Medioevo, prove di femminismo: “Così cominciò il Potere rosa”.

di Enrico Franceschini

Una storica inglese: “Quelle donne libere e longeve”. Altri studiosi sono scettici. Temono un tentativo di revisionismo. Studiati documenti legali e letterari dell´epoca.

La comare di Bath – miniatura da “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer.

Vivevano più a lungo degli uomini, talvolta occupavano incarichi di responsabilità, sapevano come difendere i propri diritti, andavano perfino in vacanza tutte insieme, all´insegna di una neonata sorellanza. «Erano molto più autonome, sessualmente libere e independenti di quanto finora abbiamo immaginato», sostiene un nuovo studio condotto in Gran Bretagna. Che la Bbc riassume con un pizzico di ironia: «Il girl power dei secoli bui».
A parlare di “ragazze al potere” nel Medio Evo è la dottoressa Sue Niebrzydowski, docente di storia alla Bangor University del Galles. Studiando documenti d´archivio, letteratura e canzoni originali, la stimata ricercatrice afferma di avere ricostruito un quadro più preciso della vita della donna media tra il dodicesimo e il quindicesimo secolo in Europa. Il risultato, secondo lei, è che le donne di quel tempo vissero «un´epoca d´oro», con un´aspettativa di vita media superiore a quella degli uomini, iniziative per difendere i propri diritti, posti di potere come badesse di conventi e monasteri. Facevano perfino l´equivalente dei viaggi “tutto compreso”, solo per signore e signorine, in Terra Santa: naturalmente dopo che i cavalieri se ne erano assicurati per un po´ il controllo con una crociata.
«Nel Medio Evo, le donne erano spesso già vedove a trent´anni e ciò conferiva loro maggiore libertà», dice la dottoressa Niebrzydowski, alla vigilia di un convegno in cui questa settimana presenterà il suo rapporto all´Istituto di Storia Antica e Moderna della Bangor University. Un convegno, vale la pena di sottolinearlo, tutto di donne, a cui parteciperanno alcune delle più illustri docenti universitarie del Regno Unito nel campo dell´archeologia, della storia, della legge e della linguistica.
Qualche storico (di entrambi i sessi) è scettico, temendo un tentativo di revisionismo, un uso politico della storia per ribaltare convenzioni consolidate. «Quelle donne erano più libere sessualmente», replica l´autrice del rapporto. «Se benestanti, esse potevano entrare sul mercato del matrimonio alle proprie condizioni, che fossero economiche, d´amore o di puro piacere. È vero che molte delle informazioni che abbiamo dedotto dall´arte, dalla letteratura o dagli archivi storici del tempo, si riferiscono in particolare a donne abbienti, di classi medio-alte, ma la nostra ricerca suggerisce che in generale le donne di mezza età del Medio Evo, di qualunque categoria sociale, avevano molto più potere e indipendenza di quanto avessimo finora immaginato. Certo, l´opinione dominante è sempre stata che le donne nel passato avessero scarsa indipendenza economica o potere sociale, e che dovessero dipendere dai padri o dai mariti per la maggior parte delle loro vite. Ma dobbiamo andare cauti con questi giudizi, che possono essere influenzati da concezioni errate sulle donne dei secoli precedenti. Nuovi studi in materia possono riservarci delle sorprese».
Insomma, revisionismo politico o girl-power dei secoli bui? «Le donne son venute a eccellenza / di ciascun´arte ove hanno posto cura», canta l´Ariosto. Ma l´autore dell´Orlando furioso era un poeta, non uno storico. A loro l´ardua sentenza.

da “La Repubblica”, 12/09/2007.

Per approfondire:
Gli atti del convegno sono stati pubblicati dalla Boydell & Brewer nel volume Middle Aged Women in the Middle Ages, a cura di Sue Niebrzydowski. (2011).
Della stessa autrice vedi inoltre:
Bonoure and buxum: a study of wives in late medieval English literature, Peter Lang 2006.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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6 risposte a Medioevo, prove di femminismo: “Così cominciò il Potere rosa”.

  1. Dave Welf Masters ha detto:

    Che ne pensi di quello che è scritto in questo link? http://www.filosofiaedintorni.eu/donnanelmedioevo.htm

    • mercuriade ha detto:

      Che sia una visione solo parziale. Sulle donne, come su molte altre cose, non c’era una sola opinione.
      I testi misogini sono già stati studiati a sufficienza, e indubbiamente rivelano l’esistenza di correnti misogine, nelle quali, bisogna dirlo, ha molta influenza il misoginismo degli autori classici più che quello biblico. Ma il problema è che devono esser prese per quel che sono, correnti appunto; vi sono altre correnti nelle quali troviamo altre affermazioni, come questa bellissima di Tommaso d’Aquino (che d’altronde la riprende da Agostino): la donna è stata convenientemente creata da una costola, non dalla testa perché fosse superiore né dai piedi perché fosse calpestata, ma dal fianco, perché fosse “sibi similis”, simile a lui.
      Un altro problema è che spesso le affermazioni, per esempio, dei Padri della Chiesa, vengono estrapolate dal contesto e una frase senza contesto può significare qualsiasi cosa. E bisogna anche tener conto dell’uditorio a cui egli si rivolge. Prendiamo ad esempio un San Girolamo, uomo di legge della tardoantichità che non avrebbe avuto niente da invidiare a Cicerone, che ne dice di cotte e di crude sulle donne quasi copiando pari pari la VI satira di Giovenale. Ma, quando si rivolge direttamente a donne, sia vergini che sposate, il tono cambia completamente. Si scopre un San Girolamo insospettato, capace di dolcezza, di espressioni tenere, e, soprattutto, convinto assertore della dignità della donna. Bellissima è, per esempio, la lettera alla matrona Leta, che gli chiede consigli su come educare sua figlia: in essa, San Girolamo consiglia per la bambina esattamente il tipo di istruzione che normalmente si consigliava per i futuri retori, e inoltre la definisce “un’anima destinata a essere un giorno il tempio del Signore”. Si veda poi l’epistola 77, nella quale critica come sono trattate le donne nella società tardoromana sua contemporanea. Dello stesso parere sono San Gregorio Nazianzeno, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino. San Basilio si spinge ancora oltre: “La donna non è da meno dell’uomo nell’essere stata creata a immagine e somiglianza di Dio. Entrambi i sessi hanno pari dignità e pari virtù, ad ambedue è promessa la stessa ricompensa, la risurrezione del corpo”.
      La stessa distinzione dev’essere fatta per quanto riguarda gli autori medievali: il tipo di uditorio cui si rivolgono. è chiarissimo che, quando si rivolgono a monaci per confermarli nella loro scelta, spesso finiscono col dire di tutto sulle donne. Ma si tratta appunto di un uditorio di monaci, cioé persone che avevano già fatto una scelta di castità, e il loro proposito è di aiutarli a mantenere l’impegno preso. C’è da dire però anche questo: scorrendo bene i testi, si nota come gran parte della fama di misoginia attribuita a molti autori come San Bernardo di Chiaravalle, sia del tutto gratuita. è impressionante il suo Commento alla Genesi, poiché, se è vero che interroga Eva con una punta di ironia, con Adamo ci va giù ben più pesante.

      • Dave Welf Masters ha detto:

        Solo ora ho letto! xD 😉 comunque grazie di avermi risposto! 🙂 in giro si sente esattamente quello che c’è scritto nel link che ho postato, è quella la “vulgata”. Nei licei ad esempio insegnano che nel Medioevo era demonizzata la donna, il corpo, l’amore e il sesso. Lo insegnano anche senza alcun astio (lo dico per esperienza personale) né odio, credendo di dire cose assolutamente vere! Per queste persone ciò era dovuto (naturalmente!) alla Chiesa sessuofobica e misogina, e per spiegare ciò che confuta le loro tesi o lo chiamano “eccezione”, “andare controcorrente”, oppure dicono che rappresenta una laicizzazione, un’opposizione alla Chiesa, che infatti essi dicono che li avversava. Intendo, essi qualificano l’amor cortese quasi come nemico della Chiesa, e l’esperienza dei goliardi la trasformano in maniera del tutto romantico-ottocentesca, in un’anticipazione degli intellettuali ribelli anticlericali, ribaltando il senso delle loro critiche alla gerarchia (da sempre nella Chiesa ci sono stati cattolici che usarono toni molto aspri verso gli ecclesiastici, che tra i santi) e facendone quasi dei proto-protestanti.
        Sarebbe interessante se tu pubblicassi qualche articolo su di loro, per darne un’immagine a noi lettori meno influenzata dalla propaganda ottocentesca.

  2. Dave Welf Masters ha detto:

    Facendone dei proto-protestanti, allora trovano anche una spiegazione al loro amore per i piaceri della vita: tutte quelle cose erano aborrite dalla Chiesa e questi goliardi, ribelli eretizzanti, le amavano perché si erano liberato degli opprimenti condizionamenti religiosi.

    • mercuriade ha detto:

      Una visione un tantino superata della poesia “goliardica”, a dire il vero. Oggi si sa che i “Carmina Burana” erano in realtà esercizi scolastici, composti sia dagli insegnanti di grammatica sia dagli studenti, come prove dei vari modi di fare poesia.
      Se si leggono poi questi componimenti, traspare fin troppo chiaro il misoginismo di matrice classica che li pervade: le donne vengono prese in giro, soprattutto per la loro mania di farsi belle, viene raccontata burlescamente l’episodio della seduzione di una “bianca colomba” in un modo così sfacciato da competere con Archiloco!

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