La Bibbia che unì Europa e Cina

di Alberto Melloni

Restaurata una pergamena dei tempi di Marco Polo.

Una pagina della cosiddetta “Bibbia di Marco Polo” – Francia, XIII sec. – Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana.

È un gioiello consunto, un filo che resiste testardo alle sbriciolature, un’impronta lievissima e leggibile sulle rotte che fra steppe e mari hanno congiunto l’Europa e la Cina. È un ponte di pergamena sottilissima steso fra l’ Europa di Federico II e quella di Luigi XIV, fra i Khan dei Mongoli e Kangxi, secondo imperatore della dinastia Qing. È un’impresa della ricerca italiana: è la riprova che si può deframmentare l’universo del sapere europeo, sfidare quella idea del marketing che fa il male dell’impresa quando si confonde la cultura con i monumenti delle cartoline per turisti.
È un unicum: è «la Bibbia di Marco Polo». Con questo nome, a gennaio del 1685, venne infatti archiviata nella biblioteca del granduca di Toscana, Cosimo III, una Bibbia di 16,5 per 11 centimetri. Una Bibbia da mano, copiata su una pergamena di feti d’agnello sottilissima, probabilmente alla fine degli anni Trenta del Duecento. Originaria della Francia meridionale, questa Bibbia arrivava a Firenze dalla Cina. La portava il padre Couplet, della compagnia di Gesù, che era tornato da quell’Oriente lontano per difendere la posizione dei gesuiti sui «riti» cinesi: cioè su quegli atti di riverenza agli imperatori e agli antenati che i missionari francescani spagnoli volevano bandire, ritenendoli insopportabili atti di idolatria, e che invece i figli di sant’Ignazio, seguendo una pista aperta da padre Ruggieri e padre Ricci, ritenevano forme culturali da comprendere, da rispettare, da amare con quell’amore per la Cina che li aveva obbligati a impadronirsi della lingua e della scienza del Paese. Couplet aveva vagato dalle Fiandre alla corte di Luigi XIV, poi era andato a Roma alla corte di Innocenzo XI, papa Odescalchi: e mentre ritornava a Parigi per seguire la stampa della traduzione di Confucio finalmente messa in opera alla tipografia reale, lascia al granduca diversi libri fra i quali questa Bibbia «di Marco Polo».
Una indicazione che, più che un’appartenenza, indica una corretta indicazione cronologica: nulla esclude che Marco Polo possa averla vista o aver vissuto a non troppa distanza da questo reperto, che viaggiava in una scatoletta di legno, avvolta in una preziosa seta gialla. Ma è probabile che la Bibbia fosse arrivata alla corte del Khan dei Mongoli già prima, durante una delle missioni politico-diplomatiche che il Papa invia verso Oriente. Per primo è il genovese Sinibaldo Fieschi, Innocenzo IV, che nel 1244 manda da Lione un francescano ormai settantenne, Giovanni da Pian del Carpine, verso il sovrano, nella speranza di trovare nel più grande conquistatore di tutti i tempi, le cui truppe erano entrate come un coltello nel burro nei regni dell’ Europa slava, un alleato contro l’Islam. Viaggio a vuoto, ma guardato come decisivo (la risposta del Khan fa bella mostra di sé sul sito dell’ Archivio segreto vaticano ancora oggi): e seguito da quelli di altri mendicanti, domenicani e francescani come André di Longjumeau, Azzelino da Cremona, Giovanni da Parma, Guglielmo di Rubruck e Bartolomeo da Cremona, che raggiungeranno la Cina di Gengis e Khubilai Khan prima della fine del secolo, lungo la rotta che Marco Polo ha descritto e per altre vie non meno perigliose. In uno di questi viaggi della seconda metà del Duecento o poco dopo (con Giovanni da Monte Corvino, Odorico da Pordenone e gli altri frati venuti fino ai tempi di Giovanni XXII) la piccola e leggera Bibbia da mano arriva in Cina: e lì resta presso un anonimo proprietario, che deve trovare incantevole quella grafia minuta e regolare, le volute colorate che accompagnano i capitoli e le finissime glosse di rinvio, normali in opere che venivano prodotte per lo studio della teologia a Parigi e che diventano oggetti di lavoro.
Durante tutta la dinastia Yuan, e poi dopo la conquista di Pechino da parte di Zhu Yuanzhang nel 1368, durante la dinastia Ming, non sappiamo dove fosse vissuta questa Bibbia e dove si sia spostata: la definizione datane da Couplet, «la Bibbia di Marco Polo», non menziona i possibili portatori francescani con i quali quattro secoli dopo i gesuiti erano in lotta, ma precisa una conservazione profonda tanto quanto il tempo che separa i discepoli di Matteo Ricci dal viaggiatore veneziano. Non sappiamo chi l’abbia avvolta in una seta gialla che ancora oggi è conservata nel Pluteo III, capsula 1: una stoffa tinta d’un colore proibito fuori dalla corte (c’era la condanna a morte per chi osasse usare drappeggi gialli) e che potrebbe far pensare che il custode di questo primo e straordinario testimone del contatto fra la cultura dell’Europa latina e la Cina fosse d’alto rango.
Ma così – con la sua stoffa, la sua leggenda, la sua storia – la Bibbia viene archiviata e rimane nella Biblioteca Medicea-Laurenziana per oltre tre secoli. Interessa agli eruditi gesuiti che negli anni Trenta studiano la sfortunata storia della Compagnia in quel mondo; attira l’attenzione del medievista Boleslaw Szczesniak, professore di Notre Dame in Indiana, che nel 1957 dedica un articolo a quella che ritiene una «Bibbia francescana del secolo XIV». Nel convegno che nel 2001 la Società internazionale per lo studio del medioevo latino del compianto Claudio Leonardi dedica alla Bibbia del XIII secolo, chi studia le Bibbie portatili sfiora la nostra Bibbia: che nel 2008 Giovanna Rao, una delle curatrici della Biblioteca Medicea-Laurenziana, mette in una mostra dei tesori di quel fondo. Notata da un bizantinista dell’Università di Atene, Andrea Nanetti, la Bibbia inizia un nuovo «viaggio» di cui si fanno carico la Fondazione per le scienze religiose di Bologna e l’Istituto della Enciclopedia italiana.
Restaurata, fotografata, studiata in un convegno aperto da un biblista speciale come l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, la «Bibbia di Marco Polo» è ora al sicuro: Lucia Toniolo e gli studiosi collegati al Politecnico spremono con gli strumenti dell’ analisi scientifica ciò che essa può dare. I sinologi dell’ Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, i paleografi dell’Institut de recherche et d’histoire des textes, gli storici della Fondazione, studiosi di diverse università in Italia e in Cina ne hanno studiato ogni aspetto perché della Bibbia la Treccani produca un facsimile, corredato da un volume di saggi che uscirà, se troverà i propri donors, a inizio 2012. Nel frattempo la Bibbia avrà una sua «festa» a Firenze – La Pira ne sarebbe contento – per salutarne la definitiva rilegatura, poi sarà ospite d’ onore alla mostra sulla via della seta di Roma di Francesco D’Arelli e Pierfrancesco Callieri, insieme al rotolo cartografico di seta lungo decine di metri che riempirà le Terme di Diocleziano quest’inverno. Poi sarà pronta per riprendere il viaggio, a est e a ovest del Tevere, di là delle steppe e dei deserti, oltre le montagne, fino a quell’Oriente dove ha passato gran parte della sua vita e dove potrebbe suscitare, oggi come quattro secoli fa, la grande e severa ammirazione di una cultura che conosce il valore della calligrafia e confortare chi guarda solo con l’amore al destino del cristianesimo in culture incompatibili con la circoncisione greco-romana dell’intelligenza. E dire che la storia dei rapporti fra l’Europa e la Cina, fra la tradizione cristiana e la cultura cinese, è la storia dei secoli e non quella di giorni: che, siano essi facili o difficili, sono comunque destinati a mutamenti e metamorfosi, corrosioni e scosse che non spezzano tutti i fili, non cancellano tutte le impronte, non distruggono ponti fragili e puri.

da “Il Corriere della Sera”, 29/08/2011.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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