San Virgilio di Salisburgo, ovvero la Terra è rotonda.

Globo celeste - manifattura siriana o egiziana, 1225 ca - Napoli, Museo di Capodimonte.

Globo celeste – manifattura siriana o egiziana, 1225 ca – Napoli, Museo di Capodimonte.

Nell’Alto Medioevo, e anche oltre, dire Irlanda significa dire Insula sanctorum et doctorum, isola di santi e di sapienti. I monasteri fondati da Patrizio e dai suoi seguaci, da eremi isolati e quasi impenetrabili, sono divenuti in breve templi non solo di grande spiritualità, ma anche di cultura, in ogni campo, nello studio delle Sacre Scritture come nelle scienze umane. Vi si studiano il Latino, il Greco e l’Ebraico, e si traducono dal Greco in Latino i testi dell’Antichità, le grandi opere letterarie e gli scritti di filosofia, matematica e astronomia.
Da questo ambiente così stimolante e impregnato di sapere proviene una figura oggi poco conosciuta, ma che i suoi contemporanei hanno considerato un luminare, e una grande personalità: San Virgilio, vescovo di Salisburgo, evangelizzatore della Carinzia, zona tra Austria e Slovenia. I pochi documenti a nostra disposizione permettono di collocare la sua vita tra il 700 e il 784: il suo quasi contemporaneo Alcuino di York compone il suo epitafio funebre in versi, e una storia della sua vita viene fatta redigere verso il 1190 dal vescovo di Salisburgo Ebenardo, che ha voluto così far recuperare la memoria di questo suo illustre predecessore. Eppure viene canonizzato ufficialmente soltanto nel 1233 da papa Gregorio IX, che fissa la sua festa il 27 novembre.

Resti dell'abbazia di Aghaboe , restaurata nel XIV secolo - Irlanda.

Resti dell’abbazia di Aghaboe , restaurata nel XIV secolo – Irlanda.

Sappiamo per certo che Virgilio nasce in Irlanda attorno all’inizio dell’VIII secolo. Non sappiamo precisamente dove, né quale sia la sua famiglia. Possiamo ricavare però qualche indizio dagli annali irlandesi: il suo vero nome in Gaelico è Ferghil, più tardi latinizzato in Virgilio, e per un certo periodo è abate nel monastero di Aghaboe, nell’Irlanda Centrale.
È possibile che sia stato educato nel monastero di Clonbroney, un monastero doppio (composto cioè da un edificio per i monaci e uno per le monache con la chiesa in mezzo) guidato da una donna, la badessa Santa Samantha: donna coraggiosa e indipendente, che dà importanza allo studio quanto alla preghiera. È stata lei a trasformare il monastero di Clonbroney fondato da San Patrizio in un grande centro di cultura, una scuola mista in cui studiano uomini e donne. Molti anni dopo, Virgilio onorerà la sua santa maestra deponendo fin nella cattedrale di Salisburgo una sua reliquia.

La Terra al centro delle sfere celesti - miniatura dall' "Image du monde" di Gossuino di Metz - 1248.

La Terra al centro delle sfere celesti – miniatura dall’ “Image du monde” di Gossuino di Metz – 1248.

Interessante il fatto che Virgilio sia conosciuto fin da allora con l’appellativo di Ferghil il Geometra, termine che all’epoca significa non solo “maestro di geometria”, ma anche “geografo”. Un esperto di misurazioni, insomma, soprattutto di misurazioni della Terra. Terra che, contrariamente a quanto oggi si crede (soprattutto in riferimento alla vicenda di Cristoforo Colombo), nel Medioevo non è affatto ritenuta un disco piatto.
In questo campo, le scoperte degli antichi astronomi greci, non sono mai state abbandonate. Ad incuriosire, sono soprattutto i calcoli della curvatura del meridiano terrestre: oggi il più famoso è quello di Eratostene di Cirene, vissuto nel III secolo a.C. e capo della Grande Biblioteca di Alessandria, che aveva calcolato la lunghezza della circonferenza terrestre a 250.000 stadi (circa 39.400 Km), sbagliandosi di pochissimo rispetto ai 40.000 reali. Il trattato di Eratostene è oggi perduto, ma ci è arrivato attraverso Plinio il Vecchio, che inserì i suoi calcoli nell’opera Naturalis Historia: e non sappiamo se il nostro Virgilio abbia potuto leggerla. È più probabile invece che abbia conosciuto gli scritti di Strabone e Tolomeo, due grandi geografi vissuti nei primi secoli dell’era cristiana, trasmessi all’Occidente medievale attraverso Seneca: anche loro hanno provato a calcolare la curvatura del meridiano terrestre, fissandolo a 180.000 stadi.
Insomma, che la Terra sia una sfera, lo si è capito già da un pezzo. Perfino tutti i più grandi Padri della Chiesa nei loro scritti sembrano darlo per scontato: Sant’Ambrogio, Gregorio di Nissa, Origene, Giovanni Crisostomo, Giovanni Damasceno; così come un grande matematico e astronomo quasi contemporaneo al nostro Virgilio, Beda il Venerabile,  spiega chiaro e tondo che la Terra non è semplicemente rotonda, ma sferica, come una palla. E anche nei secoli successivi la concezione resterà quella: tutta una serie di testi universitari come il De Sphaera di Giovanni Sacrobosco (XIII secolo) non lasciano spazio a dubbi. Lo stesso termine orbis, che soprattutto nei documenti indica il mondo, nel Medioevo viene utilizzato più nell’accezione di “sfera” che in quella di “cerchio”. Se le mappae mundi (le più famose quella di Macrobio e di Isidoro di Siviglia) mostrano puntualmente un disco piatto non dobbiamo stupirci, compiono semplicemente un’operazione analoga a quella dei nostri planisferi: trasferire in un foglio bidimensionale ciò che in realtà è a tre dimensioni.
Non si sente nessuna contraddizione con quanto dicono le Scritture, proprio perché già Sant’Agostino ha messo bene in chiaro che la cosmologia biblica può anche essere interpretata in maniera simbolica e non per forza letterale. Gli unici che insistono nel prenderla alla lettera sono due autori orientali, Lattanzio e Cosma Indicopleuste, vissuti tra III e IV secolo. Lattanzio condanna categoricamente coloro che credono che la Terra sia una sfera; Cosma Indicopleuste, dal canto suo, in una sua Topografia cristiana, aveva elaborato una cosmografia alquanto bizzarra, secondo cui la Terra avrebbe la forma quadrangolare di un tabernacolo. Nessuno però li aveva presi sul serio ed erano stati presto dimenticati: Lattanzio sarà riscoperto solo nel XV secolo, e sarà apprezzato più per l’eleganza del suo stile letterario che per le sue tesi geografiche, Copernico non avrà difficoltà a liquidarle in quattro e quattr’otto come “infantili”; il più sfortunato Cosma Indicopleuste sarà tradotto in Latino addirittura nel 1776. Certamente il nostro Virgilio non ha potuto conoscerli.

"Mappa Mundi" di Macrobio - miniatura dal commento al "Somnium Scipionis", XI secolo - Oxford, Bodileian Library

“Mappa Mundi” di Macrobio – miniatura dal commento al “Somnium Scipionis”, XI secolo – Oxford, Bodileian Library

Verso il 742, Virgilio lascia l’Irlanda accompagnato da altri due monaci, Sidonio e Sedna: come altri suoi conterranei come Giuseppe Scoto, l’anonimo “Esule ibernico” e San Colombano, decide di andare in pellegrinaggio sul continente pro amore Dei. Lo ritroviamo così in Francia, alla corte del re Pipino il Breve, dove rimarrà per due anni. E’ un momento di grande fermento: a corte si sta costituendo una scuola palatina, in cui spicca un grande grammatico venuto dall’Italia, Pietro da Pisa; e, sia per tramite suo, sia per dono del papa Paolo I, sono giunti in Francia dall’Italia alcuni importanti testi latini. Tra questi testi ce ne sono sicuramente alcuni di geografia e astronomia, come la Geografia di Pomponio Mela, che Virgilio ha potuto così studiare.
A corte, gli intellettuali provenienti dalle isole britanniche sono molto ammirati per la loro conoscenza del Latino e del Greco: e anche Virgilio non passa inosservato. Infatti è proprio il re Pipino verso il 744 a raccomandarlo con una lettera a suo cognato Odilone, potente duca dei Bavari, da poco sconfitto dopo l’ennesima rivolta e reso vassallo del re dei Franchi: una mossa di prudente diplomazia, un signore i cui domini si estendono dalla Baviera alla Boemia può diventare un nemico temibile.
Odilone ha voluto la conversione al Cristianesimo del suo popolo, e ha appoggiato in questo campo l’opera del legato papale San Bonifacio e la sua instancabile opera di evangelizzazione delle popolazioni germaniche, con la fondazione di monasteri e di diocesi come quella di Salisburgo, della quale Bonifacio è a capo. Molto, però, resta ancora da fare: il Cristianesimo è ancora spesso solo una vernice esteriore, che copre comportamenti e abitudini ancora pagane, e questo avviene proprio perché non c’è o quasi istruzione religiosa. Addirittura molte volte sono gli stessi sacerdoti a non avere le idee chiare: alcuni non hanno letto nemmeno la Bibbia! C’è dunque bisogno di scuole, e dunque di uomini istruiti che facciano da maestri ai chierici tedeschi. Uomini come l’Irlandese Virgilio.

"Mappa Mundi" detta Hereford, basata sul modello di Isidoro di Siviglia, 1285 ca. - Hereford, biblioteca della cattedrale.

“Mappa Mundi” detta Hereford, basata sul modello di Isidoro di Siviglia, 1285 ca. – Hereford, biblioteca della cattedrale.

Virgilio, viene dunque nominato abate del monastero di San Pietro, a Salisburgo. Diventa così una figura importantissima, pari per importanza allo stesso vescovo Bonifacio. La qual cosa non piace per niente a quest’ultimo. Bonifacio, il cui vero nome è Winfrid, è di origine anglosassone, mentre Virgilio è Irlandese, e le divergenze tra il culto romano e quello celtico praticato in Irlanda faticano ancora a trovare un accordo: Bonifacio ha già dovuto più volte ricondurre al rispetto del rituale romano i missionari irlandesi, che predicando diffondono  le forme tipiche della Chiesa celtica. Ne derivano scontri anche durissimi, in più di un’occasione. Ad esempio, un prete la cui conoscenza del Latino lascia molto a desiderare, ha battezzato con la formula “Ego te baptizo in nomine Patria et Filia et Spiritua Sancta“. Per Bonifacio, il sacramento non è valido, bisogna ripeterlo, per stornare qualsiasi sospetto di eresia; Virgilio ritiene invece che non ce ne sia bisogno, dato che sicuramente non c’era stata l’intenzione di battezzare “nel nome della patria e della figlia”, e quel prete dovrebbe semplicemente studiare il Latino. La questione viene portata, in via epistolare, a Roma, davanti al pontefice Zaccaria: il papa dà ragione a Virgilio.

Mappa Mundi - miniatura dal c.d. "Beatus di Saint-Sever", 1050 ca.

Mappa Mundi – miniatura dal c.d. “Beatus di Saint-Sever”, 1050 ca.

La carica di abate di San Pietro dà anche modo a Virgilio di dirigere una scuola tutta sua, nella quale ha sicuramente modo di insegnare, tra le altre cose, anche le sue passioni di sempre, la geometria e l’astronomia.
È forse questo il periodo in cui mette mano a quella che potrebbe essere l’opera di una vita: una Cosmographia, una grande descrizione del mondo. Un’opera in tre libri, sostanzialmente modellata sull’opera di Pomponio Mela, arrivata fino a noi sotto il nome di Cosmographia Aethici Istri, e a lungo attribuita a San Girolamo: oggi però molti studiosi sembrano identificare questo “Geografo Istriano” con Virgilio abate a Salisburgo, alle porte dell’Istria.
In qualità di maestro, così, Virgilio si inserisce in uno dei dibattiti più appassionanti del suo tempo: quello sulla questione degli antipodi.
Il mondo finora conosciuto si ferma alla zona equatoriale, cioè il solo Emisfero Boreale, ma visto che la Terra è sferica, ci si pone la domanda: l’Emisfero Australe è abitato? E da chi?
Su questo le opinioni sono tante, e molto diverse. Alcuni, come l’autore tardoromano Marziano Capella, ritengono che sia possibile che esista nell’Emisfero Australe un continente parallelo ad Europa, Asia e Africa, indicato con il termine antipodes, e che su questo continente ci sia vita, forse addirittura vita umana; altri, come Sant’Agostino, liquidano la cosa come una favola, la zona equatoriale è talmente calda che nessun uomo avrebbe potuto passarvi senza morire così da andare a popolare anche l’altro emisfero. Un dibattito che continuerà fin quasi alle soglie dell’Età Moderna, e che potremmo paragonare un po’ ai nostri dibattiti sulla questione della vita su altri pianeti e dell’esistenza degli extraterrestri.
Virgilio sembra essere del partito favorevole alla tesi che gli antipodi possano esistere è che è possibile che siano abitati. La cosa, però, viene fraintesa, soprattutto quando arriva all’orecchio del vescovo Bonifacio. Se nessun uomo può passare dall’Emisfero Boreale a quello australe, allora bisognerebbe supporre l’esistenza di una stirpe “parallela”, nata direttamente in quell’emisfero; gli antipodi diverrebbero così una sorta di “mondo parallelo”, magari con un altro sole e un’altra luna, e un’altra stirpe che non sarebbe quella di Adamo, e che dunque il sacrificio di Cristo non avrebbe potuto redimere. L’estrema conseguenza di questo ragionamento nega dunque una verità fondamentale della fede cristiana, cioè che Cristo è morto per i peccati di tutti gli esseri umani, e tutti hanno dunque diritto alla Buona Novella e ad essere salvi. Difficile non vedere in questa idea di un “mondo parallelo” l’influenza del folklore di quell’Irlanda da cui Virgilio proviene, che immagina l’esistenza di un mondo fatato popolato da esseri semidivini; e forse proprio per questo insospettisce Bonifacio.
Il vescovo denuncia dunque Virgilio per eresia in una lettera al pontefice. Papa Zaccaria risponde qualche tempo dopo con una lettera al duca Odilone. Il tono è preoccupato, perché si tratta di una dottrina “perversa e iniqua”, “contro Dio e la sua anima”. Virgilio ne renda dunque ragione davanti ai vescovi della Baviera riuniti in concilio, e se l’accusa risultasse vera, dovrà essere privato della dignità sacerdotale.
Non sappiamo se quel concilio abbia effettivamente avuto luogo, ma fatto sta che non solo Virgilio non è stato privato della dignità sacerdotale, ma, alla morte di Bonifacio, verso il 750, lo ritroviamo come suo successore a  capo della diocesi di Salisburgo. Evidentemente a Virgilio sarà bastato poco per dimostrare che le sue teorie cosmologiche non implicavano affatto l’idea che ci fosse qualcuno cui fosse negata la possibilità andare in Paradiso.

Mappa Mundi - miniatura dal c.d. - Beatus di Torino - XII secolo.

Mappa Mundi – miniatura dal c.d. – Beatus di Torino – XII secolo.

Non si ha più notizia di accuse avanzate contro Virgilio, una volta vescovo di Salisburgo. Gli anni del suo episcopato sono caratterizzati da un’intensa attività missionaria, soprattutto verso gli Slavi dell’Istria.  Ma non dimentica la sua Irlanda: lo vediamo stringere contatti con la grande abbazia di Iona, nelle Ebridi, il punto di riferimento per eccellenza della Chiesa Irlandese, probabilmente proprio al fine di contribuire alla riunificazione tra la Chiesa romana e quella celtica.
L’epitafio funebre composto da Alcuino di York in occasione della sua morte, che gli Annali irlandesi fissano nel 784, lo ricorda come “vescovo egregio, grande per meriti e costumi, uomo pio e prudente, secondo a nessuno per pietà.”
Nessuna traccia anche di un sospetto qualsiasi di eresia. Probabilmente perché, per dirla con una sentenza, il fatto non sussiste.

Bibliografia:
Alessandro Barbero – Medioevo da non credere. La terra piatta – video da Sarzana, Festival della Mente, IX edizione.
Agostino Paravicini Bagliani, I Padri della Chiesa e l’immaginario medievale: natura e corporeità, in “Leggere i padri tra passato e presente: atti del convegno internazionale di studi, Cremona, 21-22 novembre 2008”, Firenze, SISMEL Edizioni del Galluzzo, 2010, pp. 27-38;
David Hugh Farmer, The Oxford Dictionary Of Saints, Oxford University Press, 2004;
James Hannam, God’s Philosophers: How the Medieval World Laid the Foundations of Modern Science, Icon Books, 2009.

Annunci

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
Questa voce è stata pubblicata in Fede & filosofia, Scienza tecnologia e medicina. Contrassegna il permalink.

2 risposte a San Virgilio di Salisburgo, ovvero la Terra è rotonda.

  1. MrPotts ha detto:

    Molto interessante.
    Quel “Leggere i padri tra passato e presente: atti del convegno…” mi sa che è un bel volume, vero?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...