Esodo e controesodo: impariamo dal Medioevo,

di Arturo Carlo Quintavalle

Autostrade, fax e telefonini hanno ucciso il viaggio.

Sul Guinness dei primati la coda più lunga non figura ancora: che so, 18 chilometri in entrata in Italia al passo del Brennero, 16 chilometri a Roncobilaccio per via di un incidente, 11 soltanto al rientro a Milano Melegnano dalle vacanze. Il bollettino di guerra dei serpentoni corre fra “Onda Verde” e i giornali radio diretti di Claudio Angelini, tutore del traffico, delle notizie e dintorni. Dunque code, soste: se si osserva la gente ferma, si capisce che non sa cosa fare, soprattutto di se stessa; escono dall’auto, si guardano attorno, non parlano mai con quelli davanti o quelli accanto o dietro, si scocciano se vengono superati, impazziscono se qualcuno infila, indegnamente, la corsia di sorpasso.
Intanto, le strade antiche, le strade che traversano la vita dei paesi e gli spazi verdi dei campi, sono quasi deserte, persino la via Emilia. Ma allora, come programmare queste benedette partenze intelligenti? E se, dopo, viene un viaggio “stupido”?
La chiave per rispondere sta nel valore del viaggio, oggi solo notizia, cartolina marchio di un luogo, non così in passato. Nella nostra cultura, viaggiare vuol dire trasferirsi da un luogo all’altro, senza mutare le abitudini, i tempi, i modi del quotidiano. Ma i viaggi, fino a due generazioni fa, non erano affatto così. Viaggio nella mitologia antica, e quindi nella civiltà cristiana d’ Occidente, è momento di purificazione, di trasformazione; viaggio è esperienza di un nuovo individuo, di ripensamento, di scoperta dei propri limiti, dei propri “peccati”. Le vite dei Santi, le loro espiazioni, si compiono sempre attraverso un viaggio che vuol dire purificazione, e il modello di questo interiore viaggiare è simile per tutto l’Occidente.
Così, nel Medioevo, i viaggiatori, pellegrini che spesso sono anche mercanti, viaggiano non lungo una strada, ma dentro un territorio, dove interessa il percorso che – anche secondo le antiche “guide” – è denso di soste, di mete obbligate, di luoghi di riposo che sono anche di incontro. Per questo chi viaggia fa sempre affidamento sugli altri per trasformarsi. Prima del bitume e dell’asfalto, le strade del resto sono sempre percorsi incerti, sono vie di terra che uniscono luoghi raccontati, spesso sognati: mercati o santuari, ponti oppure grandi aree boschive, città o erte cime.
Il viaggio non cambia come modello mitico neppure nell’età rinascimentale e nella barocca, quando diventa indispensabile per la formazione degli artisti andare a Roma, e neppure cambia in età romantica, quando si viaggerà dentro le foreste, negli spazi sospesi delle notti di luna, attraverso gli incubi della privazione o le estasi del dono d’ amore. Natura e tensioni emotive si corrispondono.
E dopo? Dopo abbiamo inventato l’ufficio, fax e telefonini dentro le automobili, e in villeggiatura. Così la fila dei carri dei pellegrini che 900 anni fa salivano i passi delle Alpi e degli Appennini per vivere insieme una esperienza di purificazione, si trasforma nelle file estraniate di viaggiatori inquinati dai suoni e dagli scappamenti. E allora, d’accordo, partenze intelligenti ma, per favore, viaggi che non siano da meno, possibilmente in tappe diverse, da fare tutte fuori delle autostrade.

da “Il Corriere della Sera”, 25/08/1995

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a Esodo e controesodo: impariamo dal Medioevo,

  1. Giovanni ha detto:

    Bellissimo video bella anche la colonna sonora ma non capisco le parole.
    Chi sa se ci sono ancora artisti che sanno realizzare opere simili, peccato che vengano dimenticate.

  2. agersocialslow ha detto:

    L’articolo pensavo fosse del 2014 invece è del 1995 ed è veramente istruttivo anche se poi nessuno sarà disposto a cambiare mete e metodo. Nel 1980 , ma io avevo paura delle velocità autostradali, presi la mia 126 e feci 430 km di strade e stradine per trasferirmi da una Regione centrale a pochi confini dalla Svizzera. Con cartine varie e fermate (scusi è giusta la strada per…) in Emilia passai su uno stretto ponte di legno sorretto da barche….un viaggio di 10 ore , indimenticabile anche perchè era una vittoria…sulla paura!

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