Il segreto del Medioevo? Il primato di Dio

di Roberto Beretta

Libertà, laicità, divisione dei poteri: tutti valori che nel Medioevo erano presenti, nonostante i luoghi comuni. Lo ricorda il prof. Claudio Leonardi.

La rosa dei venti con Cristo al centro – particolare dall’Exultet di Bari, XI secolo. Bari, museo diocesano.

«Oggi tutti apprezzano Dante letto in pubblico, tutti vanno a visitare le città medievali, tutti sono innamorati dell’Umbria… Il Medioevo è diventato una moda? Non solo: è che quell’età ci assomiglia». Così Claudio Leonardi, già docente di storia della letteratura latina medievale all’università di Firenze, accende la luce sui «secoli bui».

Cristo Pantokrator – particolare dall’Exultet di Bari, XI secolo. Bari, museo diocesano.

Certo, professore, non siamo più ai tempi in cui una certa storiografia marxista ci aveva convinto che il Medioevo erano soltanto tempi cupi e crudeli. Ma la riscoperta sarà sincera?
«Il Medioevo è un periodo di gran moda soprattutto da quando Umberto Eco, col romanzo Il nome della rosa, ha contribuito alla sua fama. Ma il motivo di tanto interesse secondo me è più profondo: se è vero – come ritengo – che il mondo moderno è finito, non ci è più possibile rifarci come antecedente storico all’antichità classica, all’età greco-romana in cui la ragione (sotto forma di filosofia e diritto) aveva il massimo peso. Oggi l’epoca di riferimento è diventata il Medioevo, anche se non tutti ne sono coscienti».

In effetti l’«età di mezzo» sembra godere di un certo revival in vari settori: dal cinema (vedi le saghe alla Tolkien) alle grandi mostre (come quella curata dal famoso Le Goff a Parma). Ma è un Medioevo «vero», quello di cui ci si innamora, o non piuttosto un’immagine addomesticata?
«L’una e l’altra cosa, perché è difficile dire cosa sia il Medioevo. I film e i libri si rifanno a interpretazioni certamente parziali di quel periodo, alcune anche passeggere e superate come quella di Le Goff… Ma hanno comunque successo perché obbediscono a un’esigenza d’identificazione storica».

Il Medioevo è stato una stagione profondamente cristiana, oggi invece non è più così: com’è possibile dunque che i nostri contemporanei si identifichino con quella storia?
«Certo, nel Medioevo il cristianesimo ha avuto un ruolo principale e ha sviluppato con la filosofia scolastica un grandissimo pensiero; il secolo XIII di san Tommaso è stato come l’Atene dell’Occidente. Ma il Medioevo non fu solo confessionale. Il suo pregio fu di promuovere l’unione della ragione e della fede; era un tempo in cui – pur restando sotto il governo di Dio – gli uomini riconoscevano dei valori comuni. I cosiddetti “secoli bui” hanno rispettato la complessità dell’uomo, tra sentimenti, ragione e fede. E anche oggi la gente ha un gran bisogno di fede, magari non cristiana, ma di credere comunque in qualcosa; perché la ragione non soddisfa più».

Si dice spesso che un ritorno alla «società cristiana» del Medioevo è impossibile, anzi poco augurabile; anche perché il pericolo di cadere nella teocrazia, o nella clericocrazia – il «governo dei preti» – sarebbe dietro l’angolo. Che cosa ne pensa?
«Credo che non si possa mai tornare indietro, e dobbiamo essere ben coscienti che non siamo più in una società cristiana. Però il Medioevo fu epoca lunga, in cui le posizioni si sono modificate. Fino al Mille il rapporto tra Chiesa e Stato ha visto il potere politico – da Costantino agli imperatori svevi – assolutamente prevalente sugli ecclesiastici; è Costantino che convoca il primo concilio ecumenico, e lo stesso fa Carlo Magno. Tale sistema si rompe solo con papa Gregorio VII nel secolo XI, quando la Chiesa rifiuta di essere soggiogata dall’impero e conquista la sua libertà, facendo nascere contemporaneamente lo Stato laico. I regni che da allora in poi si formano lentamente in Francia, Inghilterra, Spagna governano solo nel loro ambito, senza più rivestirsi di pretese sacre. Ed è proprio san Tommaso che afferma (in un passo cui possiamo richiamarci anche ora): gli Stati si reggono con la ragione data da Dio e con le consuetudini, non con la fede».

Quali caratteristiche del Medioevo dovremmo dunque rimpiangere di più noi uomini del progresso, della scienza, del benessere?
«Rimpiangiamo il fatto che nella nostra vita sociale non c’è più alcun riferimento ai valori cristiani: cioè al primato di Dio e di conseguenza a quello dell’uomo. La forza della cristianità medievale consisteva nella libertà: nei secoli XI e XII infatti, in corrispondenza alla richiesta di libertà della Chiesa dallo Stato, è nata una coscienza sempre più profonda del valore supremo della persona. E la teologia ha accompagnato questa ricerca».

Sta dicendo che rischiamo di essere meno liberi che nel Medioevo?
«Noi usciamo da terribili dittature. Mai siamo stati così costretti socialmente quanto sotto il comunismo, il nazismo e il fascismo; nel Medioevo cose simili non si sono mai viste… Il feudalesimo, tanto denigrato dalla cultura marxista, era una divisione di poteri e qualcuno sostiene che fosse una forma più democratica di tanti governi moderni».

Il Medioevo è stato anche una fase in cui l’Occidente e la sua cultura furono al centro del mondo. Oggi, nell’epoca della globalizzazione, una religione «forte» come l’islam potrebbe giocare un ruolo simile a quello rivestito allora dal cristianesimo?
«No. L’islam non dà libertà; checché se ne dica, infatti, il Dio islamico non è come il nostro: è un Dio che comanda il mondo e l’uomo, il quale deve solo obbedire e svolgere pratiche esterne: il ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca, eccetera… L’islam non possiede il concetto dell’amore divino, che libera la persona. Ecco: l’Occidente ha perso la fede cristiana, l’ha secolarizzata, tuttavia crede sempre in un uomo libero. E se la coscienza è libera di farsi domande, alla fine trova sempre Dio».

Dalle cattedrali gotiche ai Comuni, il Medioevo fu un’epoca di popolo che – ammettiamolo – ci fa un poco d’invidia; noi, così individualisti e/o massificati. Quale fu il suo segreto?
«Il segreto è sempre Dio. L’unità il Medioevo l’ha fatta riconoscendo in Dio un valore supremo, più grande degli uomini ma che li lascia liberi persino di bestemmiarlo. Questo crea la dimensione della comunità, che oggi non c’è più perché mancano i valori comuni.
Non basta infatti la presenza di interessi economici per fare un popolo; nel Medioevo l’unità aveva alla base il rispetto dell’unico Dio».

da “Il Timone”, n. 32, anno VI, 04/2004, pp. 42-43.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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