Fratello Sole, Sorella Luna – Franco Zeffirelli (1972)

Molti hanno bollato questo film come “zuccheroso”, “sdolcinato”, “da figli-dei-fiori”.
Troppo semplice, soprattutto se lo si accosta a una pellicola come Francesco d’Assisi di Liliana Cavani (1966): confronto a mio parere impossibile.
Portare sullo schermo una biografia del Poverello è sempre pericoloso, perché si rischia di scivolare in due stereotipi, che io riassumo con le parole “santino” e “hippy”.
La grandezza del regista Franco Zeffirelli sta nel non accogliere né l’uno né l’altro. Cosa particolarmente difficile dato che il film fu girato nel 1972, in piena contestazione, quando era più facile cadere nello stereotipo dell'”hippy”. Ed è effettivamente ai giovani del suo tempo che Zeffirelli vuole parlare, ai disorientati giovani del post ’68 alla ricerca di una nuova spiritualità, ed è dunque naturale che usi il loro linguaggio, esattamente come aveva fatto per Romeo e Giulietta. Forse non a caso l’autore della colonna sonora (compresa la versione moderna del Cantico di Frate Sole) è lo stesso, Riz Ortolani, e l’interpretazione è affidata a qualcuno che all’epoca era ancora un ragazzo e che piaceva ai ragazzi, Claudio Baglioni; e che piace ancora, se pensiamo che Piccolo grande amore si canta davanti ai falò ancora oggi, dopo 40 anni.
Anche il borgo in cui è girato è lo stesso delle riprese di Romeo e Giulietta, San Gimignano, in provincia di Siena, con le sue case color terra, con le sue alte torri e la sua cattedrale romanica. E, come in Romeo e Giulietta, Zeffirelli ha scelto una coppia di protagonisti adolescenti per rappresentare Francesco e Chiara, il brillante attore di teatro Graham Faulkner e l’appena quattordicenne Judi Bowker, entrambi inglesi, belli, delicati e appassionati nella loro innocenza. Piccola nota a margine: i doppiatori italiani sono gli stessi di Romeo e Giulietta, due mostri sacri del nostro teatro, Giancarlo Giannini e Annamaria Guarnieri.
Effetto voluto, secondo me: trasferire l’appassionata tenerezza che Zeffirelli aveva voluto dispiegare in Romeo e Giulietta su un piano “altro”, quello dell’innamoramento di Dio. Comincia da poco, da un’allodola che cinguetta, e si allarga pian piano a “frate sole” e”sora luna”, a “frate vento” e “sora acqua”, e infine agli uomini, ai poveri, agli ultimi; tutte tracce, segni di Cristo, ed è attraverso di essi che Francesco esce da quella torre in cui fino allora ha vissuto, anzi, sale fisicamente sul tetto, e spicca il volo verso l’alto. «Aveva il mio cuore amato prima d’ora? Gli occhi mi dicono di no, perché mai, fino a questa notte, mai io avevo contemplata la vera bellezza» aveva detto Romeo vedendo Giulietta danzare; e lo stesso dice Francesco, aprendo gli occhi sul creato e vedendovi il Creatore, guardando le mani piagate dei lavoranti di suo padre, e vedendovi le piaghe di Cristo. È eros, questo: eros mistico, certo, ma pur sempre eros. L’eros maschile adolescente, di un ragazzo che scopre qualcosa di diverso, di più grande, di “altro”, e per gettarsi in questo “altro” è disposto a tutto.
Questa scena lo dimostra chiaramente: la Rinuncia. Qualche rimando a Giotto c’è, nei colori della fotografia, ma Zeffirelli qui rappresenta il Serafico completamente nudo, di schiena. Proprio come aveva rappresentato Romeo nella straziante scena dell’addio. La sceneggiatura, firmata dal regista, da Lina Wertmuller e dalla compianta Suso Cecchi d’Amico (gli stessi che avrebbero firmato la sceneggiatura di Gesù di Nazareth, per intenderci), va nella stessa direzione: può apparire sdolcinata, ma c’è un momento nella vita in cui ci si può permettere di essere “sdolcinati”, ed era facile per i ragazzi del post ’68 (forse un po’ meno per quelli di ora) riconoscersi in un adolescente che si lascia andare alle sue prime parole d’amore, in modo quasi folle, non curandosi di niente e di nessuno. E Francesco, come Romeo, è un adolescente, pazzo d’amore. Romeo per amore era stato disposto ad implodere, ad autodistruggersi; Francesco per amore esplode, e lascia la sua impronta nella Storia.
Ma Zeffirelli sta bene attento a non perdere la misura, e il contesto dell’epoca, che dipinge in modo davvero pittoresco. I costumi non sono storicamente fedeli, sono teatrali, ma forse era questa l’idea che Zeffirelli voleva rendere. La società come un grande palcoscenico, dove ciascuno ha il suo bel ruolo assegnato: il vescovo, il podestà, il sacerdote, il mercante, ecc; pregevole dal punto di vista della resa del contesto storico è il conflitto tra il potere religioso e quello civile, come anche il cammeo di Valentina Cortese nel ruolo della madre francese, aristocratica e un po’ snob di Francesco. Ma sarà appunto questo palcoscenico che l’adolescente Francesco metterà in crisi; come nel mito della caverna di Platone, farà vedere agli attori, incatenati e prese dalle ombre dei loro idoletti, la luce che c’è al di fuori. Un adolescente che però non è un hippy, confermato dall’ultima scena, artisticamente stupenda, girata nella cattedrale di Monreale: Francesco si sottomette all’autorità del papa, e il papa si sottomette all’autorità di Colui che manda quest’adolescente a “ricostruire la sua casa”.
No, per Zeffirelli Francesco di Assisi non è né un “santino” né un “hippy”: è un ragazzo che s’innamora. Che s’innamora di Dio.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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2 risposte a Fratello Sole, Sorella Luna – Franco Zeffirelli (1972)

  1. mary ha detto:

    brava, brava, brava!!!

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