Arrivano i barbari! – La Campania e i Goti.

Fibbia di cintura ostrogota - Torre del Mangano (Pv), fine V -inizio VI secolo sec. d.C.

Lo storico Nicola Cilento definiva Salerno “un’area di civiltà che combattono.”
Questo è particolarmente vero nel periodo della guerra greco-gotica (535-553), che vede nella Campania uno scenario di primo piano. E, parlando della Campania, non si può trascurare la presenza degli avversari di Narsete, i goti, in questo palcoscenico, anche se le tracce che lasciano sono molto labili.
L’interesse per questa civiltà, dopo la fortuna ottocentesca, si è riacceso all’inizio del 1992, in occasione del convegno Teodorico il Grande e i Goti d’Italia tenutosi a Milano nel novembre del 1992 e della mostra I Goti svoltasi sempre a Milano nel 1994. L’entusiasmo si spense quasi subito, ma quei due appuntamenti furono l’occasione per tirare le fila di tutto ciò che finora era stato scoperto sui Goti.
Il periodo della presenza dei Goti in italia può essere racchiuso tra due momenti fondamentali:

  1. 489, data dell’entrata di Teodorico in Italia e della sua vittoria su Odoacre
  2. 553, anno della morte di Totila, l’ultimo re goto, e della fine della guerra greco-gotica.

Lo studio di questo periodo fu approfondito molto in area anglosassone da storici come Peter Malbury, i cui studi però non sono stati ancora tradotti in Italia; il lavoro di Walter Goffart Barbarians and Romans, A.D. 418-584: The Techniques of Accommodation (1980), che pure rivedeva sotto una nuova luce i rapporti tra barbari e romani proponendo come chiave di lettura una nuova interpretazione dell’ospitatio, non fu preso abbastanza in considerazione.
I saggi più degni di nota sull’argomento sono Storia dei Goti di Wolfram Herwig (1985) per una panoramica generale della storia dell’etnia gota, e il saggio di Paolo Ramma (1950) per analizzare la figura e il mito di Teodorico.
Le fonti dirette sono poche, e molto diversificate tra loro: la Historia Gothorum di Cassiodoro è utile per ricostruire le forme di stanziamento dei Goti in Italia, Il  De Bello Gothico di Procopio può essere utilizzato per rintracciare la dislocazione dei Goti nelle varie parti d’Italia; si contano il De origine actibusque Getarum di Giordane, il Panegyricus dictus clementissimo regi Theoderico di Ennodio, e gli Annales Salesiani, quest’ultima fonte divisa in due parti talmente diverse per tono e per stile da poterla immaginare come il prodotto di due autori distinti.
L’insieme delle fonti scritte, tuttavia, aiuta ben poco nell’individuazione della dislocazione degli insediamenti goti in Italia, e dunque l’archeologia rappresenta un mezzo imprescindibile.

Collana bizantina - da Zeccone (Pv), metá V sec. d.C.

La stirpe gota aveva la caratteristica di essere molto esigua e diversificata: contava in tutto 20000-25000 guerrieri, in totale 125000 individui. Rispetto ai Romani autoctoni, una esigua minoranza. Questi relativamente pochi individui non possono dunque distribuirsi in maniera uniforme in tutta la penisola, e di fatto, i Goti si concentrano in alcuni punti strategici. Le modalità dell’insediamento goto sono quelle dell’hospitalitas, poiché Teodorico giunge ufficialmente in Italia come inviato dell’Imperatore di Bisanzio Zenone per allontanare Odoacre dall’Italia: in realtà questa missione rappresenta un pretesto per allontanare l’irrequieto capo ostrogoto dai confini bizantini. I Goti, dunque, rientrano nella categoria dei foederati, dei mercenari, per i quali è prevista come ricompensa la termia, cioè la terza parte delle terre sulla quale risiedono; alcuni hanno interpretato questa concessione come consistente semplicemente nella terza parte delle imposte riscosse sul territorio in questione, anche per l’inattitudine dei Goti a lavorare la terra.
I Goti si muovono dunque all’interno di una cornice tradizionale di matrice romano-bizantina: rispettano la divisione dei compiti con la popolazione romana, riservandosi in via esclusiva l’esercizio delle armi, lasciando ai Romani le funzioni civili: ciò si esplica nella presenza in ogni città di un funzionario goto e uno romano e di una rigorosa separazione anche sul piano etnico e religioso, con la separazione tra cattolici (Romani) e ariani (Goti), e con l’utilizzo di diritti distinti per entrambe le popolazioni. Questa struttura è simile a quella di altri contesti, come quello del Nord Africa Vandalo. Un caso particolare invece fu la Gallia Franca, dove, con il battesimo di Clodoveo, avvenne una precoce fusione tra Franchi e Gallo-Romani; e fu forse questo che permise alla dinastia merovingia di durare a lungo, a differenza dei due regni sopra citati.
Nel rispetto di questo assetto, il regno goto si presenta dunque in continuità rispetto a quello romano, e in effetti, Cassiodoro, funzionario romano di Teodorico, dipinge il sovrano ostrogoto con le caratteristiche degli imperatori romani, sottolineandone in particolare i provvedimenti edilizi come la ricostruzione delle terme di Albano; questa visione è stata però messa in discussione, poiché quello di Cassiodoro sembra un mero artifizio retorico per contrapporre i Goti “romanizzati” agli invasori Longobardi.
Tutto ciò spiega dunque la difficoltà di ricostruzione delle forme d’insediamento goto in Italia, considerando in più che una simile impresa è possibile solo incrociando le fonti scritte alle poche testimonianze archeologiche; le tracce di stanziamenti goti sembrano concentrarsi al centro-nord, mentre per quanto riguarda il Mezzogiorno ci si deve basare soltanto sulle fonti scritte. È anche vero che gli scavi archeologici riguardanti i Goti, in Italia sono molto scarsi, e tutti concentrati al centro-nord. Tra questi, il più importante è quello di Monteborgo Tarvisio (Udine), un insediamento fortificato poi distrutto da un incendio durante la guerra greco-gotica; nell’insediamento è stata riscontrata una sola sepoltura chiaramente gota. Altri insediamenti di questo tipo, tutti confermati dalle fonti scritte, si possono trovare in altre zone del Friuli, in Piemonte, e nel Bellunese. Nell’Italia centrale, gli insediamenti goti si trovano quasi tutti sul versante adriatico della penisola, mentre per quanto riguarda il Mezzogiorno si contano solo i due insediamenti siciliani di Palermo e Siracusa, quello calabrese di Rossano, e quelli campani di Napoli, Cuma e Benevento.
Il quadro che ne emerge è abbastanza comprensibile: dato il numero esiguo della popolazione gota, essa si concentra nelle località strategicamente più importanti per difendere le frontiere da Franchi  e Bizantini. Per questo motivo, nel Mezzogiorno si contano solo poche guarnigioni isolate testimoniate dalle fonti scritte e qualche riscontro archeologico come la Torre Gota di Napoli. E questo è confermato dal racconto di Procopio, secondo cui Belisario decise di iniziare la riconquista dell’Italia sbarcando in Sicilia, proprio per la scarsità di difesa nel Meridione: infatti la prima forte resistenza si avrà soltanto a Napoli.
Un problema dell’archeologia gota è dato dal fatto che, al di là degli insediamenti, molto poco ci viene dalle sepolture. Questo per due motivi: il primo sta nel fatto che i Goti abbandonarono presto l’uso di seppellire con il corredo, e il secondo nel fatto che è difficile distinguere tra i Goti e le stirpi barbariche precedenti basandosi sui rari casi di corredo funerario (tra l’altro poverissimo, consistente semplicemente in qualche fibula e poco altro). I Goti tendono a farsi seppellire nelle necropoli romane, mentre i membri del ceto dominante prediligono sepolture isolate con corredo, anche se è dibattuto il fatto che sia avvenuta l’adozione di gioielli e nomi goti da parte dei Romani. Uno dei motivi può essere rintracciato nell’editto di Teodorico ricordato da Cassiodoro nel quale si vietava ai Goti la esplicita distinzione etnica delle sepolture, e dunque il corredo: questo provvedimento farebbe parte del tentativo di Teodorico di iniziare una fusione etnica tra Romani e Goti, tentativo interrotto però dalla minaccia bizantina che segnò una svolta della politica di Teodorico in senso persecutorio.
Tirando le somme del discorso sulla storiografia contemporanea riguardo ai Goti, si può dire che c’è una ripresa d’interesse per quanto riguarda il riesamino delle fonti scritte, interesse limitato però solo al livello filologico, a causa di un affievolimento dell’interesse per i Goti. Nel corso dell’Ottocento, la guerra greco-gotica era stata rivisitata in chiave risorgimentale, durante gli anni Quaranta del Novecento fu vista in chiave antinazista: questo ha portato a deformazioni delle fonti storiche, a decontestualizzazioni e a distorsioni della natura dell’etnia Gota e dei protagonisti dei fatti storici: ad esempio, l’Ottocento aveva immaginato che i Goti fossero di stirpe germanica, ma in realtà erano di radice danubiana, come segnala la loro abitudine di combattere a cavallo.

Per saperne di più
Claudio Azzara, L’Italia dei barbari, Il Mulino, 2002;
Claudio Azzara, Le invasioni barbariche, Il Mulino, 2003.

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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Una risposta a Arrivano i barbari! – La Campania e i Goti.

  1. Silvio Luciani ha detto:

    In Abruzzo tra Otto e Novecento furono trovati due elmi Ostrogoti, di fattura romano barbarica. Uno nel nord della regione, a Montepagano, l’altro a Torricella Peligna nel Sud. Uno è visibile nel museo bizantino di Crecchio (prov. Chieti), l’altro dovrebbe essere (era?) al Museo germanico di Berlino. Sono del tipo Planig Stossen, e mi risulta che in tutta Europa ne siano stati rinvenuti solo 7.

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