Libertà di sapere. Le università nel Medio Evo

di Umberto Casotto

Altro che oscurantismo. Il clima sociale e culturale da cui sono nate le Università medievali era estremamente libero e audace. Come era il corso di studi? E gli esami? Ne parla lo storico Léo Moulin.

Lezione di filosofia a Parigi – miniatura dalle “Grandes chroniques de France”, fine XIV secolo – Castres, biblioteca municipale.

Aula magna di una facoltà di Legge. Sta facendo lezione un celebre giurista. E’ una lezione mattutina, quando il maestro parla ex cathedra non lo si può interrompere neanche con domande. Entra nell’aula uno sconosciuto e chiede il permesso di prendere parola, ottenutolo inizia a esprimere dubbi sull’interpretazione che il celebre maestro stava proponendo di un passo del codice: «Al vostro posto io non avrei detto agli studenti quello che avete detto voi». Inizia una discussione e l’intruso argomenta sino a convincere il professore il quale, sceso dalla cattedra, lo abbraccia e gli chiede chi sia. Riconosciutolo come un suo allievo dell’anno precedente lo raccomanda al suo uditorio e lo invita a pranzo.
Non è il sogno di uno studente di giurisprudenza bocciato all’esame di diritto costituzionale, ma un fatto realmente accaduto in una Università medievale con protagonista il celebre giurista Azzone. A raccontarlo è uno dei più preparati e forse il più simpatico storico del Medio Evo. Un agnostico amante della cristianità medievale, di san Benedetto e dei suoi monaci, che ha definito l’Università il «prodotto autentico, specifico, genuino, dell’umanesimo cristiano». Solo la civiltà cristiana del Medio Evo ha creato Università: più di 80 in soli tre secoli, nel 1602 se ne contano 106 in Europa e solo due costruite dagli Spagnoli, «appena sbarcati», in America Latina; non se ne trovano altre in nessuna parte del mondo.

Chierici che cantano – miniatura dal Salterio di Howard (1310-20). Il primo insegnamento impartito a scuola era saper cantare il salterio.

L’episodio citato mostra un rapporto molto particolare tra professori e studenti nelle Università medievali.
Dante, quando incontra Brunetto Latini nell’Inferno lo definisce «dolce maestro dolce padre» è un saluto che mostra come i rapporti tra maestro e discepolo fossero personalizzati ed umani. Gli studenti erano pochi, ma gli Acta delle Università di Bologna, di Padova o di Parigi addirittura si rammaricavano “purtroppo non conosciamo più tutti i nostri studenti”. Questo vuole dire che durante i secoli medievali gli studenti, per esempio a Bologna, erano qualche centinaio, al massimo tremila. E’ difficile pronunciarsi sui numeri perché il Medio Evo non ha il senso del numero, della quantità; «molto» può voler dire centomila o cento, bisogna fare degli studi difficilissimi per poter stabilire il numero più o meno esatto degli abitanti di una città. E’ evidente, ad esempio, che in piazza San Petronio non ci possono stare centomila persone, ma le cronache ci riferiscono questo numero per dire che vi era una folla fitta fitta. I rapporti tra studenti e maestri erano anche molto informali. L’Università con i suoi edifici come oggi noi la vediamo non esisteva, gli studenti all’inizio andavano ad ascoltare il maestro nella sua abitazione e spesso abitavano presso di lui. Anche i corsi di chirurgia o di anatomia venivano svolti nella casa del professore, con il cadavere lì in casa. I professori erano per lo più giovanissimi, i neo dottori infatti potevano il giorno dopo la laurea aprire una scuola. Gli allievi pagavano direttamente al professore, e questo portava non di rado anche a liti tra maestri e allievi che si dimenticavano di assolvere il loro debito, abbiamo testimonianze di un professore che fece sciopero perchè non pagato dai suoi allievi.

Perchè il nome Universitas?
Bisogna parlare innanzitutto della facoltà delle Arti liberali. Era obbligatoria; non si poteva frequentare medicina o diritto canonico, o qualsiasi altra facoltà senza aver frequentato questi corsi di cultura generale che davano l’essenziale: una visione dell’Uomo nei suoi rapporti con gli altri uomini, con la Città e con Dio. La vita dello studente del secolo XII e XIII ha un senso: significato e direzione. In essa si studiava matematica, diritto, economia, canto, musica, filosofia, letteratura latina e tutto ciò che riguardava la cultura generale. Si iniziava a frequentarla a 15-16 anni e si richiedeva la conoscenza del latino; chi non lo conosceva bene lo imparava in pochi mesi seguendo le lezioni. Si parlava solo latino, la lingua comune nella varietà dei dialetti italiani ed europei degli studenti. Chi usava espressioni non latine anche in un momento di gioco riceveva una multa, talvolta persino le ingiurie o le bestemmie si facevano in latino, gli abitanti stessi di Bologna conoscevano il latino per poter discutere con gli studenti.
Fatto questo corso le strade possibili erano per esempio il diritto civile o il diritto canonico, teologia, scienza, medicina, che nei primi tempi compariva nella facoltà di belle arti, ma poi si è sviluppata a tal punto che ha costituito una sua propria facoltà. I corsi di anatomia sorsero seguendo la volontà di Roma; l’opposizione del papato alla medicina è pura leggenda. L’esempio di Vesario, sempre citato, condannato a morte per aver sottratto un cadavere per poi sezionarlo è una punizione per il fatto di essere andato contro le leggi civili avendo rubato un cadavere. Anche altri studenti furono condannati per aver rubato dei cadaveri magari dalle loro stesse case, tanto era il bisogno di conoscere l’anatomia umana. Era talmente chiara la posizione della Chiesa in merito e a favore della scienza che un santo come sant’Ignazio di Loyola ha dato il suo corpo alla scienza al momento della sua morte.

Parliamo degli studenti
Erano solo maschi, venivano da tutta l’Europa: dalla Spagna, dalla Scozia, dai Paesi Baltici, dalla Sicilia, da venti, venticinque nazioni. La maggioranza proveniva dall’alta borghesia o dalla nobiltà, soprattutto tedesca e olandese, ma non erano necessariamente tutti ricchi: abbiamo la prova dell’esistenza di studenti detti «poveri», quelli che avevano i genitori non in grado di pagare tutto al figlio. Questi ricevevano dei sussidi per poter completare gli studi; tutti avevano una «borsa» contenente i soldi necessari per pagare lezioni, vitto e alloggio, veniva chiamato borsarius lo studente che la riceveva perché povero; da qui deriva la nostra borsa di studio.

Come e quanto si studiava allora?
Studiavano moltissimo, nel Medio Evo vi era una incredibile sete di sapere, una sete direi simile a quella che ho conosciuto nella classe operaia dalla quale sono uscito. Nel XII secolo è viva una forte passione per lo studio, si trascorrevano notti intere a discutere o a leggere; l’idea di un periodo storico oscurantista è falsa. Vi furono pochissime altre epoche in cui il senso cosciente del bisogno di sapere è stato così forte come nel XII o XIII secolo che sono inoltre definibili come secoli razionali, razionalisti, secoli in cui si ha una fiducia immensa e indistruttibile nelle capacità della ragione (talvolta persino eccessiva) nella scienza e negli esperimenti scientifici.

Come si svolgevano le lezioni?
Lezioni dette letture durante la mattina e di ripetizione nel pomeriggio. I maestri dovevano inoltre organizzare le dispute, vero caposaldo del metodo di grandi teologi come Tommaso d’Aquino. Nella disputa tutti dovevano intervenire, e chi non vi prendeva parte non poteva presentarsi all’esame. Il maestro poneva un tema di discussione che, trattandosi di un esercizio, non doveva essere necessariamente ortodosso; si è discusso realmente di tutto, anche se la religione cristiana è o no una leggenda come tutte le altre. Vi era una audacia formidabile nell’affronto delle tematiche e una libertà incredibile nella discussione.

E gli esami?
La disputa finale per essere dottori poteva durava anche due, tre o quattro settimane e lo studente doveva dimostrare di possedere tutto quello che gli era stato insegnato in circa dieci anni di corsi, con un sforzo incredibile di memoria – non era infatti concesso di prendere appunti alle lezioni – e non erano rari i casi di persone che conoscevano a memoria tutta la Bibbia.

Lei parla di una libertà di insegnamento quasi totale…
Erano istituzioni estremamente libere non solo nell’insegnamento, non accettavano alcun controllo; persino il toccare uno studente era considerato un atto contro la libertà dell’Università. Tutti gli studenti, inoltre, erano chierici per non dipendere dalla giustizia civile che era più immediata, e brutale di quella clericale.

da “Tracce”, anno XVIII, 05/1991, pp. 41-43.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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