E cominciò l’avventura del voto

di Mauro Anselmo

Intervista con lo storico Franco Cardini. «Nel Medioevo sovrani e vescovi, papi e abati sono scelti per elezione». «Votano le monache nei conventi». «Dopo si determina l’assolutismo e i cittadini diventano sudditi».

La Madre Chiesa – miniatura dall’Exultet di Montecassino – XII secolo.

Medioevo “età oscura”? Piano con le etichette. Gli studi più recenti hanno fatto piazza pulita delle definizioni di comodo. E anche nel prendere in considerazione il voto nel mondo feudale, ci si può imbattere in qualche sorpresa.

L’assemblea dei fedeli – miniatura dall’Exultet di Montecassino – XII secolo.

«Certo, anche se dobbiamo tener conto di una premessa fondamentale: per il mondo feudale, come per l’antichità, il voto non aveva un significato importante e totale come gli assegniamo noi».
Lo dice Franco Cardini, medievalista di fama, professore di storia medievale all’Università di Firenze. «Il voto non era considerato l’unico modo possibile per autogovernarsi. C’erano anche altri sistemi: il riconoscimento dei diritti dinastici di capi, re e principi, il ricorso – soprattutto nel mondo antico – a metodi magico-religiosi di interrogazione delle forze superiori. Il primo Medio Evo, in generale, trae le sue regole dal mondo antico. Nelle popolazioni germaniche l’elezione del re e dei capi militari era una pratica abbastanza comune, anche se non investiva tutto il corpo sociale. Tacito racconta che la maggiore età per l’uomo coincideva con l’età delle armi: quando il giovane usciva dall’infanzia e riceveva la framea (una specie di lancia ndr.) perché era in grado di combattere, poteva anche partecipare alle consultazioni che riguardavano la nomina del re e dei capi militari».
Il mondo medievale occidentale è prima di tutto l’erede della civiltà romana, dove il voto è una pratica diffusa.
«Teniamo presente che la nozione di suffragio universale – che è un concetto moderno – non esisteva, perché in quell’assetto sociale non si ragionava per categorie individuali, ma per categorie più ampie: la famiglia, la corporazione, ecc. A partire dal X Secolo, per esempio, i documenti ci dicono che nelle città, anche nelle piccole, esistevano dei nuclei decisionali: attorno al vescovo, che era l’autorità suprema, troviamo tutta una categoria di boni homines, cioè di cittadini emergenti, che collaborano col vescovo al livello consultivo, ma sono scelti per elezione. In una certa fase storica del Medio Evo, tutto il vertice della società, i sovrani, i vescovi, i papi, gli abati, sono scelti per elezione, anche se poi,  man mano che ci allontaniamo dal Medio Evo per avvicinarci alla prima età moderna, ci accorgiamo che le pratiche elettive – in tutta Europa, ad eccezione dell’Inghilterra – segnano il passo. Nel passaggio dal mondo medioevale a quello moderno, si determina, con l’affermarsi dell’assolutismo, un fenomeno nuovo: i cittadini diventano sudditi. Non è vero quindi che il Medio Evo sia stato, anche dal punto di vista politico, l’epoca dei secoli bui».
Però le donne non votavano…
«Votavano le monache e le suore nei conventi per scegliere la guardiana, la priora o la badessa; votavano nelle compagnie, e nelle confraternite laiche e devozionali».
È stata la storica francese Régine Pernoud (direttrice degli Archivi Nazionali di Parigi, libri con tirature da best-sellers) a rivalutare il ruolo storico della donna medioevale. Anche nel voto.
«Dai documenti che abbiamo – ha dichiarato in un’intervista recente – emerge un quadro sorprendente: le donne votavano come gli uomini nella assemblee cittadine e in quelle dei Comuni rurali. Nella Chiesa troviamo donne che esercitavano un potere straordinario: alcune badesse agivano come autentici signori feudali; alcune donne portavano il pastorale come i vescovi, e sovente amministravano vasti territori».
Anche se, come osserva il professor Cardini, le elezioni si svolgevano con criteri diversissimi da quelle di oggi.
«A partire dall’Alto Medio Evo, assistiamo, con il passare degli anni, a un progressivo restringimento del principio elettorale. Nella sfera temporale e in quella spirituale. Mentre i vescovi dell’antichità cristiana erano eletti da tutta la comunità, l’elezione finisce col diventare, poco a poco, un fatto che coinvolge sempre più l’aristocrazia del clero cittadino, fino al momento in cui il vescovo sarà nominato direttamente dal Papa. E il processo coinvolgerà anche i Comuni».
Eppure, proprio nelle forme di aggregazione che si costituiranno nei Comuni fino al XII secolo, si realizzerà una forma di decentramento che finirà col presentare più di un punto in comune con gli odierni “quartieri”. «Al di sotto dell’aristocrazia che impone la sua volontà a tutta la comunità, si organizzano forme associative, corporative, artigiane, che prendono in custodia un determinato settore della città e sono chiamati a decidere su questioni importanti: il riattamento delle mura, l’organizzazione della guardia, la suddivisione delle spese, ecc.».
Chi l’avrebbe detto: gli antenati dei consigli di quartiere nacquero nel Medio Evo.

da “La Stampa”, 13/05/1985.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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