Salerno, riapre i battenti il Museo Diocesano

Crocifisso bizantino detto "Di Pietro Barliario" proveniente dal monastero di San Benedetto, inizio XIII secolo - Salerno, Museo Diocesano "San Matteo".

«Stiamo facendo un buon lavoro». Questo il commento stringato e incisivo dell’arcivescovo mons. Luigi Moretti, ospite d’onore all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno, avvenuta giovedì 22, nell’ex cappella di Santa Caterina trasformata in auditorium. Auditorium un po’ piccolo, a dire il vero, per ospitare tutta la gente accorsa, molti rimangono in piedi in fondo alla sala. D’altronde la notizia si era già sparsa da un po’ di tempo, in particolare sul web, e ha scatenato l’entusiasmo degli addetti ai lavori. Segue la visita dei locali con un allestimento nuovo di zecca, che parte dagli avori di XII secolo, passando per il rotolo miniato dell’Exultet di XIII secolo all’interno delle teche microclimatizzate, fino alle tele e alle tavole del Cinquecento.
A fare gli onori di casa, oltre all’arcivescovo e al sindaco Vincenzo de Luca, la dott.ssa Emilia Alfinito, il funzionario della Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino, responsabile del museo, e la stessa Soprintendente, la dott.ssa Maura Picciau.
La dott.ssa Alfinito non riesce a nascondere la sua soddisfazione: «Abbiamo lavorato molto, ma alla fine ci siamo riusciti. Il museo era chiuso dal 2007, per l’ennesima volta, dopo la mostra sugli avori medievali che pure aveva riscosso tanto successo. Ora possiamo finalmente dire di avere tutte le carte in regola perché questa inaugurazione sia quella definitiva.» Sono pochi i musei diocesani in Italia a poter vantare un patrimonio così ricco ed importante come quello di Salerno; a questo proposito, la Alfinito specifica: «In genere si associa il Museo diocesano di Salerno solo agli avori normanni e all’Exultet di XIII secolo, ma il campionario di opere d’arte che possediamo va fino al Seicento e al Settecento, e può diventare determinante per chiunque voglia studiare la storia dell’arte meridionale.»
Anche la Soprintendente, la dott.ssa Picciau, è d’accordo nel definire la riapertura del museo un atto dovuto a Salerno e alla storia dell’arte. A essere ben rappresentato è soprattutto, Andrea Sabatini, pittore salernitano del Cinquecento, allievo di Raffaello. Collezione che ora si arricchisce di due importanti acquisizioni: la Natività, acquistata dal Ministero e da esso donata al Museo, e l’Adorazione dei Magi, proveniente dal Museo di Capodimonte a Napoli, ma tolta nell’Ottocento alla cattedrale di Salerno. «Per ora è soltanto in prestito fino a marzo» ammicca la dott.ssa Picciau, «ma abbiamo buoni motivi per sperare che questa splendida tavola rimarrà con noi ancora per un bel po’.»
Ma non finisce qui: vi sono ancora lavori in corso per la sala dedicata al Seicento e al Settecento, la cui inaugurazione è prevista la prossima pasqua, e inoltre una sala per le mostre temporanee, che ospiterà un appuntamento d’arte contemporanea già a settembre.
«Vogliamo che il nostro museo diventi più di un legame con le opere del passato» dice ancora la Picciau. «Vorremmo che diventi un centro propulsore di proposte artistiche. Abbiamo già il progetto finanziato dalla Camera di Commercio di Salerno per un Atelier dell’Infanzia, un laboratorio dell’arte della ceramica e dell’incisione rivolto ai ragazzi.»
Non solo Medioevo e Barocco, dunque, ma apertura al contemporaneo ed educazione all’arte. Progetto d’avanguardia, come sottolinea il sindaco De Luca: «È ora che Salerno s’imponga anche un po’ di più nel panorama culturale nazionale. L’importante è che queste proposte siano fatte di sostanza, e non di solo fumo».

Articolo pubblicato su: http://www.radiocrc.com/blog/2011/12/24/salerno-riapre-i-battenti-il-museo-diocesano/

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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4 risposte a Salerno, riapre i battenti il Museo Diocesano

  1. Sekhemty ha detto:

    Lascio un commento un pò off-topic: vorrei solo farti i complimenti per questo bel blog, che ho appena scoperto.
    Amo molto storia, ed in particolare quella medievale; è un periodo che meriterebbe di essere meglio conosciuto ed apprezzato, senza tutti quei pregiudizi negativi che ne hanno distorto la percezione a coloro che non sono “del mestiere”.

    • mercuriade ha detto:

      Grazie mille dell’apprezzamento!
      E’ proprio questo che mi ha indotto ad aprire questo blog: basta tendere l’orecchio o dare una rapida occhiata alle vetrine delle librerie per scorgere le idiozie che si dicono e si scrivono in merito. Questo perché molti di coloro i quali dovrebbero schiarire le idee alla gente preferiscono chiudersi nei loro circoli e fare gli snob.
      Il motto della grande storica Régine Pernoud era invece: “Scrivere per quelli che non sanno”.

  2. Sekhemty ha detto:

    Già, anche se spesso quelli che si occupano di divulgazione non vengono visti di buon occhio.
    Sappiamo tutti che un testo scritto per chi non conosce la materia è per forza di cose diverso da uno di tipo specialistico, ma io rimango convinto che anche a livello divulgativo sia sempre e comunque meglio avere libri di storia scritti da storici, anziché da giornalisti o comunque da chi nella vita si occupa d’altro: c’è sempre il rischio di finire nell’anedottica e nei luoghi comuni, cosa che non fa certo bene.

    • mercuriade ha detto:

      Per questo è ancora più importante che gli storici accettino di “sporcarsi le mani”, accettando di parlare al livello divulgativo e acconsentendo a creare canali di cultura “diversi”.
      In Francia e in Inghilterra, per esempio, si creano manifestazioni in cui le università collaborano con parchi e musei e con i gruppi di ricostruzione storica (anche qui da noi ce ne sono di ottimi). In Italia, purtroppo, tutto ciò viene ancora considerato “una pagliacciata”, cosa che non è, se fatta bene.
      Si dovrebbe prendere un po’ più esempio dalle Università medievali, in questo senso: gli stessi personaggi che sostenevano dibattiti in latino su Dio e sull’uomo, erano poi costretti a semplificare gli stessi concetti quando dovevano predicarli dai pulpiti delle chiese, proprio per renderli comprensibili a gente che non sapeva leggere né scrivere.

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