Il “Dottore Illuminato”: Raimondo Lullo

Raimondo Lullo - miniatura dall' "Electorium parvum seu Breviculum", 1321 ca - Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Raimondo Lullo – miniatura dall’ “Electorium parvum seu Breviculum”, 1321 ca – Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Ramòn Llull o Raimondo Lullo (come lo si è chiamato tradizionalmente) è un filosofo del tempo della Scolastica, ma non è uno scolastico nel suo metodo e nelle sue pretese dottrinali. Non offre u compatto sistema filosofico-teologico né scrive Summe e quodlibeta, ma presenta tutta una visione filosofico-teologica perfettamente articolata all’interno di una visione del cosmo cristiano. A tal fine si serve non tanto della logica e della metafisica aristotelica quanto della letteratura nei suoi versanti poetico, romanzesco, religioso e mistico. Tutto ciò viene però strutturato ed articolato all’interno di un ideale illuminato dalla scienza intuitiva, quasi matematica, in cui egli crede di vedere e di scoprire la verità naturale e rivelata, armonizzate in un sistema di deduzioni necessarie.

Conversione di Raimondo Lullo - miniatura dall' "Electorium parvum seu Breviculum", 1321 ca - Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Conversione di Raimondo Lullo – miniatura dall’ “Electorium parvum seu Breviculum”, 1321 ca – Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Cenni Biografici
Raimondo Lullo nacque a Maiorca nel 1232 da una famiglia aristocratica di origine catalana. Ricevette una educazione di tipo cortese e nel 1247 fu nominato paggio del re Giacomo I e poi siniscalco e maggiordomo dell’Infante, il futuro re Giacomo II. Nel 1257 sposò Bianca Picany dalla quale ebbe due figli. Nel 1262 avvenne la svolta nella sua vita con la conversione alla penitenza narrata all’inizio del suo scritto la Vita coetanea. Lullo ebbe cinque visioni notturne di Cristo crocifisso ad intervalli di pochi giorni l’una dall’altra. Interpretò queste visioni come una richiesta da parte del Signore Dio Gesù Cristo di lasciare il mondo e di mettersi al suo servizio e formulò tre obiettivi per mettere in pratica questo servizio: convertire gli infedeli fino al martirio, scrivere il libro “il migliore del mondo” contro gli errori degli infedeli, e infine promuovere istituzioni che insegnassero le lingue necessarie per l’opera di evangelizzazione presso gli infedeli. A circa tre mesi dalle visioni Lullo, ascoltando una predica del vescovo nella chiesa dei francescani, decise di lasciare la famiglia e ogni bene.
Dopo un pellegrinaggio a Santa Maria di Rocamador e a San Giacomo di Compostella incontrò nel 1265 a Barcellona San Raimondo di Peñafort che lo convinse a tornare a Maiorca invece di andare a studiare a Parigi. Tornato a Maiorca si vestì del povero saio francescano come terziario dell’Ordine, riassumendo in questo gesto l’esito della conversione alla penitenza che avrebbe accompagnato la sua vita di cristiano. Per raggiungere poi gli obiettivi che si era prefisso studiò per nove anni filosofia, teologia, medicina, il latino, il provenzale e l’arabo; assimilò parte della cultura dell’epoca: Aristotele, Platone, Agostino d’Ippona, Anselmo d’Aosta, Riccardo di San Vittore, i filosofi arabi, i sufi ed il Talmud.
Nel 1274 ebbe quella che è conosciuta come illuminazione di Randa. Lullo continuava a chiedersi come avrebbe potuto scrivere quel libro “il migliore del mondo”. Nella Vita coetanea raccontò che in un periodo di contemplazione in cima ad una montagna – appunto Randa – il Signore illuminò la sua mente, dandogli la forma e la maniera di fare il libro, menzionato sopra, contro gli errori degli infedeli (III, 14). Ritiratosi in un monastero iniziò a scrivere la sua Arte che nella prima redazione si chiamò Arte abbreviata di trovare la verità (Ars compendiosa inveniendi veritatem). Nel 1275 chiamato a Montpellier dal re Giacomo II, sottopose le sue opere all’analisi di un esperto francescano il quale le approvò.
Tra i propositi che Lullo si era prefisso nel periodo della sua conversione c’era la promozione degli studi delle lingue per coloro che si dedicavano alla predicazione tra gli infedeli. Per questo scopo sollecitò l’erede al trono Giacomo il quale concesse la fondazione di una scuola di questo tipo a Miramar, nel nord di Maiorca. Il 17 ottobre 1276 la bolla Laudanda tuorum di Giovanni XXI confermò il progetto che a Miramar tredici frati Minori vi fossero installati per apprendere l’arabo al fine di convertire gli infedeli. Nonostante il fallimento della scuola, Lullo continuò per tutta la vita a cercare di convincere papi e re dell’importanza di luoghi di studio missionari.
La sua morte è avvenuta probabilmente tra il dicembre del 1315 ed il marzo del 1316. La tradizione lo vuole martire a Bujia per mano musulmana e che, ferito, sarebbe morto poco prima di giungere a Maiorca. In realtà non si sa se Raimondo Lullo morì a Tunisi, sulla nave di ritorno o a Maiorca stessa. È certo che venne sepolto con grandi onori a Maiorca nella chiesa di San Francesco. La fama popolare di beato circondò la sua figura subito dopo la morte, e poi nei tempi successivi: ma per lungo tempo gli sforzi di farlo beatificare fallirono. Dopo la sua morte, infatti, gli eccessi di alcuni gruppi di suoi discepoli, influenzati dalle idee degli Spirituali francescani, portarono l’inquisitore domenicano spagnolo Nicola Eimeric, ad iniziare una campagna contro le dottrine di Raimondo Lullo. Nel 1376 venne pubblicata una lista con cento articoli, in cui l’inquisitore condannava soprattutto il preteso razionalismo lulliano e faceva scendere sull’intera opera di Raimondo Lullo la mannaia del sospetto di eresia. L’autorità che fu riconosciuta a questo Directorium Inquisitorum ed anche il fatto che nei secoli vennero legate al nome di Lullo delle opere alchemiche, crearono un’atmosfera di sospetto intorno alla sua dottrina che influì anche sul riconoscimento ufficiale delle sue straordinarie ed esemplari qualità di cristiano. Solo nel 1850 Pio IX ne approverà il culto, dichiarandolo Beato, che già gli veniva tributato in Catalogna e nell’Ordine francescano. La sua festa liturgica è il 29 giugno.

Raimondo Lullo insegna alla Sorbona - miniatura dall' "Electorium parvum seu Breviculum", 1321 ca - Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Raimondo Lullo insegna alla Sorbona – miniatura dall’ “Electorium parvum seu Breviculum”, 1321 ca – Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Il pensiero lulliano
Il Dottor Illuminato fu un geniale erudito dalla sorprendente fecondità intellettuale. Scrisse 265 opere in catalano, latino e arabo. La maggior parte delle sue opere le scrisse nella sua lingua madre. Come uomo enciclopedico scrisse di scienza, filosofia, teologia, pedagogia, mistica, apologia e poesia. Grande autore, lo si considera come il capostipite della lingua e della poesia catalana per il suo lirismo, il sentimento e l’originalità. Tutta la dinamica del pensiero lulliano si basa sulla persuasione di condurre l’altro alla verità della ragione e alla verità rivelata. Tutta la sua speculazione e la produzione letteraria è al servizio di un’attività missionaria apologetica. Pensare è riflettere partendo dalla vita e per una vita che, in questo caso, si tratta di una vita cristiana.
Il nostro filosofo di Maiorca è penetrato dall’ideale francescanesimo di elevare la vita alla sua massima perfezione e della universalizzazione della religione cristiana. Visto il fallimento delle crociate, Raimondo rinuncia alla dialettica della violenza e dell’aggressività scegliendo la via della cultura attraverso la persuasione, per mezzo della verità e della logica del discorso. Egli è convinto, che la riforma della società e la conversione degli infedeli è possibile solo per mezzo di metodi colti, di una riforma colta. Per la riforma sociale e per la conversione degli infedeli le uniche armi legittime sono le ragioni dell’intelligenza e della cultura dotta. Tutte le opere lulliane convergono su di una stessa meta intenzionale ed operativa, la verità suprema che esige l’arte razionale della comprensione e della dimostrazione.

Raimondo Lullo a Tunisi discute con i sapienti musulmani - miniatura dall' "Electorium parvum seu Breviculum", 1321 ca - Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Raimondo Lullo a Tunisi discute con i sapienti musulmani – miniatura dall’ “Electorium parvum seu Breviculum”, 1321 ca – Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Opere
La maggior parte dell’opus lulliano si è conservata in latino; una piccola parte, però non disprezzabile, di testi ha una doppia versione catalana e latina; infine, un’altra parte ancora minore ha una versione esclusiva in catalano. Le cifre sono abbastanza eloquenti: di circa 265 opere scritte, 57 si sono conservate in catalano, delle quali 20 hanno una versione solo in catalano e le 37 rimanenti hanno una doppia versione catalana e latina. Fino ad oggi non è stata localizzata nessuna opera nella sua versione araba. Indipendentemente dai testimoni effettivamente conservati, Lullo dichiara in molte opere la sua volontà di produrre un’altra versione della stessa opera; ancor più, in molti casi è costatabile la volontà di ottenere versioni triple, in catalano, in latino e in arabo. Si tratta, senza dubbio, di una singolarità notevole nel contesto medievale. Qui di seguito è l’elenco delle principali opere finora trovate e conosciute:

L’Arte Lulliana è un metodo filosofico spiegato dall’autore in diversi testi e più volte rielaborato. Di fatto quasi tutte le opere di Lullo si riferiscono e sono composte in base ai principi di questo metodo. L’Arte nacque come intenzione nel periodo di conversione di Lullo durante il quale si propose di scrivere il libro il migliore del mondo; l’intuizione di come avrebbe potuto concepire questo libro risale invece alla illuminazione di Randa. Come metodo universale, l’Arte fonda tutte le branche del sapere (la logica, la metafisica, la filosofia, la teologia, il diritto, la medicina e le altre scienze della natura, le arti liberali e quelle meccaniche, etc.); questa condizione di metodo di metodi, al di sopra di qualsiasi forma dottrinale previa, le concede un potere culturalmente neutrale come strumento di persuasione razionale. L’obiettivo essenziale di Lullo era diffondere la Verità rendendola immediatamente evidente e attiva tra i credenti e imponendola agli infedeli con la forza dell’evidenza. L’obiettivo missionario è il cuore dell’opera di Raimondo Lullo e condiziona molte delle sue peculiarità, come per esempio, quella di evitare le citazioni di autorità, un fatto, questo, molto poco comune nel secolo XIII. Per convincere gli infedeli della verità del cristianesimo, Lullo credeva che non fosse produttivo cercare di dibattere a partire dai testi sacri, la Bibbia e il Corano, che era il sistema di disputa più diffuso. La discussione sul senso dei testi si faceva interminabile e allontanava l’obiettivo desiderato. L’Arte è un’arte o tecnica di discussione, che presenta la Verità a partire da formulazioni razionali che Lullo chiama ragioni necessarie o ragioni dimostrative. Le opere che spiegano l’Arte lulliana sono:
Ars compendiosa inveniendi veritatem (Arte abbreviata di trovare la verità), scritta nel 1274.
Ars demonstrativa (Arte dimostrativa), scritta nel 1283.
Ars inventiva veritatis, scritta nel 1290.
Ars brevis, del 1308.
Ars generalis ultima, scritta tra il 1305 e il 1308.

Compendium logicae Algazelis (Logica d’Algatzell), scritto tra il 1271 e il 1272 in versi secondo i principi della mnemotecnica, quest’opera è come un esperimento della struttura logica che Lullo svilupperà nelle opere successive.

Llibre del gentil e dels tres savis (Libro del gentile e dei tre savi), scritto tra il 1271 e il 1273. Questo scritto testimonia la prima fase delle opinione di Lullo nei confronti delle altre religioni ed anche nei confronti delle Crociate. Convinto del loro fallimento pensava che non ci fossero più motivi per ricorrere alla forza o alla guerra; l’unica strada che qualunque religione avrebbe dovuto fare per convincere alla fede sarebbe stata ormai solo la dimostrazione mediante ragione della superiorità della propria fede. Il libro è una conversazione, basata su questo presupposto, tra un filosofo pagano e tre saggi (un musulmano, un ebreo e un cristiano). I tre saggi parlano al filosofo disperato di un Dio e di una resurrezione dai morti dei quali non aveva mai sentito parlare. La consolazione di queste rivelazioni si muta in dolore quando il filosofo capisce che i tre saggi non sono d’accordo su quale sia la “legge” migliore. A questo punto i tre decidono di presentare ognuno la propria fede. Il filosofo pagano alla fine di queste presentazioni rende grazie a Dio per l’illuminazione ricevuta ma nel momento in cui sta per annunciare la religione che ha scelto e alla quale sarà fedele i tre saggi si congedano perché nessuno resti umiliato dalla scelta del filosofo.

Doctrina pueril (Dottrina puerile), forse composta nel 1273, è il primo manuale conosciuto di istruzione dei bambini scritto in una lingua romanza. La sua pedagogia ha lo scopo di provvedere ai mezzi per conseguire la salvezza spirituale e, insieme, la cristianizzazione degli infedeli. In quest’opera Lullo formulò anche i principi di un insegnamento intuitivo e analogico, raccomandò che la lingua nativa si insegnasse prima della latina, e che fossero docenti stranieri a insegnare la loro lingua, auspicando anche la creazione di una lingua universale. I temi di questa sorta di catechismo sono: i quattordici articoli della fede, i dieci comandamenti, i sette sacramenti, i sette doni dello Spirito Santo, le otto beatitudini, i sette gaudi della Madre di Dio, le sette virtù e i sette vizi. Le appendici contengono informazioni sul cristianesimo, l’ebraismo, l’islam e il paganesimo, sulle sette arti liberali del trivio (grammatica, dialettica, retorica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia), sulle scienze delle università medievali (teologia, diritto e medicina) e infine sull’aristotelismo.

Liber contemplationis (Libro della contemplazione in Dio), scritto inizialmente in arabo tra il 1273 e il 1274, è una anticipazione della dottrina scientifico-mistica di Lullo nella forma di una lunga preghiera a Dio. In questo scritto Lullo riserva un capitolo per ogni giorno dell’anno e paragrafi per ognuna delle piaghe di Cristo. Vi compaiono figure in forme di alberi ed altri elementi algebrici che saranno poi alla base della logica combinatoria lulliana. I cinque libri nei quali è divisa l’opera trattano questi temi: la creazione e la natura di Dio; l’Incarnazione e la Redenzione; la descrizione della vasta realtà naturale attraverso i sensi esterni (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) e interni (pensiero, percezione, coscienza, sottigliezza, fervore); temi filosofici come i concetti di necessità e contingenza, sensualità e intellettualità, fede e ragione, predestinazione e libero arbitrio; infine riflessioni sull’amore e sulla preghiera.

Llibre de l’orde de cavalleria (Libro dell’ordine della cavalleria), scritto tra il 1274 e il 1276, tratta dei valori morali e religiosi legati all’esercizio delle armi e propone una riforma morale della cavalleria. I sette capitoli nei quali è diviso trattano rispettivamente: l’origine e nobiltà della cavalleria; la descrizione dell’ufficio di cavaliere; l’esame dell’aspirante cavaliere; il cerimoniale della vestizione; il simbolismo delle armi offensive e difensive; i costumi propri del cavaliere e l’onore che si deve al cavaliere.

Romanç d’Evast e Blaquerna, scritto a Montpellier verso il 1284, è un racconto nel quale il protagonista, Blaquerna, ha il dono di scegliere sempre con successo la migliore opzione di vita possibile. Blaquerna abbandona i genitori e l’amata per trovare nell’eremitismo una perfezione spirituale che raggiungerà solo dopo essere passato attraverso vari stati di vita (monaco, abate, vescovo e papa).

Llibre d’amic i amat (Libro dell’amico e dell’amato) è un vero e proprio libro nel libro composto dall’eroe eponimo di Blanquerna durante l’eremitaggio. Si tratta di 365 aforismi religiosi in prosa in catalano, con influssi di poesia trovadorica e riferimenti al Cantico dei Cantici e alla mistica araba. Quest’opera esponendo l’ascesi dell’uomo (amic) a Dio (amat), descrive anche il processo dell’unione mistica: l’intelletto apre il cammino alla comprensione di Dio, però la volontà che ama è quella che sprona l’amico, se la memoria non dimentica l’amato. L’opera ebbe una circolazione autonoma rispetto al romanzo; d’altronde lo stesso Lullo ne fece realizzare una traduzione latina.

Llibre de meravelles (Felix o il libro delle meraviglie), scritto intorno al 1288 durante il primo soggiorno di Lullo a Parigi, è una sorta di racconto didattico enciclopedico, che abbraccia temi che vanno dalle scienze naturali alla teologia. Il protagonista del racconto è Felix, un pellegrino che osserva la realtà scoprendo con dolorosa sorpresa la distanza che separa la condotta umana dall’ordine divino della creazione, ma anche si entusiasma nell’apprendere la verità dai dialoghi che può avere con i filosofi e gli eremiti. L’opera è in dieci sezioni che coincidono con i soggetti dell’Arte lulliana: Dio, gli angeli, il cielo, gli elementi, le piante, i metalli, le bestie, l’uomo, il paradiso e l’inferno. Il nucleo dell’opera risiede nella filosofia morale, presente nell’ottava parte, il Libro dell’uomo, che è complementare all’apologo politico della sezione precedente, il Libro delle bestie.

Llibre de les bèsties (Libro delle bestie) è la settima delle dieci parti in cui si divide il Libro delle meraviglie ed è una riflessione sulla politica in forma di favola: Na Renard, la volpe, per raggiungere il controllo assoluto del potere ed esercitarlo per interposta persona è capace di fare qualunque cosa. Scopo della volpe non è l’arricchimento ma il piacere di dominare. Na Renard, alla fine, non riuscirà nei suoi intenti perché vittima della sua stessa smisurata ambizione, ma la sua caduta avverrà solo dopo molte ingiustizie e atrocità.

Tractatus de modo convertendi infideles, scritto nel 1292. In quest’opera Lullo scrive: «Iniziare nella concordia è più efficace che iniziare nel contrasto, iniziare disputando con gli infedeli e concordando nelle dignità di Dio e nelle ragioni necessarie, è più utile che guerreggiare soltanto contro gli infedeli contrastandoli con la spada, strappando loro la terra che occupano e uccidendoli».

Desconhort (Sconforto), scritto a Roma nel 1295, è un poema di 69 strofe monorime di 12 versi alessandrini. Si tratta di un dibattito tra Raimondo, che è sconfortato perché si rende conto che ha dedicato senza successo molti anni della sua vita alla conversione degli infedeli, e un eremita che, dapprima perplesso dell’Arte di Raimondo e poi entusiasta della sua opera, si rende disponibile a collaborare con lui.

Arbor scientiae (Albero della scienza), scritto tra il 1295 e il 1296, indica come si articola la struttura di principi e di relazioni dell’Arte breve con l’insieme del mondo intelligibile. È, praticamente, una versione dell’Arte in forma di enciclopedia. Partendo dall’idea centrale di una fondamentale unità del sapere umano, Lullo spiega questa unità figurativamente nell’immagine dell’albero della scienza, le cui radici sono costituite da nove principi trascendenti o dignità divine e da nove principi relativi dell’arte. Fondato su queste radici che confluiscono nel caos primigenio del tronco, si dipartono sedici rami, considerabili come alberi a sé stanti che costituiscono la silva delle scienze, ciascuno dei quali si divide in sette parti (radici, tronco, branche, rami, foglie, fiori e frutti). I sedici rami sono: l’arbor elementalis (descrive la natura della materia, cioè l’origine e le relazioni tra il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra) e l’arbor vegetalis (che comprende la botanica e le sue applicazioni all’arte medica analizzando le funzioni vitali dell’alimentazione e della riproduzione), l’arbor sensualis (gli esseri sensibili ed animali); l’imaginalis (gli esseri mentali); l’humanalis e moralis (che comprende le scienze umane e l’etica); l’imperialis (che riguarda il governo civile e politico); l’apostolicalis (il governo e la gerarchia della Chiesa); il coelestialis (astronomia e astrologia); l’angelicalis (gli Angeli); l’eviternalis (l’immortalità e i regni d’oltretomba); il maternalis (la mariologia); il christianalis (la cristologia); il divinalis (l’unità e la Trinità di Dio); l’arbor semplificalis (nel quale si espongono figurativamente tutti i contenuti del sapere nel tentativo di dotare la scienza di una dimensione letteraria che la renda atta alla divulgazione) e l’arbor quaestionalis (che rifonda tutta la materia in forma di domande, alcune delle quali presentano risposte specifiche molto chiarificatrici, mentre altre rimandano al luogo corrispondente della parte anteriore del trattato). L’unità sistematica del sapere appare fondata sul fatto che i principi assoluti e i principi relativi dell’arte costituiscono la radice comune del mondo reale e del mondo della cultura.

Cant de Ramon (Canto di Raimondo), scritto nel 1300, è un’autobiografia in versi che sollecita l’adesione del lettore alla causa dell’autore. Il canto, in 14 strofe monorime di sei versi di otto sillabe, comincia con la conversione di Raimondo, e ripassa i momenti principali della sua carriera, dalla fondazione di Miramar, alla redazione dell’Arte.

Rethorica nova, scritto in catalano tra il 1301 e il 1302, propone dei consigli e delle regola per la scrittura rielaborando la disciplina della retorica in quattro parti: ordine, bellezza, scienza e carità. Lullo sapendo che la retorica è un grande strumento di persuasione, sottolinea il fatto che chi lo usa deve farlo al servizio della verità, del bene e dell’onore di Dio. Rispettando queste finalità il discorso retorico risulterà anche bello.

Logica nova, scritto a Genova nel 1303. Questa logica si presenta come “nuova” perché vuole regolare la correzione non del linguaggio, bensì della nostra comprensione della realtà; è nuova, oltretutto, perché pensata da Lullo in riferimento alla sua Arte. Questa logica è strutturata in sette parti o distinzioni, l’ultima delle quali propone domande a proposito delle sei precedenti. La prima distinzione tratta della sostanza e delle questioni dell’Arte a partire dalla sua funzione logica; la seconda descrive i cinque predicabili; la terza presenta i dieci predicamenti; la quarta dispiega le cento forme, che sono uno strumento dialettico lulliano; la quinta descrive il sillogismo e le fallacie; la sesta è un’applicazione della logica alle scienze (teologia, filosofia naturale e morale, diritto e medicina).

Liber de fine, scritto nel 1305, è considerata l’opera politica più importante di Lullo. Qui espone il modo in cui il suo modello di missione avrebbe dovuto essere attuato. Il tema più importante è quello della predicazione, il modello è quello apostolico e i destinatari dovevano essere musulmani, ebrei, cristiani orientali e tartari o gentili. Lullo tratta qui anche della crociata armata che avrebbe dovuta essere condotta da un re battagliero e che avrebbe dovuto dirigersi dalla Spagna all’Africa del nord.

Liber natalis parvi pueri Jesu, scritto nel 1311 quest’opera è frutto della meditazione di Lullo sul mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. L’andamento dell’opera richiama lo stile di una sacra rappresentazione, in cui l’umanità di Gesù è al centro dell’adorazione e della lode, della tenerezza e della devozione, impersonate da sei personaggi femminili. Accanto all’immagine del presepio, si spalanca improvvisa la scena del Paradiso, da cui discendono dodici dignità o virtù divine che spiegano la profondità del mistero da adorare: è Dio che si fa uomo per un atto di infinito amore.

Liber lamentationis philosophiae più conosciuto come Vita coaetanea o Vita coetanea, fu dettato nel settembre del 1311 ad un monaco della Certosa di Vauvert, a Parigi. È considerato come l’autobiografia di Lullo ed aiuta a comprendere le ragioni fondamentali della sua vita e della sua concezione mistica.

Liber deisputationis Petri et Raimundi conosciuto come Fantastico, è un libretto scritto tra settembre e ottobre del 1311, durante il viaggio di Lullo da Parigi a Vienne dove doveva celebrarsi il Concilio. Si tratta di un dialogo tra Raimondo che andava al concilio per sollecitare l’organizzazione di un ordine militare che combattesse gli infedeli in Terra Santa e la fondazione di scuole di missionari e il chierico Pietro, il quale, invece, andava al Concilio per ottenere benefici per sé e la sua famiglia. Nel dialogo Raimondo pensa che le intenzioni di Pietro siano perverse; Pietro pensa che Raimondo sia un pazzo (il senso della parola medievale fantastico). L’importanza di quest’opuscolo sta nella testimonianza che Lullo offre di quello che pensavano gli avversari nei suoi riguardi.

Ars abbreviata praedicandi, scritta nel febbraio 1313, voleva essere una sintesi della Ars maior praedicationis, troppo lunga e in alcune parti oscura. Si tratta di un’esposizione breve, concisa e, fino a un certo punto, definitiva dei fondamenti teorici della concezione della predicazione di Lullo e può essere considerata un compendio delle sue riflessioni sul processo di divulgazione delle idee mediante la predicazione.

Raimondo Lullo illustra la sua opera al papa e al re - miniatura dall' "Electorium parvum seu Breviculum", 1321 ca - Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Raimondo Lullo illustra la sua opera al papa e al re – miniatura dall’ “Electorium parvum seu Breviculum”, 1321 ca – Karlsruhe, Badische Landesbibliothek.

Per saperne di più:
Il Natale di Gesù, Il libro dell’Amico e dell’Amato, Albero di filosofia d’amore, Le ore di Nostra Signora, in Mistici francescani. Secolo XIV, Editrici Francescane, Milano 1997;
Arte breve, a cura di Marta M. M. Romano, Milano, Bompiani, 2002;
Il Libro del Gentile e dei tre Savi, a cura di Sara Muzzi, Ediz. Paoline, Milano 2012;
Il Libro dell’Ordine della Cavalleria, Carmagnola, 1994;
Trattato di astrologia, a cura di Giuseppe Bezza, Milano, Mimesis, 2004;
Lull Ramon. Phantasticus: disputa del chierico Pietro con l’insensato Raimondo traduzione di Mario Polia; prefazione di p. Guglielmo Spirito; nota bio-bibliografica di Adolfo Morganti. Rimini, Il Cerchio, 1997;
Il trattato della Quinta Essenza – ovvero de’ segreti di natura, a cura di Enrico Cardile, ed. ATANOR s.r.l. Roma;
Il Libro del Gentile e dei tre Savi, Ediz. Paoline, Milano, Italia, 2012.

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Informazioni su frate Wolmaro

Sono nato otto lustri fa circa nel Regno delle Due Sicilie e precisamente in quel che Goethe definì un paradiso abitato da diavoli dove la sirena Partenope si lasciò morire d'amore per Ulisse. Vissuto e cresciuto all'ombra dello sterminator Vesevo, e cullato dal mare, sono legato fortissimamente alla mia terra, innamorato folle della sua gente, dei suoi profumi, colori, sapori, della sua musica, delle sue contraddizioni, delle sue debolezze, ma anche della sua veracità. Appassionato e cultore dell'Arte e della Musica, ma soprattutto appassionato studioso e ricercatore del Medioevo, passione nata fin da ragazzino, leggendo le gesta di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. L'incontro con il Poverello d'Assisi, ha dato una svolta alla mia vita e così... scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro ...mi scalzai anch'io seguendo le orme del Poverello, divenendo per tutti Fratello. Oltre la Medioevo in genere, studio da 20 anni la grande mistica tedesca Santa Ildegarda di Bingen ponendo l'attenzione ai suoi scritti di medicina, alle sue composizioni musicali, alle sue miniature e la suo immenso epistolario. Concludo sto "papiello": amo la musica medievale (ovviamente) quella barocca (sono un fan sfegatato di Vivaldi) e l'opera (Rossini, Verdi e Puccini i miei prediletti). Suono il dulcimer e il salterio, dipingo e infine canto! ma quante cose faccio?... non per niente sono nato sotto il segno dei Gemelli. Pax et Bonum!
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