Il mito del conflitto tra scienza e fede

Di James Hannam
Storico della scienza specializzato in rapporto tra scienza e Cristianesimo nel Medioevo e nella prima Età Moderna. Ha conseguito un master (2003) al Birkbeck College, Università di Londra, e un dottorato di ricerca (2008) in Storia e Filosofia della Scienza al Pembroke College, Università di Cambridge. Le sue recensioni e i suoi articoli sono pubblicati sulle riviste scientifiche British Journal of the History of Science, Transactions of the Cambridge Bibliography Society, Science and Christian Belief e Perspectives on Science and FaithIl suo primo libro, God’s Philosophers, è già tradotto in molti Paesi del mondo.

Miniatura da erbario – inizia nel Medioevo un’opera di classificazione di vegetali e animali

Introduzione
Gli articoli dei giornali fanno leva sui clichés. Non sono tanto le frasi fatte quanto piuttosto le congetture prese per oro colato dall’opinione corrente a permettere ai giornalisti di portare immediatamente i lettori sulla loro lunghezza d’onda. I clichés di ieri sono, ovviamente, gli stereotipi di oggi, come qualsiasi studio attento degli scritti passati dimostrerà. Il conflitto tra scienza e fede è un cliché accettabile che calza a pennello dappertutto. Nell’episodio dei Simpson in cui l’anziano Stephen J. Gould era ospite come doppiatore, Lisa trova un angelo fossile e la trama porta alla sentenza di un tribunale: tenere la religione a distanza di sicurezza dalla scienza. Gli articoli nelle riviste e su internet presumono tutti che esista una situazione di conflitto tra scienza e fede, che sia sempre esistita e che la scienza sia stata sempre sconfitta. I libri divulgativi sulla scienza vedono tutto sotto quest’aspetto senza mai porsi il problema che possa esistere un’altra faccia della storia. Ma passiamo dalla cultura divulgativa a quella accademica, dove troviamo un quadro molto diverso.
Diamo un’occhiata ai commenti di alcuni insigni storici della scienza: John Hedley Brooke è stato docente di Scienza e Religione all’Università di Oxford, insignito dell’onorificenza Andreas Idreos. E’ uno dei più grandi storici della scienza inglesi e autore del libro Science and Religion – Some Historical Perspectives (1991). In questo libro, a proposito dell’ipotesi del conflitto, scrive: “Nelle sue forme tradizionali, questa tesi è stata in larga parte discreditata”. David Lindberg è Professore Emerito e già Ordinario di Storia della Scienza all’Università di Wisconsin – Madison. E’ autore di molti libri sulla scienza del Medioevo, e anche di Storia della Religione. Con Ronald Numbers, l’attuale Ordinario, e William Coleman, docente di Storia della Scienza e della Medicina alla stessa Università, ha scritto: “A dispetto del crescente convincimento tra gli studiosi che scienza e Cristianesimo non siano mai stati in lotta, il luogo comune del conflitto è duro a morire”. Steven Shapin è docente di Sociologia all’Università della California, San Diego. Questi scrive: “Nella tarda età vittoriana era normale scrivere di ‘Guerra tra scienza e religione’ e presumere che queste due ali della cultura siano state sempre in conflitto. Eppure, è da molto tempo che questi atteggiamenti sono stati abbandonati dagli storici della scienza.” Infine, arriviamo al non-plus-ultra della scienza medievale, Edward Grant, Professore Emerito di Storia e Filosofia della Scienza all’Indiana University, il quale scrisse riguardo al periodo più bistrattato in assoluto, il Medioevo, in cui si presuppone che la fede avesse spazzato via ogni forma di ragione: “Se la rivoluzione del pensiero razionale ha avuto modo di esprimersi nel Secolo dei Lumi [il Settecento] , è stato possibile solo grazie alla lunga tradizione medievale che aveva indicato l’uso della ragione come una delle più importanti attività dell’uomo”.
Così, in quanto teoria accreditata dagli storici, l’ipotesi del conflitto è morta. In quest’articolo, intendo rispondere a due domande che partono da questo punto. In primo luogo, se l’ipotesi del conflitto è stata rifiutata in questo campo da praticamente tutti gli studiosi, perché esiste uno scarto simile tra l’opinione degli accademici e la percezione comune? E in secondo luogo, qual e stato il rapporto reale tra scienza e fede?

Navicula de Venetiis – si tratta di un orologio solare, cosiddetto per la sua forma. Questo esemplare, di fattura inglese, custodito al Museo Galileo di Firenze, risale al XV secolo.

L’ ipotesi del conflitto
La scienza è la gloria della civiltà occidentale, e ha reso possibili tutti i suoi traguardi. L’enormità di questo successo ha molto spesso portato la storiografia della scienza concepire la sua storia quasi come un susseguirsi di trionfi. Da Copernico in avanti, ci viene detto, ogni generazione ha costruito sulle scoperte dei suoi predecessori dando origine ad una sfilza di successi con appena qualche passettino indietro ogni tanto. Questo tipo di storiografia è stato costruito su due assunti: che la scienza sia qualcosa di epistemologicamente uniforme e che la ragione e la razionalità siano le cause dei progressi della scienza. Gli stessi scienziati hanno generalmente difeso con passione queste idee e sono stati ben felici di promuoverle. Lo status della scienza nella società moderna è divenuto tale che questa auto-descrizione, divulgata da scrittori come Carl Sagan e Jacob Bronowski, è stata generalmente rispettata dall’opinione pubblica, di sicuro meno interessata agli storici che ne hanno una visione più sfumata.
Il mito del conflitto nasce in realtà per la prima volta nel corso dell’Illuminismo (termine in se stesso volto a denigrare epoche precedenti) con il fiero anticlericalismo dei philosophes francesi. Nel suo Discours Preliminaire, Jean d’Alembert dipinge il ritratto dell’uomo del Rinascimento che alla fine si libera dalle catene del dominio della Chiesa così che l’indagine razionale possa finalmente avere inizio. Quest’idea venne sviluppata nel corso del diciannovesimo secolo da storici come John William Draper e Andrew Dickson White.
White fu l’esponente più noto e fortunato dell’ipotesi del conflitto. Viene correntemente citato all’inizio dei moderni libri di storia della scienza come rappresentante della visione tradizionale prossima ad esser demolita. E’ opportuno esaminare brevemente se White nella sua opera sia stato interamente onesto e se non vi siano dubbi che Draper fosse stato coinvolto in una pura e semplice polemica. Nessuno dei due era uno storico di professione ed entrambi sembrano sinceramente convinti della teoria del conflitto che espongono. Sfortunatamente, ciò significa che essi si occupano di provare una convinzione preconcetta piuttosto che di trarre le conclusioni dai fatti. White lo afferma abbastanza esplicitamente quando descrive i suoi sentimenti nell’iniziare la sua ricerca, “Ho visto (…) il conflitto tra due epoche nell’evoluzione del pensiero umano – quella teologica e quella scientifica.” Una simile affermazione dovrebbe immediatamente far suonare il campanello d’allarme, e ancor più nel momento in cui mettiamo mano alla sua opera Storia della lotta della scienza con la teologia nella cristianità. Il suo metodo usuale è scorrere le fonti di qualche reazionario da trascinare nel fango e dichiarare che rappresenta l’opinione della religione, e poi trovare un altro pensatore (che di solito è altrettanto buon cristiano quanto il reazionario) da dare per buono, e dichiarare che egli rappresenti la ragione. A parte gli anacronismi e il presentare figure sconosciute come fossero state di fatto influenti, White è abile a costruire una lotta che non esiste. Vorrei puntualizzare cinque errori sull’argomento specifico della persecuzione degli scienziati da parte della religione.
Gli esempi di White di condanna effettiva sono pochi e distanti fra loro così che non sorprende come l’unico scienziato mai condannato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee scientifiche per se sembra esser stato Galileo, e perfino in questo caso gli storici dubitano che questo fosse il principale motivo per cui finì nei pasticci. E’ uno smacco notevole per White che pensava che, soprattutto nel Medioevo, la Chiesa andasse a bruciare i liberi pensatori a destra e a manca. La totale mancanza di esempi concreti è un problema serio che questi risolse tirando in ballo gente che con la scienza non aveva niente a che fare, e dichiarando che alcune condanne che non c’entravano nulla con la scienza fossero state in fin dei conti condanne contro la scienza. Ecco alcuni esempi:

  • Ruggiero Bacone divenne per tutti un martire della scienza a partire dal diciannovesimo secolo. Questi era un teologo della Scolastica ben lieto di citare Aristotele a favore della fede cristiana. Non era affatto uno scienziato come oggi lo intendiamo e le sue idee erano ben lontane dall’essere rivoluzionarie come vengono dipinte. Nel capitolo 12 del suo libro, White scrive di Ruggiero: “le accuse con cui San Bonaventura lo zittì, Gerolamo d’Ascoli lo imprigionò, e i pontefici successivi lo tennero in carcere per quattordici anni, furono ‘’pericolose novità’’ e ‘sospetta stregoneria’.” Ciò è falso. Come dice Lindberg, “il suo imprigionamento, se mai vi fu (cosa di cui dubito) sarebbe stato probabilmente dovuto alle sue simpatie per l’ala radicale francescana degli “Spirituali” (questione interamente teologica) piuttosto che a una qualche novità scientifica che potrebbe aver proposto.
  • Nel capitolo 12, White c’informa: “Nel 1327 Cecco d’Ascoli, noto come astronomo, per questa [la dottrina degli antipodi] e altri risultati del suo pensiero che lo portarono ad esser sospettato di stregoneria, fu privato della sua cattedra a Bologna e arso vivo a Firenze.” Cecco D’Ascoli fu effettivamente arso sul rogo nel 1327 a Firenze. E’ l’unico filosofo della natura in tutto il Medioevo ad esser stato condannato a questa pena e fu giustiziato per blasfemia in seguito ad un processo in cui era stato dichiarato colpevole di eresia per aver detto, a quanto pare, che Gesù Cristo fosse soggetto alle stelle. Ciò non è abbastanza perché White dichiari, senza alcun fondamento, che Cecco abbia subito questa sorte per la sua convinzione scientifica che gli antipodi fossero abitati, come che lo definisca scorrettamente “astronomo” piuttosto che “astrologo” per rafforzarne le credenziali scientifiche.
  • Nello stesso capitolo, White afferma: “Nel 1316 Pietro d’Abano, noto fisico, avendola diffusa [la dottrina degli antipodi abitati] insieme ad altre detestabili teorie scientifiche, sfuggì all’Inquisizione solo con la morte.” Non abbiamo nessuna prova che Pietro d’Abano fosse sotto inchiesta dell’Inquisizione al momento della sua morte. Comunque, si guadagnò la reputazione postuma di mago dato che gli vennero attribuite opere spurie sull’argomento. Ciò può aver fatto nascere la storia che le sue ossa fossero state riesumate e bruciate dopo la sua morte. Di nuovo, non esiste nessuna prova del fatto che il dibattito sugli antipodi e la scienza c’entrassero qualcosa in questa vicenda.
  • E’ arduo provare che alcune delle vittime nominate da White siano addirittura mai esistite. “Il chimico John Barrillon venne gettato in prigione,” dice al capitolo 12 “ed ebbe salva la vita solo a prezzo di grandi sforzi.” Il grande storico della scienza George Sarton, che ha una conoscenza delle fonti migliore di qualsiasi storico a lui precedente o successivo, afferma che l’episodio gli è “completamente ignoto”. Precisazione d’obbligo, White non cita alcuna fonte.
  • Andrea Vesalio, il fondatore della moderna anatomia, è anch’egli presentato come un martire della scienza. White spiega al capitolo 13: “Vesalio fu accusato di aver dissezionato un uomo vivo, e, o per persecuzione diretta, come la grande maggioranza degli autori sostiene, o per colpa di influenze indirette, come hanno recentemente dichiarato alcuni apologisti di Filippo II, divenne un vagabondo: durante un suo pellegrinaggio in Terra Santa, apparentemente intrapreso per espiare il suo peccato, la sua nave fu fatta affondare, ed egli fu tolto al mondo nel pieno della sua vita e delle sue forze (…) La sua morte venne accelerata, se non causata, da uomini che in coscienza credevano ch’egli avesse insultato la religione.” Il problema è che è difficile trovare una qualche parola di un simile resoconto che sia basata su fatti storici. Vesalio si recò effettivamente in pellegrinaggio in Terra Santa e fu vittima di un naufragio sulla via del ritorno. Ma non esiste traccia del fatto che sia mai stato perseguitato e l’idea che la sua morte fosse stata provocata da qualcuno che fosse convinto ch’egli avesse recato offesa alla religione è pura fantasia.
  • Parlando del sistema eliocentrico, White prosegue: “Molte menti l’avevano recepita [la dottrina di Copernico], ma, alla portata dell’udito del papato, solo una lingua sembra averla affermata chiaramente. Questo nuovo guerriero era uno strano personaggio, Giordano Bruno. Gli fu data la caccia da una sponda all’altra, finché alla fine egli affrontò i suoi persecutori con terribili invettive. Per questo fu catturato a Venezia, rinchiuso per sei anni nelle carceri dell’Inquisizione a Roma, e infine arso vivo, e le sue ceneri disperse.” Di fatto, noi non siamo a conoscenza dell’esatto motivo per cui Giordano Bruno fu processato, ma studiosi moderni come Frances Yates suggeriscono che il motivo fosse il fatto che questi era un occultista che stava costruendo una nuova religione neoplatonica. Era effettivamente convinto che la terra ruotasse intorno al sole ma per ragioni puramente religiose, come egli di fatto credeva. In ogni caso, questo c’entra con la sua fine solo di striscio, come altre sue idee pseudo-scientifiche.

Si vorrebbe caritatevolmente pensare che White credesse davvero nella sua teoria e che non avesse fabbricato indizi a sostegno di una posizione che sapesse essere falsa. Piuttosto, distorce gli indizi accettando quelli conformi alla sua ipotesi dimostrandosi invece scettico con quelli che non lo sono. Ciò significa che ha incluso falsità che avrebbe notato se avesse avuto un atteggiamento realmente obiettivo nei confronti di tutti gli indizi. I punti criticati da Numbers e Lindberg nel loro articolo sono comunque sufficienti a provare l’inconsistenza dell’opera di White dal punto di vista storico. Draper, che non fa uso di note né di riferimenti, non può nemmeno pretendere di dare anche una parvenza di scientificità. Colin Russell, in un recente sunto della storiografia della sovracitata lotta, dà una veduta d’insieme di ciò che ne pensa la ricerca moderna, dicendo: “Draper si prende tali libertà con la storia, nel perpetuare leggende come fossero fatti, che oggi è di rigore evitarlo in qualsiasi studio storico serio. Pressappoco lo stesso si può dire di White, benché il suo imponente apparato di ricche note può aver creato una fuorviante impressione di meticolosa scientificità”. Tuttavia ancora oggi, storici che dovrebbero saperlo bene, come Daniel Boorstin, Charles Freeman e William Manchester, hanno scritto libri di grande diffusione che rinvangano simili errori e simili pregiudizi.
Un’altra ragione della sopravvivenza del mito del conflitto è il fatto che al momento esiste indubbiamente un conflitto tra un’ala del Cristianesimo e la scienza moderna. Si tratta della battaglia a proposito dell’evoluzione. Sebbene la Chiesa Cattolica e le principali Chiese protestanti si siano da molto riconciliate con la teoria di Darwin e abbiano modificato la propria teologia di conseguenza, molte sacche conservatrici cristiane restano molto sospettose nei confronti della teoria dell’evoluzione e tutte le implicazioni metafisiche ad essa connesse. Sfortunatamente, molti di coloro che difendono la teoria dell’evoluzione tentano di accrescere la frattura tra fede e scienza e la usano per propagandare pamphlet filosofici non scientifici ma antireligiosi. Ciò si può vedere chiaramente nell’opera di Richard Dawkins e in molti articoli in rete. Alcuni osservatori affermano perfino che oggi la scienza tenga il coltello dalla parte del manico dimostrandosi non meno intollerante nei confronti del dissenso di quanto presumibilmente fosse la Chiesa in precedenza. Questa sarebbe una visione scorretta se la diatriba sull’evoluzione non fosse portata avanti così violentemente da una minoranza di estremisti di entrambe le parti mentre il resto della comunità se ne sta annoiata a guardare. Occasionalmente, esce allo scoperto nelle pubbliche piazze nel momento in cui gruppi influenti guadagnano il controllo di personaggi fino allora oscuri muniti di curricula universitari, ma in generale non ha la minima risonanza. Molte delle occasioni in cui vi sono stati conflitti tra scienza e fede sono state causate da qualcuno in cerca di pubblicità e popolarità, quando il problema avrebbe potuto esser risolto più facilmente discutendone con calma. Questo è stato il caso sia di Galileo che pubblica i suoi famosi pamphlets incendiari i quali provocano la Chiesa, sia di John Scopes che si offre volontario a prendersi l’incarico di insegnare la teoria dell’evoluzione. Dopotutto, anche Galileo poteva rivoltarsi per gelosia contro i suoi avversari nella scienza e nella professione, a dispetto delle sue prediche.
Le ragioni del persistere della credenza popolare di uno storico conflitto tra scienza e fede possono forse essere sintetizzate come segue:

  • Gli scritti della precedente generazione di storici sono già stati eclissati dalla ricerca moderna;
  • Alcuni moderni autori di divulgazione continuano a riciclare i vecchi miti invece di aggiornare la ricerca;
  • Pochi eventi particolarmente famosi hanno dato un’impressione fuorviante a chi non aveva dimestichezza con il contesto in cui erano avvenuti;
  • L’idea di un conflitto appare migliore di una realtà più sfaccettata.

Miniatura da un atlante dell’Europa medievale

Il vero rapporto storico tra scienza e fede
Nel corso della storia la situazione reale è stata ben più complicata e variabile. Non è stato dimostrato, e non è nemmeno probabile lo possa essere in futuro, che una sola teoria sia sufficiente a spiegare l’interazione tra tutte le forme di scienza e tutte le forme di religione. E’ certamente vero che una certa scienza (leggi teoria neodarwinista) sia in conflitto con un certo tipo di religione (leggi Cristianesimo litteralista), ma perfino in un contesto nel quale entrambi siano presenti l’effetto è abbastanza trascurabile. Finanche con tutto il violento polverone sull’insegnamento della teoria dell’evoluzione è difficile trovare qualche caso in cui la scienza negli Stati Uniti sia stata avversata dal creazionismo. Se ciò significa che gli scienziati debbano spiegare meglio la teoria evoluzionista a un pubblico di profani sospettosi (cosa che solitamente fanno molto poco), quella creazionista potrebbe perfino diventare semmai un’utile alternativa.
Viceversa, la cosmologia si è trovata d’accordo con la fede anche più di quanto certi pensatori antireligiosi vorrebbero. Cent’anni fa quasi tutti i pensatori atei davano per scontato che l’universo fosse sempre esistito e che sarebbe sempre esistito. A dispetto dell’opposizione dei teologi che affermavano che l’ipotesi di un universo infinito nel tempo fosse logicamente impossibile (quella che viene a volte denominata la “tesi cosmologica di Kalam”), gli atei sembravano abbastanza contenti con il loro universo increato, eterno. Quando l’ipotesi del Big Bang venne suggerita per la prima volta dal sacerdote gesuita Georges Le Maitre, fu salutata con un certo scetticismo, e l’ateo Fred Hoyle coniò la frase “Big Bang” con intento denigratorio. Il suo ateismo inoltre gli coprì gli occhi di fronte alle incongruenze della sua teoria dello stato stabile, tanto che si potrebbe sospettare l’avesse tirata fuori per evitare le spiacevoli implicazioni metafisiche di un universo con un inizio. Gli scienziati atei oggi hanno fatto pace con il Big Bang e hanno modificato la loro metafisica di conseguenza, a un dipresso come la maggior parte dei Cristiani, dopo un po’ di dibattito, ha accettato la teoria dell’evoluzione e vi ha adattato la propria teologia. Comunque, è interessante sentire gli atei di oggi affermare che Dio debba avere un creatore quando i loro predecessori erano contenti con l’idea di un universo che non ne avesse. Il tutto sembra dimostrare che, quando si tratta di scienza, entrambe le parti trovano cose che a loro non piacciono ed entrambe le parti vi si accaniscono contro fino a quando l’evidenza diventa impossibile da negare.
Oggi la storiografia divulgativa sta davvero tentando di riconoscere questa varietà. Le persone che vogliamo elogiare come grandi eroi della scienza raramente avevano quella visione così chiara che un tempo attribuivamo loro. Questo ha portato a quella che io definisco la scuola ‘revisionista’ dei documenti storici, che si può talvolta leggere come una serie di pagelle di fine trimestre, in cui le figure del passato vengono lodate o biasimate a seconda di quel che ne pensano i moderni autori. Un buon esempio di quest’approccio è il recente lavoro di John Gribbin Science: A History 1543 – 2000 (pubblicato negli Stati Uniti con il titolo di The Scientists), nient’altro che una raccolta di aneddoti da intrattenimento in salsa positivista. Ma almeno l’autore scarta in larga misura il mito del conflitto e ammette che né Giordano Bruno né l’antitrinitario Michele Serveto possano esser considerati martiri della scienza.
Gli scontri frontali tra scienza e religione sono ragionevolmente rari. Persino quando questi si verificano, si tratta di solito di dispute tra correligionari con opinioni contrastanti su come le nuove scoperte possano interagire con la fede. Troviamo questo in occasione del dibattito che seguì la pubblicazione de L’Origine della Specie di Darwin, durante il quale Cristiani come Asa Gray difesero sia la teoria dell’evoluzione sia i compromessi del Cristianesimo con essa. Un’altra occasione di confusione si verifica quando chi cerca di attaccare la religione tenta di portare la scienza dalla sua parte. Per esempio, il fatto che si sia pro-life o no non ha niente a che fare con la scienza, ma il fatto viene sempre dipinto come tale. Anche tutte le preoccupazioni per gli esperimenti sulle cellule staminali provengono dall’etica.
Questo ci porta dritti al conflitto reale, che è tra religione e naturalismo. E qui si tratta di una battaglia reale. La scienza è in parte caratterizzata dal naturalismo metodologico, utilizzato dai filosofi della natura del Medioevo, e pienamente approvato dalla Chiesa. Essi ritenevano, al contrario dei moderni naturalisti, che sia un errore di logica presumere che, siccome la scienza suppone che il naturalismo semplifichi e spieghi, ne consegua che la scienza dimostra che il naturalismo sia vero. Non è scopo di questo articolo attaccare la menzogna del naturalismo, ma semplicemente osservare che molte delle presunte battaglie tra scienza e fede sono state combattute in realtà per procura tra naturalismo e religione, con la scienza come arma per entrambi. E, come dimostrano le sconfitte del naturalismo a proposito del Big Bang e della generazione spontanea, non si tratta affatto di un percorso a senso unico.
La maggior parte degli storici universitari, nel rigettare categoricamente l’ipotesi del conflitto, rifiuterebbero di essere trascinati nella questione di se il contributo della religione alla scienza sia stato nettamente positivo o negativo, citando l’enorme numero di dati che dovrebbero possedere per confrontarli e dare una risposta sensata. Molti sono lieti di rispondere che il rapporto tra scienza e fede sia stato positivo per alcuni aspetti e negativo per altri con un effetto globale probabilmente troppo sottile per essere quantificato. Rispetto la prudenza della loro visione, ma credo che sia errata e che vi siano tanti buoni motivi per ritenere che la religione cristiana sia stata un fattore specifico per lo sviluppo della scienza moderna nell’Europa Occidentale. Questa è una delle idee che ho sviluppato nel mio nuovo libro God’s Philosophers: How the Medieval World Laid the Foundations of Modern Science.

traduzione dall’Inglese da http://jameshannam.com/conflict.htm

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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