Wiligelmo il grande

di Maurizio Tazartes

Mantova: lo scultore, la sua scuola, un’epoca.

Milio Campanarius - Mosaico dalla Cattedrale di Reggio Emilia (XI sec.) - Reggio Emilia, Museo Civico

Milio Campanarius – Mosaico dalla Cattedrale di Reggio Emilia (XI sec.) – Reggio Emilia, Museo Civico

È davvero curioso quel campanaro «Milio», allampanato, corto gonnellino, lunghi calzari, berretto, che suona la campana di uno schematico campanile su cui spicca la scritta «Milio Campanarius». Siamo all’inizio del XII secolo, quando tra terre malariche e boschi, cinte murarie e città, nascevano grandi cattedrali, pievi, abbazie, per cercare di rialzare le sorti di una Chiesa corrotta e simoniaca, diventata preda di imperatori e di avidi vescovi-conti.
L’immagine del campanaro «Milio», costruita a mosaico in bianco e nero, su una lastra un tempo appartenente al pavimento della cattedrale di Reggio Emilia, adesso conservata con altre al Museo Civico della città, è una delle 180 sorprendenti testimonianze d’arte che ci offre la grande mostra «Wiligelmo e Matilde. L’officina romanica», che si apre oggi nelle Fruttiere di Palazzo Te (sino al 30 settembre, lunedì chiuso): oltre venti mosaici, cinquanta grandi frammenti di scultura monumentale, un nucleo di preziosi avori salernitani, una sessantina di codici miniati dell’importante «scriptorium» di San Benedetto al Polirone (Mantova), e ancora opere lignee, oreficerie, stoffe.
Provenienti dai musei italiani, dalla Biblioteca Vaticana, dal Metropolitan Museum di New York e da istituzioni di altri Paesi, ma in origine in edifici religiosi dei territori di Matilde, ci portano nel cuore delle officine romaniche, che inventavano e costruivano grandi complessi architettonici e i loro arredi esterni ed interni. Ci permettono di scoprire i segreti di eccezionali scultori come Wiligelmo o Nicolò, la loro cultura, attività, scelte iconografiche in accordo con la committenza. Soprattutto il loro nuovissimo messaggio. Massiccio il catalogo (Electa, oltre 600 pp., 700 illustrazioni a colori e in bianco e nero).
«Scopo della mostra» spiega il professor Arturo Carlo Quintavalle, curatore, che si occupa dell’argomento da trent’anni con tesi rivoluzionarie e affascinanti, spesso in contrasto con altri critici e storici «è quello di ricostruire l’immagine artistica promossa da Matilde di Canossa nei suoi territori, negli anni ’70 del 1000 e continuata per quindici anni dopo la sua morte nel 1115, a sostegno della riforma religiosa del papa Gregorio VII».
Matilde, la famosa e intraprendente contessa, nata nel 1046 a Mantova da Bonifacio di Canossa e Beatrice di Lorena, è la più grande alleata del Papa a settentrione nella lotta contro lo strapotere di imperatori e vescovi-conti, che si comprano le cariche ecclesiastiche. Dopo la morte di padre, fratelli, madre, diventa nel 1076 erede di un vasto territorio che, grosso modo, comprendeva la Toscana e le diocesi di Modena, Reggio, Parma, Cremona, Mantova, e, in parte, Brescia e Ferrara.
L’episodio di Canossa del 1077 segna, grazie anche alla sua mediazione, un grosso punto a favore del cluniacense Gregorio VII e uno smacco per Enrico IV. Ma la lotta tra Papa e imperatore si riaccende presto. Nel 1081 la contessa è dichiarata nemica dell’Impero. Decide allora di promuovere un’intensa propaganda per la riforma con una fitta ed estesa ricostruzione di edifici religiosi, da Polirone a Nonantola, da Modena a Cremona, da Piacenza a Reggio Emilia sino a Parma.
Le nuove cattedrali, cresciute velocemente, si ispiravano a modelli della Roma cristiana di Costantino, ma proponevano in sculture, mosaici, affreschi, contenuti nuovi, in linea con la riforma: vite di Santi, Crociate, Mesi e lavori agricoli.
L’intenzione era quella di riconquistare il consenso nelle città e riportare territori alla chiesa di Roma. Per attuare il colossale progetto, Matilde si serve di grandi maestri che lavorano in gruppo. La ricostruzione dell’officina medioevale è uno dei contributi più interessanti alla mostra. Non più «scuole delle cattedrali», come un tempo si pensava, ma un’équipe di specialisti che si muovono da un luogo all’altro richiamati dai committenti.

Enoc ed Elia reggono l'epigrafe per la fondazione del Duomo di Modena: alla fine si legge: "Quanto tu sia degno di onore tra gli scultori, Wiligelmo, riluce ora dalla tua scultura" - 1099.

Enoc ed Elia reggono l’epigrafe per la fondazione del Duomo di Modena: alla fine si legge: “Quanto tu sia degno di onore tra gli scultori, Wiligelmo, riluce ora dalla tua scultura” – 1099.

Organismi complessi di cui cominciamo a cogliere l’organizzazione: a capo c’è l’architetto, che disegna e progetta, poi lo scultore o gli scultori, con un piccolo drappello di operai, infine pittori, mosaicisti, legnaioli, fonditori, maestri di muratura, tagliatori di pietra, marmorai, tecnici del cotto e delle malte. Una trentina di persone, aiutate dalla manovalanza locale.
Le officine che girano per l’Italia, sono più d’una. Matilde sceglie quella di Wiligelmo, guidata a Modena dall’architetto Lanfranco. «Un grande scultore Wiligelmo, sinora relegato alla cattedrale di Modena» dice polemico Quintavalle sfogliando il poderoso volume del 1984, «Lanfranco e Wiligelmo. Il Duomo di Modena». Ora invece emerge con un curriculum ipotetico, ampio e ricco.

A sinistra:Novembre e dicembre - frammento dal Portale dei Mesi dell'Abbazia di Polirone , 1090-1100 ca. - San Benedetto Po, Museo Civico.A destra.Natività e fuga in Egitto - pannello eburneo proveniente forse dalla cattedra commissionata per Gregorio VII, XI-XII sec. - Salerno, Museo Diocesano.

A sinistra:
Wiligelmo – Novembre e dicembre – frammento dal Portale dei Mesi dell’Abbazia di Polirone , 1090-1100 ca. – San Benedetto Po, Museo Civico.
A destra.
Natività e fuga in Egitto – pannello eburneo proveniente forse dalla cattedra commissionata per Gregorio VII, XI-XII sec. – Salerno, Museo Diocesano.

Quando lavora al Duomo di Modena, dal 1099 al 1100 – uniche date certe – lo scultore è già famoso, come ricorda un’epigrafe «degno d’onore tra gli scultori». Ha precise esperienze alle spalle. Ma da dove viene?

In altoEvangeliario di Matilde di Canossa, inizio XII secolo - Nonantola, Museo Diocesano.In basso:Wiligelmo - il lavoro di Adamo ed Eva, particolare dalle "Storie della Genesi" - facciata del Duomo di Modena, 1099-1106.

In alto
Evangeliario di Matilde di Canossa, inizio XII secolo – Nonantola, Museo Diocesano.
In basso:
Wiligelmo – il lavoro di Adamo ed Eva, particolare dalle “Storie della Genesi” – facciata del Duomo di Modena, 1099-1106.

Non si sa. Nell’ultimo decennio del secolo XI, prima che a Modena, è a Polirone, nell’abbazia cluniacense legata alla famiglia di Matilde, uno dei poli principali della riforma cluniacense, col suo importante «scriptorium» e 37 monaci su 50 capaci di leggere e scrivere. I frammenti superstiti del portale con i Mesi (Ottobre, Novembre e Dicembre) attribuiti a Wiligelmo ed esposti, rivelano un classicismo di marca normanna, molto vicino ad un gruppo di preziosi avori salernitani, arrivati da diverse sedi, in origine forse parti di una «cattedra» eseguita a Salerno nel 1085 per l’esule Gregorio VII. Il confronto suggerisce l’idea d’una formazione meridionale dello scultore, tra Salerno, Montecassino e Amalfi.

Wiligelmo - Profeti - particolare da pulpito smembrato eseguito per il duomo di Cremona , ora sulla facciata - inizio XII sec.

Wiligelmo – Profeti – particolare da pulpito smembrato eseguito per il duomo di Cremona , ora sulla facciata – inizio XII sec.

A Polirone, e poi a Nonantola, altro centro scrittorio, la cultura di Wiligelmo si arricchisce, attraverso i codici miniati, di motivi nuovi, che mescola ai suoi modelli. Ed ecco a Modena, le forme originali, che intrecciano con estro, tralci, mascheroni e soggetti della riforma.
Gli interventi modenesi di Wiligelmo, limitati dalla critica anche recente, si ampliano sino a comprendere quelli di anonimi Maestri (delle Metope, degli Evangelisti, del Veridico). Da Modena alla Sagra di Carpi, da cui proviene la bella «Madonna col Bambino» della Galleria estense di Modena, attribuitagli nel 1984. E poi a Cremona, dove lo scultore esegue tra 1107 e 1115 una serie di straordinari Profeti, il portale, il pulpito, il bellissimo «Telamone».

Wiligelmo - Annunciazione - particolare dal portale mediano della Cattedrale di Piacenza - inizio XII sec.

Wiligelmo – Annunciazione – particolare dal portale mediano della Cattedrale di Piacenza – inizio XII sec.

Da ogni città arrivano importanti testimonianze. Ultima tappa per l’officina di Wiligelmo, il duomo di Piacenza, dove lo scultore lavora con qualche aiuto, prima di scomparire tra il II e il III decennio del XII secolo.

da “La Stampa”, 15/06/1991.

Per saperne di più:
Arturo Carlo Quintavalle, Wiligelmo, in “Enciclopedia dell’arte medievale”, Treccani, 2000
Wiligelmo e Matilde: l’officina romanica, a cura di Arturo Calzona, Electa, 1991.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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