Notre-Dame – William Dieterle (1939)

In occasione del decennale dello spettacolo di Riccardo Cocciante Notre-Dame de Paris, inserisco qui una delle scene più intense e toccanti del film Notre-Dame, del regista angloamericano William Dieterle. E’ secondo me la versione cinematografica migliore mai girata del romanzo di Victor Hugo. Sicuramente la più fedele al romanzo, anzi, le licenze che si prende rispetto all’originale lo rendono ancora più interessante. Nell’intensissimo dialogo tra Quasimodo ed Esmeralda si vede tutta la bravura di due mostri sacri del palcoscenico e dello schermo degli anni ’30 come Charles Laughton e Maureen ‘O Hara. Soprattutto Charles Laughton riesce davvero a straziare. Poiché questo spezzone è nella versione inglese, riporto il dialogo con le parole del romanzo.

Egli per primo ruppe quel silenzio: – Mi chiedevi dunque di tornare?
Lei assentì col capo dicendo: – Sì.
Lui capì il cenno del capo. – Ahimé! (…) Il fatto è che… sono sordo! (…) Trovi che non mi mancasse che questo, non è vero? Sì, sono sordo. Sono fatto così. Non è forse orribile? (…) Non mi sono mai visto brutto come adesso. (…) Mentre invece tu sei così bella! (…) Io sono una cosa orribile, né uomo, né animale, un non so che di più duro, di più calpestato sotto i piedi e di più deforme di un ciottolo!
A quel punto scoppiò a ridere, e quel riso era quanto vi fosse al mondo di più straziante. Continuò.
– Sì, sono sordo. Ma tu mi parlerai a gesti, a cenni. (…)
– Ebbene! – lei riprese sorridendo, – dimmi perché mi hai salvato.
Egli la guardò attentamente mentre parlava.
– Ho capito, – rispose. – Mi stai chiedendo perché ti ho salvato. Hai dimenticato un miserabile che ha tentato una notte di rapirti, un misarabile al quale l’indomani stesso hai dato aiuto sulla loro infame berlina. Un goccio d’acqua e un po’ di pietà, ecco quello che non potrei ripagare neanche con la vita (…).
Lei lo ascoltava profondamente intenerita. Una lacrima affiorò all’occhio del campanaro ma non cadde (…)
– Ascolta, – riprese quando fu sicuro di aver bloccato quella lacrima – (…) non uscire mai dalla chiesa, né di giorno, né di notte. Saresti perduta. Ti ucciderebbero e io morirei.

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Informazioni su frate Wolmaro

Sono nato otto lustri fa circa nel Regno delle Due Sicilie e precisamente in quel che Goethe definì un paradiso abitato da diavoli dove la sirena Partenope si lasciò morire d'amore per Ulisse. Vissuto e cresciuto all'ombra dello sterminator Vesevo, e cullato dal mare, sono legato fortissimamente alla mia terra, innamorato folle della sua gente, dei suoi profumi, colori, sapori, della sua musica, delle sue contraddizioni, delle sue debolezze, ma anche della sua veracità. Appassionato e cultore dell'Arte e della Musica, ma soprattutto appassionato studioso e ricercatore del Medioevo, passione nata fin da ragazzino, leggendo le gesta di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. L'incontro con il Poverello d'Assisi, ha dato una svolta alla mia vita e così... scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro ...mi scalzai anch'io seguendo le orme del Poverello, divenendo per tutti Fratello. Oltre la Medioevo in genere, studio da 20 anni la grande mistica tedesca Santa Ildegarda di Bingen ponendo l'attenzione ai suoi scritti di medicina, alle sue composizioni musicali, alle sue miniature e la suo immenso epistolario. Concludo sto "papiello": amo la musica medievale (ovviamente) quella barocca (sono un fan sfegatato di Vivaldi) e l'opera (Rossini, Verdi e Puccini i miei prediletti). Suono il dulcimer e il salterio, dipingo e infine canto! ma quante cose faccio?... non per niente sono nato sotto il segno dei Gemelli. Pax et Bonum!
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