Questionario sull’Inquisizione

di James Hannam

Storico della scienza specializzato in rapporto tra scienza e Cristianesimo nel Medioevo e nella prima Età Moderna. Ha conseguito un master (2003) al Birkbeck College, Università di Londra, e un dottorato di ricerca (2008) in Storia e Filosofia della Scienza al Pembroke College, Università di Cambridge. Le sue recensioni e i suoi articoli sono pubblicati sulle riviste scientifiche British Journal of the History of Science, Transactions of the Cambridge Bibliography Society, Science and Christian Belief e Perspectives on Science and Faith. Il suo primo libro, God’s Philosophers, è già tradotto in molti Paesi del mondo.

Bernardo Gui consegna la sua opera a papa Giovanni XXII – miniatura del XIV secolo

Il questionario che segue è il risultato della mia ricerca sulla scienza del Medioevo e sulla caccia alle streghe dell’Età Moderna. L’Inquisizione compare in entrambi gli argomenti e in molti altri campi che m’interessano. Data la terribile mancanza in rete di informazioni utili, e l’ampia preponderanza o di miti di fantasia o di apologetica di parte cattolica, ho pensato che sarebbe stato utile mettere insieme ciò che ho scoperto e di aggiungere alla fine una breve bibliografia degli studi più recenti. Spero che il risultato sia utile sia per i semplici curiosi, sia per gli studenti in cerca di una guida breve ma affidabile.

Qual è il vero significato della parola “Inquisizione”?
“Inquisizione” è la traduzione del termine latino inquisitio che ha origine nel I secolo d.C. e indica un particolare tipo di processo. Non è automaticamente sinonimo di Chiesa o di eresia, ed era una procedura usata correntemente in Europa. Forma ancora la base, per esempio, del sistema giudiziario penale francese. Ciò che accade è che un magistrato, di solito un giurista di professione, viene incaricato di indagare su un fatto criminale chiamando testimoni e raccogliendo indizi. Una volta fatto questo, egli può decidere se vi siano o no indizi sufficienti per incriminare un sospettato. L’imputato è condotto davanti alla corte atta a giudicare quel crimine, in cui è il magistrato di solito a rappresentare l’accusa. Questo sistema differisce da quello angloamericano nel quale è la polizia a indagare su un crimine, ed essi non prendono parte al processo tranne che in veste di testimoni.

Cosa s’intende per “Inquisizione”?
Non vi è mai stato un singolo organo monolitico a rappresentare l’Inquisizione, tranne nelle leggende posteriori. Nel Medioevo, esistevano inquisitori indipendenti che viaggiavano per prestare la propria assistenza ai tribunali locali, e agendo all’occorrenza in modo indipendente. Successivamente, circostanze particolari diedero origine a tribunali inquisitoriali localizzati in Spagna, Portogallo, Venezia, Roma, Paesi Bassi e così via. La maggior parte di essi era indipendente dal papato, eccetto che per controllo nominale. Il modo in cui erano condotti questi tribunali locali apparteneva alla cultura specifica e dipendeva dal loro supporto politico e dalla forza degli organismi competenti al controllo giudiziario.

Come l’Inquisizione arrivò ad essere utilizzata nei casi di eresia?
L’Inquisizione medievale nacque con una serie di bolle papali in materia di eresia, in particolare la Ad abolendam di Lucio III del 1184 e la Cum ex officii nostri di Innocenzo III del 1207. Esse definirono il reato di eresia, impartirono alla Chiesa il dovere di sradicarla e la equipararono alla lesa maestà. La Chiesa aveva sempre cercato di persuadere più che di costringere, ma riconobbe che i suoi sforzi erano stati vani e che urgevano misure più forti. Parallelamente a questi sviluppi, il concetto di inquisitio era usato di frequente nel diritto civile e canonico in quanto parte del processo di professionalizzazione del diritto. Innocenzo IV formalizzò le procedure per ogni genere di inchiesta ecclesiastica così come istituì l’ufficio di Inquisitore per l’Eretica Pravità.

Chi furono i primi inquisitori?
I casi di eresia venivano portati davanti alla corte del vescovo locale che faceva riferimento a Roma, ma in alcune zone si rendeva necessaria una marcia indietro. Di conseguenza, il papa incaricava gli inquisitori di condurre indagini indipendenti come soggetto a parte. L’inquisitore era di solito membro di uno degli ordini mendicanti, un frate Francescano o Domenicano che non aveva poteri speciali oltre quelli di cui già godeva il vescovo locale. Comunque, è indubbio che essi avessero una considerevole autorità morale in quanto si trattava di uomini istruiti con un mandato da Roma che avrebbe contribuito ad assicurare loro collaborazione. La prima nomina esplicita di inquisitori in nostro possesso è la Ille humani generis, una lettera di Gregorio IX a un priore domenicano che gli ordina di inviare degli inquisitori a contrastare l’eresia nella sua zona.

Dove agivano gli inquisitori nel Medioevo?
Sebbene percorressero tutta l’Europa occidentale, il grosso della loro attività fu concentrato tra il Sud della Francia e il Nord Italia. La loro attenzione era rivolta a sradicare i Catari nel periodo immediatamente successivo alla crociata contro gli Albigesi, e poi a dare la caccia ai Beghini e ai Francescani spirituali dopo che questi gruppi furono condannati da papa Giovanni XXII. Successivamente, l’Inquisizione spagnola operò sotto gli auspici della corona di Spagna ed esercitò all’interno del suo impero. Non ho trovato alcuna traccia della famosa storia della coppia di inquisitori
che avrebbero lasciato l’Inghilterra disgustati dalla mancanza di torturatori qualificati. Anche se l’Inquisizione non penetrò mai in Gran Bretagna, nel quattordicesimo secolo vennero arsi vivi diversi Lollardi e Maria I (1553 – 58) fece bruciare quasi trecento Protestanti. L’ultima esecuzione per eresia in Inghilterra avvenne solo nel 1612, mentre Thomas Aikenhead fu impiccato per blasfemia in Scozia nel 1697.

Gli inquisitori rafforzarono l’ortodossia nelle università?
Le università del Medioevo avevano un ampio raggio di autonomia e gli inquisitori esterni raramente venivano coinvolti. Se un accademico produceva un’opera sospetta di eterodossia poteva aspettarsi di venire
indagato dai suoi pari. Se era trovato colpevole, la pena era di solito trascurabile e poteva addirittura non nuocere granché alla sua carriera. Si preferiva porre una glossa sul suo libro per menzionare l’errore piuttosto che sopprimerlo, così da poterlo usare come esempio in future dispute. Le autorità esterne potevano essere coinvolte soltanto nei casi in cui l’accademico in questione tentasse di diffondere le sue idee al di fuori dell’ambito universitario, in caso di trasgressioni ripetute o se vi era un appello a una corte superiore.

Con quale frequenza veniva usata la tortura?
Fu Gregorio IX ad autorizzare gli inquisitori ad usare la tortura, concedendo “libero impiego della spada contro i nemici della fede”, con varie restrizioni (diversamente dalle autorità secolari che avevano una libertà di gran lunga maggiore in questo campo). Veniva impiegata raramente e consisteva in frustate o percosse piuttosto che nella “ruota o tenaglie e corde”. Nel quindicesimo secolo viene menzionata anche la strapido, in cui la vittima veniva sospesa per le braccia e lasciata cadere. Naturalmente si verificarono casi di abusi, e ciò costrinse a rendere le procedure più severe.

Quali erano le pene?
Le corti ecclesiastiche del Medioevo avevano la meritata reputazione di essere di gran lunga più indulgenti delle loro equivalenti secolari e questo causava tensione là dove le giurisdizioni si accavallavano. Enrico II d’Inghilterra ne fu particolarmente seccato, durante la sua disputa con la Chiesa che portò all’assassinio di San Tommaso Beckett. Per esempio, la pena civile per la sodomia e la bestialità era la morte fino quasi al diciannovesimo secolo in quasi tutti i Paesi europei, ma una corte ecclesiastica era più propensa a mandare il colpevole in pellegrinaggio. Gli atti delle sentenze mostrano che la confessione pubblica, il portare una croce cucita addosso, i pellegrinaggi, la prigione e infine la morte erano tutte sanzioni che l’inquisitore poteva imporre, benché fossero di gran lunga più comuni i ben più miti rimproveri del confessore.

Con quale frequenza veniva comminata la pena di morte nel Medioevo?
La pena di morte veniva comminata soltanto nei casi di eretici impenitenti o recidivi. Si poteva anche pronunciare una sentenza di morte in absentia, nel momento in cui l’accusato fuggiva, dato che in questi casi lo si considerava impenitente. Non possediamo molte testimonianze sul numero dei roghi, tuttavia sono possibili alcune statistiche. Per esempio, Bernardo Gui condannò 700 persone in un periodo di dieci anni a Tolosa, 40 delle quali vennero giustiziate.

Gli Albigesi espulsi da Carcassonne – Miniatura, XIV secolo

Perché il rogo?
Presso i Romani, il rogo era la pena per lesa maestà dopo l’abolizione della crocifissione nel quarto secolo. Di conseguenza, venne usata dal Sacro Romano Impero per i traditori, e l’eresia era vista come una forma particolarmente grave di tradimento. Benché la Chiesa non abbia mai imposto specificamente il rogo, una volta che l’eretico era stato “abbandonato al braccio secolare”, era scontato che questa sarebbe stata la conclusione. Se l’eretico confessava dopo che la sentenza era stata emessa, di solito la pena veniva commutata in strangolamento da parte del carnefice prima che venisse acceso il rogo. In ogni caso, la vittima spesso soffocava prima che le fiamme la raggiungessero, sebbene un boia esperto sapesse come evitarlo. In alcune giurisdizioni non veniva usato il rogo, per esempio a Venezia traditori ed eretici venivano affogati.

Perché gli inquisitori si accanivano tanto a ottenere confessioni?
Il desiderio delle confessioni nella maggior parte dei casi non era motivato dal bisogno di una dichiarazione di colpevolezza dato che si potevano sempre trovare altri riscontri, ma dal fatto che gli inquisitori percepivano tutto ciò come un loro dovere pastorale. Volevano che l’accusato confessasse così che potesse anche ricevere l’assoluzione per i suoi peccati. D’altra parte, a meno che qualcuno fosse colto con le mani nel sacco, era necessaria la confessione per emettere una sentenza di morte. Dunque non importa quanto buoni fossero gli indizi a carico, la confessione era talvolta necessaria per la condanna.

Potevano anche esserci assoluzioni, e gli appelli erano concessi?
Contrariamente alla credenza diffusa, era possibile contestare la sentenza del tribunale inquisitoriale e abbiamo molti casi di appelli rivolti ai sinodi o alla Santa Sede. Alcuni di questi appelli vennero perfino accolti. Comunque, esistono anche documenti che vietano gli appelli in alcune circostanze, e non era sempre facile farsi ascoltare. Si verificarono anche assoluzioni, a volte l’indagine intera si rivelava un nulla di fatto.

Perché venne fondata l’Inquisizione spagnola?
La Granada islamica e la gran parte del resto della Spagna era stata un luogo relativamente tollerante fino al tardo Medioevo. A questo punto, nel momento in cui l’intera penisola tornò in mano cristiana, il risentimento contro Ebrei e Musulmani crebbe. La maggior parte dei secondi fuggirono nel Nord Africa, ma quest’opzione non era affatto praticabile per gli Ebrei, che si ritrovarono bersaglio di un feroce antisemitismo. Molti si convertirono al Cristianesimo, ma ciò fece soltanto mutare il pregiudizio contro di loro da religioso a razziale, e crebbe il problema di coloro che si erano convertiti solo di nome continuando di fatto a praticare la loro antica fede di nascosto. L’Inquisizione spagnola venne costituita per assicurarsi che questi conversos si fossero effettivamente convertiti, ma ben presto sconfinò in altri ambiti invece di limitarsi a convertire gli Ebrei.

Chi portò avanti l’Inquisizione spagnola?
La monarchia spagnola aveva chiesto al papa di fondare l’Inquisizione, ma la portò avanti per conto suo. Essa nominava l’Inquisitore generale e rimaneva comunque coinvolta. Il primo Grande Inquisitore nominato da Ferdinando e Isabella fu il famoso Tommaso Torquemada, che rimase in carica dal 1483 al 1498. In questo periodo, l’Inquisizione visse il suo periodo più sanguinoso con duemila esecuzioni calcolate fino al 1504. La maggior parte delle vittime erano conversos la cui traballante fedeltà al Cristianesimo era vista come un pericolo per il regime, e che divennero anche oggetto di un feroce antisemitismo. Con il tempo, l’interesse per i conversos diminuì, e l’Inquisizione rivolse la sua attenzione alla specie di questioni morali con cui per secoli avevano avuto a che fare le corti ecclesiastiche. Il cardinale Ximenez, che fu Grande Inquisitore dal 1506 al 1517, intraprese ampie riforme per reprimere alcuni degli abusi che avevano preso piede negli anni precedenti.

Quante furono le vittime dell’Inquisizione spagnola?
Nella maggior parte dei casi, gli atti dell’Inquisizione spagnola sono conservati straordinariamente bene e costituiscono un tesoro per i sociologi della storia, dato che forniscono molti dettagli sulla gente comune. Si è ben lontani dall’aver esaminato tutti i documenti ma da ciò che si è già esaminato, un terzo o giù di lì, sembra che l’Inquisizione, che agiva all’interno dell’intero Impero spagnolo, abbia giustiziato circa 700 persone tra il 1540 e il 1700 su un totale di 49,000 casi. Si è inoltre calcolato che altri duemila sono probabilmente morti durante i primi cinquant’anni dell’operazione, quando la persecuzione contro Ebrei e Musulmani era al suo culmine. Ciò fornirebbe una stima totale di 5,000 vittime per tutti i trecento anni della sua esistenza.

Cos’era un “Auto de fe”?
Significa “atto di fede”, ed era un atto pubblico di pentimento che coloro che l’Inquisizione aveva condannato erano obbligati a compiere. Consisteva in una confessione pubblica, nella lettura della sentenza e nella spedizione del penitente in pellegrinaggio, in esilio o altrove. Coloro che erano stati condannati a morte venivano abbandonati al braccio secolare. Il rogo si svolgeva immediatamente e formava il culmine dell’evento che attirava grandi folle. Per questa ragione, l’auto de fe è diventato sinonimo di rogo pubblico degli eretici.

Quando ebbe fine l’Inquisizione spagnola?
Dopo il 1700 circa era ridotta all’ombra di se stessa, ma sopravvisse per altri cent’anni, fino al 1835, quando venne soppressa per l’ultima volta. Le altre Inquisizioni di Sicilia, Nuovo Mondo e Venezia scomparvero nei primi decenni dell’Ottocento, finalmente spazzate via dalle guerre napoleoniche.

Quale Inquisizione processò Giordano Bruno e Galileo?
Giordano Bruno venne imprigionato dall’Inquisizione veneziana che lo consegnò all’Inquisizione romana. Quest’ultima venne fondata da papa Sisto V nel 1588 ed aveva il nome completo di Congregazione della Santa Inquisizione Romana e Universale. Aveva il nome più comune di Sant’Uffizio ed era nata per combattere il Protestantesimo. Comunque, ben presto si occupò più spesso di casi di superstizioni e di eresia in generale. Le ragioni della condanna di Giordano Bruno come eretico recidivo non sono interamente chiare dato che gli atti del Sant’Uffizio vennero trafugati durante le Guerre Napoleoniche e, dato che finirono a Dublino, la gran parte è andata perduta. Il Sant’Uffizio era generalmente conosciuto per essere mite e per usare metodi moderni di procedura giudiziaria. Per esempio, all’imputato veniva assegnato un difensore a spese della corte, prove per sentito dire e confessioni di streghe non erano ammesse, e per un incensurato la pena era molto lieve. Le autorità laiche italiane criticavano il Sant’Uffizio per avere la mano troppo leggera in materia di streghe e magia, e la pena di morte per le streghe era prevista solo in caso di violenza provata – la stregoneria in sé non era considerata un reato capitale.

L’inferno, miniatura dall’Hortus Deliciarum di Herrada di Hohenburg – XII secolo

Qual era l’atteggiamento dell’Inquisizione verso la stregoneria?
Sarebbe un errore scaricare la responsabilità della caccia alle streghe sulle spalle dei Protestanti. Fu papa Innocenzo VIII a dare inizio a tutto il processo con la sua bolla Summis desiderantes affectibus che assimilava la stregoneria all’eresia e gli inquisitori domenicani tedeschi la usarono come base per il loro Malleus Maleficarum. Le cattoliche Francia e Colonia furono attive nella caccia alle streghe quanto le protestanti Germania e Scozia. E’ comunque buffo che la caccia alle streghe fosse più rara in Italia e Spagna, dove essa era portata avanti per la maggior parte dall’Inquisizione. Ciò accadeva in parte perché l’Inquisizione era sempre più indulgente delle autorità secolari e meno incline a ricorrere alla pena di morte. Ciò dissuadeva la gente comune dalla tentazione di denunciare i vicini per ragioni personali. Inoltre, vi sono prove sufficienti che l’Inquisizione tendesse a diffidare delle confessioni di streghe che si accusavano fra di loro, e gli inquisitori erano abbastanza scettici su storie fantasiose di manici di scopa e demoni. Il caso più famoso fu quello di 1,500 presunte streghe rilasciate dall’Inquisizione spagnola dopo un’indagine condotta da un inquisitore che riscontrò falle e inconsistenze enormi negli indizi.

Cosa fece l’Inquisizione nei Paesi Bassi?
Nel 1522, Carlo V, all’interno della sua campagna in difesa del Cattolicesimo, istituì un tribunale speciale nei Paesi Bassi spagnoli per tentare di arginare la marea del Protestantesimo. Fu riformato per molti aspetti da suo figlio Filippo II, e si pensa che sia stata responsabile di circa 2,000 esecuzioni nel periodo precedente alla Rivolta Olandese nel 1572. Perfino lo stesso Filippo II ammise che era “molto meno indulgente” dell’Inquisizione stessa della Spagna. Durante e dopo la rivolta, l’Inquisizione venne dipinta come nemica della libertà politica e religiosa, a dispetto del fatto che la maggior parte delle sue vittime erano Anabattisti, che erano stati spietatamente perseguitati anche dai Protestanti ortodossi.

L’Inquisizione proibì i libri?
Sì. Durante la Controriforma, la Santa Sede istituì un ufficio speciale che promulgò l’Index Librorum Prohibitorum. Arricchire questa lista era parte del dovere degli inquisitori locali. Il maggior centro editoriale era Venezia, e la censura veniva esercitata in cooperazione con le autorità civili. La Spagna, indipendente come sempre, aveva un proprio Index. La censura fu ampiamente effettiva nei paesi della Controriforma in cui il governo era condiscendente. Appena trovati, i libri proibiti venivano bruciati e i loro possessori o venditori multati. Comunque, si preferiva semplicemente correggere molti libri o cancellarne alcune parti piuttosto che proibirli del tutto. La scienza non fu granché interessata dagli inquisitori, con l’eccezione dell’eliocentrismo dopo il processo di Galileo nel 1636. Era anche possibile che gli studiosi ottenessero il permesso di leggere i libri proibiti. Per ironia della sorte il periodo durante il quale l’Inquisizione spagnola fu più pervasiva è anche noto come il Siglo de Oro della letteratura e delle arti spagnole. Ciò dimostra che l’Inquisizione non ebbe un effetto deleterio per la maggior parte della cultura.

Bibliografia
Courtenay, William, Inquiry and Inquisition: Academic Freedom in the Medieval Universities, in “Church History”, n. 58, 1989;
Given, James B., Inquisition and Medieval Society (New York: Cornell University Press, 2001);
Grendler, Paul F., The Roman Inquisition and the Venetian Press, 1540-1605, in “Journal of Modern History”, n. 47, vol. 1, 1975;
Henningsen, Gustav, The Witches’ Advocate: Basque Witchcraft and the Spanish Inquisition (1609-1614), (University of Nevada Press, 1980);
Kamen, Henry, The Spanish Inquisition: A Historical Revision (New Haven: Yale University Press, 1998);
Levack Brian P., The Witch-hunt in Early Modern Europe (Harlow: Macmillan 1995);
Park, Geoffrey, The Dutch Revolt (Harmondsworth: Penguin, 1992);
Parker, Geoffrey, Some Recent Work on the Inquisition in Spain and Italy, in “Journal of Modern History”, n. 54, vol. 3, 1982;
Peters, Edward, Inquisition, (Berkeley: California University Press, 1989);
Santillana, Giorgio, The Crime of Galileo, 1978;
Stark, Rodney, For the Glory of God (Princeton, Princeton University Press, 2003);
Thijssen, J. M. M. H., Censure and Heresy at the University of Paris, 1200-1400 (Philadelphia: 1998);
Thomas, Keith, Religion and the Decline of Magic (Harmondsworth: Penguin, 1991)
Yates, Frances, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (London: Routledge, 2002).

Traduzione dall’Inglese da http://jameshannam.com/inquisition.htm

Annunci

Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
Questa voce è stata pubblicata in Storia & Personaggi. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...