Matilde di Fiandra, la Regina dell’Arazzo

Elfgiva è promessa in sposa al re Aroldo II – particolare dalla Tappezzeria di Bayeux, inizio XII secolo.

La tradizione romantica ottocentesca l’ha immaginata moglie silenziosa e devota, la prima regina normanna d’Inghilterra, languidamente chiusa in un castello, tutta intenta a ricamare con le sue dame di compagnia le imprese del marito Guglielmo il Conquistatore su quello che allora veniva chiamato Arazzo di Bayeux, o “Arazzo della Regina Matilde”, dal suo nome.
Oggi sappiamo due cose.
Primo, la tappezzeria di Bayeux (infatti non è un arazzo ma un ricamo) non è opera di Matilde. L’ipotesi oggi più condivisa è che a commissionarlo fosse stato il vescovo Oddone di Bayeux, signore di Kent e fratellastro del Conquistatore, forse qualche anno dopo il 1066, come una sorta di manifesto di propaganda per celebrare la nuova dinastia normanna; ed è opera di artigiani professionisti, probabilmente Anglosassoni, già famosi e apprezzati in tutta Europa per la qualità dei loro ricami.
Secondo, la regina Matilde non era decisamente tipo da star chiusa in casa a ricamare, e i cronachisti lo sapevano bene, soprattutto Orderico Vitale, il più informato sui dettagli piccanti della corte inglese.
Il futuro Conquistatore e re d’Inghilterra, al tempo in cui progetta di sposare Matilde, è semplicemente il duca di Normandia, soprannominato Guglielmo il Bastardo proprio perché figlio illegittimo del precedente duca Roberto.
Una famiglia di parvenu, quella dei duchi di Normandia: il loro capostipite era stato un capo vichingo di origine norvegese, Hrôlfr, meglio conosciuto dai Franchi come “Rollone”. Solo a sentire pronunciare quel nome, un brivido era corso lungo la schiena del popolo di Francia: predone, sterminatore, pagano che non temeva né Dio né il demonio, aveva seminato il terrore risalendo il corso della Senna, arrivando a cingere d’assedio Parigi con 700 navi ognuna delle quali conteneva 610 guerrieri, la città si era salvata per un pelo. Poi, il re Carlo il Semplice aveva pensato bene di mettergli il guinzaglio facendolo diventare suo vassallo, e gli aveva affidato quella regione affacciata sul Canale della manica che da quegli “Uomini del Nord” avrebbe preso il nome di Normandia. Una piccola zona, all’inizio, tra la foce della Bresle e quella della Dives. L’ex predone, ormai conte di Rouen, si era fatto battezzare con il nome di Roberto e aveva fatto costruire chiese e abbazie lungo tutte le sue terre; altrettanto avevano fatto i suoi successori, che inoltre hanno ampliato il loro dominio fino alla baia di Mont-Saint-Michel. Non erano riusciti però a integrarsi del tutto nella nobiltà franca, nella quale vi erano famiglie che facevano risalire i loro antenati addirittura all’epoca di Clodoveo, e che non vedevano di buon occhio quella stirpe di pirati pagani diventati nobili cristiani da un giorno all’altro; tant’è vero che il padre di Guglielmo il Conquistatore, Roberto, che la storia avrebbe ricordato con il soprannome di “Roberto il Magnifico” e sul quale le cronache riportano aneddoti pieni di ammirazione per la sua umanità, il suo senso di giustizia e la sua profonda fede, era conosciuto tra i suoi pari con il nome di “Roberto il Diavolo”.
Guglielmo, dunque, ha pensato bene di imparentarsi con uno dei più potenti signori d’Europa, Baldovino, conte di Fiandra, sposando sua figlia Matilde. Ma quando la diretta interessata ne viene a conoscenza, risponde altezzosamente: «Preferirei farmi monaca piuttosto che sposare un bastardo». Guglielmo non si dà per vinto: di nascosto, va a Bruges, dove Matilde risiede, l’aspetta all’uscita dalla messa e l’affronta direttamente, senza il minimo tatto. Quando Matilde vede piombarsi davanti quel gigante biondo con i capelli alla Giulio Cesare (come lo vediamo raffigurato nella Tappezzeria di Bayeux), distoglie lo sguardo con disprezzo. Guglielmo la ferma, senza curarsi di essere sotto gli occhi di tutti, le sbatte in faccia il suo desiderio. Lei finge di non sentirlo, gli volta le spalle e fa per andarsene. Lui a quel punto non ci vede più: l’afferra per i capelli, la prende a botte, la getta per terra, prima di rimontare a cavallo e battere in ritirata. Forte come doveva essere Guglielmo, possiamo immaginare che l’avesse conciata veramente male, e tuttavia Matilde ha una strana reazione: ancora dolorante per le percosse, dichiara a suo padre che non sposerà mai altro uomo se non Guglielmo, duca di Normandia. Baldovino, che già stava affilando le armi per vendicare il torto subito dalla figlia, rimane sconcertato: perché questo improvviso cambiamento per un uomo che per giunta l’ha trattata in quel modo? Questa la risposta di Matilde: «Se non fosse stato di gran cuore e così intraprendente, non sarebbe stato tanto ardito da osare venire a picchiarmi nella casa di mio padre». Matilde è una donna di carattere, e vuole accanto a sé un uomo altrettanto “di carattere”.
Il matrimonio è celebrato nel castello di Eu, nel 1056, ma non viene accettato da papa Leone IX: i due sono consanguinei in un grado proibito dalla Chiesa, che vieta i matrimoni fino al settimo grado di parentela. Sarà il suo successore Niccolò II a dare la dispensa: come ex voto, Guglielmo e Matilde fondano insieme a Caen L’Abbazia degli Uomini, dedicata a Santo Stefano, e L’Abbazia delle Donne, intitolata alla Santissima Trinità. I due edifici, anche se molto rimaneggiati nei secoli successivi, sono ancora in piedi in tutta la loro imponenza.

Caen – Abbazia degli Uomini (Abbaye aux Hommes) – Chiesa di Santo Stefano.

Caen – Abbazia delle Donne (Abbaye aux Dames) – Chiesa della Trinità.

Orderico Vitale sottolinea che Matilde «ebbe molto caro [Guglielmo] fino alla morte». Ma non rinuncia alla sua indipendenza. Tanto più che, già qualche anno dopo il matrimonio, il marito parte per l’Inghilterra, invitato dal re Edoardo il Confessore. Per non parlare del periodo successivo alla battaglia di Hastings: anche se si è fatto incoronare a Westminster, di fatto Guglielmo non controlla che il Tamigi e la Northumbria; il resto del Paese è tutto da conquistare, e per questo ci vorranno anni.
Il governo dei territori sul Continente resta in sostanza in mano a Matilde. Il momento è molto delicato: con il duca titolare occupato a tempo pieno in Inghilterra, i nobili Franchi o il re (di cui Matilde è parente) possono approfittarne in qualsiasi momento per sottrargli un po’ di territorio. In questo frangente, Matilde rivela non solo di saper usare tutta l’autorità del suo antico lignaggio per tenerli a bada, ma dimostra una mano ferma e un’intraprendenza che fanno di lei di volta in volta una preziosa alleata o una temibile avversaria. E Matilde non agisce semplicemente come “braccio” di Guglielmo, si fa alleati e combatte i suoi nemici anche in nome dei vasti territori che ha portato in dote, e dei vassalli che lì risiedono e rispondono direttamente a lei, spendendo risorse e uomini propri per interessi che non coincidono sempre con quelli del marito: Orderico la definisce “potente signora con grandi risorse ai suoi comandi”. Dal canto suo, Roberto di Torigny, abate di Mont-Saint-Michel, ricorda un episodio in cui Matilde invia i suoi armati ad aiutare lo zio Arnulfo di Hainaut che rivendica le Fiandre. Ma non solo, è una vera manager, fonda monasteri e li dota di terreni e di risorse, è impegnata in vaste opere di beneficenza: il suo epitaffio riportato da Orderico Vitale, la ricorda come “conforto dei bisognosi, aiuto dei deboli”.
Non ha paura di niente, questa regina: nemmeno, all’occorrenza, di mettersi apertamente contro il marito. Tra il 1077 e il 1078 il primo dei suoi nove figli, Roberto Gambacorta, si ribella contro il padre perché questi ha rifiutato di lasciargli in eredità il trono d’Inghilterra (che gli spetta di diritto in quanto primogenito), e Matilde lo appoggia. Chiede aiuto al re Filippo I di Francia, e, nel momento in cui il padre lo cinge d’assedio a Rouen, invia i suoi uomini ad aiutare Roberto. Quando lo viene a sapere, Guglielmo va su tutte le furie, e uno dei messaggeri della regina viene catturato e gettato in prigione. La riconciliazione comunque avviene, nella Pasqua del 1080, probabilmente, proprio grazie alla mediazione di Matilde: questa infatti è solo una tregua, che si romperà definitivamente con la morte di lei,  tre anni dopo. Ha 51 anni.
È sepolta proprio nell’Abbazia delle Donne a Caen, che lei stessa aveva fondato insieme al marito.

Tomba di Matilde I di Fiandra regina d’Inghilterra – Abbaye aux Dames, Caen.

Bibliografia:
Georges e Regìne Pernoud, Le Tour de France Médiévale: l’histoire buissonnière, Stock 1982, p. 20;
Laura L. Gathagan, Matilda of Flanders, Duchess of Normandy (Matilda I) (1031-1083), in “The rise of the medieval world, 500-1300. A biographical dictionary”, a cura di Jana K. Schulman, Westport, Conn.(2002), pp. 296-297;
Jean A. Truax, From Bede to Orderic Vitalis: Changing Perspectives on the Role of Women in the Anglo-Saxon and Anglo-Norman Churches, in “The Haskins Society journal”, vol. 3 (1991) pp. 35-52;
id., Donne anglonormanne in battaglia: guerriere, strateghe o leader?

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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