San Gallo: splendori e miserie all’ interno di quel convento.

di Jacques Le Goff

Da domani al 20 novembre a Bellinzona una mostra sul monastero di San Gallo che a partire dall’VIII secolo fu uno dei grandi centri culturali d’Europa. Storia dello “studium” dell’abbazia.

Recto e verso della legatura dell’ “Evangelium longum” – opera di Tuotilo, monaco di San Gallo – avorio intagliato, argento dorato e pietre dure, 900 c.a.

Da domani al 20 novembre si terrà a Bellinzona, nel Canton Ticino, una mostra sul monastero di San Gallo, a sud del lago Bodanico, che a partire dall’VIII secolo fu uno dei grandi centri culturali d’Europa. Per l’occasione, è stata appena pubblicata un’opera collettiva sotto la guida di Werner Vogler, direttore dell’Archivio abbaziale: L’abbazia San Gallo (editore Jaca Book). È un bel libro, ricco d’illustrazioni, in cui autori molto competenti presentano al grande pubblico i principali aspetti della gloriosa cultura di questa celebre abbazia.
I suoi tre grandi periodi di fioritura furono: la rinascita carolingia nei secoli VIII e IX, il Rinascimento umanista nei secoli XV e XVI e l’epoca barocca nei secoli XVII e XVIII. La prima rinascita ebbe come base l’introduzione della regola benedettina sotto la spinta di quei grandi aristocratici che avrebbero fondato il regno carolingio, Carlomanno e Pipino, nel 747, e il privilegio d’immunità (annessione diretta all’Impero) concesso da Ludovico il Pio nell’818. La seconda la dobbiamo all’abate Ulrich Rosch (1463-1491), di origine borghese, figlio di un panettiere. Infatti, poiché l’ abbazia era in declino, con solo qualche monaco dopo averne contati più di cento nel IX secolo, ed essendo diventata “l’albergo dei nobili”, l’abate Rosch creò intorno ad essa una città e un principato ecclesiastico con l’aiuto di privilegi imperiali e pontifici e con il sostegno dei riformatori cattolici in seno all’ordine benedettino. Dopo una breve secolarizzazione provocata dalla Riforma, si realizzò la terza rinascita dell’abbazia con una nuova riforma religiosa al suo interno e nelle parrocchie del suo principato; rinascita consentita dall’istituzione, nel 1613, dell’Officialato attraverso il quale il vescovo di Costanza riconosceva la giurisdizione ecclesiastica dell’abbazia sulle chiese vicine. Pur avendo abolito il servaggio e i diritti feudali nel 1795, per influsso della Rivoluzione francese, l’abbazia di San Gallo fu soppressa nel 1805 dal Gran Consiglio del novello Canton San Gallo e, nel 1823, Papa Pio VII ne sanzionò la scomparsa fondando il doppio vescovato Coira-San Gallo. Si estingueva, così, dopo dieci secoli una potenza europea religiosa e culturale, ma anche politica.
La sua fondazione testimonia un fenomeno di grande importanza nella storia europea nel suo periodo di genesi durante l’Alto Medioevo: l’influsso del monachesimo irlandese nel cuore del continente. San Gallo fu uno dei luoghi sacri della componente celtica della cultura europea. Gallo era un amico di San Colombano che fondò i grandi monasteri di Luxeuil e di Bobbio. Mentre Colombano ripartiva per l’Irlanda, Gallo rimaneva nella cella che aveva fondato verso il 612, nella solitudine della foresta di Arbon, a sud del lago Bodanico. Per i monaci occidentali, la foresta era quello che per i monaci orientali è il deserto. Alcuni discepoli si riunirono intorno a Gallo. Egli morì in questi luoghi, dove la sua tomba fu venerata e il suo ricordo perpetuato da una Vita agiografica. Nel 719, l’aristocratico alemanno Otmaro, che più tardi divenne santo, fondò, lì dove Gallo era stato sepolto, un monastero comunitario: San Gallo.
Dal punto di vista architettonico, l’attuale abbazia è interamente barocca, dato che la nuova chiesa è stata costruita a partire dal 1756. Il periodo più brillante nella lunga vita del monastero, nella storia della cultura europea, è incontestabilmente l’Alto Medioevo, e specie il IX secolo. Un documento eccezionale, conservato nell’archivio abbaziale, mostra che San Gallo fu considerato un monastero-modello dell’epoca carolingia. Si tratta della pianta ideale dell’ abbazia, disegnata verso l’825 a Reichenau su una pergamena di 112×77 centimetri in inchiostro rosso, con numerose scritte in inchiostro nero. Molto sistematica, molto rappresentativa dell’ “ordine” carolingio e benedettino, questa pianta (che non fu realizzata nella costruzione dell’abbazia a partire dall’830, ma che la ispirò) mostra il desiderio di concentrare dentro le mura dell’abbazia tutto ciò che poteva farne un’unità con tendenza all’autarchia: chiesa, edifici abbaziale e monastico, chiostro, edifici economici (forno, laboratori per sarti, calzolai, conciatori e fabbri, locale per la preparazione della birra, mulino, essiccatoi), giardini, farmacia e ospedale, scuole, alloggi per ospiti o pellegrini senza mezzi, scuderie e rifugi per i contadini, cimitero. Oltre alla chiesa, gli edifici più significativi furono le scuole – interna per i novizi, esterna per i bambini – e soprattutto lo studium, che aveva funzione di biblioteca e nello stesso tempo di laboratorio per la copia e l’ornamento dei manoscritti.
Infatti San Gallo fu un tempio del libro. Qui, il più delle volte, i libri venivano riccamente decorati, come quelli che continuavano la tradizione dei codici purpurei tardo antichi, le cui pagine erano state immerse in un bagno di porpora; erano libri di lusso realizzati sia per il prestigio che per essere utilizzati in onore di Dio. Il copista era alla confluenza del labor manuum, il faticoso lavoro manuale, e dell’opus Dei, l’opera prestigiosa eseguita in onore di Dio. Il fondo irlandese, costituito da manoscritti portati dall’Irlanda, o realizzato a San Gallo da monaci irlandesi, fin dall’inizio fu uno di quei tesori che sfoggiavano quella strana e affascinante arte insulare con il linguaggio estetico-teologico delle sue iniziali e delle sue cornici, dagli infiniti intrecci, alle frontiere dell’astrazione. L’apporto dello studium di San Gallo alla cultura cristiana medievale fu notevole: prima di tutto arricchì la liturgia con i suoi Evalgeliari e i suoi Salteri (in particolare quelli che datano della fioritura tardiva dell’arte carolingia fra l’870 e il 920: il “Salterio di Folchart”, il “Salterio aureo”, l’ “Evangelium longum”). Inoltre, produsse copie sontuose di manoscritti antichi, come per esempio il grande poema scientifico del greco Aratos (III secolo a.C.) dedicato all’astronomia e alla meteorologia. E apportò un contributo di prim’ordine a quelle arti liberali (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia, musica) che il paganesimo antico tramandò al cristianesimo e che furono la base dell’insegnamento europeo. San Gallo si rese celebre soprattutto nel campo della musica dove i suoi manoscritti diffusero un sistema di notazioni musicali, i neumi, che ebbero grande successo.
Per diffondere la sua cultura e la sua influenza, per preservare la salvezza dei suoi monaci, San Gallo seppe tessere reti di relazioni efficaci, di fratellanze, che univano i monaci, attraverso la preghiera, quand’erano in vita e dopo la loro morte, ad altri monasteri o a potenti laici. L’abbazia attrasse anche illustri visitatori: l’imperatore Carlo III il Semplice nell’883, il re di Germania Corrado I nel 911, l’imperatore Ottone Primo il Grande nel 972, l’imperatore Carlo IV nel 1353, il cardinale Carlo Borromeo nel 1570. Ma San Gallo dovette affrontare anche grandi prove: l’attacco degli ungheresi nel 926, un grande incendio nel 937, un altro nel 1418, la distruzione delle immagini sacre dell’abbaziale da parte dei Riformati nel 1529, guerra diverse… Ma i principali tesori del monastero di San Gallo, che nel 1983 l’Unesco ha situato nel patrimonio mondiale dell’umanità, sono sopravvissuti e possono essere ammirati dai visitatori della mostra di Bellinzona.

da “Il Corriere della Sera”, 28/10/1992.

Per saperne di più:
L’Abbazia San Gallo, a cura di Werner Vogler, Milano, Jaca Book, 1991;
Fabrizio Crivello, Tuotilo: l’artista in età carolingia, in “Artifex bonus. Il mondo dell’artista medievale”, a cura di Enrico Castelnuovo, Bari, Laterza, 2004.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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