Quell’interrogatorio che svelò i segreti sulla fine dei Templari

di Barbara Frale

Nel 2001, dopo il dottorato in storia, fui assunta nell’Archivio Segreto Vaticano.

La Pergamena di Chinon, ovvero l'assoluzione dei capi Templari da parte del papa Clemente V, oggi esposta alla mostra "Lux in Arcana".

Avevo svolto la tesi sull’ordine dei Templari, e proprio nell’archivio papale si trovano molti atti del processo che il re di Francia Filippo il Bello, sfruttando l’Inquisizione, aprì nel 1307 contro i membri di questo potente ordine religioso-militare accusandoli di eresia e altri reati contro la fede.
Imputazioni che già Dante Alighieri, testimone di quei fatti, giudicava mero pretesto per incamerare le loro ingenti ricchezze. Conoscevo i documenti vaticani avendoli studiati durante la tesi, a parte uno solo. Una pergamena autentica con il testo di un’udienza svolta nel castello di Chinon dal 17 al 20 agosto 1308. Gli inventari più antichi, del secolo XVII, la davano come un’inchiesta fra le altre tenuta nella diocesi di Tour; eppure un archivista chiamato Vincenzo Nardoni, nel 1912, aveva riportato nel suo inventario manoscritto due fatti che nessun altro conosceva: a Chinon non erano imprigionati dei Templari qualunque, ma addirittura l’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay con altri membri dello Stato Maggiore del Tempio. E non furono ascoltati da un inquisitore, bensì da tre cardinali di spicco nella Curia Romana, fra i quali il nipote del papa. Insospettita dalla presenza di personaggi così eccezionali, subito andai a verificare. L’archivista non aveva preso nessun abbaglio, e la vera natura di quel documento era sconosciuta al mondo. Si trattava infatti di un’udienza segreta svolta da tre plenipotenziari usciti di soppiatto dalla Curia Romana, piena di spie pagate da Filippo il Bello, per recarsi nel castello sulla Loira e compiere una precisa missione: interrogare i capi dei Templari, e se avessero chiesto perdono alla Chiesa, concedere loro l’assoluzione sacramentale. Clemente V, che aveva ascoltato di persona oltre 70 frati appena due mesi prima, non credeva all’eresia dei Templari, e pensava che Filippo il Bello non avrebbe osato infierire su uomini dichiarati assolti; purtroppo si sbagliava, e nel 1312 dovrà sciogliere il Tempio per evitare una più grave aggressione contro la Chiesa. Divenuta subito famosa, la Pergamena di Chinon ha permesso di chiarire tante cose sul processo che fu il primo grande complotto del mondo moderno giocato sfruttando il potere devastante della pubblica diffamazione. La cruda ragion di stato, unita alla debolezza politica del papa prigioniero in Avignone, avevano travolto e distrutto i Templari. Clemente V aveva però ottenuto una vittoria morale: il 18 marzo 1314 Filippo il Bello mandò al rogo i capi del Tempio all’insaputa del papa, ma essi erano assolti e in comunione con la Chiesa. Quando una nuova scoperta cambia le opinioni condivise, è segno che la ricerca è viva, e merita risorse: la corretta valutazione del passato guida infatti gli orientamenti per il futuro. Grazie al paziente lavoro dell’archivista che classifica, e agli studi dello storico, che trasforma la singola voce di un inventario manoscritto in conoscenza alla portata di tutti.

da “Il Tempo”, 01/03/2012

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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6 risposte a Quell’interrogatorio che svelò i segreti sulla fine dei Templari

  1. Sara Casti ha detto:

    Io ringrazio sempre la Frale per il suo lavoro fondamentale per chi è appassionato della vera storia dei Templari.
    Grazie per l’articolo Federica.

  2. Sante Di Biase ha detto:

    Barbara Frale si è tirata dietro tante invidie piene di ipocrisia proprio perchè ha affrontato il tema dei Templari da “storica” pura e non da scribacchina tesa a fabbricare ad arte tesi immaginifiche per produrre libri facili da vendere. A mio parere le medievistica italiana le deve tantissimo.
    Comunque il tuo blog è sempre puntualissimo!
    Grazie mille!

  3. ANGELO FRANCO ha detto:

    C
    Complimeti, il mio commento èpiù che positivo, il consiglio è quello di ampliare la conoscenza dei fatti e divulgarli con libri specifici da trovare nei vari luoghi archeologici della città, per esempio, vistro che Lei si è interessata della fine dei Templari, se non sbagli nel duomo di Salerno ci dovrebbero essere due tombe di cavalieri templati, perchè non pubblicizzare bene la cosa e in modo particolare far mettere all’interno del duomo sulle due tombe una descrizione turistica, che indica le tombe e se è possibile la storia di questi cavalieri, inoltre visto che il creatore dei monaci Templari dovrebbe essere il famoso Ugo di Pagani, perche non fare dei convegni su qusti fatti, in modo da far conoscere tramite la trasmissione Bell’Italia La Storia medioevale infinita della città di Salerno. Grazie per la Cortese Attenzione Cordiali Saluti Angelo Franco Lastra a Signa (FI).

    • mercuriade ha detto:

      Spiacente, quelle tombe non sono in nessun modo ricollegabili ai Templari, dei quali tra l’altro non risulta la presenza della città di Salerno (al contrario degli Ospitalieri e dell’Ordine del Santo Sepolcro).
      Quanto al fondatore dell’Ordine, la teoria di Moiraghi mi sembra molto vaga. Le origini francesi dell’ordine sono palesi ed evidenti anche nella documentazione, tutti i primi atti dell’Ordine parlano Francese, e la tomba di Hugues des Payns è venerata nello Champagne francese fin dal XII secolo.
      Il toponimo “Pagani” è relativamente recente e nasce da una elaborazione dotta di un idrotoponimo “Pau” a sua volta derivante da “Padus”. Infatti, alcuni eruditi leggendo di una “Nuceria paganorum” , in realtà Lucera in Puglia, pensarono che la citazione fosse riferita al borgo di Barbazzano in cui ai confini settentrionali persisteva il toponimo Pau di un locus medievale, probabilmente anche sotto forma collettiva (Pauani-Pauanenses= Padovani, Paduani, toponimo diffusissimo in Italia), poi anche come forma di cognome “Palo”. Così nella fantasia degli eruditi nacque una “Nuceria Paganorum”, distretto della romana Nuceria non convertitosi al cristianesimo, coincidente con il borgo di Barbazzano. I pagani in questione nelle carte angioine, mal interpretate dagli eruditi locali, erano invece i saraceni di Lucera di Puglia, deportati dalla Sicilia da Federico II e non gli abitanti di Pau/Palo e Barbazzano. In conclusione, non può esservi un Ugone di Pagani campano, in quanto all’epoca in cui visse il borgo che ha dato origine all’odierna Pagani si chiamava Barbazzano e del locus Pau non esisteva che un ricordo nella titolazione della chiesa di S.Maria a Palo.

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