Viollet-Le-Duc: con il restauro raccontava il suo Medioevo.

di Arturo Carlo Quintavalle

L’ architetto francese che volle reinventare l’antico.

Eugéne Viollet-le-Duc, Carlo Magno e i paladini – ingresso alla Sala d’Arme del castello di Pierrefonds – 1857-1885.

Forse nelle opere più note di Eugéne Viollet Le Duc, dal Dictionnaire raisonné de l’architecture française du XI au XVI siécle (1854-1868) agli Entretiens sur l’architecture (1863-1872) non avverti, come in questi saggi che spaziano fra il 1844 e il 1879, la complessità dell’impegno, la ricchezza del dibattito entro cui va inserita la figura del progettista francese. Lo schema interpretativo consueto della sua complessa opera è di fatto limitante: grande analista delle tecniche del passato e restauratore delle architetture medioevali di Francia, ma insieme anche discusso falsificatore di architetture e sculture. Ma è davvero questo il corretto modo di leggere Viollet Le Duc oppure nella sua figura dobbiamo scoprire ben altro?
Certo il recupero del Medioevo di Viollet Le Duc e la sua pianificata azione di restauro per la salvaguardia della civiltà medioevale in Francia han senso solo se letti nel contesto di una Europa delle nazioni, quella Europa che nasce dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione, ma anche dalla civiltà romantica a cavallo dei due secoli. Ritorno al Medioevo, in Inghilterra da Horace Walpole in avanti, in Francia da Victor Hugo in poi, significa riscoperta di una tradizione nazionale alternativa al mondo classico, alla romanità, dunque alla internazionale cultura accademica. Da qui, nei saggi raccolti nel volume, la guerra dichiarata alla Ecole des Beaux Arts: no a ogni pastiche di stili, no a un assurdo percorso di studi senza alcuna attenzione ai problemi strutturali, no ai monumenti greci e romani assunti a modelli, no però soprattutto a ogni chiusura alle tecniche del moderno.
Dunque non deve ingannare la esaltazione del Medioevo, il tempo delle officine e dei “magistri“, dei tecnici esperti in ogni genere di materiali, dalla pietra al ferro, dal vetro alle calcine. Viollet Le Duc non punta sulla evocazione del Medioevo per chiedere una architettura di revival, il Medioevo per lui è un modello, la radice di una unità di popolo segno e simbolo della cultura della nazione, come in Notre Dame de Paris, di Victor Hugo.
Ma allora qual è il valore che per Viollet Le Duc assume il restauro? Se leggiamo il saggio su Carcassonne scritto nel 1842, dunque prima dei progetti di ripristino della città, capiamo che la descrizione è viaggio alla riscoperta delle memorie, come nel romanzo storico da Walter Scott a Prosper Merimée. Dunque il restauro è recupero di manualità, di tecniche del passato attentamente restituite alla luce della approfondita conoscenza della Enciclopédie, e a quelle tavole più volte si rifanno le immagini del Dictionnaire di Viollet.
Ma il restauro è anche altro. Le sculture della facciata di Notre-Dame rifatte come i pinnacoli, i fregi, le modanature; le mura di Carcassonne ricostruite dal primo all’ultimo merlo; il castello di Pierrefonds reinventato, arredi compresi, come regale dimora: tutto questo significa volontà di rappresentare il passato attraverso la vita dei suoi attori, dei suoi storici personaggi. Vuol dire far vivere i monumenti nel presente, centrali protagonisti del racconto della città. Così Viollet Le Duc, il grande restauratore del passato, è prima di tutto un narratore; la sua scena è quella urbana fra cattedrale e castello, con le figure dei re armati, dei santi e delle sante, dei cavalieri, dei dannati e anche degli eletti. Insomma Viollet è l’ultimo cantore di una moderna chanson de geste, ripensata però attraverso il romanzo storico ottocentesco.

da “Il Corriere della Sera”, 13/08/1996.

Per saperne di più:
Eugéne Viollet-le-Duc, Gli architetti e la storia: scritti sull’architettura, a cura di Rosa Tamborrino, Bollati Boringhieri, 1996.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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