Salerno, città greca.

Veduta di città, dal codex Skylitzes di Madrid, XI secolo.

Verso il 565 l’Impero Bizantino aveva raggiunto la sua massima estensione: comprendeva, oltre alla penisola balcanica, all’Anatolia e alla Palestina, l’intera fascia mediterranea della costa africana, la punta meridionale della Spagna e il Meridione d’Italia. Eppure gli imperatori bizantini ebbero enormi problemi proprio dalle loro conquiste nel Mediterraneo, poiché il potere centrale non ha più la forza per mantenerle, e i territori conquistati saranno facile preda degli Arabi da una parte e delle popolazioni germaniche dall’altra.
L’Italia meridionale diviene dunque un campo di sperimentazione tra antica cultura romana e nuova cultura germanica, la fusione delle quali porterà al Mediterraneo eclettico del X e dell’XI secolo.
Tra il VI e il VII secolo, la situazione del Meridione d’Italia è dunque di forte frammentazione: gran parte della Campania, cioè la zona a nord di Napoli, rimane bizantina. È proprio questa frammentazione a favorire il contatto tra le diverse etnie germaniche che si vanno stratificando, anche tenendo conto del fatto che non esiste una cultura unitaria bizantina come non esiste una cultura unitaria longobarda.
L’apporto dei Longobardi alla cultura materiale è minimo, e si limita alle armi e alle tecniche militari (la tecnica di forgia longobarda in materia di spade, di derivazione orientale, sarà utilizzata fino al XIII secolo, e introdurranno nella cavalleria la staffa e la cotta di maglia al posto dell’armamento pesante). Questo perché i Longobardi tendono ad appropriarsi della cultura materiale romano-bizantina; d’altra parte, è proprio nel ducato di Benevento, con Paolo Diacono, che si fissa il mito dell’origine comune dei Longobardi.
La particolarità di questa situazione geografica è la presenza di enclaves bizantine anche in territorio longobardo, il che indica una frammentazione molto forte: ad esempio, la penisola sorrentina è in mano ai bizantini, e così l’area di Agropoli. La riconquista bizantina aveva recuperato gran parte delle Puglie e delle Calabrie.
Che la città di Salerno fosse a quell’epoca un castrum bizantino lo si può dedurre lo si può dedurre da una lettera di papa Onorio I che raccomanda al magister militum di Napoli di mettere ordine tra i milites di Salerno. La conquista longobarda avvenne tra il 639 e il 640 ad opera di Arechi I. Eppure, il sistema di monetazione, fino a tutto il X secolo, resterà quello basato sul follaro bizantino, coniato con gli stessi tipi della zecca bizantina (anche se compaiono anche follari salernitani di rame); soltanto dopo, seguendo l’esempio di Amalfi, inizierà a coniare il tarì secondo il modello nordafricano. Le prime monete d’argento (rarissime e con argento di bassa qualità) sono coniate da Arechi I, ma recano il monogramma di Eraclio, imperatore di Bisanzio. Da ciò si ricava che la moneta bizantina fosse quella corrente per gli scambi commerciali nel mediterraneo.

Fòllaro di Gisulfo II (XI secolo) con veduta di Salerno sul retro

Nel corso del X secolo si ha notizia, fin dentro la città stessa di Salerno, di un gran numero di monasteri italo-greci; si riscontra inoltre la presenza di una forte componente italo-greca fra i contadini e gli artigiani (furono questi ultimi ad importare la produzione del baco da seta). In più, gli elenchi degli arredi liturgici custoditi in questi monasteri, rivelano la presenza di oggetti di gran pregio, importati direttamente da Costantinopoli. Anche i corredi funerari segnalano la presenza di brocchette, spie di un costume funerario tipicamente bizantino presente dovunque in area longobarda.
Anche l’architettura religiosa si esplica in modelli di architettura specificamente bizantini, modelli che saranno poi ripresi anche dai Normanni: se ne trovano esempi a Cosenza, a Olevano sul Tusciano, a Reggio Calabria, a Ravello.
Anche sugli elementi che un tempo si credeva fossero tipici della cultura longobarda come le croci votive (un esempio lampante è quello di Pratola Serra) si trovano tracce di modelli realizzati da artigiani bizantini: tombe certamente longobarde mostrano le croci votive fissate sul petto del defunto secondo l’usanza bizantina e non sulla fronte come era nel costume longobardo. Perfino nell’unico esempio rimasto di architettura palaziale longobarda, il complesso di San Pietro a Corte a Salerno, si trovano influenze bizantine, in questo caso mediate dall’architettura gota; lo dimostra il confronto con una miniatura di un codice della biblioteca di Madrid. Lo stesso vale per le decorazioni: il pavimento in opus sectile dell’abbazia di Montecassino, che è forse più antico dell’abbazia di XI secolo (forse risalente al VIII-IX secolo) che ha confronti con quello di Haghia Sofia a Costantinopoli e con i rivestimenti parietali di Salonicco, si può assimilare all’opus sectile di San Pietro a Corte. I pilastrini di palazzo Fruscione a Salerno sono identici ad esempi sardi. La tecnica costruttiva della cupola della chiesa di S. Salvatore in Choro a Costantinopoli (XII secolo) viene copiata dalle cupole dei bagni privati di una casa signorile duecentesca a Ravello, delle quali si notano le caratteristiche nervature ad ombrello che hanno la funzione di incanalare il vapore.

Frammenti del pavimento a mosaico – S. Pietro a Corte

Attorno al IX-X secolo, attraverso il Mediterraneo, circola un gran numero di croci-reliquiario, tutte di fattura bizantina. Negli scavi di Ravello sono stati trovati frammenti di ceramica graffita di importazione bizantina.

Per saperne di più
Paolo Peduto, Salerno tra Bizantini e Longobardi, in I. Gallo (a c. di), Salerno antica e medievale, Salerno 2000, pp. 105-113
http://www.erchemperto.it/Archeologia/Salerno_e_l-oriente.pdf

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Salerno, città greca.

  1. marzia ha detto:

    L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:
    Pongo in evidenza un post molto valido

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