Salerno, vendesi mille anni di storia

Palazzo San Massimo, particolare dell’opus sectile del pavimento della chiesa di IX secolo

«Non ci volevamo credere, quando, il due di agosto, hanno annunciato la notizia. Al Comune avevano promesso di inserirlo nel progetto di valorizzazione del Centro Storico. Noi ci avevamo sperato». Si respira un’atmosfera delusa e desolata al secondo piano dello storico Palazzo Galdieri, in via Trotula de Ruggiero, nel cuore del centro storico di Salerno, sede dell’associazione culturale “Il Centro Storico”: la notizia è che il complesso monumentale di San Massimo, che dista solo pochi metri, sarà messo in vendita. Il comune non è più in grado di assicurarne la manutenzione. Strano destino per quello che potrebbe essere uno dei luoghi simbolo della Scuola Medica Salernitana, se non altro perché questo monastero, che il principe longobardo Guaiferio nell’865 aveva fatto costruire all’interno delle sue proprietà e dedicato a San Massimo il Confessore, include il primo ospedale di cui si ha notizia. Nelle sue intenzioni doveva essere così ricco e potente da render gloria alla sua famiglia per i secoli a venire: nell’anno Mille i suoi possedimenti arrivarono fino al Cilento. Nel Cinquecento fu venduto dall’abate di Cava al ricco mercante Bartolomeo de Mauro che ne fece la dimora della sua famiglia. Negli anni ’30 del Novecento le sue mura ospitarono i locali di un convitto, e poi di un istituto superiore. Dal dopoguerra, è quasi completamente abbandonato. Fu aperto per l’ultima volta in occasione della prima edizione di “Salerno Porte Aperte”, nel 2006, e da allora è completamente chiuso perché pericolante. Un vero peccato, perché la chiesa ha dei veri fiori all’occhiello, in primis il pavimento in opus sectile, forse originale di IX secolo, per non parlare delle colonne di spoglio. Bisogna vedere cosa ne farà chi lo comprerà.
«Sono già state fatte delle proposte di acquisto, – spiega Luciana Vicidomini, vice presidente dell’associazione. – Da parte di imprenditori del nord della Campania. Il timore è che possano mettere le mani personaggi non propriamente raccomandabili che utilizzino Palazzo San Massimo per riciclare denaro sporco. O, peggio, che lo considerino di nessuna utilità e decidano di abbatterlo…».

da www.radiocrc.com/blog/2011/09/05/salerno-vendesi-mille-anni-di-storia/

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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9 risposte a Salerno, vendesi mille anni di storia

  1. Valentina Oliva ha detto:

    Il complesso fu aperte anche nelle edizioni precedenti al 2006.

  2. Valentina Oliva ha detto:

    Certo…bisognerebbe capire oggi chi ne ha la proprietà, ma soprattutto in che condizioni è. Io non lo scarterei a priori…

  3. agersocialslow ha detto:

    Salerno mi ricorda subito la medicina, qui non riusciamo più a salvare niente perchè i ricchi sono solo , ricchi di soldi e non di altro. Mah!

  4. vincenzo ha detto:

    forse arrivo tardi…. ho preso a leggere un libro di mio padre sulla chiesa di s. massimo del prof. bruno ruggiero; vi si narra della costruzione della chiesa ad opera dei principi longobardi . estremamente interessante…. peccato che quel che potrebbe essere corrisposto per i normanni alla chiesa palatina di palermo, giaccia in uno stato di delirante abbandono ; qualcuno ad oggi mi saprebbe dare informazioni? la curiosità è tale che da roma dove vivo , la prossima volta che tornnerò giù mi metteò a cercare questa chiesa

    • mercuriade ha detto:

      In realtà, non si tratta di una “cappella palatina” nel vero senso del termine, ma la chiesa di un monastero, quello di San Massimo, fatto edificare da Guaiferio su un terreno di sua proprietà, adiacente alla sua casa privata, che già possedeva prima di divenire principe. Era una pratica diffusa tra i principi e i nobili longobardi: quella di fondare chiese e monasteri su terreni di loro proprietà.
      La cappella palatina, è semmai quella di San Pietro a Corte, il palazzo fatto edificare da Arechi II e che resterà il centro del potere fino alla costruzione di Castel Terracena da parte dei Normanni, tra XI e XII secolo.
      https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2012/07/16/longobardi-gli-uomini-che-andarono-al-sud/

      • vincenzo ha detto:

        Grazie Mercuriade per aver risposto! Riporto solo quanto trascritto nel libro sopra menzionato del prof. Ruggiero – che gode della mia massima stima, per altri libri e pubblicazioni . Da atti e documenti da lui reperiti nell’Abbazia di Cava, risulterebbe un palazzo di proprietà di Guaimario e della costruzione della chiesa, successivamente al suo insediarsi quale principe in Salerno. risulta altresì che il solo abate avesse diritto a soggiornare presso il palazzo; inoltre il fatto che detto abate fosse pienamente svincolato dall’autorità episcopale darebbe credito alla versione del Ruggiero. Quel che credo importante sia di sapere è in quale stato permane il complesso e quali vincoli sono stati imposti per la conservazione ed il restauro dagli enti preposti – vedi soprintendenza.

  5. vincenzo ha detto:

    ah, scusa : un caro saluto !

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