir meno del senso civico, dalla lotta senza esclusione di colpi, nella logica del tradimento («traditore!», «Giuda!»: quante volte l’abbiamo sentito rinfacciare, in questi mesi).

La costruzione di Alessandria d'Egitto - miniatura dal "Romanzo di Alessandro", Costantinopoli, XIV secolo - Venezia, Istituto Ellenico.

La costruzione di Alessandria d’Egitto – miniatura dal “Romanzo di Alessandro”, Costantinopoli, XIV secolo – Venezia, Istituto Ellenico.

«Bisanzio – osserva lo storico Franco Cardini – è tradizionalmente nella cultura occidentale il luogo della ricchezza, della raffinatezza politica e culturale, ma anche dello scandalo, del tradimento, della corruzione. È un quadro falsato, che ci è stato filtrato soprattutto dal Romanticismo, e che in un momento di crisi come il nostro riaffiora come una sorta di autobiografia nascosta». È vero, si tratta di una immagine del «bizantinismo» abbondantemente deformata, che proietta in tutto il passato dell’impero i vizi della fase estrema: ma è proprio questo riflesso distorto alla base della nostra cultura?
Da bravo storico, Luciano Canfora respinge l’immagine deteriore: «Non ho mai capito perché si debba fare questo uso di Bisanzio, del resto per spiegare certe nefandezze basta la nostra tradizione curiale. Piuttosto mi viene da pensare alla Russia dei Soviet. Quando nell’888 il nuovo imperatore Leone VI il Saggio decise di liberarsi del gran patriarca Fozio, fu questi che chiese di andarsene per motivi di salute: una scena da Politbjuro. È interessante vedere come uno stile politico si perpetui nei secoli: la tradizione bizantina si mantiene, l’idea di Costantinopoli che continua con Mosca (la “Terza Roma”, cui non seguirà una quarta, secondo la profezia di Filofei) ha permeato anche il regime comunista».
Però qualche somiglianza con l’Italia è davvero suggestiva. Tempo fa sulla Stampa Sergio Romano ricorda come anche a Costantinopoli dilagasse una smania da tifo sportivo – concentrata allora intorno all’Ippodromo, con la corsa delle bighe al posto del calcio – che intersecava e a un certo punto si sostituì al confronto politico. «Ma quello era un fatto urbano, che probabilmente interessava soltanto la capitale – aggiunge ora Romano. – È vero, anche a Bisanzio i politici non riuscivano più a mettersi d’accordo su nulla, si viveva in una situazione bloccata da veti incrociati: la sindrome di uno Stato che muore è la stessa, però allora la fine venne poi davvero, mentre oggi non sono poi così sicuro che la paralisi non possa essere superata. Tanto più che non ci sono i barbari alle porte».

da “La Stampa”, 29/07/1995.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Tutti a Bisanzio specchio del presente

  1. Fabio P.Barbieri ha detto:

    L’Italia ha una notevole eredita’ bizantina, direttamente attraverso il regno normanno – che comincia come contea di Apulia e di Calabria, con la conquista normanna dei temi bizantini di quel nome, e che eredita l’amministrazione centralizzata bizantina (del resto c’e’ da ricordare che solo pochi anni prima della Prima Crociata gli Altavilla invasero i Balcani partendo da Durazzo con la chiara intenzione di farsi signori dell’intero impero, e fallirono di poco il loro scopo), e piu’ indirettamente attraverso il continuo contatto economico e culturale attraverso Venezia. L’influenza bizantina si vede non solo nell’arte e nell’architettura, ma anche in cose come il ritorno della monetazione aurea in Italia nel duecento, esplicitamente in imitazione del modello bizantino. L’Italia stessa era la porta e l’immagine dell’Occidente per i bizantini, nel bene e nel male, e la tarda fioritura artistica e intellettuale bizantina deve molto alla scoperta di modelli italiani come San Tommaso d’Aquino e come l’arte pittorica. Infine bisogna ricordare che dopo la catastrofe turca, un crepuscolo di civilta’ bizantina continuo’ nell’impero veneziano. A me quindi pare che l’atteggiamento negativo della cultura italiana moderna verso Bisanzio sia non solo ingeneroso ma dannoso anche alla nostra conoscenza di noi stessi, e ben vengano questi sviluppi, se sono piu’ che una moda passeggera.

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