Ma anche ad Avignone Cristo è romano

di Agostino Paravicini Bagliani

Dal 9 marzo 1309 al 17 gennaio 1377 la sede dei Papi fu in Francia.

Avignone, facciata del Palazzo dei Papi.

Il 9 marzo 1309 Papa Clemente V (1305-1314) decide di recarsi ad Avignone e risiedere provvisoriamente nel convento dei domenicani. L’arcivescovo di Bordeaux Bertrand de Got era stato eletto più di quattro anni prima, a Perugia, il 5 giugno 1305, al termine di un lungo e contrastato conclave. Fino ad allora Clemente V era stato un Papa itinerante, spostandosi da Bordeaux, dove aveva ricevuto la notizia della sua elezione, a Vienne, nel Delfinato, dove era stato incoronato. A Poitiers aveva avuto due incontri con il re di Francia Filippo il Bello, che tentò in ogni modo di evitare che il Papa facesse ritorno a Roma. Se si pensa alle pressioni che Clemente V subì da parte del re di Francia – per la questione dei Templari, il processo alla memoria di Bonifacio VIII e così via – la scelta di Avignone era in qualche modo ragionevole, essendo una città dell’Impero, alle porte del regno di Francia.
Clemente V non sembra avere mai dato segni di volersi recare a Roma. Forse voleva tenersi lontano dalle fazioni – si pensi alle lotte tra i Colonna e i Caetani – che avevano attraversato il pontificato di Bonifacio VIII. Sulla decisione di rimanere in Francia giocò però anche il suo cagionevole stato di salute.

Camera del papa – Avignone, palazzo dei papi – affreschi eseguiti verso il 1336-37.

Mai prima di allora – e mai dopo allora – il papato fu così a lungo assente da Roma. Per motivi assai diversi, nel secolo precedente, i Papi avevano però vissuto fuori di Roma per ben sessant’anni, cinquanta dei quali in una città dello Stato pontificio (Anagni, Viterbo, Orvieto, Perugia).
Nessuno dei diciassette Papi che si sono succeduti da Innocenzo III (1198-1216) a Benedetto XI (1303-1304) ha trascorso il suo intero pontificato nell’Urbe. Sei non sono persino mai entrati a Roma, e tra questi anche Celestino V, rimasto per tutto il suo (breve) pontificato all’interno del Regno di Sicilia, subendo in questo le pressioni di Carlo II d’Angiò. Nemmeno uno dei tre Papi francesi del Duecento – Urbano IV, Clemente IV, Martino IV – soggiornò a Roma, a causa di problemi politici della città di Roma, ma anche perché le principali città dello Stato pontificio potevano ormai agevolmente accogliere la corte dei Papi anche per periodi più lunghi.
Due dei tre concili del secolo XIII furono tenuti a Lione (1245, 1274), anch’essa città dell’Impero alle porte del regno di Francia. Per più di mezzo secolo, dal 1227 al 1272, nessun Papa fu eletto e incoronato a Roma. E soltanto con il pontificato di Niccolò III (1277-1280) si può parlare di un cosciente desiderio di riprendere pieno possesso di Roma. Persino un concetto giuridico, elaborato dai massimi canonisti dell’epoca (Sinibaldo Fieschi, futuro papa Innocenzo IV e Enrico da Susa, cardinale vescovo di Ostia), secondo cui ubi papa, ibi Roma, sembrava giustificare prolungate assenze dei Papi da Roma.
Il successore di Clemente V, Giovanni XXII (1316-1334) – eletto a 72 anni – non fu incoronato ad Avignone, ma a Lione, il 7 agosto 1316. Già due giorni dopo, il Papa ordinò di riaprire ad Avignone l’udienza delle contraddette, dando così un chiaro segnale di voler far ritorno alla città di cui era stato vescovo (dal 1310). Il Papa abitò dapprima il palazzo vescovile, che fece però demolire negli anni 1321-1322 e sostituire con una residenza più grande, capace di soddisfare le nuove esigenze residenziali. Ma si trattava pur sempre di una residenza provvisoria. E anche il suo successore, il cistercense Benedetto XII (1335-1342), volle probabilmente fare ritorno a Roma e lo promise a un’ambasceria romana venuta a congratularsi per la sua elezione. In seguito, il Papa diede però l’ordine di costruire un palazzo papale al posto degli edifici fatti edificare dal suo predecessore. Decidendo di includere nel perimetro del palazzo l’altura che domina Avignone – il Rocher des Doms – gli architetti poterono costruire lo straordinario palazzo-fortezza che si può ancor oggi ammirare.

Matteo Giovannetti, soffitto della Cappella di San Marziale – Avignone, Palazzo dei Papi – 1344-45.

Il suo successore, Pierre Roger, eletto con il nome di Clemente VI (1342-1352), aggiunse due nuove grandi ali – che verranno definite il “palazzo nuovo” – e le arricchì con nuove cappelle (San Marziale, San Giovanni) che fece decorare da un prete di Viterbo, Matteo Giovannetti, allievo di Simone Martini.
Sono affreschi stupendi per la loro qualità artistica, ma importanti anche per il loro significato iconografico. Dopo alcuni decenni di residenza avignonese, Clemente VI volle infatti richiamare con questi affreschi l’apostolicità romana di Pietro e la basilica di San Giovanni in Laterano. La vita di Marziale affrescata nella cappella omonima ricordava che Cristo aveva chiesto in visione a san Pietro di affidare a san Marziale l’incarico di convertire le Gallie. Una delle più belle scene affrescate da Matteo Giovannetti illustra la concessione del pastorale da parte di san Pietro a Marziale. I magnifici affreschi nella cappella di San Giovanni, dedicati all’evangelista e a Giovanni Battista, erano un chiaro riferimento alla basilica lateranense, cattedrale del pontefice romano. Nel 1345, Clemente VI tenne inoltre un importante sermone su san Giovanni e sulla sua importanza nella storia dell’apostolicità cristiana e romana.

Matteo Giovannetti, Cappella di San Giovanni – Avignone, Palazzo dei Papi – 1346-47

Il palazzo nuovo di Clemente VI dimostra che verso la metà del secolo XIV la corte dei Papi si era assuefatta a risiedere ad Avignone. Nemmeno l’ambasceria romana, di cui faceva parte Cola di Rienzo, venuta ad Avignone per convincere il Papa a celebrare a Roma un secondo Giubileo nel 1350 – dopo quello del 1300 promulgato da Bonifacio VIII – ebbe successo.
Il peso “demografico” della corte papale costituì uno dei principali ostacoli al ritorno a Roma. Dei centotrentaquattro cardinali creati dai sette Papi avignonesi (da Clemente V a Gregorio XI, 1305-1378), novantasei erano nati nella Francia del Sud. Soltanto quattordici cardinali erano italiani.
Il personale di curia era francese per il settanta per cento. Non pensando di tornarvi, Clemente VI decise di acquistare dalla regina Giovanna di Napoli la città e la signoria di Avignone nel giugno 1348. La Sede apostolica era però già – dal pontificato di Gregorio X (1272-1276) – proprietaria del Contado Venassino, di cui faceva parte la città avignonese.
Il prolungato distacco da Roma comportò conseguenze importanti per la vita liturgica e la ritualità pontificia. Numerosi oggetti simbolici – come la cattedra di san Pietro, conservata nella basilica vaticana, o i seggi di porfido presso il palazzo lateranense – erano rimasti a Roma. Ad Avignone, la vita liturgica e cerimoniale dovette adattarsi a spazi nuovi, non appartenenti alla secolare tradizione romana. Avignone divenne però una delle grandi capitali europee della musica liturgica e con il raffinato Clemente VI la corte raggiunse una sorta di apice culturale. Si pensi a Francesco Petrarca, presente ad Avignone nella sua qualità di cappellano del cardinale romano Giovanni Colonna, e alle sue riscoperte di codici di autori classici. Si pensi anche al grande mecenatismo di Clemente VI nel campo della filosofia naturale, dalla matematica ed astronomia (Jean de Murs) alla chirurgia (Guy Chauliac), alla fisiognomica (Guglielmo di Mirica).

Camera del Cervo – Avignone, Palazzo dei Papi – 1345 ca.

Avignone fu attraversata da grandi questioni teologiche, dalla visione beatifica (sotto Giovanni XXII) alla questione della povertà (Fraticelli, Beghine). Lasciando intendere che gli eletti non potessero essere ammessi alla visione beatifica che il giorno del giudizio universale, Giovanni XXII accese un dibattito che finì soltanto quando si ritrattò sul suo letto di morte. Questo Papa – morto a 90 anni – aveva tentato nei primi anni del suo pontificato di ridurre lo sfarzo della vita di corte, specie nelle residenze dei cardinali, le cosiddette livrées.
Poco meno di sessant’anni dopo l’arrivo di Clemente V ad Avignone, Urbano V (1362-1370) decise contro l’esplicità volontà del re di Francia Carlo V di fare ritorno a Roma. La ferrea politica del cardinale Egidio Albornoz all’interno dello Stato pontificio ne aveva creato le condizioni. Il 30 aprile 1367, mantenendo la sua promessa, il Papa lascia Avignone. Il 19 maggio le galere pontificie salpano da Marsiglia e il 16 ottobre il Papa entra a Roma salutato con grande enfasi dal Petrarca. Il soggiorno romano di Urbano V durò due soli anni. Stanco e malato, il Pontefice decise di tornare ad Avignone, dove morì il 19 dicembre 1370. Fu l’unico Papa avignonese ad essere portato sugli altari (Pio IX lo beatificò nel 1870). Monaco benedettino come Benedetto XII e Clemente VI, conobbe alla sua morte momenti di culto di grande intensità.
Brigida di Svezia non riuscì a trattenere Urbano V a Roma. Sette anni dopo, il suo successore, Gregorio XI (1370-1378), decise di tornare a Roma, convinto dalle alte parole di Caterina da Siena. Giunto nell’urbe il 17 gennaio 1377, vi morì già un anno dopo, il 27 marzo 1378. La contestazione mossa da cardinali francesi all’elezione di Urbano VI (1378-1389) provocò l’elezione dell’antipapa Clemente VII (1378-1394) e l’apertura del grande scisma di Occidente, destinato a durare quarant’anni.

da “L’Osservatore Romano”, 12/03/2009

Per saperne di più:
Enrico Castelnuovo, Avignone, in “Enciclopedia dell’Arte Medievale”, Treccani, 1991

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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