La modernità di un chirurgo medievale.

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Quando pensiamo all’associazione “chirurgia medievale” ci scorrono nella mente immagini da film dell’orrore: immaginiamo che chi fosse colpito da una malattia fosse automaticamente condannato a morte, e se non lo avesse ucciso la malattia lo avrebbero ucciso le torture cui lo avesse sottoposto il medico.
Ebbene, è un’immagine completamente distorta. Il Medioevo è stato un periodo di grande fermento sia per la medicina sia per la chirurgia, in cui le basi della tradizione greco-romana si sono fuse con l’apporto della medicina araba e con le conoscenze ricavate dalla pratica quotidiana; il tutto ha dato origine alle basi su cui poggia la medicina scientifica moderna.
A dimostrare, una volta di più, la ricchezza di questo patrimonio, la recente pubblicazione dell’edizione italiana del Post Mundi Fabricam, manuale di chirurgia composto alla fine del XII secolo da Ruggiero da Frugardo, medico di origine parmense che aveva studiato a Salerno, all’epoca centro di eccellenza della medicina al livello mondiale. Il volume, tradotto e curato dal prof. Giuseppe Lauriello, primario pneumologo emerito all’ospedale Giovanni da Procida di Salerno e pubblicato dalla casa editrice Gaia, è stato presentato giovedì 20 ottobre alla sede dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri del capoluogo, nel corso di un incontro che, oltre all’autore, ha visto anche coinvolti lo storico meridionalista prof. Pasquale Natella e il prof. Umberto Parmeggiani, ordinario di Chirurgia Generale alla Seconda Università di Napoli.
E sono molte le sorprese che emergono. Per esempio, il fatto che l’anestesia fosse conosciuta: si tratta della spongia soporifera, una spugna imbevuta di acqua calda e di una miscela di oppio, mandragora, belladonna e giusquiamo, di cui troviamo diverse ricette, che veniva fatta annusare al paziente per farlo addormentare. La curiosità e che Ruggiero nel suo manuale non la nomina praticamente mai tranne che per il mal d’orecchie e il mal di denti, ma questo non vuol dire per forza che non la usasse; forse vuol dire solo che il suo uso era così scontato da non aver nemmeno bisogno di essere nominato; o forse è per prudenza a causa dei suoi effetti collaterali. E si conosceva perfino l’anestesia locale, effettuata applicando un cataplasma in loco.

Spongia soporifera – miniatura dal Post Mundi Fabricam, codice francese, primo quarto del XIV secolo.

È incredibile notare, inoltre, come alcuni dei metodi di Ruggiero siano ancora usati dalla chirurgia moderna: per esempio, Ruggiero utilizza già, per operare l’ernia, quella che oggi è chiamata “posizione di Trendelenburg” o “posizione anti-shock”, in cui si fa sdraiare il paziente con i piedi più in alto rispetto alla testa; oppure il metodo che Ruggiero indica per ricucire i cavi intestinali è quello che viene usato nelle moderne sale operatorie. Altre volte leggiamo trovate davvero geniali, come una specie di canaletta fatta apposta per estrarre le frecce dalle ferite senza lacerare ulteriormente le carni.
Il manuale chirurgico di Ruggiero fece scuola nei secoli successivi, in Italia ma anche in Francia: e naturalmente, i suoi allievi ci aggiunsero il loro, così che per molto tempo si sono scambiati per insegnamenti di Ruggiero metodi che in realtà sono stati elaborati dai suoi allievi. Per esempio, si dice spesso che Ruggiero appartenesse a quella scuola che, nel trattamento delle ferite, mirava a farle suppurare così da far uscir fuori gli “umori guasti”. Ebbene, non è per niente così! Ruggiero è molto pignolo nell’indicare i modi di suturare le ferite cucendole con il filo di seta, nello specificare il tipo di bendaggio da eseguire e quante volte debba essere cambiato; quel che consiglia è semplicemente di lasciare aperti solo i lembi estremi delle ferite in modo da permettere il drenaggio, esattamente come fanno i chirurghi di oggi. Un’altra cosa di cui si accusa Ruggiero è di aver fatto uso e abuso del cauterio (il ferro rovente), eredità della medicina araba. Nemmeno questo è vero! La scuola che Ruggiero segue è quella della chirurgia greco-romana e bizantina, dunque egli utilizza il cauterio per le stesse operazioni in cui oggi viene utilizzato il bisturi elettrico, dato che funzionano più o meno allo stesso modo, ma ci pensa due volte prima di usarlo a sproposito.
Insomma, alla fine appare chiaro che, se la nostra medicina è così ricca ed efficace, un po’ di gratitudine la dobbiamo anche a quel Medioevo che, con tutti i suoi difetti, rappresenta un gradino di tutto rispetto nel progresso verso la medicina scientifica moderna.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a La modernità di un chirurgo medievale.

  1. Sara Casti ha detto:

    Federica, sarebbe comodo avere anche il link per poterlo ordinare.
    Grazie.

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