“Così si scrive una lettera d’amore”. Nel medioevo il primo manuale.

di Laura Montanari.

Risale al XII secolo il prontuario per corrispondenze scoperto alla Biblioteca Capitolare di Verona. Anticipando i celebri scambi epistolari tra Abelardo ed Eloisa, un chierico insegnava le parole da usare. Il manoscritto, Modi dictaminum, in latino, dà consigli anche alle donne.

Gli Amanti del Cantico dei Cantici - miniatura dall' "Hortus Deliciarum" di Herrade di Hohenburg.

Gli Amanti del Cantico dei Cantici – miniatura dall’ “Hortus Deliciarum” di Herrade di Hohenburg.

Il più antico manoscritto italiano su come scrivere lettere d’amore risale al Medioevo. L’hanno rintracciato degli studiosi dell’Università di Siena cercando antichi testi inediti di retorica nelle biblioteche italiane e spagnole. L’hanno trovato alla Biblioteca Capitolare di Verona. Per i ricercatori si tratta del primo manuale di scrittura epistolare del Medioevo arrivato a noi, in cui si insegnano a scrivere anche lettere d’amore. Il testo, in latino e su pergamena, è della metà del XII secolo. L’autore è un certo Guido, chierico forse del Casentino, zona al confine tra la Toscana e l’Emilia.
I consigli vanno da come si saluta via lettera l’amata a come ci si congeda. Ma anche come una moglie deve scrivere al marito, un amante all’amata. Si raccomanda di lodare sempre la bellezza e le qualità del destinatario ricorrendo a paragoni mitologici di celebri coppie (Paride e Elena, Piramo e Tisbe), a similitudini con pietre preziose oppure inviando “tanti saluti quanti sono i pesci nel mare”, o “i fiori portati dall’estate”. Si deve ricorrere a espressioni che indichino l’incapacità di descrivere un così grande sentimento (“quanto profondamente ti amo non riuscirei ad esprimere con parole, nemmeno se tutte le membra del mio corpo potessero parlare”). Quando poi il mittente deve raccontare qualcosa al destinatario lo può apostrofare con espressioni tipo “la tua bellezza sa”, “la tua dolcezza conosce”, “è noto alla tua nobiltà”. La lontananza dal soggetto amoroso o il ricordo dei momenti felici trascorsi insieme assume già in questo periodo le caratteristiche del mal d’amore: “la mente viene meno”, “l’animo non regge a tanta gioia”. Ci sono poi passaggi più espliciti che alludono all’amore fisico: si parla di abbracci, baci, desiderio, di dolci cose da fare insieme.
Il maestro di retorica insegna ai suoi studenti come scrivere lettere – non solo d’amore ma fra genitori e figli, maestri e discepoli, signori laici ed ecclesiastici, come rivolgersi al Papa o all’imperatore – prendendo brani di missive e copiandoli nel manuale a mo’ di esempi. “Secondo i nostri studi – spiega Francesco Stella, ordinario di Letteratura latina medievale alla facoltà di Arezzo (Università di Siena) e coordinatore delle ricerche – siamo davanti al primo manuale epistolare con un capitolo, il quarto, riservato alle lettere d’amore. Il maestro, tra l’altro, dà consigli di scrittura anche alle donne a conferma dell’esistenza di un pubblico femminile laico e alfabetizzato già nel Medioevo”.
Le novità non sarebbero finite qui. “Molte lettere – prosegue Stella – riguardano i conti Guidi, padroni di parte della Toscana del Nord, dell’Emilia e della Romagna, feudatari potentissimi di Matilde di Canossa e poi di Federico I. In particolare ce n’è una che noi sospettiamo essere il più antico modello di lettera d’amore del Medioevo”. Le incertezze dipendono dal fatto che manca l’originale, che esistono soltanto poche righe in latino copiate su pergamena dal chierico Guido nel manuale “Modi dictaminum” conservato a Verona. “A Imilde, moglie carissima”: comincia così. È un marito di cui conosciamo soltanto l’iniziale del nome G. che scrive alla moglie mentre è lontano: “Voglio che tu sappia, che per grazia del Signore mi trovo a Pisa e sto bene e ho venduto tutta la merce (…). Il tuo affetto, amica mia dolcissima, sa che per il profumo del tuo amore non rifiuterei di valicare i monti o attraversare a nuoto i mari”. Gli indizi che fanno pensare a questo come al più antico modello di lettera d’amore medievale a noi pervenuto si basano sul fatto che gran parte degli esempi di missive citate dall’autore del manuale si riferiscono ai conti Guidi al cui archivio si pensa che lui potesse attingere. G. che scrive alla moglie Imilde potrebbe essere Guido II. “Sappiamo infatti – racconta Elisabetta Bartoli, dottoranda alla facoltà di Lettere che sta preparando l’edizione critica dei “Modi dictaminum” – che Guido II e Imilde fanno la donazione a una chiesa del Casentino nel 1017 e da un altro documento che nel 1029 Imilde è già morta. Se è così, siamo un secolo prima dei più noti epistolari d’amore, a cominciare da Abelardo ed Eloisa”.

da “La Repubblica”, 09/02/2009.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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