La memoria del musico medievale

di Antonello Colimberti

«Non sperate di liberarvi dell’oralità»: così, parafrasando una recente e celebre conversazione sui libri di Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, verrebbe voglia di presentare l’uscita nel nostro paese, presso le Edizioni Fogli Volanti di Subiaco (Roma), di uno straordinario testo di Anna Maria Busse Berger, docente di musica presso l’Università della California.
Il titolo del volume, La musica medievale e l’arte della memoria, ne annuncia già la novità: non era finora dogma indiscusso che nell’età di mezzo nella musica cosiddetta colta si fosse imposta una volta per tutte la scrittura, ovvero la notazione musicale con tutte le conseguenze compositive ed esecutive del caso? Ebbene, Berger attraverso una capillare ricerca nei manoscritti conservati nelle biblioteche di tutta l’Europa, ci rivela che nel Medioevo scrittura vi fu sì, ma nel senso di “messa per iscritto”. Ovvero la composizione e la trasmissione della musica rimasero fedeli a quello che un geniale gesuita francese del secolo scorso, Marcel Jousse, denominò lo Stile orale e che l’autrice chiama, memore del lavoro sul Rinascimento (ermetico, non a caso) di Frances Yates, Arte della Memoria.
Non solo il paradigma “oralista” non scomparve, ma anzi fu rafforzato dalla nascita della notazione musicale, che rese possibili nuovi metodi per mandare a memoria il materiale. Quale materiale? Nella prima parte del volume Berger ci spiega la costruzione dell’archivio della memoria del musico medievale, che abbracciava tre aree: la prima era il canto piano, la seconda erano i trattati di teoria musicale di base e la terza il contrappunto. Ma non era solo la trasmissione a rimanere fedele all’oralità: nella seconda parte del volume l’autrice analizza la nascita e lo sviluppo della musica polifonica a partire dalla cosiddetta Scuola di Notre Dame (XII secolo), per dimostrarci che è proprio nelle opere apparentemente più astruse (i mottetti), sospettate anche di puro lavoro a tavolino, che si svela maggiormente la natura “orale” dei primi secoli della notazione musicale.
La ricerca di Berger oltrepassa i confini disciplinari, per offrire quei necessari stimoli per uscire dalle secche di quello sterile dibattito sulla crisi del libro su cui da anni si sono impantanati anche autorevoli accademici nostrani, incapaci di scorgere le molteplici possibilità della scrittura e di quella formidabile sua incarnazione detta “libro”.

da “Europa”, 20/11/2009.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a La memoria del musico medievale

  1. senm_webmistress ha detto:

    Mi scuso per il fuori tema; volevo segnalarti un post interessante in questo blog britannico http://bonaelitterae.wordpress.com/2012/11/28/space-and-the-mediterranean-city/
    Ci vediamo da Costanza
    Viviana

  2. Francesco Rocco Rossi ha detto:

    Il libro della Busse Berger è bellissimo!!!! Come tutto quello che ha scritto. E sull’oralità sono d’accordissimo con lei. Io mi occupo di music del ‘400 e condivido appieno le sue ipotesi.

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