Francesco il Poeta

San Francesco – Subiaco, Sacro Speco. Questo affresco fu eseguito nel 1223, quando il santo era ancora in vita. E’ dunque una preziosa testimonianza per conoscere il suo aspetto reale.

In questi ultimi anni, una domanda sembra affliggere storici, biografi e agiografisti: chi è Francesco d’Assisi? Quanto c’è di vero su quello che è stato scritto su di lui nel corso dei secoli? La domanda non è affatto scontata, perché dal XIII secolo fino ad oggi, su quest’uomo così affascinante e capace di azioni così scomode anche per noi moderni è stato scritto tutto e il contrario di tutto, dalla Legenda Maior di Bonaventura, l’ “agiografia ufficiale” del santo di Assisi che fece piazza pulita delle altre precedenti (comprese le tre redatte da Tommaso da Celano), al romanzo di Hermann Hesse; ogni momento inciampiamo in una frase a lui attribuita. Quanti sanno ad esempio che la cosiddetta “Preghiera semplice” non fu composta da Francesco ma addirittura nel Novecento?
Tra le tante pubblicazioni a lui dedicate, me ne salta all’occhio una, decisamente insolita, firmata dal poeta Davide Rondoni: Salvare la poesia della vita. In cammino con i poeti e Francesco, edita dalle Edizioni Messaggero di Padova.
Cosa c’entra un poeta con Francesco d’Assisi?
Per scoprirlo, vado alla presentazione del libro e lo chiedo direttamente a lui.

Professor Rondoni, partiamo dall’inizio: chi è Francesco d’Assisi?

Gioberti lo definì “Il più santo degli Italiani e il più italiano dei santi”. Per me, Francesco d’Assisi è un uomo lieto, un uomo che ha fatto la scoperta della letizia grazie ad un incontro d’amore. Che cosa sia la letizia lo spiega egli stesso, per bocca dell’anonimo autore dei Fioretti: in pratica è il contrario del Carpe Diem di Orazio, e può derivare solo dall’incontro con l’Infinito. Giovanni di Pietro Bernardone diventa San Francesco d’Assisi solo quando scopre il suo legame con l’Eterno. E il momento della perfetta letizia, per Francesco, è proprio quel momento in cui non hai nessun altro motivo per essere felice (sei fuori dal convento, piove addirittura e non ti aprono) se non quel legame: nel momento in cui le circostanze sembrano andare contro di te, è allora che si vede se il tuo animo è legato a qualcosa di più forte. È questo che identifica Francesco, perché l’identità non è in ciò che facciamo, ma proprio nel nostro rapporto con questo Infinito, perché qualcosa di quell’Infinito è nella nostra stessa natura: nel nostro essere creature, dice Francesco, in quel Cantico delle Creature che è uno dei testi fondatori dell’identità italiana.

Dunque possiamo considerare Francesco un poeta?

A tutti gli effetti. Francesco non è un ignorante, sua madre proviene da quella regione della Francia, il “Midi”, che aveva visto nascere e diffondersi la poesia dei trovatori. Francesco stesso è un trovatore, anche prima della conversione sappiamo di canzoni da lui scritte, viene da quell’ambiente ed è erede di quella grande tradizione poetica. I trovatori hanno introdotto nel loro mondo l’idea che il valore di un uomo non risiede nel come sappia usare la spada o in quanti castelli possieda, ma nel suo interno, e che è il tu a riempire l’io e a svelarlo: i versi che questi poeti dedicano alle loro donne ci dicono che è il rapporto con qualcosa di totalmente altro a legare te stesso a te, e che l’uomo si nobilita quando è capace di amare qualcosa che non possiede, qualcosa di altro da sé. Quando ci si avvicina alle esperienze più importanti della propria vita si accede al linguaggio poetico, perché il come si parla del mondo rivela come si vive il mondo: essere poeta non vuol dire essere colto, ma usare le parole adeguate per le situazioni giuste. Francesco accede al linguaggio poetico perché non si può avere consapevolezza della vita senza le parole. La nostra generazione è forse quella che si è scambiata più parole in assoluto, riceviamo miriadi di parole, ma poche sono quelle ricche di significato.

A proposito di parole, possiamo fidarci di quelle con cui Francesco ci viene descritto? Dopotutto, l’ossessione dei committenti delle sue biografie sembra essere rendere la vita di Francesco più consona a quel che ci si aspettava da un santo; e questo fatto ci suggerisce che Francesco debba esser stato un uomo piuttosto scomodo.

Chi ha a che fare con cose scomode diventa inevitabilmente scomodo anche lui. Francesco è un uomo dei segni: si inventa il presepe, segno dell’Incarnazione, di Dio fatto uomo, la realtà meno immaginabile e più scomoda che esista. L’Infinito è scomodo perché ci interroga ed è da quell’Infinito che nasce la povertà di Francesco, il punto fondamentale su cui tutte le fonti concordano insieme alla fedeltà alla Chiesa. Attenzione, però: la povertà di Francesco non consiste nel disprezzo delle cose, ma nel non possesso, ovvero nel dire che quella cosa non ha significato perché è mia.

Qualcuno ha anche suggerito che questo adeguamento della figura di Francesco ai canoni agiografici del suo tempo volesse nascondere realtà ben più imbarazzanti: una sua vicinanza al catarismo, per esempio, essendo sua madre originaria proprio del Midi, terra dei Catari e della crociata contro gli Albigesi.

Al contrario, Francesco è stato la risposta al catarismo, proprio perché lui ha praticato la povertà, non il disprezzo. La via dei Catari per andare in Paradiso è il disprezzo del mondo visibile, la via di Francesco è trovare Dio nel mondo. La sua povertà non è disprezzare le cose, ma vedere Dio attraverso i segni che lascia nel creato: prima di morire si fa portare i suoi dolci preferiti dalla sua amica Iacopa de’ Settesoli e vuole annusare il profumo del basilico, proprio perché è così povero da considerare anche la cosa più piccola un segno per vedere l’invisibile. Dunque si può dire che Francesco ha sminato il catarismo in Italia.

Molti hanno sottolineato anche la novità del suo amore per la natura, in un contesto come quello medievale che al contrario la teme e sente il bisogno di dominarla.

Attenzione, però, Francesco non è un ecologista moderno: lui ama la natura come traccia, segno dell’Infinito, dell’Invisibile. Ed è da notare che il Cantico chiama il sole, la luna, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra, “fratelli” e “sorelle”: questo perché Francesco sa che la natura non è “madre”, ma è imperfetta limitata come noi, a volte perfino “matrigna” e distruttrice. Il Creato non è perfetto, e l’uomo non ha la forza di costruire il Paradiso in terra, ma può sapere che nella sua natura c’è qualcosa d’infinito, e porsi una domanda: cos’è l’Infinito, e cosa c’entra con me?

Per saperne di più:
Davide Rondoni, Salvare la poesia della vita. In cammino con i poeti e Francesco, Padova, Edizioni Messaggero, 2018.

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e con il giornale on-line "Citizen Salerno" e ora collaboro con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e come rievocatrice indipendente promuovo la Scuola Medica Salernitana, gloria della mia città.
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2 risposte a Francesco il Poeta

  1. mary ha detto:

    direi che tutti coloro che si chiamano Francesco saranno felici di rispecchiarsi in questo grande santo presentato così bene!

  2. Una bellissima intervista che presenta i punti salienti di San Francesco che, spesso, sono visti invece in maniera ideologica ai giorni nostri. Va bene ispirarsi, ma non si dovrebbe vedere ciò che non c’è.

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