Chiara d’Assisi: una donna moderna.

Anonimo – Pala d’altare con storie di Chiara d’Assisi, tempera su pannello – 1280 ca. – Assisi, Basilica di Santa Chiara

Il testo scritto nel 1935 da Herbert Grundmann sostiene che tra il XII e il XIII secolo ci sia stato un movimento religioso femminile che si esprime unitariamente pur con diversità di espressioni, in tutta l’Europa. Egli si riferisce al movimento clariano che si colloca come parte di un fenomeno dalle dimensioni europee, un ruolo che non vuole essere soltanto subalterno. Chiara è innanzitutto donna del suo tempo, potremmo definirlo secondo linguaggio odierno come “moderna”, “controcorrente”, a conferma di ciò il Celano scrive:

“Molte donne d’ogni parte accorrono all’odore dei suoi profumi (…)la novità di questi fatti si sparge nel mondo intero, ovunque le anime si consacrano a Cristo”.

Vi è molta enfasi evidentemente, in queste parole ma anche una base reale in quanto fioriscono un po’ dappertutto comunità di clarisse e, utilizzando il linguaggio del Celano, la loro diffusione è paragonabile “come biancospini in primavera”. Chiara, specchio, risplende come un’immagine di Cristo, ma anche per la sua personalità che, lavorata dalla grazia, fa di lei la donna più completa del Medio Evo, una bella immagine che trascende il tempo.

Simone Martini, Chiara d’Assisi, Assisi, particolare di affresco dalla basilica superiore di San Francesco – 1322-1326.

Chiara nasce nel 1190 da una nobile famiglia d’Assisi, figlia di Favarone di Offreduccio di Bernardino e di Ortolana. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella cattedrale di San Rufino, sente una voce che le predice la nascita della bambina dicendole: “Donna non temere, perché felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”.
Per questo motivo la bambina è chiamata Chiara e battezzata in quella stessa chiesa; possiamo senza dubbio affermare che una parte predominante dell’educazione di questa fanciulla è dovuta alla grande spiritualità che pervade il suo ambiente familiare. In particolare la figura della madre è tra quelle dame che hanno avuto la grande fortuna di raggiungere la Terra Santa al seguito dei crociati. Come donna del suo tempo, figlia di un cavaliere di cui eredita l’educazione e la cultura, è cittadina di uno tra i comuni italiani dove fioriscono l’economia e la società moderna. Solidale per sua scelta con la condizione dei poveri, Chiara si presenta come una donna “intera” e la sua unione con Cristo unifica tutti questi elementi in una sintesi armoniosa, li integra, illuminandoli con il Vangelo, ma non si lascia rinchiudere in nessuno di essi. La sua rottura iniziale non costituisce un rifiuto aggressivo, bensì una scelta per Dio e, gradualmente, il Signore le rende tutto, trasfigurato. Lascia la sua famiglia, il suo ambiente e, poco dopo, le sue sorelle, sua mamma, le sue amiche la raggiungono per seguire la sua scuola.

Chiesa di San Damiano - Assisi.

Chiesa di San Damiano – Assisi.

Ha scelto di vivere fuori dalla sua città, fuori dalle mura che, nella società medievale rappresentano oltre che la sicurezza, un simbolo di appartenenza. Presto la città corre a chiederle miracoli e a porsi sotto la protezione della sua preghiera, allora Chiara, che non è più prigioniera delle sue strutture, della sua divisione sociale, dei suoi rumori, ne diviene solidale. Ciò lo costatiamo quando i saraceni attaccano la città (1240), i testimoni raccontano che l’anno dopo, la città è di nuovo assediata da un altro guerriero, Vitale d’Aversa, le suore in questa circostanza non sono più inquiete per loro, Chiara le riunisce e dice loro:

“Da questa città riceviamo ogni giorno molti beni, figlie carissime, sarebbe una grande empietà non portarle soccorso, come possiamo, ora che è il momento”. E ordina alle consorelle di portare della cenere e di scoprirsi la testa. E per prima cosparge la sua di molta cenere, poi depone la cenere sulle teste delle altre e dice loro: “Andate su, al Signore nostro, e chiedetegli la liberazione della nostra città; con tutto il cuore”.

Assisi è stata liberata, per una ragione sconosciuta le truppe di Vitale d’Aversa abbandonano la città, e Chiara appare allora come la protettrice della città che ogni anno ricorda questo avvenimento. L’esperienza della completa rinuncia e delle predicazioni di S. Francesco, la fama delle doti che ha Chiara per i suoi concittadini, permettono che queste due grandi personalità s’intendano perfettamente sul modo di fuggire dal mondo comune e donarsi completamente alla vita contemplativa. La notte dopo la Domenica delle Palme, il 18 marzo 1212, Chiara, accompagnata da Pacifica di Guelfuccio, si reca di nascosto alla Porziuncola, dove è attesa da Francesco e dai suoi frati per indossare il saio francescano. Francesco le taglia i capelli consacrandola alla penitenza e la conduce presso le suore benedettine di San Paolo a Bastia Umbra. Chiara entra quindi in quel vasto movimento evangelico di penitenti che fiorisce in quell’epoca anche se è andata ben oltre, risponde alla chiamata del Signore con una totale insicurezza nei riguardi del futuro. Ciò è impensabile per una donna del suo rango, è uno scandalo, vuole dire incorrere nel disprezzo e nel rifiuto, più di quanto non abbia sopportato Francesco, vuole dire rompere non solo con la sua famiglia, ma anche con tutto il suo ambiente in un momento in cui la pressione sociale è assai imperiosa. La reazione della famiglia non si fa attendere e pieni di rabbia, gli uomini della sua famiglia si precipitano dietro di lei cercando di farla ritornare, ma Chiara resiste mostrando loro la testa rapata; questi non osano brutalizzarla per paura della scomunica e si allontanano, mentre poco dopo sua sorella la raggiunge ed insieme affrontano nuovamente un assalto ancora più violento da parte dei familiari. Infine, Francesco le conduce a San Damiano, proprio come lui stesso un giorno ha profetizzato:

“verranno qui delle religiose la cui vita santa e la cui fama inciteranno gli uomini a lodare il nostro Padre celeste in tutta la sua santa chiesa”.

San Damiano diviene la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima Povere Dame recluse di San Damiano e, dopo la morte di Chiara, Clarisse. Qui vive per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre Ortolana e le sorelle Agnese e Beatrice.

Tonaca e mantello di Chiara d'Assisi.

Tonaca e mantello di Chiara d’Assisi.

Gli elementi essenziali della spiritualità di Chiara si riassumono nella fedele imitazione di Cristo, povero, orante e sofferente, nell’osservanza integrale del Vangelo, nello spirito di orazione e devozione da conservare sopra tutte le altre cose temporali, nelle attività di lavoro. La povertà intesa in modo assoluto, individuale e collettiva, vivendo del proprio lavoro senza vergognarsi della povertà abbracciata da Cristo stesso in questo mondo. La sua attenzione ai segni dei tempi, al richiamo alla semplicità di vita, come criterio autentico per vivere il Vangelo, conferma la sua libertà di vivere poveramente rispetto alle sue radici nobili, la rende capace di cogliere e di
accogliere la novità della vita evangelica francescana. Sceglie, quindi, senza esitare, tra tutte le possibilità di servire Dio, l’esperienza di Francesco trovandosi pienamente a suo agio con queste nuove forme di vita e di spiritualità. Lei stessa apre cammini nuovi attraverso la maniera in cui vive la povertà e il lavoro nella società del suo tempo, in quanto è convinta che la scelta dell’altissima povertà cambia la situazione dei monasteri nei riguardi della società.
Infatti, in questa nuova modalità si crea una dipendenza della comunità rispetto al mondo che lo circonda, mentre fino allora, la presenza di una abbazia fa nascere attorno ad essa villaggi, un artigianato e a volte perfino una città la cui attività dipende in gran parte dalla stessa abbazia. Pertanto contadini, artigiani, commercianti vi lavorano per necessità, a volte ingenti, delle grandi abbazie, ora a causa della necessità della questua il monastero si mette in stato di dipendenza nei riguardi della città: è l’applicazione pratica della minorità. È lampante che fino a quel momento nessuno dei nuovi ordini ha osato imporre alle donne una vita così precaria, lo stesso S. Domenico, pur avendo desiderato che i suoi confratelli non possiedano nulla, non corre questo rischio con il ramo femminile sollecitando per loro alcune proprietà ed incarica un fratello di amministrarle per assicurare loro una sicurezza materiale. Così il monastero si unisce alla società; anche se la clausura è stretta, la solidarietà è grande perché la comunità subisce le stesse vicissitudini degli abitanti, cioè contraccolpi della crisi, le carestie, le guerre e beneficiano anche della generosità dei benefattori in momenti di abbondanza.
Per quanto riguarda il lavoro, Chiara, come Francesco, vuole lavorare “con le sue mani”, è questa una novità nella vita monastica dell’epoca in cui monaci e monache di un certo rango non lavorano manualmente perché le converse assicurano il servizio materiale. “Lavorare con le proprie mani” è un’espressione di S. Paolo usata all’inizio del secolo XIII da coloro che cercano di promuovere un nuovo atteggiamento nei riguardi della Chiesa di fronte al lavoro, che è segno di minorità. A San Damiano, le suore lavorano per la loro sussistenza, ma anche per dare, indossano abiti poco raffinati e mangiano pane secco, confezionano i corporali con tele preziose che distribuiscono a tutte le chiese della regione. È questo il paradosso economico di San Damiano, ovvero lavorare per donare e mendicare per vivere, è antieconomico ma ciò crea un altro tipo di rapporto, un circuito di carità. Il lavoro non riveste un carattere economico, ma è una scelta di povertà. Chiara, per nascita e per le scelte da lei operate, rappresenta una svolta nel secolo XIII e scuote la dinamica della società, della campagna verso la città. Appartiene ai due mondi e ha scelto di situarsi particolarmente nella condizione dei nuovi poveri che lasciano la campagna e affollano le città per lavorarvi. Chiara accoglie materialmente e spiritualmente, in pieno il suo tempo e le sue evoluzioni, ma mantiene nel cuore stesso delle città borghesi dove il denaro è re, il fermento evangelico della povertà come richiamo della prima beatitudine. La carità, qualifica più materna, tra i singoli religiosi e tra superiori e sudditi è il segnale più evidente dell’atteggiamento prettamente evangelico di vita interiore e in definitiva, le note qualificanti della spiritualità francescana. Esse sono espresse nei concetti e nelle virtù caratteristiche della minorità, della povertà intesa come mezzo fondamentale di elevazione ascetica e di libertà interiore, è efficace testimonianza di vita, di fraternità e di carità, di obbedienza e di soggezione alla Chiesa, intesa come nota di autenticità e di unione con Cristo.
Nel 1215 Francesco la nomina badessa e forma una prima regola dell’Ordine che avrebbe dovuto espandersi per tutta Europa. Giacomo da Vitry, vescovo di Acri, scrivendo da Genova nell’ottobre 1216, dice ai suoi amici del suo disgusto per i curiali, ma afferma:

«Ho però trovato in quelle regioni una cosa che mi è stata di grande consolazione: delle persone di ambo i sessi, ricchi e laici che, spogliandosi di ogni proprietà  per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamano frati minori e sorelle minori (…) Le donne dimorano in alcuni ospizi non lontani dalle città  e non accettano alcuna donazione, ma vivono col lavoro delle proprie mani. Non è piccolo il loro turbamento, vedendosi onorate più che non vorrebbero da chierici e laici»

Frati e suore che giocano - miniatura, 1290 c.a. - Parigi, BnF.

Frati e suore che giocano – miniatura, 1290 c.a. – Parigi, BnF.

La particolarità di Chiara è una vocazione contemplativa in clausura che non esige l’opzione della clausura, infatti né nella Regola di S. Chiara, né nelle sue lettere troviamo una giustificazione teologica esplicita della clausura, ad eccezione della frase nelcapitolo II della Regola.
Nella contestualizzazione storica del tempo per qualsiasi giovane donna del tempo l’onestà è testimoniata ed insieme garantita dall’isolamento, così anche per le donne di S. Damiano l’onestà si lega all’isolamento; la remotio. L’isolamento e la reputazione, la buona fama sono caratteristiche fondamentali della comunità di S. Damiano. L’isolamento, previsto da Chiara nel Testamento, però, è ben altra cosa dalla clausura come ideale di vita, dato che la comunità possiede il “Privilegium paupertatis”, che ne garantisce l’originalità. Il fatto che il Cardinale Ugolino rediga delle regole per le comunità femminili dell’Italia centrale non soddisfa spiritualmente Chiara che alla fine si decide a redigere lei stessa la Regola per la sua comunità, lei è la prima donna a comporre una regola per delle donne che tiene presente delle regole a lei precedenti, non soltanto la Regola di Benedetto e le Costituzioni di Ugolino, ma soprattutto la Regola di Francesco nelle due versioni. la Regola non bollata e quella bollata. In essa il problema viene affrontato con minuziosità, in quanto Chiara dedica diverse parti alla descrizione della porta, delle grate e delle altre caratteristiche tipiche di una comunità claustrale.
D’altro canto una delle ragioni che hanno spinto Chiara a scrivere una propria regola, inserendovi queste parti dedicate alla clausura, è l’apparire, intorno agli anni Quaranta del XIII sec., di gruppi di donne, chiamate “minoritae”, le quali, richiamandosi allo spirito di Francesco, vivono senza fissa dimora e predicano come i frati. Queste donne vengono più volte condannate dai papi e possiamo supporre che Chiara abbia voluto sottolineare la propria estraneità da questi movimenti ritenuti eretici accentuando il carattere claustrale della propria esperienza. La regola di Chiara però è il superamento delle regole precedenti per una formulazione meno rigida e meccanica, più flessibile, viva e umana e ciò è dimostrato chiaramente dalle reticenze di Chiara dinanzi al titolo di abbadessa, la sua maggiore flessibilità nei confronti dei digiuni e delle astinenze e l’insistenza stessa di avere un visitatore e dei cappellani del primo ordine. Chiara continuamente si appella allo Spirito, c’è un rispetto profondo dell’ispirazione individuale e dell’iniziativa delle suore, un senso accentuato di comunione fraterna e di ampia partecipazione delle sorelle all’andamento del convento. Per esempio, la differenza tra la sua regola e quella di Ugolino si accentua a proposito delle disposizioni sul silenzio. Esso va osservato, ma si badi bene che non è solo una questione di ore, ma di spiritualità, ovvero il divieto della parola non è un valore in sé. Per il sollievo e il servizio alle malate è sempre lecito parlare, perché per Chiara la parola è sempre un sollievo, in particolare per chi è ammalato.
Questa e altre non sono soltanto delle semplici concessioni che Chiara vuole introdurre, ma sono l’espressione di una diversa idea della vita contemplativa. Se fino a quel momento, la scelta della vita religiosa deve essere l’opzione per la reclusione, la mortificazione di sé, l’annientamento delle proprie funzioni vitali come il vedere e l’udire, per Chiara, certe osservanze sono tipiche di un “benedettinismo” eccessivo. Dall’insieme degli scritti si deduce che una scelta così determinante come la clausura non significa separazione dal mondo in senso ascetico, ma forma di vita evangelica vissuta nel nascondimento, una scelta esistenziale privilegiatamente contemplativa. In altri termini la clausura non è solamente un contorno, un mezzo, un aiuto sussidiario, una condizione socio-culturale oggi superabile, bensì un dato profondamente radicato.
La fermezza di carattere, la dolcezza del suo animo, il modo di governare la sua comunità con la massima carità e avvedutezza, le procurano la stima dei papi che si recano a visitarla: tanto che è Innocenzo IV in persona a recarsi a San Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che conferma la sua Regola, approvata alla vigilia della sua morte. Il giorno dopo, l’11 agosto 1253, Chiara muore, officiata dal papa che vuole cantare per lei non l’ufficio dei morti ma quello festivo delle vergini. Il suo corpo viene sepolto a San Giorgio ed in seguito trasferito nella chiesa che porta il suo nome. Nonostante l’intenzione di Innocenzo IV sia stata quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunge alla bolla di canonizzazione nell’autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV.

Reliquiario con i capelli di Chiara d'Assisi.

Reliquiario con i capelli di Chiara d’Assisi.

All’indomani della morte della fondatrice si assiste all’espansione del movimento tra l’apparente confusione di regole e osservanze. I monasteri si moltiplicano, a seconda dell’espansione del primo ordine per tutta l’Europa. Ogni monastero è autonomo e la maggior parte di essi si considerano legati spiritualmente ai frati e questo favorisce una sostanziale unità nell’ideale di vita. Al di fuori di questa relazione esterna non esiste nessuna organizzazione intorno a un centro ed il monastero di S.Damiano non esercita nessuna autorità neppure sui quei monasteri che consta essere stati governati da monache provenienti da quella comunità durante la vita della santa. Ma deve essere molto viva la coscienza che tutto il movimento è scaturito da quel centro spirituale di irradiazione che è Chiara in quanto fondatrice, tanto che le monache di Assisi, comunicando nel 1253 la morte della loro madre, non hanno avuto dubbi nel dirigere la circolare “a tutte le sorelle dell’ordine di San Damiano sparse per il mondo”.

Santa Isabella di Francia, copia ottocentesca di originale di XIII sec. – Parigi, portico di Saint-Germain-l’Auxerrois di Francia.

La proliferazione dei monasteri continua durante tutto il secolo XIII e nella prima metà di quello successivo, sebbene con un ritmo più lento. Verso il 1300 il numero dei monasteri dipendenti dal primo ordine era di 413, verso il 1371 era salito a 452 e nel 1385 era disceso a 404, mentre la distribuzione per zone geografiche nel 1300 e 1385 è ugualmente sviluppato nel mondo cattolico del tempo. I monasteri accolgono di solito comunità molto numerose, si potrebbe calcolare a circa 1000 il numero delle clarisse sotto il governo dei provinciali francescani e ci sono inoltre molti monasteri che stanno sotto la giurisdizione episcopale. Il primo secolo diede fiori di santità in grande numero: basti pensare oltre a S. Chiara, sua sorella S. Agnese, e l’omonima Agnese di Boemia ed Isabella
Fra le altre figure che hanno ricevuto l’onore degli altari ricordiamo le beate Elena Enselmini, Filippa Mareri, Salomea di Cracovia, principessa di Galizia che introduce le clarisse in Polonia, Margherita Colonna, Cunegonda, principessa di Cracovia, clarissa dal 1279, sua sorella lolanda e Mattia Lazzarei, tutte di sangue reale o almeno nobili. Questa lista, che fa vedere tutta la forza di attrazione dell’ideale francescano e della vita contemplativa nelle alte sfere sociali, potrebbe essere completata da altri nomi illustri, come la regina Costanza di Aragona, clarissa a Messina nel 1294 e la regina Sancia di Napoli, clarissa nel monastero di Santa Croce, fondato a Napoli da lei stessa con monache della prima regola richieste al monastero di Assisi.

Tripoli, convento di San Francesco.

 Un’altra prova dell’espansione e dell’impulso missionario delle figlie di S. Chiara è la presenza di monasteri nelle vicarie d’oriente e nella provincia di Siria, dove non è mancata l’aureola del martirio. Nel 1289, cadendo Tripoli sotto il potere del sultano d’Egitto, sono state sacrificate tutte le religiose della comunità del luogo, martiri della fede e della castità. Due anni più tardi hanno avuto la stessa sorte le settanta clarisse di un’altra comunità missionaria in Tolemaide: tutte, seguendo l’esempio dell’abbadessa, si sono sfregiate orribilmente il volto per salvare il tesoro della verginità.

Per saperne di più:
Scritti e le fonti biografiche di Chiara d’Assisi, in “Fonti Francescane”, Ed. Messaggero, Padova 1986;
Claire d’Assise. Documents, a cura di D. Vorreux, Ed. Franciscaines, Paris 1983;
C. A. Lainati, Santa Chiara d’Assisi, Ed. Porziuncola, Assisi 1969;
N. Fabretti, Chiara, Ed. Bibli. Francescana, Milano, 1979;
M. Bartoli, Chiara d’Assisi, a cura dell’Istituto Storico dei Cappuccini, Roma, 1989;
R. Zavalloni, La personalità di Chiara d’Assisi. Studio psicologico, Ed. Porziuncola, Assisi 1993;
J. Greal, Chiara d’Assisi pianticella di Francesco, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI).

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Informazioni su frate Wolmaro

Sono nato otto lustri fa circa nel Regno delle Due Sicilie e precisamente in quel che Goethe definì un paradiso abitato da diavoli dove la sirena Partenope si lasciò morire d'amore per Ulisse. Vissuto e cresciuto all'ombra dello sterminator Vesevo, e cullato dal mare, sono legato fortissimamente alla mia terra, innamorato folle della sua gente, dei suoi profumi, colori, sapori, della sua musica, delle sue contraddizioni, delle sue debolezze, ma anche della sua veracità. Appassionato e cultore dell'Arte e della Musica, ma soprattutto appassionato studioso e ricercatore del Medioevo, passione nata fin da ragazzino, leggendo le gesta di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. L'incontro con il Poverello d'Assisi, ha dato una svolta alla mia vita e così... scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro ...mi scalzai anch'io seguendo le orme del Poverello, divenendo per tutti Fratello. Oltre la Medioevo in genere, studio da 20 anni la grande mistica tedesca Santa Ildegarda di Bingen ponendo l'attenzione ai suoi scritti di medicina, alle sue composizioni musicali, alle sue miniature e la suo immenso epistolario. Concludo sto "papiello": amo la musica medievale (ovviamente) quella barocca (sono un fan sfegatato di Vivaldi) e l'opera (Rossini, Verdi e Puccini i miei prediletti). Suono il dulcimer e il salterio, dipingo e infine canto! ma quante cose faccio?... non per niente sono nato sotto il segno dei Gemelli. Pax et Bonum!
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