San Federico di Utrecht, ovvero se vuoi la pace prepara la guerra.

Approfitto di questa data, 18 luglio, il mio onomastico, per far conoscere un po’ più da vicino questo santo, San Federico vescovo di Utrecht, meno conosciuto di tanti altri, ma che avrebbe tanto da raccontare.

San Federico di Utrecht, reliquiario della testa – 1362

È vissuto in età carolingia, nel IX secolo, ma la maggior parte di quel che sappiamo di lui lo dobbiamo a un monaco dell’anno Mille, Otberto, che scrisse una storia della sua vita.
Nacque alla fine dell’VIII secolo ed era di origine anglosassone. Il suo nome, in lingua germanica, significa “Signore della Pace”, ma il suo motto sembrava essere quello che già i Romani conoscevano: si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra.
Si può considerare l’evangelizzatore dell’Olanda. Fu eletto vescovo della città di Utrecht anche con l’appoggio dell’imperatore Lodovico il Pio. Un “manager” in piena regola, uno stratega che non si fermava davanti a niente per ridiffondere nuovamente il Cristianesimo in Frisia, la fascia costiera tra Olanda e Danimarca, devastata dalle conseguenze dell’invasione dei Vichinghi. Ebbe il fiuto di riconoscere un Sant’Odulfo in un anonimo monaco del monastero di San Martino, e lo spedì ad evangelizzare la zona di Stavoren.
Una caratteristica del vescovo Federico era il non farsi nessuno scrupolo di chiamare le cose con il loro nome, e, se necessario, di combatterle a viso aperto. In Frisia fece tutto il possibile per bandire la pratica dei matrimoni incestuosi, che l’invasione Vichinga aveva diffuso, e che creava situazioni per noi inimmaginabili, come ragazzine che si ritrovavano sposate a zii, o il figlio maggiore che, morto il padre, prendeva in moglie la matrigna.
Ma la sua voce scomoda non risparmiò nessuno; nemmeno lo stesso imperatore Lodovico. Questi aveva sposato nell’819 Giuditta di Baviera nonostante la prima moglie Ermengarda di Hesbaye, che pure gli aveva dato sei figli (compresi i futuri Lotario e Ludovico il Germanico), fosse ancora viva. Il vescovo di Utrecht, nonostante dovesse proprio a Ludovico la sua cattedra, non ebbe esitazione a denunciare pubblicamente l’ingiustizia subita da Ermengarda. La censura dello scandalo di corte gli costò la vita: l’imperatore, che notoriamente di “pio” aveva solo il soprannome, lo fece uccidere proprio la notte del 18 luglio.
Fu sepolto nella chiesa del Santissimo Salvatore a Utrecht. Del suo corpo, oggi rimane solo la testa, custodita nel reliquiario d’oro e d’argento che il vescovo Folkert di Utrecht fece cesellare nel 1362.

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Informazioni su Mercuriade

Buongiorno a tutti! Sono un'aspirante paleografa con la vocazione per la scrittura e il pallino del Medioevo e delle sue storie. Amo la lettura, la buona musica, la poesia, la filosofia, l'arte, il cinema: in breve, qualunque espressione del buono, del bello e del vero. Nel 2011 ho vinto l'VIII edizione del premio letterario "Il racconto nel cassetto" con il racconto "Il Tamburo delle Sirene", pubblicato dalla Centoautori in "Il Tamburo delle Sirene e altri racconti" (2012). Ho collaborato con il sito di Radio CRC e ora collaboro con il giornale on-line "Citizen Salerno" e con la rivista on-line "Rievocare". Faccio parte del gruppo di living history "Gens Langobardorum" e sono membro di varie associazioni culturali tra cui la "Veritatis Splendor" e la "Felix".
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