I medici che volevano ringiovanire il Papa

di Jacques Le Goff

La scuola medica della corte Pontificia. pubblicata una raccolta di articoli di Agostino Paravicini Bagliani: “Medicina e scienza della natura alla corte dei Papi nel Duecento”. Attorno alla corte del papa nel XIII secolo si affermò una delle più importanti scuole scientifiche della cristianità.

Rinaldo da Siena. Miniatura in Trattato di Mulo-medicina di Vegezio. c.1278. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana.

Fino ad oggi, se a un medievalista fosse stato chiesto di nominare un importante centro scientifico della cristianità del XIII secolo, egli avrebbe citato Oxford o Parigi, Bologna o Montpellier, la corte dell’ imperatore Federico II o quella del re di Castiglia Alfonso X il Saggio. Ormai, può citare anche la Corte pontificia. È ciò che spiega con chiarezza rivelatrice la raccolta d’articoli di Agostino Paravicini Bagliani: Medicina e scienza della natura alla corte dei papi nel Duecento, pubblicata dal Centro italiano di studi sull’ Alto Medioevo di Spoleto (Biblioteca della Società internazionale per lo studio del Medioevo latino, diretta da Claudio Leonardi).
Sapevamo che la “Scuola della curia”, Studium curiae, era stata fondata nel 1245 da Innocenzo IV principalmente per fornire alla Corte pontificia le competenze giuridiche e amministrative di cui aveva bisogno. Adesso sappiamo che questa Scuola, sebbene avesse lo statuto d’università (Studium generale), fu piuttosto un’ “alta accademia” che offriva ai grandi protagonisti della Curia romana una “cassa di risonanza”, ed ebbe un alto ruolo scientifico e culturale. Fu “uno strumento di trasmissione intellettuale ospitando studiosi di alto rango provenienti da grandi università europee e offrendo uno spazio accademico utile all’approfondimento scolastico del magisterium curiale in materia di giurisprudenza pontificia”. La Corte pontificia non si oppose, come si era creduto, al movimento intellettuale della corte di Federico II; anzi, sappiamo che fra le due corti ci furono numerosi scambi di scienziati e di libri. E alla fine del periodo la biblioteca di Bonifacio VIII (1294.1303), rivela, attraverso numerosi manoscritti greci, l’esistenza di un certo spirito pre-umanistico.

Rhazes, Liber medicinalis Almansoris, volgarizzamento attribuito a Zucchero Bencivenni – prima metà del XIV secolo – Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana.

A Viterbo
Secondo Paravicini Bagliani, il momento più brillante si situa negli anni Sessanta e Settanta del Duecento, quando la Corte pontificia risiedeva soprattutto a Viterbo ed è per questo che egli propone di chiamarla “circolo di Viterbo”. Questo circolo era, allora, il “centro di trasmissione delle tre più grandi opere sull’ottica” del secolo: la Perspectiva di Witelo, canonico di Breslavia e celebre matematico originario della Slesia; la Perspectiva communis dell’inglese John Peckham che insegnava alla Scuola della Curia dove c’era anche Witelo; e le opere che il celebre francescano di Oxford, Roger Bacon, aveva inviato a Clemente IV tra la fine del 1267 e l’ inizio del 1268.
Quest’attività intellettuale godeva del mecenatismo dei papi e dei cardinali che appartenevano alle grandi famiglie romane o all’unica grande famiglia non romana della Curia, quella genovese dei Fieschi. Due dei suoi membri divennero papi: Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi, 1243-1254), il fondatore della Scuola, e Adriano V (Ottobono Fieschi, 1276). Questo ambiente godeva anche dei contatti che si stabilivano durante i viaggi ad limina fra prelati dotti: come ad esempio Gonsalvo Gudiel, arcivescovo di Toledo, il quale, all’epoca del suo soggiorno a Viterbo, nel 1280, fece inventariare la sua biblioteca; oppure durante i concilii ecumenici (Laterano IV, 1215; Lione I, 1245; Lione II, 1274). Questi intellettuali avevano un grande interesse per la scienza araba ed alcuni, come Simone da Genova, leggevano e traducevano l’arabo. L’accademia curiale europea era un centro aperto alla cultura antica e straniera e nello stesso tempo era un centro di ricerca e di progresso scientifico.
S’interessò in maniera sorprendente alla medicina e alle scienze naturali. Il primo medico del Papa (medicus papae) che si sia potuto accertare risale al pontificato di Innocenzo III, all’inizio del secolo, e da allora la Corte pontificia non smise di avere un’attenzione particolare per la medicina. Il fenomeno s’inserisce “nel più vasto contesto della cura corporis, causa e riflesso, ad un tempo, di una nuova concezione di vita di corte” e, aggiungo io, di una concezione del corpo umano in generale, una vera e propria riabilitazione che contribuisce a conferire a questo movimento scientifico ed etico un carattere d’umanesimo e di rinascita.
Simone da Genova è medico personale di papa Niccolò IV, l’ex ministro generale dei Frati minori Girolamo d’Ascoli (1288-1292), quando porta a termine la sua opera trentennale, la Clavis sanationis (Chiave della sanità), enciclopedia medica, la prima del Medioevo ad avere la forma di un glossario di termini medici. Egli utilizza le due versioni (di cui una è andata perduta) del De medicina di Dioscoride, uno dei piùimportanti trattati di medicina dell’Antichità; l’Ophtalmikos (trattato di oftalmologia) di Demostene (il cui testo greco è anch’esso andato perduto), il Canone di Avicenna in arabo e in latino. La ricchezza della sua biblioteca è esemplare. Ma il tema di ricerca più sbalorditivo nella medicina del XIII secolo, che trova un’eco potente nella Curia pontificia, è quello della lotta contro l’invecchiamento del corpo e per la prolongatio vitae.

Oculista – miniatura dall’Oftalmoiatria di Armenio – Napoli, Biblioteca Nazionale.

Testamenti
La corte pontificia è stata il carrefour di questo tema che procede di pari passo con la decretale di Bonifacio VIII (Detestande feritatis, del 1299) che proibiva lo smembramento dei cadaveri “abominevole al cospetto di Dio, contrario alla sensibilità umana e contrastante con la pietà comune”, all’unisono con le misure per la cura del proprio cadavere che i cardinali reclamavano nei loro testamenti; testamenti esaminati da Agostino Paravicini Bagliani.
Dal De retardatione accidentium senectutis di un autore sconosciuto dell’inizio del tredicesimo secolo ai celebri testi di Roger Bacon sulla prolongatio vitae che il francescano presentò a Clemente IV (1265-1268) e alle opere di Arnaldo da Villanova e di Raimondo Lullo, in attesa di quelle di Marsilio Ficino, nel Quattrocento, la lotta contro l’invecchiamento e per il prolungamento della vita umana è stata “una delle novità culturali di maggior fascino per le élites del Duecento europeo”. Durante il suo soggiorno alla Curia, John Peckham, nel suo Quaestiones de beatitudine corporis et animae (Domande sulla beatitudine del corpo e dell’anima), aveva affrontato il tema del corpo glorioso attraverso una serie di problemi scientifici alcuni dei quali si riferivano all’astronomia e all’astrologia. Alla Curia romana l’attenzione per il corpo suscitò una convergenza interdisciplinare. Ciò che in questo campo era noto agli storici trova finalmente il suo pieno significato grazie alla “cassa di risonanza” che costituisce il bel libro di Agostino Paravicino Bagliani.

da “Il Corriere della Sera”, 28/07/1992.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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