Quei militari messi in Ordine

di Marco Meschini

Alain Demurger ci fa conoscere «I Cavalieri di Cristo».  Dopo i Templari, fondati tra 1120 e 1129, imbracciarono le armi Ospedalieri, Teutonici e molti altri.

IN CIELO E IN TERRA Cavalieri crucesignati all’esterno delle mura di Gerusalemme (miniatura di scuola francese).

Credere, obbedire, combattere. Ben prima del XX secolo e con ben altro contenuto, queste parole sono risuonate sotto i cieli d’Europa. E di Terrasanta: perché fu in quella propaggine essenziale della Cristianità che prese vita un’esperienza del tutto nuova, gli ordini monastico-cavallereschi, cioè composti da uomini d’arme che avevano lasciato la vita propria del cavaliere per rivestire l’abito monastico. E l’abito è tutto: perché se la funzione del «combattere» restava intatta, essa si affiancava al «credere» e ancor più all’«obbedire». Già san Benedetto, nella Regola, aveva avvisato gli aspiranti monaci che l’obbedienza è il fondamento della vita monastica: «Il primo gradino dell’umiltà è l’obbedienza senza indugio». Ebbene, questa pietra angolare della tradizione monastica fu applicata a un nuovo genere di vita: quella di cavalieri che lasciavano il «secolo» con tutte le sue vanità – orgoglio, ira, bottino, affermazione di sé – per mettere la propria spada al servizio dei fratelli nella fede (di essi parla Alain Demurger in I Cavalieri di Cristo, quindicesimo volume della «Biblioteca storica» del Giornale dedicata al Medioevo).
Questo sconvolgimento accaddea gli inizi del XII secolo. E in Terrasanta, perché si era a pochi anni dalla prima crociata, culminata nel 1099 con la riconquista di Gerusalemme. Che aveva fra l’altro un problema urgente: come gestire la riconquista? E come garantirle durata? Sul piano politico si crearono alcuni Stati, posti sotto la corona del Regno latino di Gerusalemme. Sul piano religioso vennero inventati, appunto, gli ordini monastico-cavallereschi. Si trattò di un’invenzione «dal basso»: cioè non di una creazione voluta da un sovrano o da un papa ma dell’idea ardita di un pugno di cavalieri iquali dettero vita tra il 1120 e il 1129 ai «Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone», altrimenti noti
come Templari.
Primi dunque i Templari. E primi a imitarli gli Ospedalieri, già fondati (1071-1113) masolo con compiti caritatevoli, da cui il nome. L’ordine dell’Ospedale di S. Giovanni si militarizzò tra il 1130 e il 1140, divenendo il secondo pilastro difensivo della Terrasanta cristiana. Dalla protezione dei pellegrini alla difesa del Regno, i due ordini gemmarono anche in Europa: mentre si infittivano lasciti e donazioni, il numero dei cavalieri cresceva e soprattutto si costituiva in Europa una fitta rete di province o priorati e, in subordine, commende che dovevano supportare dal punto di vista logistico (armi, cavalli, rifornimenti e denaro) gli uomini impegnati in prima linea.
Si aprì poi un altro fronte operativo, ovvero la penisola iberica della Reconquista, dove peraltro fiorirono le imitazioni: ordini di Calatrava (1158) e Santiago (1170) seguiti da Alcantara e Avis. Anche in oriente sarebbero sorti nuovi ordini: S.Lazzaro e Teutonici (fine XII secolo) poi S.Tommaso per gli inglesi (1220). In totale il Medioevo contò oltre una quindicina di ordini siffatti, molti destinati a scomparire con l’esaurirsi delle crociate e della Reconquista. Con la vistosa eccezione degli Ospedalieri i quali, migrati a Rodi prima e a Malta poi, esistono ancor oggi, e dei Teutonici che si impegnarono su un altro confine della Cristianità, i Paesi del Nord bagnati dal Baltico.
Questo essere «di frontiera» era d’altronde un modo d’essere, oltre che un aspetto geografico. Come ben scrisse san Bernardo, «testimonial» d’eccezionede i Templari con quella breve e famosa opera che è il De laude novae militiae, gli ordini
monastico-cavallereschi erano un monstrum, una «cosa eccezionale», un «nuovo genere di uomini», perché associavano nelle loro vite l’umiltà del monaco e la forza (rettamente guidata) del cavaliere. E davvero le due cose potevano andare di pari passo? Sì, ma solo a patto d’una disciplina morale e materiale estrema, quella appunto idealizzata da Bernardo e attuata da tanti eroi di quegli ordini.
Tuttavia una simile vita era esposta alla tentazione dell’orgoglio e del potere, tanto più che la loro ricchezza materiale divenne vertiginosa: il che non solo ingolosì alcuni contemporanei (si pensi al re francese Filippo IV il Bello, il quale all’inizio del XIV secolo distrusse i templari con un falso processo per incamerarsene gli immensi beni mobili e immobili) ma anche non pochi esponenti degli ordini stessi. Vi furono così invidie e gelosie, furti e tradimenti (anche con il nemico islamico), contrasti armati in seno agli ordini e tra di loro.
Fu questa tara interna a infiacchire il credito d’immagine di cui godevano presso l’intera società medievale, esaurendone in tal modo il sostegno. Prima della fine, comunque, il monachesimo cristiano era divenuto militante e la figura evangelica di Marta – la sorella laboriosa della contemplativa Maria – aveva riconquistato la gloria degli altari.

Per approfondire:
Régine Pernoud: I Templari

da Il Giornale, 25/11/2006

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Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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