Streghe e roghi a Milano: non è solo storia da Medioevo

di Marco Meschini

I primi processi si ebbero nel XIV secolo per poi aumentare.

Fredegonda fa giustiziare Ennio Mummolo e alcune donne accusandole di stregoneria per aver avvelenato il figlio Teodorico – miniatura dalle “Chroniques de France ou de Saint-Denis”, 1332-1350.

Strega uguale rogo. Rogo uguale Inquisizione. Inquisizione uguale Medioevo. E quindi: strega uguale Medioevo.
È questo il falso sillogismo che scatta nella mente di molti al solo sentir parlare di streghe e stregoneria. E di solito, poi, guizza anche l’invettiva: «Ah, che barbari quei preti medievali che torturavano a più non posso, bruciavano e maledicevano».
Ora: premesso che un pensiero del genere è come minimo in arretrato di circa un secolo, visto quel che ha fatto Giovanni Paolo II in tema di purificazione della memoria. Ma il fatto è che la caccia alle streghe è un fenomeno tipicamente moderno, non medievale. Con altri, è da tempo che provo a spiegare questa vicenda, ma la sua pervicacia induce a ripartire ancora da qui: il Medioevo ebbe non pochi difetti – ma accanto ad altissimi pregi, suvvia – però almeno non carichiamolo di quest’altro. Giusto per dare due coordinate: i primi processi per stregoneria si ebbero nel XIV secolo (il primo in Italia è del 1375), per poi aumentare di numero nei secoli successivi in regioni limitate e localizzate (per esempio la Svizzera, nel XV secolo) e quindi «esplodere» in epoca moderna.
Del resto, siamo così sicuri di essere «immuni» dal problema? In effetti mentalità e pratiche «magiche» percorrono, a ogni latitudine, tutta la storia umana compresa la nostra società, sulle cui strade di cemento si affacciano numerosi i garage di maghi part-time e sacerdotesse rutilanti, vestite a carnevale anche fuori stagione, venditrici di fumo per un pugno di euro e a volte ben di più. Eppure giudicheremmo il nostro tempo a partire dai cartomanti via etere o via cavo?
Il fatto è che la magia è stata da sempre antitetica alla civiltà occidentale: già condannata senza remore dal diritto romano, tale sanzione trovò eco nelle codificazioni teoriche medievali, per poi divenire operativa appunto con il tramonto del Medioevo e l’alba di una nuova era.
Dal canto suo, la Milano moderna ha conosciuto non pochi casi di processo e condanna a morte di streghe, preannunciati proprio da uno dei rari casi medievali: quello di Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, giustiziate nel 1390 sulla pubblica piazza davanti a S. Eustorgio. Le due donne avevano già confessato, anni prima, di aver partecipato ad alcuni «giochi» con la Dama d’Oriente – altrimenti detta Diana o Erodiade – comprendenti animali e uomini, mangiate, bevute e insegnamenti misterici da parte dell’arcana divinità, ma se l’erano cavata con una reprimenda e un’ammenda. Se finirono sul rogo fu per la loro pertinacia, che era peraltro evoluta – così almeno sostenne Sibilla – in copula con il Demonio. E da qui al rogo il passo fu breve, ahiloro.
Il fatto era che la stregoneria era stata rubricata tra i crimini di eresia, quelli sì puniti da tempo con le fiamme terrene intese come anticipo di quelle eterne, nell’ottica di «purificare» la terra dal contagio. Certamente la società del tempo scaricò sui destini di quei miseri – peraltro il più delle volte realmente praticanti l’eresia o la magia, o almeno convinti di farlo – le proprie paure e angosce, ma trasformare la lotta intrapresa dagli Stati e dalle Chiese – il plurale è necessario, parlando di epoca moderna – in quella dell’oscurantismo contro la libertà di ricerca e coscienza, come sostengono malamente taluni affrettati divulgatori, è falsante. In quest’ottica, infatti, l’«ordine costituito» avrebbe soffocato tutto ciò che lo metteva in discussione, per natura portatore di innovazione e miglioramenti che i regnanti sui corpi e sulle anime volevano ricacciare nel profondo.
Un simile ragionamento attribuisce troppi meriti alla magia e ai suoi adepti, finendo paradossalmente con il ritenerla «vera» almeno quanto coloro che la praticarono. È un curioso contrappasso di un pensiero che reputa sempre erronei gli atti di chi governa, dimenticando per esempio che già all’inizio del Duecento il vescovo di Parigi Guglielmo d’Alvernia aveva ben distinto – e dunque salvato – gli aspetti scientifici e positivi insiti nell’arte magica, condannando sì quella «nera» ma per salvare quella «bianca», appunto «scientifica». Perché la storia è sempre un po’ più articolata di quanto suppongono i detrattori dell’Inquisizione.

da “Il Giornale”, 03/03/2007.

Per saperne di più:
Marina Montesano, Caccia alle streghe, Roma, Salerno Editrice, 2006;
Diane Purkiss, The Witch in History: Early Modern and Twentieth-Century Representations, Routledge, 1996;
Rodney Stark, A gloria di Dio. Come il cristianesimo ha prodotto le eresie, la scienza, la caccia alle streghe e la fine della schiavitù, Lindau, 2011;
James Hannam, God’s Philosophers: How the Medieval World Laid the Foundations of Modern Science, Icon Books, 2009.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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