Le buie notti del Medioevo erano più serene delle nostre

di Alessandro Barbero

La divulgazione sfata i luoghi comuni: un racconto di vita quotidiana di Jean Verdon e un affresco storico di Glauco Cantarella.

Il sogno di Guillaume de Lorris – miniatura dal “Roman de la Rose, XIII sec. – Parigi, BnF.

La trilogia medievale di Jean Verdon, iniziata l’anno scorso con Il piacere nel Medioevo, prosegue ora con La notte, in attesa di concludersi col terzo volume, dedicato al Viaggio. Forse ancor più degli altri due, il volume notturno è frutto di una storiografia che ha ormai completamente assimilato la lezione degli “Annales”, per cui non c’è oggetto, anche se in apparenza marginale, che non sia degno di studio: sicché oggi siamo abituati a incontrare libri e articoli con titoli come «L’invidia nel Medioevo», oppure (il mio preferito) «L’arcobaleno nel XIII secolo». Sembrerebbe una ricetta magica anche per la divulgazione, il che spiega il successo di libri come questi di Verdon; e tuttavia, a lettura conclusa capita di chiedersi se i conti tornano fino in fondo. Che cos’era, infatti, la notte per l’uomo del Medioevo, ammesso che questa etichetta tenga ancora, e che ci sia un qualche vincolo speciale tra un monaco italico del VI secolo e un mercante fiammingo del Quattrocento?
Jean Verdon ha dalla sua una scrittura scorrevole e un carniere pieno di aneddoti, ma la conclusione che si ricava dal suo libro è che, alla fin fine, la notte allora era più o meno la stessa di oggi. Faceva buio. La gente per lo più dormiva, oppure faceva l’amore. Quando le notti erano lunghe, si tirava tardi bevendo, giocando o chiacchierando. Si capisce, non c’era la televisione e l’assenza di illuminazione pubblica permetteva, nelle notti di bel tempo, di ammirare il cielo stellato che oggi l’inquinamento luminoso ci nasconde: ma tutto questo era vero anche all’epoca degli antichi Romani o di Kant. Si potrebbe pensare che la notte, nel Medioevo, fosse più pericolosa di oggi, il che è tutto dire; ma le statistiche giudiziarie citate da Verdon mostrano che i delitti avvenivano nella maggior parte dei casi di giorno, o tutt’al più al crepuscolo: solo un quarto erano commessi di notte.
Almeno, sarà stata popolata da fantasmi, la notte medievale? Anche qui, l’impressione è che oggi disponiamo di un’assortimento di incubi addirittura più ampio. Allora non c’erano vampiri né zombies; qualche licantropo, questo sì, ma più che altro era il diavolo a regnare incontrastato sulla notte. I monaci lo sapevano bene, giacché si alzavano di notte per pregare, anche nel gelo invernale, così che le loro preghiere tenessero lontano il Nemico. Ma che la gente qualunque vivesse la notte come il regno del demonio, esiterei ad affermarlo; quanti fabliaux, quante novelle del Boccaccio si svolgono di notte, e non risulta mai che i protagonisti abbiano paura del buio più di quanto ne abbiamo noi. E del resto molte corporazioni di mestiere avevano il permesso di lavorare di notte quando la domanda era forte, e c’era bisogno di sostenere la produzione: anche l’immagine della città medievale addormentata sotto il coprifuoco, in cui tutti dormono tranne le guardie della ronda, appartiene forse più all’oleografia che alla realtà.
È, semmai, sul piano intellettuale che si riscontra una differenza fra la notte del Medioevo e quella d’oggi. Il chierico che contemplava il cielo stellato sapeva che lassù, anche se lui non poteva sentirla, regnava la musica delle Sfere. “E un tempo c’era chi diceva che i bambini sentivano questa melodia quando ridevano nel sonno”, annota uno scolastico. La notte, in questo caso, non è affatto un momento diabolico da esorcizzare, ma piuttosto un’altra prova dell’armonia del cosmo: di qui il sollievo di Dante quando esce dall’Inferno “a riveder le stelle”. Anche in questo caso, noi che sulle stelle abbiamo altre idee rischiamo di trovare nello spettacolo del cielo notturno più inquietudine e meno serenità di quanta ne trovasse l’uomo del Medioevo.
La notte di Verdon, alla fine, mantiene meno di quel che promette. Capita proprio il contrario con il libro di Cantarella, che prende sì le mosse da una notte incombente, quella del 15 agosto dell’anno Mille, in cui a Roma si preparava la processione dell’Assunta, ma parte di qui per una sontuosa evocazione dell’Europa d’allora, spingendosi dal campanile romano di S. Maria in Cosmedin fino ai confini dell’Occidente, attraversando fortezze e monasteri, incontrando papi e imperatori, intellettuali, contadini e cavalieri.
Un paesaggio familiare, magari, ma insaporito da quell’aggiornamento storiografico che può riservare molte sorprese, e sostenuto da un linguaggio colorito e brillante, quello che una volta sapevano usare solo i francesi. Che sia questa, dopo tutto, la divulgazione di cui abbiamo più bisogno, ora che la lezione delle “Annales” l’abbiamo digerita anche noi?

da “La Stampa”, 30/09/2000.

Per saperne di più
Jean Verdon, La notte nel Medioevo, Baldini & Castoldi, 2000;
Glauco Maria Cantarella, Una sera dell’anno Mille. Scene di Medioevo, Garzianti, 2004.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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5 risposte a Le buie notti del Medioevo erano più serene delle nostre

  1. Uomovivo ha detto:

    Grande Barbero. È sempre un piacere ascoltare la storia raccontata da lui.

  2. Davide Bonvicini ha detto:

    Quanti ettolitri di menzogne gratuite sul Medioevo. Pagheremo ancora a lungo le ideologie giacobine che hanno portato alla nascita dei luoghi comuni sui “secoli bui”.
    Gran bell’articolo.

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