Vero e falso sui Templari. A Parigi una formula magica ancora da decifrare. In una chiesa di Perugia i rimandi all’Apocalisse

di Barbara Frale

Quanti non sono stati rigenerati dall’acqua e dallo Spirito Santo, se è Tuo volere, illumina e converti, affinché possano giungere alla Tua santa legge, e ricevere i sacramenti della Santa Chiesa, e la Tua santa fede mantenere. Così il 1 aprile 1310, nel culmine di un processo che li aveva trascinati nell’infamia con l’accusa di eresia, blasfemia, riti immondi e stregoneria, i Templari raccolti a Parigi dinanzi ai vescovi inquirenti pregavano perché Dio convertisse i musulmani.

Scontro di armati – particolare dal ciclo di affreschi di San Bevignate (Perugia) – 1260-1270.

Eppure l’ordine della Milizia del Tempio, il più potente fra quelli con la doppia missione di combattere e pregare, era stato fondato dopo la Prima Crociata proprio per fare la guerra contro i saraceni.
Non era però un odio viscerale e preconcetto quello che metteva i Templari contro l’Islam, e la professione religiosa non rappresentava in se stessa ragione di scontro: fedeli ai precetti di san Bernardo di Chiaravalle, che scrisse per loro la Regola approvata dal papa a Troyes in un concilio del 1129, i Templari obbedivano al principio della “guerra giusta” come teorizzato da sant’Agostino. Guerra difensiva, non di conquista. L’islam che attacca e brucia, che perseguita e cancella la presenza cristiana, quello è nemico, incarnazione del Male: allora il Templare diventa un avversario radicale, ai limiti del fanatismo, senza compromessi. In tempo di pace, c’è spazio per un’amicizia rimasta famosa fra i Templari di Gerusalemme e l’emiro di Shaizar Usama ibn Munqid, al quale avevano addirittura riservato un angolo discreto dove pregare Allah nella moschea di Al-Aqsa, luogo sacro al mondo islamico che i Templari avevano racchiuso in un oratorio.
E c’è spazio per l’incredibile devozione islamica alla Madonna, quella venerata nel santuario di Saydnaya, presso Damasco, dove molti musulmani accorrevano nel secolo XIII per partecipare alle speciali liturgie mariane del 15 agosto (festa della Dormizione) e dell’8 settembre (festa della Natività). Se al lettore può sembrare assurdo, ragioni su questo fatto: la Vergine Maria, implorata, non guardava alla religione dei suoi devoti ma alla loro fede; infatti guarì l’emiro di Damasco che aveva perduto la vista in un occhio.
Queste e molte altre questioni interessanti e poco note sono presentate da Simonetta Cerrini in un libro fresco di stampa, «L’Apocalisse dei Templari. Missione e destino dell’ordine cavalleresco più misterioso del medioevo». Veterana degli studi scientifici sui Templari, studiosa della Sorbona e autrice di un’edizione critica della Regola che è punto di riferimento per gli storici, la Cerrini indaga anche gli aspetti escatologici ed esoterici della cultura templare: come la simbologia espressa nell’affresco della chiesa di San Bevignate a Perugia, e i suoi rimandi all’Apocalisse, o la formula magico-religiosa dalle parole ancora non decifrate che si trova in un manoscritto templare conservato in Parigi, o le Reliquie della Passione di Cristo che i Templari custodivano gelosamente, segno della loro elezione in campo spirituale.
Se il diabolico Bafometto con tanto di corna e zampe caprine è un’invenzione degli occultisti di età napoleonica, se la Maddalena dei veri Templari è solo una poco romanzesca meretrice pentita, rimangono però ancora molte verità da chiarire nella storia di questo enigmatico ordine medievale che tanto affascina l’immaginario contemporaneo. Il compito di indagarle spetta alla ricerca di valore, quella condotta da specialisti capaci di affrontare le fonti più ostiche penetrandone contenuti e significati, e poi renderle patrimonio collettivo con un libro come questo: impeccabile, scientifico, ma alla portata di tutti.

da “Il Tempo”, 13/09/2012

Per saperne di più
Simonetta Cerrini, L’Apocalisse dei Templari. Missione e destino dell’ordine religioso e cavalleresco più misterioso del Medioevo, Mondadori 2012.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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