Dal pellegrinaggio alle crociate.

Pagina del libro V del “Liber Sancti Jacobi” (Codex Calixtinus), XII secolo – Santiago di Compostela, Archivio della Basilica.

Esistono cinquanta pagine in pergamena che anticipano le nostre guide turistiche. Dentro ci sono soltanto indicazioni pratiche: “Esistono quattro strade che, nella direzione di Santiago, si riuniscono in una sola a Puente la Reina, in terra spagnola : una passa per Saint-Gilles-du-Gard, Montpellier, Tolosa e le Somport; un’altra per Notre-Dame-du-Puy, Sainte-Foy de Conques e Saint-Pierre de Moissac…” Sono menzionati tutti i corsi d’acqua che si trovano sulle quattro strade per Santiago di Compostela, con l’indicazione “potabile” o “non potabile”; in più i monasteri dove il pellegrino può trovare asilo, le risorse delle diverse regioni: “gli abitanti di Poiteau sono larghi nell’ospitalità”; “gli abitanti di Bordeaux hanno il linguaggio rude, ma il loro vino è eccellente”; “prima di attraversare le Landes, bisogna munirsi di provviste, perché i villaggi sono rari in questa piana sabbiosa che comunque abbonda di miele, miglio e maiali.” Infine si indica il prezzo per il passaggio dei corsi d’acqua, là dove non esistono ponti: “I trasportatori dovranno chiedere solo un obolo ogni due persone se sono ricchi, e una moneta per ogni cavallo; e se è un povero, niente.”
Questa guida del pellegrino, che costituisce il quinto libro del Liber Sancti Jacobi, risalente al XII secolo, ci ricorda che il Medioevo è anzitutto una civiltà della strada. Mercanti, studenti e pellegrini percorrono l’Europa. Beninteso, sono soprattutto questi ultimi a formare la maggioranza dei viaggiatori. Sotto il cappuccio del loro lungo mantello senza maniche che di notte funge da coperta e che viene chiamato appunto pellegrina, il bastone (o bordone) in mano, dal quale pende la borraccia – perché è soprattutto la sete ad affliggere il viaggiatore -, hanno letteralmente tracciato sui loro passi le grandi strade tra Italia e Francia (Via Francigena), tra Francia e Spagna, andando in pellegrinaggio a Roma o a Santiago di Compostela. È infatti in questo periodo che assistiamo ad una vera e propria ridefinizione dello spazio del sacro, che, raccolto attorno alla chiesa o al monastero di riferimento nell’Alto Medioevo, si espande in tutta Europa, con un certo numero di santuari a far da poli d’attrazione.
Non sono soltanto le strade ad esser nate sotto i loro passi (la Porta Sancti Pellegrini a Roma segnava il la fine della via Romea) ma anche chiese, reliquiari, questi scrigni d’oro o di smalto alcuni dei quali sono annoverati tra le meraviglie del Medioevo. Poiché il pellegrino non conosce della città che il nome del santo che vi si venera. Questa venerazione per un brandello d’abito, un osso, perfino un dente, è una devozione puerile, al limite della superstizione? È l’equivalente degli amuleti che si trovano in tutte le popolazioni primitive? Davanti a quei capolavori che sono la cattedrale di Lucca, quella di Sarzana o il duomo di Fidenza, davanti a quei tesori di oreficeria che sono il Reliquiario del Corporale di Bolsena a Orvieto o l’Arca detta “del Barbarossa” a Genova, davanti a quelle prodezze tecniche che sono i basamenti delle volte che sostengono la cattedrale di Puy, davanti a quei modelli di architettura pratica , e, come si direbbe oggi, “funzionale”, che sono gli ospizi di Pons e di Santiago di Compostela, bisogna essere ciechi per dare dei primitivi ai nostri antenati del Medioevo. No: ciò che l’invocazione fraterna dei santi, ciò che il mettersi in pellegrinaggio rappresentano è ben altra cosa che un’ingenua superstizione. Era la gioia di rispondere all’appello del Cristo: “Alzati, va” e il fervore dell’unione nella preghiera, ciò che la Chiesa chiama “la Comunione dei Santi”.

Lucca – Cattedrale di San Martino – secc. XIII-XIV.

Sarzana – Cattedrale di S. Maria Assunta (XIII secolo)

Fidenza – portale del Duomo di San Donnino (XII secolo).

Ugolino di Vieri, reliquiario del Corporale di Bolsena (1264) – duomo di Orvieto.

Arca per le ceneri del Battista detta “del Barbarossa” (XII secolo) – Genova, museo del tesoro della Cattedrale di S. Lorenzo..

Cattedrale di Notre-Dame di Puy-en-Velay (XII secolo) – facciata.

Portico dell’Ospizio del Pellegrini (XII secolo) – Pons.

Paradòr (albergo dei pellegrini), fine XV secolo – Santiago di Compostela.

Gli uomini del Medioevo vedono in ciascun pellegrino un personaggio sacro, un’immagine del Cristo «pellegrino di Emmaus» che comincia a essere rappresentato nell’arte romanica; a volte lo si venera perfino come un santo se per caso si trova a morire per strada.
I sociologi moderni denunciano con inquietudine la disperazione dell’uomo solitario, perduto in mezzo alla folla: il Medioevo ignora questa forma d’angoscia, in parte grazie al pellegrinaggio. Perché, per il pellegrino, ogni tappa è una festa. Si chiacchiera e si canta. Si beve alla fontana o alla taverna. Si dà qualche scappellotto ai carpentieri del paese, che si fanno un punto d’onore di possedere una chiesa più bella di quelle dei loro vicini. La tradizione vuole addirittura che tutti i pellegrini, passando per un villaggio spagnolo chiamato Triacastel – il quale aveva mucchi di pietre da calce – avessero preso una di queste pietre per uno e le avessero portate fino a un altro villaggio, Castaneda, nel quale c’erano i forni per la calce che servirono per la costruzione della basilica di Santiago de Compostela.
Si guarda i giullari o li si ascolta, poiché tra loro vi sono i cantastorie che raccontano avventure piene di suspense, un po’ come oggi fanno i cantastorie siciliani con le gesta di Orlando.
Se ogni tappa è una festa, il cammino è un’avventura. Al gruppo dei pellegrini si mescolano a volte anche le pecore nere: mendicanti, vagabondi, briganti, che si appuntano sugli abiti la conchiglia del pellegrino e che, per questa ragione, vengono detti in Francese coquillards. Perché una conchiglia? A motivo di una leggenda: si racconta che, durante un trasporto delle ceneri dell’apostolo San Giacomo (evangelizzatore della Spagna, sempre secondo la leggenda) a Compostela, un cavaliere fosse caduto in mare, e che ne fosse stato poi ritrovato il corpo coperto di conchiglie, che per questa ragione vengono dette da allora “conchiglie di San Giacomo”.
I coquilliards sono il terrore dei pellegrini, come della brava gente tutta presa ad aprire le porte ai pii viaggiatori. Noi immaginiamo male ciò che poteva essere l’ospitalità medievale, ma vediamo cosa ci dice la Guida del Pellegrino: “I pellegrini, poveri o ricchi, che ritornano da Santiago o che vi si recano, devono esser ricevuti con carità e riguardo per tutti.” E si contano le terribili disgrazie che, secondo le dicerie di ogni dove, si sono abbattute sui miscredenti che rifiutano l’ospitalità: a Nantua, c’è un tessitore che ha visto la sua tela strapparsi da cima a fondo nel momento in cui ha rifiutato di aprire le porte a un pellegrino; a Villeneuve, in un caso simile, una donna ha visto il suo pane mutarsi in pietra; a Poitiers, tutta la via del mercato – la rue Saint-Porchaire – è stata divorata dal fuoco, ecc.
Pensate se i coquilliards avessero avuto buon gioco di farsi nutrire, o, peggio ancora, di saccheggiare le case dopo essersi fatti passare per pellegrini affamati! C’era bisogno di una confraternita che si prendesse il compito di fare da polizia stradale. Fu in Italia, ad Altopascio (Lucca) che ebbe origine il primo di questi ordini, quello dei Frati di S. Jacopo, poi detto dei Cavalieri del Tau, a motivo della croce taumata bianca che portavano cucita sui mantelli. Resta ancora testimonianza ad Altopascio dell’antico convento di San Jacopo, volgarmente detto Spedale. L’edificio che ci resta è quello ampliato tra il 1827 e il 1830, ma la facciata è quella della chiesa originaria (XII secolo), e gli edifici della Piazza dell’Ospedale che la circondano sono quelli restaurati nel XV secolo dalla famiglia fiorentina dei Capponi. Questo paesino della Toscana, quasi sconosciuto oggi, vedeva dunque, all’epoca, un passaggio incessante di pii “turisti” in pellegrinaggio.

Altopascio – chiesa di San Jacopo (facciata)

La confraternita contò ben presto ramificazioni (dette in latino obedientiae) un po’ dappertutto lungo la via del pellegrinaggio. Degna di nota è quella di Parigi, fondata nel 1180, della quale rimane ancora oggi la parrocchia di Saint-Jacques du Haut-Pas; i cavalieri del Tau, nati come ordine ospedaliero, assunsero ben presto forte carattere militare, e nel XIV secolo furono addirittura coinvolti nelle lotte tra Lucca, Pisa e Firenze.

Anche in Spagna fu un ordine militare a farsi carico della protezione dei pellegrini: l’Orden de Santiago.
Un bel giorno, gli abitanti di Puy fanno capannello alle porte della città per veder arrivare un pellegrino di quelli che non si vedono tutti i giorni. Il viaggiatore è circondato da un corteo, e benedice a destra e a sinistra con le due dita alzate. È il papa in persona.
Perché il papa è arrivato fino a Puy, città-tappa del cammino di Santiago?
Si tratta sì di un pellegrinaggio. Ma, stavolta, i pellegrini non dovranno marciare verso occidente, seguendo quella Via lattea allora chiamata Cammino di San Jacopo: è verso Oriente che il papa Urbano II convince i cristiani a mettersi in viaggio. Da Puy, il papa lancia un appello a tutti i vescovi della cristianità, in vista di un concilio che terrà in un’altra città di quella regione francese dell’Alvernia, Clermont. Da questo concilio doveva nascere la crociata. Il pellegrinaggio assume un significato nuovo, perché, questa volta, è con le armi in pugno che il cristiano obbedisce all’ “Alzati, va!”.
L’Europa cristiana in effetti si sente ferita: la Terrasanta, feudo comune di tutti i cristiani, è stata loro tolta dalla conquista araba.
Gli Arabi erano arrivati dalle loro regioni desertiche, e, dichiarando la “guerra santa” dell’Islam – la Djihad predicata da Maometto -, avevano invaso verso l’anno 634 la Siria, l’Egitto, poi l’Africa del Nord. All’inizio dell’VIII secolo, avevano aggiunto alle loro conquiste la Spagna, poi il Sud della Francia. Carlo Martello non aveva fermato la loro avanzata che nel 732 a Poitiers. Anche Costantinopoli, capitale dell’Impero cristiano d’Oriente (Bisanzio), aveva subito i loro assalti.
I tre quarti del mondo conosciuto restavano ancora, in questa fine dell’XI secolo, sotto il controllo della Mezzaluna. E solo poco a poco la Spagna aveva potuto riconquistare una parte del suo territorio, città per città: dapprima era stato Carlo Magno a prendere Pamplona e assediare Saragozza (778). Poi erano stati liberati i regni di Leòn e di Navarra.
Durante questa Reconquista, racconti leggendari avevano oltrepassato i Pirenei. È stato così che l’Europa ha appreso – tramite viaggiatori, giullari, monaci -, che una stella era apparsa laggiù, nel cuore della Spagna, in Galizia; che là dove la stella si era innalzata, si era scoperta una tomba; che questa tomba conteneva i resti dell’apostolo San Giacomo, fratello di San Giovanni Evangelista. Come si trovava lì il corpo di San Giacomo? Era successo che, dopo la morte di Cristo, l’apostolo era venuto ad evangelizzare la Spagna. Martirizzato dai Romani nel 44 d.C., era stato posto su una barca dai suoi discepoli perché le sue spoglie sfuggissero ai carnefici. Questa barca era finita per approdare alla foce del fiume Ulla, nella località detta El Padron. Là, delle pie mani avevano preso il corpo e lo avevano seppellito nel campo sul quale, secoli dopo, doveva levarsi quella stella misteriosa, e che per questo si chiama Compostela (in latino campus stellae, “campo della stella”). Sulla tomba viene costruita una cattedrale nella quale il Medioevo, avido di leggende e di pellegrinaggio, prende l’abitudine di andare a pregare.
Questa leggenda di San Giacomo ridà nuovo zelo ai combattenti contro l’Islam. Si racconta che durante la battaglia di Clavijo (844) fosse apparso un cavaliere bianco fosse apparso al fianco dello Spagnolo Ramiro, seminando il panico nelle file musulmane. Alla fine, tutto il Nord della Spagna è liberato dagli Arabi, che non occuparono più che il regno di Granada.
Ora, nell’XI secolo, la Terrasanta aveva conosciuto ogni sorta di devastazioni: prima, nel 1009, la distruzione del Santo Sepolcro, su ordine del califfo Hakim, feroce persecutore dei Cristiani. Poi c’era stata, alla fine del secolo, l’invasione dei Turchi Selghiuchidi,che avevano abbracciato la fede islamica. Avevano massacrato, a Mantzikert, nel 1071, l’armata bizantina e conquistato l’Armenia, l’Asia minore, la Siria. L’imperatore di Bisanzio aveva implorato il papa di inviargli dei soccorsi; da lì venne questo grande appello all’Occidente che avrebbe portato alla riconquista di Gerusalemme nel 1099.
Le crociate dovevano durare per altri due secoli.

Bibliografia
Georges e Regìne Pernoud, Le Tour de France Médiévale: l’histoire buissonnière, Stock 1982, pp.113-125;
André Vauchez, Esperienze religiose nel Medioevo, Roma, Viella, 2003.
Anna Rinonapoli, Cavalieri del Tau, Marino Solfanelli, Chieti, 1986.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Dal pellegrinaggio alle crociate.

  1. Antonella ratto Gonzalez ha detto:

    interessantissimo come sempre

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