Il Crocefisso che ti guarda

di Giuseppe Frangi

Nuovi studi sul Volto Santo di Sansepolcro. Il cui originale sarebbe a Lucca. Una monumentale scultura lignea, il volto dagli occhi grandi che abbracciano tutto il reale. La sorpresa di essere guardati. Arezzo lo celebra con una mostra.

Volto Santo di Sansepolcro – crocifisso ligneo, IX sec. c.a. – Borgo Sansepolcro, basilica concattedrale di San Giovanni Evangelista.

Più largo che alto: e questo è già un dato emblematico. Infatti è alto 2,70 metri, mentre l’apertura delle braccia arriva ai 2,90. Scolpito in noce, conserva del tronco originale la semplice, monumentale compostezza. La tunica, pure lei scolpita nello stesso pezzo di legno, lo abbraccia come una corteccia. Chi intagliò il Crocefisso tunicato di Borgo Sansepolcro aveva certamente una mano leggera, capace di scavare con la delicatezza di un soffio. Già, ma a chi apparteneva questa mano dal tocco giusto e commosso? Inutile tentare di assegnarle un nome, perché questa è una di quelle opere che, si vede limpidamente, sono scaturite dall’energia di un “altro”. Nei decenni passati, per questo capolavoro dell’arte medioevale, si era avanzato un nome impossibile, che testimonia più che altro lo stupore suscitato in intere generazioni di devoti: Nicodemo. Proprio lui, il fariseo che prima aveva difeso Gesù davanti al Sinedrio e poi aveva ottenuto dallo stesso Sinedrio il permesso di deporre il corpo del Signore dalla croce. Nicodemo, secondo una tradizione apocrifa, sarebbe stato pittore e scultore e in sogno avrebbe ricevuto da un angelo l’invito a tramandare la vera immagine di Gesù agli uomini. Ecco perché Michelangelo nella straordinaria Pietà che avrebbe voluto mettere sulla sua tomba (oggi a Firenze al Museo dell’Opera del Duomo) diede al Nicodemo che regge il Gesù deposto, le proprie sembianze: aveva identificato il proprio ideale artistico nella figura dell’ebreo che si lasciò sorprendere dal Signore.
E che cosa avrebbe detto Michelangelo davanti a questo grande Crocefisso tunicato, che verrebbe voglia di chiamare Crocefisso abbracciante, tanto è largo e spalancato? Avrebbe detto, forse, che non sembra fatto da mano d’uomo.

Il Volto Santo di Sansepolcro a confronto con il volto del Nicodemo della Pietà Bandini di Michelangelo.

Un’antica disputa
In effetti la sua storia si perde indietro nel tempo. Anzi, si perde nel mistero di una disputa che lo oppone a un’analoga scultura, conservata e venerata a Lucca. Quale delle due è l’originale, arrivato nel 782 in terra toscana? Sino a oggi nessuno aveva dubitato che l’originale fosse quello di Lucca, noto come il Volto Santo. Ma proprio pochi mesi fa, il 13 settembre, una studiosa molto accreditata, Anna Maria Maetzke, ha reso noto un clamoroso documento, datato 29 maggio 1179, in cui si attesterebbe la cessione del Crocefisso ai Frati camaldolesi del Borgo d’Arezzo per 70 denari d’argento. Poca cifra, ha notato un grande esperto come Franco Cardini, che però dice di credere alla scoperta: «Anna Maria Maetzke è studiosa troppo prudente e avveduta per abbracciare incaute e precipitose ipotesi».
Una scoperta che ha scatenato una serie infinite di polemiche e di gelosie. Il partito dei “lucchesi” chiede come mai del documento non sia stata fornita l’esatta collocazione archivistica, affinché altri studiosi possano riscontrarne la veridicità. La protagonista del ritrovamento si difende, spiegando che tutto sarà reso noto con la pubblicazione degli atti del convegno in cui la scoperta è stata resa pubblica. Sino ad allora, per ragioni di riservatezza, i particolari resteranno top secret. Monsignor Giuseppe Ghilarducci, direttore dell’Archivio vescovile e della Biblioteca capitolare di Lucca, ha sfoderato toni da battaglia: «Perché non è possibile saperla ora la segnatura archivistica? Secondo me il Crocefisso di Sansepolcro è una delle tante copie che sono state fatte in Europa prima e dopo il Mille. È impensabile che i lucchesi dessero via la reliquia originale e che la venerazione sia passata alla copia».
Il culto del Volto Santo di Lucca, infatti, ha avuto nei secoli un successo clamoroso, che davvero non spiegherebbe la decisione di cederlo ai frati di Sansepolcro. «Perché i lucchesi avrebbero dovuto disfarsi di un’immagine tanto illustre capace di calamitare prestigiosi pellegrinaggi?» si chiede Franco Cardini. Che sottolinea come sia strano il fatto che della traslatio a Sansepolcro non sia rimasta altra notizia, all’infuori di quel documento appena ritrovato.

Volto Santo di Lucca – Crocifisso ligneo, secc. XI-XIII – Lucca, Cattedrale di San Martino.

Un Crocefisso vivente
Qualunque sia la verità storica, questa sorprendente querelle è servita a lanciare una mostra bellissima ad Arezzo. E soprattutto ad accendere i riflettori su questo capolavoro. Abbiamo già detto come stupisca per essere più largo che alto. Si deve aggiungere che stupisce perché è un Crocefisso vivente. Gesù sulla croce ha un volto indimenticabile, dolce, con i grandi occhi umili, pieni di tristezza e tenerezza. Occhi che guardano in basso. Non verso terra, ma verso i tanti che a lui, là sotto, rivolgevano una preghiera, gli chiedevano una consolazione. Gli organizzatori della mostra hanno identificato questa immagine del Signore con quella, indicata nell’Apocalisse, del Cristo Trionfante sulla Croce, sacerdos et rex: la veste sarebbe, infatti, una tunica sacerdotale e regale allo stesso tempo. Dice l’Apocalisse (1,12-13): «Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro».
L’anonimo, grande scultore del Volto Santo di Sansepolcro è letterale nel suo realismo. La tunica, scollata a “v”, ha una cintura d’oro, lineare ed elegantissima, alla vita. È stato anche notato come il nodo che la tiene allacciata sia un nodo inscioglibile, particolare di chiara valenza simbolica. Comunque sia, la tunica è sorella di quella che gli imperatori carolingi indossavano: particolare che confermerebbe una datazione avanzatissima, suggerita dagli organizzatori della mostra; quest’opera sarebbe stata realizzata addirittura nel IX secolo e sarebbe la prima scultura monumentale del Medioevo europeo.

Occhi che abbracciano
Ma quello che rende straordinario questo Crocefisso è senza dubbio il suo volto. Grande e fuori proporzione, a dimostrazione del fatto che veniva venerato dal basso; sporgente in avanti come se volesse mostrarsi a tutti; con un profilo da mediorientale, per via della base del naso molto larga e dell’ovale così allungato. E soprattutto con quegli occhi grandi, sgranati, aperti ad accogliere tutto il reale. È stato giustamente notato come l’artista abbia rimarcato l’importanza dello sguardo, contornando gli occhi con una pesante ombreggiatura scura, ottenuta con pennellate fluide. È davvero impossibile non sentirsi guardati, davanti a una scultura così. Quegli occhi sono spalancati sul mondo senza riserve, senza moralismi, con tenerezza. Sono occhi capaci di abbracciare ogni cuore. Basta, da parte dell’uomo, alzare lo sguardo, e sorprendersi “guardati”, ancor prima di averlo domandato.
Del resto, nei più antichi Padri della Chiesa la ricerca del Volto di Gesù era una tensione costante. San Clemente d’Alessandria, Eusebio di Cesarea, san Giovanni Crisostomo, tutti insistono sul valore misericordioso del Volto del Signore. Ma poi fu soprattutto sant’Ambrogio a elaborare una dottrina essenziale in materia. Scrisse il Vescovo di Milano che «non v’è dubbio che Pietro riebbe la grazia della conversione per mezzo del Sacro Volto, perché coloro che Gesù riguarda sono sempre salvati». Senz’altro questa è la miglior didascalia al capolavoro di Sansepolcro.

da “Tracce”, 12/2002.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Il Crocefisso che ti guarda

  1. Stefano Suardi ha detto:

    Il 06 maggio 2012 mia figlia si trovava a San Sepolcro e ha fotografato il crocifisso !!! Cosa c’è di stano vi chiederete! Bene lei è morta la sera stessa e l’unica cosa che ho ricevuto sono le foto che ha scattato al Volto Santo di San Sepolcro…..
    La storia è lunga da scrivere ma è incredibile!!!

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