Quelli che il Medioevo comincia domani

di Matteo Sacchi

Immagine della rivolta in Ucraina, Kiev, gennaio 2014.

Immagine della rivolta in Ucraina, Kiev, gennaio 2014.

«Il Medioevo è alle porte!» Oppure: «le nuove invasioni barbariche ci piovono addosso!» Il ritorno delle cotte di maglia, dei feudi, dei roghi, dell’’appartenenza comunale, dei clerici vagantes, del diritto consuetudinario, delle lezioni di liuto, o la necessità di ricreare una struttura mondiale che abbia le sue radici nella multietnicità del Sacro romano impero: tutto fa brodo per i sostenitori della tesi che l’’Età di mezzo non è alle nostre spalle, ma di fronte a noi. E qui avviene la grande spaccatura, quasi tra guelfi e ghibellini, tra coloro che sostengono che il futuro sarà una degenerazione alla Mad Max e quelli che lodano il Medioevo libertario, il Medioevo del diritto (per citare il giurista Paolo Prodi) e non vedono l’’ora che torni l’’era del cinghiale bianco. Ma lo iato interno non è nulla rispetto alla forza della profezia millenarista e «dietrista» che ormai informa il nostro modo di vivere e di pensare. Basti dire che una decina di giorni fa 300 cavalieri templari si sono riuniti a Palermo, in un turbinio di spade e mantelli, ad accogliere nell’’ordine una ventina di nuovi fratelli. Pazienza che i Pauperes commilitones Christi templique Salomonis abbiano chiuso baracca e burattini da 698 anni, per colpa di Filippo il Bello.Solo folclore? No, almeno a seguire le riflessioni di Massimo Arcangeli appena arrivate in libreria in Il Medioevo alle porte (Liberilibri, pagg. 272, euro 18). Arcangeli, che insegna Linguistica italiana e Sociologia dei processi culturali all’’Università di Cagliari, raccoglie in questo saggio una serie di osservazioni che mettono in luce i parallelismi tra l’’età medievale e quella attuale. Lo fa in modo serio-serio e partendo dalla consapevolezza che la storia non replica mai se stessa. Semmai quello che si capta, secondo l’’autore, è un desiderio di ritorno alle origini. E le uniche che ci sono rimaste davvero sono quelle nate nel crogiuolo della fusione, al calor bianco cristiano, tra cultura barbara e greco romana. «Se restauriamo il Colosseo è per tornare ad ammirarlo… Se compiamo analoga operazione con la cattedrale di Chartres è per tornare a riempirla». E questo non da ora: è dall’’Ottocento romantico che il Medioevo ha assunto valore mitico ed evocativo. Però più il presente diventa liquido, e soggetto a qualsivoglia stiracchiatura post ideologica, più la fuga all’’indietro diventa un tic inevitabile. A partire da osservazioni come queste, Arcangeli ha gioco facile nel portare esempi di come il Medioevo prossimo venturo sia costantemente evocato (e ciò che si evoca diventa inevitabile). Il Medioevo è la guerra di religione, sconosciuta al mondo pagano e non monoteista (dove le divinità altrui al massimo si rubano). Noi che ci credevamo laici ci ritroviamo a discutere di Fatwa, di crociate giuste o ingiuste, di persecuzioni. Insomma le ideologie sono morte ma la radice del credere è ben viva, anche nelle sue accezioni negative. E se qualcuno si pavoneggiava all’’idea di aver ucciso Dio scopriamo or ora che senza l’’arte sacra ci si sente un po’’ orfani. Tanto che l’’arte «blasfema», fatta a colpi di meteoriti schiaccia-pontefici, altro non è che la parodistica, e triste, presa d’’atto di quella mancanza.
Il nuovo Medioevo è il proliferare dei culti e del magico. Dal creazionismo spinto (quelli che i dinosauri restarono giù dall’’Arca…) sino ai telepredicatori americani passando dai 137 nuovi culti diffusi in Italia. Ma anche la nostra struttura politica ormai deve guardare indietro visto che lo Stato forte, tipico dell’’età moderna, è sempre meno adeguato al mondo globale. E così torna l’idea di sussidiarietà, di governo limitato dagli usi e costumi. Invece la censura del politically correct che vuol mettere metaforicamente al rogo chi dice «ciccione», e non «portatore di adipe», si potrebbe considerarla una nuova versione del controllo delle idee dei dogmatici del Trecento.
E se non bastasse enumera anche i nuovi barbari, le moderne cattedrali del consumo, la nuova Babele delle lingue… Forse esagera, ma la provocazione diverte.

da “Il Giornale”, 29/03/2010

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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3 risposte a Quelli che il Medioevo comincia domani

  1. Giovanni ha detto:

    Se il mondo, la globalizzazione,i singoli governi, dovessero continuare così probabilmente si tornerà ai tempi buoi della nostra storia, Dove il più forte comanderà sul più debole, dove i proprietari terrieri comanderanno, e dove i castelli abbandonati o trasformati in musei, ristoranti, discoteche, potranno tornare all’oro antico splendore.

  2. mercuriade ha detto:

    O forse dalle ceneri di questo mondo potrà nascerne uno nuovo, il cui centro sia la persona, e non la moneta.

  3. Giovanni ha detto:

    Bello il video

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