Altro che secoli oscuri: eravamo il centro d’ Europa.

In questi giorni di grande prova per Bologna e per l’Emilia a causa del terremoto, dedico questo articolo a tutti quelli che da quelle terre lo leggeranno: a chi in pochi minuti ha perso la famiglia, a chi ha perso ciò che lui o la sua famiglia aveva costruito, e, non ultimo, a chi sente il cuore lacerarsi a veder sgretolarsi le opere d’arte di cui questa terra è ricchissima. Ad ognuno di loro voglio dire: coraggio! Guardate al passato, e guardate quante ne avete passate: Bologna è stata il centro l’Europa, ce la farà anche questa volta!

Bologna, Torre degli Asinelli, Piazza di Porta Ravegnana (1109-1119).

di Ilaria Ventura

Il Medioevo al tramonto? Non proprio, dirà Jacques Le Goff oggi (ore 15) nell’Aula Absidale di Santa Lucia. L’ intervista fatta a partire da questo interrogativo ad uno dei massimi medievalisti, fautore di una storia sociale e globale fatta non solo di date e grandi personaggi, sarà videoregistrata. E commentata da Franco Cardini, Francesco Cesare Casula, Chiara Frugoni, Massimo Miglio e Massimo Montanari, moderati da Jean-Claude Marie Viguer, direttore della rivista «Medioevo», un piccolo successo editoriale nel settore.
Sarà Rolando Dondarini, docente di storia del Medioevo e di didattica della storia, a introdurre questo dibattito, uno degli appuntamenti clou della Festa della Storia, la kermesse che si chiuderà sabato con la rievocazione storica del Passamano di San Luca. Si parla dunque di Medioevo nella città che ne porta i segni evidenti.

Il mercato di Porta Ravegnana a Bologna – Miniatura dalle Matricole della Società dei Drappieri, 1411 – Bologna, Museo Civico Medievale.

Professor Dondarini, ha ancora un senso o siamo al tramonto di un periodo storico?
«Il termine è criticabile, certamente. Ma si tratta di un millennio che ha dato una impronta fondamentale al nostro presente: nel Medioevo è nato il diritto moderno, le università hanno mosso i primi passi, le nostre città si sono modellate in quell’ epoca, si sono diffuse le tre grandi religioni monoteiste. Ha ancora un senso parlarne e soprattutto continuare a studiarlo».

Invece non si studia più. Alle elementari, per esempio, i nuovi programmi l’ hanno cancellato.
«Un assurdo che non ha nessun fondamento, criticato da tutti gli storici. Se penso alla bellezza dei percorsi didattici che il nostro Museo Medievale ha sempre organizzato per bambini, sin dalla materna. Ora c’è una caduta delle richieste da parte delle scuole elementari».

Con quali conseguenze?
«I bambini crescono senza conoscere una parte importante delle loro radici. Non solo. La cosa più grave che sta avvenendo è che nel corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, dove insegno, nessuno studente sostiene più l’esame di storia del Medioevo perché non serve più ai fini dell’insegnamento. Non guardo solo al mio orticello, succede così anche per la storia moderna e contemporanea. Già gli studenti, si sa, arrivano in Università che conoscono poco la storia. Così rischiamo di portarli alla laurea senza che sappiano nulla di alcuni periodi fondamentali del nostro passato. Rischiare di formare insegnanti con queste lacune culturali per me è gravissimo».

Ma quanti conoscono la Bologna medievale?
«Al di là della piazza e dei monumenti più noti, credo che pochi conoscano il vero volto della Bologna medievale. Non penso solo al patrimonio artistico, che puoi salvaguardare solo se conosci la sua storia, ma anche ad aspetti della vita sociale. Carlo V scelse di essere incoronato a Bologna perché era la città internazionale per eccellenza. Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna Bologna era la capitale della seta. I bolognesi non lo sanno. E chi ricorda quel provvedimento illuminato che portò alla liberazione degli schiavi? Era il 1257 e il Comune decise di pagare, sborsando una somma di denaro enorme, il corrispondente di milioni di euro di oggi, per riscattare quasi seimila schiavi dai loro padroni. Un atto di libertà che non andrebbe dimenticato».

La storia di Bologna è sottovalutata?
«Non solo fuori, quello che è grave è che è sottovalutata dentro. Un guaio: se non hai consapevolezza del passato non riesci a progettare il futuro».

Eppure si parla tanto di bolognesità.
«Un termine da considerare con sospetto, un concetto che considero pericoloso. Dobbiamo renderci conto che la storia locale non può essere utilizzata per la bolognesità, ma deve diventare il terreno con cui provo a dialogare con i nuovi arrivati. Quando torno a Porretta, paese delle mie origini, trovo tanti borghi abitati da musulmani. Devo cominciare a condividere anche con loro la nostra storia. Il rischio altrimenti, e lo corriamo tutti, è di perdere il nostro patrimonio artistico. Perché se non conosco il valore di una chiesa romanica non farò fatica un giorno a tirarla giù con una ruspa».

da “La Repubblica”, 18/09/2005.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Altro che secoli oscuri: eravamo il centro d’ Europa.

  1. Antonella ratto Gonzalez ha detto:

    Quanta verità in queste righe! E anche che tristezza, ma è la cruda realtà

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